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Racconti su sentimenti liberi

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Sempreverdi

Ad Antonio Romano

La musica risuonava nella via, un tiepido sole compariva tra i profili dei grigi palazzi di città.
La melodia si espandeva mentre dall'uscio di casa il maestro abbeverava le amate piante.
Aghi di pino marittimo ricoprivano il selciato su cui bambini festanti giocavano.
La notte avvolse la via e degli angeli posarono un aereo di sogni su quel pino, l'aereo ristette poi cadde sulle rose timide del maestro.
Le piante immobili attesero il mattino per rivedere il maestro sorridere al nuovo giorno.

   9 commenti     di: Marina Walker


Sei felice?

Percorrevo la statale che porta al mare, un qualunque mare del mondo, e fui sorpreso di vedere, all'ombra di un grande albero, una simil-donna. L'osservai attentamente, la riosservai e la osservai ancora. Ma io la conoscevo! Lo conoscevo, è vero. La meraviglia non era per il fatto che fosse vestito da donna e si prostituisse, ma che nascondesse questo suo aspetto, questa identità alternativa. Ragionai sul fatto e passai qualche giorno a confrontarmi con me stesso per capire se rispettare o meno questo segreto, se farlo solo mio o parlarne.
Dopo una settimana lo incontrai ad una cena. Rasato, curato e gentile. Lo stavo studiando. Lui mi parlava di vacanze in India, di fine settimana a Londra e della sua donna. Io dissi sempre di si, e solamente si, e poi gli chiesi: «sei felice?».
Lui mi guardò, rimase in silenzio per qualche minuto, bevve il suo vino e mi disse: «se la felicità è vivere, io sono felice. Se la felicità è vivere sotto il sole, respirando l'aria del mattino e guardare le stelle con il tuo vero animo, no. Non sono felice.»
Il silenzio ci accompagno per tutto il resto della serata. Finimmo di cenare, uscimmo tutti fuori. Io girai a destra, lui a sinistra e gli altri non so. Non ci salutammo neanche e da quella sera non l'ho più visto.

   6 commenti     di: Artemio Podani


Il volo di una farfalla

Vola una bellissima farfalla, leggiadra, aggraziata e si posa sui fiori in perfetta
armonia con loro. Ha le ali vellutate di tanti colori che si fondono e si intonano perfettamente. Svolazza quà e là con le sue simili in sincronia ed in simbiosi. È piacevole osservarla fluttuare e danzare scioltamente, vorrei che non si fermasse mai.
All'improvviso però il sole si offusca, il cielo diventa scuro, le farfalle fuggono spaventate, qualcosa le ha turbate. È l'uomo che le vuole catturare e uccidere. Ora la farfallina non svolazza più come prima, ha perduto la sua vivacità, il suo brio e la sua euforia. Sa che non potrà più volare con le amiche, non sentirà più il calore del sole sulle sue ali, non vedrà più la bellezza del giorno e non potrà divertirsi a volare di fiore in fiore. Una forza sconosciuta l'ha portata via senza che lei ne
sapesse il perché. E cosî morì dibattendosi fino ad un ultimo ed estenuante battito d'ali.

   0 commenti     di: Helenia


Al semaforo

Quanto manca? Vediamo. A sì! Un solo semaforo. Bene. Sistemiamoci la frangetta. Fatto. Mettiamoci il lucidalabbra. Fatto.
Il fondotinta è ancora al suo posto. Mmm... ok dai ci siamo! Beeep. E smettila tu dietro di suonarmi! Sto partendo! Ecco ci siamo.
Il semaforo. Mi metto nella solita seconda corsia. 3, 2, 1 Eccoti! Sei sempre con la solita Megane grigia. Bello come il sole. Mi sto girando verso di te. Ti sorrido. Mi vedi? Oddio. Mi stai sorridendo anche tu. Stai abbassando il finestrino. Lo abbasso anche io quasi quasi.
"Sei qua anche oggi eh?" Ma stai parlando con me? Sì sì stai parlando con me!
"Come al solito"
"Non pensavo di trovarti qua anche oggi. C'è più traffico del solito." Allora te ne sei accorto che ci vediamo tutti i giorni al solito semaforo!
"Se c'è traffico per me, c'è anche per te!"
"Su questo hai ragione!" No no no è scattato il verde!
"Che vogliamo fare vogliamo aspettare che riscatti il rosso?" Aspetta che guardo dietro di me. Non c'è nessuno!! Sì!
"Sembra che oggi a questo semaforo ci siamo solo io con la mia Ibiza e tu con la tua Megane"
"E allora chiacchieriamo ancora!" Sì sì! È scattato l'arancione
"Guarda tra qualche secondo sarà di nuovo rosso"
"Prima che riscatti il verde che ne dici se domani a pranzo ci fermiamo a mangiare qualcosa al bar qui al grattacielo?"
Oddio! Mi stai invitando ad uscire con te! Calma calma... meno male che sono seduta se no sarei già svenuta. Ma te ne sei accorta che sono arrossita?
"Certamente. Solito orario?" No ti prego non sorridere così. Già sei bellissimo quando sei serio. Ora che mi sorridi sei meraviglioso!
"Solita ora. Ma non hai paura?"
"Di cosa?"
"Domani è venerdì 17!" È vero! Sfiderò il destino, la sfiga, la pioggia, il traffico, tutto! Ci sarò eccome!
"E fa niente!" Di nuovo verde.
"A domani allora Ibiza!"
"A domani Megane"
Hey ma che ci faccio già al bar! Wow come mi sono vestita bene. Che ora è? Le 13. 15. Venerdì 17. Ma cosa ho fatto ieri s

[continua a leggere...]



LA STELLA BIANCA

È LA STORIA VERA DI UNA MADRE CHE, PER UNO STRANO GIOCO DEL DESTINO, NEL PERCORRERE TRA LE SOFFERENZE L'ULTIMA PARTE DELLA VITA, È STATA PROTAGONISTA UNA SERA DI UN FATTO INCONSUETO, REALMENTE ACCADUTO...

Seduta sul divano, di fronte alla finestra che si affaccia sul parco di un quartiere di periferia, la madre, ormai stanca e svilita, rifugge anche l'ultimo sprazzo di vita.
Un passato costellato di sacrifici, tra il lavoro in fabbrica e la casa, per assicurare, con il marito, un futuro più dignitoso ai loro due figli, Luigi e Bianca.
La figlia, la "sua" amata Bianca, se n'era andata - per una grave malattia e dopo tante sofferenze - ormai da qualche anno, ed ora toccava a lei percorrere, con la stessa ineluttabile prospettiva, l'ultimo tratto della sua vita.
Assorta nei suoi pensieri, disse a chi l'ascoltava, che una notte sognò di camminare lungo un sentiero, tutto in salita, irto di spine di rovo, al termine del quale un alto cancello le sbarrava la strada: con mano tremante lo aprì e, davanti ai suoi occhi increduli si schiuse un paesaggio di fiaba.
Ancora più grande fu il suo stupore quando, varcata la soglia,
vide davanti a sè la figlia Bianca. L'abbracciò forte, e al suo angelo ritrovato chiese se per caso quello fosse il Paradiso: la figlia annuì e presa la madre per mano, le mostrò le bellezze del luogo.
Poi, tornando alla realtà, disse che una sera di primavera, all'imbrunire, mentre era seduta davanti alla finestra, guardando in mezzo ai rami di un albero che stava nel parco, vide uno strano bagliore, e un oggetto luminoso che le veniva incontro.
L'oggetto, sempre più vicino, oscillò per alcuni istanti davanti a lei, al di là del vetro, poi, improvvisamente, sparì.
Era convinta che fosse la "sua Bianca": sei mesi dopo, infatti, l'avrebbe portata con sè, per sempre.



Sento che mi sei vicino!

Quel sabato pomeriggio, con la sua carrozzina elettrica, Giovanna era uscita di casa per una passeggiata. Non aveva voglia di mescolarsi fra la gente del paese che faceva acquisti, preferì dirigersi verso la tranquilla stradicciola lungo al Naviglio, che portava ad un piccolo Santuario.
Lungo il percorso aveva incontrato alcune persone amiche e, con loro, c'erano stati scambi di saluti.

Arrivata alla fine della stradina, si accorse che il cancello in ferro battuto del Santuario era aperto, quindi lo varcò, percorse il cortiletto lastricato di porfido, e si diresse verso la piccola chiesa.

C'era solo un minuscolo gradino, facilmente superabile con la carrozzina, e il portone di ingresso, era appena socchiuso. Spingendolo un po' entrò in quel Santo luogo, semplice e luminoso,... oltre a lei, non c'era nessun altro, solo silenzio e un dolce senso di pace...

Giovanna avanzò fin davanti all'altare e, vicino alla porta della sagrestia, in un angolo, notò una vecchia croce impolverata e abbandonata.

Si fermò ad osservare quella croce, provando dispiacere nel vederla così "malconcia", proprio come si sentiva lei stessa, in quel momento...
I suoi pensieri vagarono, trasformandosi in una sorta di dialogo-preghiera con Dio...

"... c'è chi sta peggio di me, lo so, sai?,... ma mi mancano tante piccole cose!!! Vorrei poter tornare a camminare, a far le pulizie di casa,... pensa, mi manca perfino il mio lavoro!... si, ammetto che col ragioniere era un continuo battibecco, ma... Ma queste cose le sai già, chissà perché te le sto a raccontare... proprio a Te poi, che hai dovuto sopportare molto di più, per causa nostra"...

Sulle guance scesero alcune lacrime,... sulle mani, avvertì il calore di una carezza.
Giovanna alzò la testa e davanti a lei, vide un bimbetto biondo che stringeva un mazzolino di margherite, e che la stava osservando preoccupato.

- Perché piangi?... ti sei persa?
- No, piccolo non mi sono persa, m'è solo entr

[continua a leggere...]



Comari

Ritornano dalle campagne spinose le vecchie comari.
Camminano dritte e fiere nei loro abiti luttuosi di lana pesante.
Agosto ruota attorno al sole del tramonto che rende le ombre delle donne deformi sulla terra arsa.
Scandiscono i passi lenti di solchi sgretolati i lamenti del rosario.
Venerdì di dolore.
Mani tagliate, secche e gonfie stringono i grani della coroncina con gli utlimi desideri del cuore.
Il rosso della sera che si avvicina rapisce le lodi e le libera nel vento.
La contadina più anziana guardando il cielo inizia a battersi il petto e a squarciare a morsi di veleno il cammino.
Urla fino a perdere i sensi e si lascia andare al tremore dei tamburi che tuonano in lontananza.
Danza violenta di morte. Esorcizza il corpo dai gigli nascosti.
Rimargina le orchidee che ancora bruciano nel suo ventre.
Le legano le mani. Le legano i piedi.
Appuntano spilli ai suoi occhi. Pelle intrecciata come cesti di vimini.
Il resto attende gli avvoltoi.
Banchettano goffi sulla carcassa della vecchia mentre tra le cuciture ottiche si sciolgono gli occhi.




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