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Racconti su sentimenti liberi

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Sicuramente sì

Le lettere erano emerse da un mare nero. Piccole lettere viola, in stampatello, incise su una superficie triangolare. “Sicuramente sì” era stato il verdetto. Schietto, deciso, senza margine di dubbio. Ed era rimasta così, seduta sul letto a fissare quella palla nera, poco più grande del suo cuore. Se ne stava immobile ad osservare il suo destino, la sua ultima decisione, la sua fine.
La stanza si trovava all'ultimo piano di un vecchio palazzo ottocentesco. Era larga e luminosa, a causa dell'enorme porta finestra in vetro sottile e bronzo che dava sul piccolo terrazzo.
Quel pomeriggio di fine primavera era scappato via veloce, portandosi dietro le tonalità più chiare del sole. Lasciando una grossa palla arancione decisa a tuffarsi sulla linea ondulata dell'orizzonte.
Una luce intensa e surreale riusciva comunque ad entrare nella grande stanza spoglia, illuminando il letto basso, le coperte di seta rosse e il viso della ragazza. E la palla 8 che teneva stretta tra le mani.
“Affidare tutto quello che ho ad uno stupido giocattolo” stava pensando “come mi sono ridotta così?” ed in quel mentre una lacrima le era scesa dall'angolo interno dell'occhio sinistro andando a posarsi sul suo vestito intero, entrandone a far parte. Era allo stesso tempo una lacrima di tristezza e felicità. Tristezza perchè era una decisione difficile, tragica da prendere il cui risultato avrebbe cancellato qualcosa di importante. Felice a causa del sollievo dato, appunto, dalla conclusione di tutto. La consapevolezza di non dover più stare a pensare alla soluzione migliore, al passato, al presente e, soprattutto, al futuro.
Poi, togliendo la mano destra da quella sfera in plastica lucida, si era asciugata il viso, aveva chiuso gli occhi e piegato la testa verso il soffitto e, più in alto, verso il cielo. Forse ancor più in alto, fino ad incontrare dio o chi ne fa le veci.
Aveva iniziato a tremare, mentre brividi freddi e caldi si rincorrevano lungo tutto il corpo

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Nella nostra strada …

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   1 commenti     di: Engjëll Koliqi


Sento che mi sei vicino!

Quel sabato pomeriggio, con la sua carrozzina elettrica, Giovanna era uscita di casa per una passeggiata. Non aveva voglia di mescolarsi fra la gente del paese che faceva acquisti, preferì dirigersi verso la tranquilla stradicciola lungo al Naviglio, che portava ad un piccolo Santuario.
Lungo il percorso aveva incontrato alcune persone amiche e, con loro, c'erano stati scambi di saluti.

Arrivata alla fine della stradina, si accorse che il cancello in ferro battuto del Santuario era aperto, quindi lo varcò, percorse il cortiletto lastricato di porfido, e si diresse verso la piccola chiesa.

C'era solo un minuscolo gradino, facilmente superabile con la carrozzina, e il portone di ingresso, era appena socchiuso. Spingendolo un po' entrò in quel Santo luogo, semplice e luminoso,... oltre a lei, non c'era nessun altro, solo silenzio e un dolce senso di pace...

Giovanna avanzò fin davanti all'altare e, vicino alla porta della sagrestia, in un angolo, notò una vecchia croce impolverata e abbandonata.

Si fermò ad osservare quella croce, provando dispiacere nel vederla così "malconcia", proprio come si sentiva lei stessa, in quel momento...
I suoi pensieri vagarono, trasformandosi in una sorta di dialogo-preghiera con Dio...

"... c'è chi sta peggio di me, lo so, sai?,... ma mi mancano tante piccole cose!!! Vorrei poter tornare a camminare, a far le pulizie di casa,... pensa, mi manca perfino il mio lavoro!... si, ammetto che col ragioniere era un continuo battibecco, ma... Ma queste cose le sai già, chissà perché te le sto a raccontare... proprio a Te poi, che hai dovuto sopportare molto di più, per causa nostra"...

Sulle guance scesero alcune lacrime,... sulle mani, avvertì il calore di una carezza.
Giovanna alzò la testa e davanti a lei, vide un bimbetto biondo che stringeva un mazzolino di margherite, e che la stava osservando preoccupato.

- Perché piangi?... ti sei persa?
- No, piccolo non mi sono persa, m'è solo entr

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L'attentato a Paolo Borsellino

(narratore seduto in una sedia, si accende un riflettore su di lui.)
Il mio nome è, anzi, era, Paolo Borsellino, e sono morto il 19 luglio 1992. Io sono cresciuto in un quartiere povero chiamato “La Kalsa “ insieme a Falcone. Io e Falcone siamo cresciuti e morti insieme, nello stesso paese e per la stessa causa. Il 19 luglio 92 l’avevo delineato filo per segno, come mai fino ad allora avevo fatto, quello era il primo giorno di riposo dopo tanto lavoro, anche se in realtà il lavoro mi perseguitava giorno e notte, con minacce da parte della mafia, con i miei pensieri che vagavano nella mia mente come fantasmi in cerca di qualcuno da terrorizzare, ma quel giorno l’avevo delineato filo per segno: il mattino a Villagrazia, sulla casa sul mare con tutta la mia famiglia, e il pomeriggio ad accompagnare mia madre dal dottore, così il mattino del 19 luglio 92 lo passai sul mare con la mia famiglia, l’odore del mare, la voce di mia moglie che gridava il mio nome e il nome dei miei figli, le onde che si inchinavano davanti a noi, quello era il primo giorno di riposo dopo tanto lavoro, e dopo tanto tempo vidi la mia famiglia veramente felice. Dopo, alle 16. 15, partii per andare da mia madre a portarla dal dottore, con quei grossi macchinoni neri blindati e con tutta la mia scorta, io ero molto orgoglioso della mia scorta, perché ne faceva parte anche una donna, la prima donna a far parte di una scorta! Quando arrivammo, la prima cosa che feci quando aprii lo sportello dell’auto fu guardarmi attorno, perché quel giorno era arrivato per me un ordigno a Palermo, e un po’ di paura ce l’avevo, anche se non era la prima volta che mi minacciavano di portare chissà che ordigno per me, perché la smettessi di ficcare il naso dove non volevano, io non potevo cedere alle loro minacce, perché avrebbe voluto dire consegnarsi direttamente nelle mani della mafia! La mia scorta si posizionò con le armi in mano, guardando bene in giro, io suonai il citofono a mamma con

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per maddy

Ci sono tante cose che vorrei raccontarti, mi sono ritrovato in situazioni strane, ho voglia di conoscere nuova gente, la ragazza con cui mi vedevo fino ad un po’ di tempo fa è partita di testa, è impazzita, si era inventata una storia dicendo che le telefonate che ricevevo le aveva fatte fare da una sua amica per vedere come ragionavo, aveva detto che era venuta da te per vedere come eri e poi mi ha detto che non era vero, io sapevo che era una cazzata così l’ho messa alla prova chiedendogli i particolari delle nostre conversazioni e così inevitabilmente si è smentita, mi ha detto che l’ultima volta che lo abbiamo fatto voleva incastrarmi,……. e adesso ti dico la verità visto che te la volevi sentir dire la penultima volta che mi hai chiamato.
Quel sabato, avevi calcolato i giorni che ero stato in Puglia, e sapevi….. che non poteva essere vero quello che ti avevo risposto.
Lo avevo fatto il 20, Elisa mi aveva detto che quel giorno mi voleva incastrare, mi diceva da due settimane che aveva paura di essere in cinta, ma io sapevo che si sbagliava, che io ero ero stato attento, che al massimo il figlio visto anche le date, poteva essere al massimo del suo ex, che gli ho detto di continuare a vedere e con cui lo aveva fatto, ed infine ieri sera gli sono arrivate, quella ragazza è partita, ma non è colpa sua, si è innamorata, però dopo quello che ha fatto, un altro al mio posto l’avrebbe ammazzata, io invece l’ho perdonata, gli ho detto che non deve più fare queste cose a nessuno perché non bisogna giocare con i sentimenti della gente, che così fa del male, ma non è colpa sua, lei è gelosa.
Mentre ragiono continuo a dirmi che non dovrei più rivederla anche se mi dispiacerebbe cancellare la nostra amicizia,….. tra un ragazzo ed una ragazza non ci può essere amicizia se da una delle parti c’è interesse fisico, è come mi dici te, quando l’ho vista questa domenica poi prima di andare via gli ho detto di farsi sentire qualche volta, anc

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Come papaveri al sole.

COME PAPAVERI AL SOLE

"Chissà se la colla delle scarpe reggerà.." pensava, passeggiando per i vicoli del mercato. Osservava ogni piccolo particolare, i suoi grandi occhi neri scrutavano tutto, come fossero quelli di una bambina.
I grandi tendoni arancioni con le strisce verdi erano legati alle basi di ferro con dei grossi nodi, "come quelli delle navi" pensava, mentre un altro passo si aggiungeva ai precedenti.
Zampettava tra pozzanghere e gatti randagi, mentre le sue scarpe imploravano pietà e lei fingeva di non sentirle..
Adorava il canto degli ambulanti; quasi li vedeva, tutti in frak, accompagnati da un sottofondo di fisarmoniche e scacciapensieri, pronti ad esibirsi davanti ad una gremita platea ansiosa di ascoltare la melodia della loro merce. L'angolo della carne e del pesce non lo amava particolarmente ma quello della frutta e della verdura la entusiasmava: pomodori rossi come papaveri al sole, zucchine verdi, melanzane invitanti e grosse come cocomeri. Tra le lumache si faceva spazio Peppe, il suo amico, che ogni giorno, facendo scivolare sul braccio la più grossa delle sue mele verdi, con un colpo di gomito centrava sempre le sue piccole mani. "è cosi bella che quasi quasi non la mangio" diceva tra sé e sé, ma poi cedeva sempre alla tentazione e, seduta tra le cassette di legno vuote, immergeva il naso tra gli odori che il mercato le offriva. "Mmm, questo è il sugo della signora Lia, lo riconosco! Queste invece sono le olive del signor Nino e se andassi a mangiarne una?" così, mentre giocava col suo olfatto, slegava il cane di Peppe e lo portava con sé. Dove non si sa, nessuno l'ha mai saputo. Per tutti lei era "la ragazza con la mela" che ogni giorno passava a liberare un cane e spariva tra vecchie case abbandonate pensando "chissà se la colla reggerà.."

   0 commenti     di: Castello Ululà


Gente di Bus

Sta aspettando il 71 da più di un quarto d’ora. Per fortuna l’ombra di una pianta del parco Ruffini rende l’attesa meno stressante ed in fondo a lei non dispiace aspettare. Sua madre le raccontava sempre che “l’attesa rende il viaggio più gustoso”. E poi in fondo lei adora incontrare tante persone e quindi l’eventualità di non trovare posto a sedere non è assolutamente un problema.

Eccolo finalmente: sta curvando da corso Trapani per imboccare via Lancia.

All’apertura delle porte c’è un gran via vai tra persone che escono ed altrettante che entrano. Lei è piccolina e riesce ad intrufolarsi tra una signora con enormi borse della spesa ed un ragazzino con lo skateboard.
Le porte si chiudono ed inizia a curiosare tra i volti.
Una giovane ragazza è seduta in maniera poco elegante nel posto vicino all’obliteratrice. Un body verde fosforescente l’attira moltissimo. E quelle magre braccia scoperte sono indubbiamente un’eccitante attrazione. Senza contare che i pantaloncini corti lasciano la vista su due lunghe e bianche gambe.
Wow! Realmente uno spettacolo. Ma sa bene che la preda migliore non sempre è la prima.

Nei posti in fondo al bus siede un interessante ragazzo di colore. Porta una maglietta da basket che mette in risalto la pelle lucida che attornia dei muscoli potenti.

Ma all’improvviso un dolce odore la attrae. Un’anziana signora porta un profumo neutro di acqua di colonia, classico ma eccitante.
Prova ad avvicinarsi, ma è infastidita dalla borsa della spesa che emana odori di tutt’altro sapore. Bleah! Aglio! Lei odia l’aglio!

Si allontana rapidamente, ed incrocia lo sguardo di un antipatico signore che sta litigando con uno straniero. No, a lei piacciono le persone dolci, e quello lì deve essere proprio cattivo.
Il ragazzino straniero con cui sta litigando potrebbe essere interessante ma, accidenti, scende alla prima fermata.

Due signore autoctone chiaccherano animatamente e sembrano cantare. La

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   10 commenti     di: Marco Donna



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