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Racconti su sentimenti liberi

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Cayenne

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   6 commenti     di: Matteo Ferrazzi


Lei

Era affannata. Continuava a correre. Non sapeva bene dove si trovasse.
Era buio. Pioveva.
Quando arrivò a quel portone sconosciuto, prese fiato e suonò il campanello.
Nessuno rispose. Riprovò più volte.
Si sedette ad aspettare, mentre l'acqua e il sudore si impossessavano dei suoi vestiti, del suo corpo.
Si era addormentata dalla stanchezza. Avrebbe aspettato giorni, anche mesi.
Un vecchio le si avvicinò e la scosse con il suo bastone. " Sveglia" disse porgendole la sua giacca. La persona che stai cercando non è più qui, è andata via.
Era una giornata di sole disse il vecchio, ma vidi le lacrime accarezzare il suo viso.
Non tornerà più.

   0 commenti     di: Vittoria Goffi


La Talpa di Babelel

Praticamente verso le 3 di notte molliamo le ragazze al locale e andiamo a casa mia. Io, Sandro e Federica. Conosci la mia camera; è un tugurio. A turno io e Sandro, all'insaputa di Fede andiamo in bagno a fare un paio di pippotti e poi beviamo alcune birre insieme a lei. Sandro ci fa una disquisizione sui vini e i vigneti siciliani.
"... sono secoli che da queste parti fanno il vino, ma il nero d'avola, o il bianco d'alcamo, o peggio, il corvo glicine, sono tutti vini che non baratterei col peggior vino friulano. Da quelle parti si che sanno come si fa il vino".
La Fede non sembra d'accordo:
"Magari è anche vero, poi a me il nero d'avola non piace, però la qualità del vino è subordinata al piacere che mi da berlo, più che alla provenienza geografica".
Io di vino non ne capisco molto, anzi secondo me il nero d'avola è un ottimo vino e vorrei battermi per far valere la mia opinione, ma non mi lasciano spazio per esprimermi, sembra abbiano questa conversazione in atto chissà da quanto e nonostante ci troviamo a casa mia, mi sento un pesce fuor d'acqua, quasi di troppo. Sandro ch'è un addetto ai lavori, cerca di far valere le sue opinioni argomentando con cognizione di causa.
"D'accordo Fede, sono d'accordo anch'io, però ti faccio un esempio che magari apparentemente non è molto attinente: metti che hai due piatti da cui poter mangiare, uno contiene caviale e l'altro contiene merda, magari per il tuo gusto la merda ti piace più del caviale, ma non puoi venirmi a dire che la merda è migliore del caviale solo per questo".
Questo ci trova un po' tutti d'accordo.
"Se poi usi lo stesso criterio nella valutazione del vino capirai che per me il miglior nero d'avola non può neanche lontanamente essere paragonato ad un buon barolo o un Chianti."
Il ragionamento di Sandro non faceva una grinza, tanto che preso atto di questo criterio valutativo, anche la benché minima mia intenzione di interagire nella discussione si avviluppa su se stessa

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   5 commenti     di: Alfa Alfa


Il mondo di Giulietta e Romeo. Parte seconda.

La creatività ludica di Giulietta e Romeo si esprimeva soprattutto d'estate. La loro nonna, dopo la morte del marito, si era ritirata a vivere in un paese di mare non lontano da Roma, in una casa comprata anni prima dal marito. La madre di Giulietta, l'unica dei fratelli che non fosse impegnata in un lavoro, passava con lei tutta l'estate, dalla chiusura alla riapertura delle scuole. Portava con sé Giulietta e i genitori di Romeo lo mandavano dalla zia perché facesse le sue vacanze al mare, non potendolo accompagnare loro, impegnati nel lavoro.

Il legame tra i due ragazzi si rafforzava e la loro fantasia si scatenava anche perché godevano di una maggiore libertà.
Sotto una delle finestre della casa c'era un negozio di barbiere. Una sera i due fantasiosi ragazzi spensero la luce della stanza, scavalcarono il davanzale e si misero dritti in piedi sulla tettoia del negozio. Poi chiamarono in tono drammatico la madre di Giulietta che accorse subito, accese la luce e lanciò un urlo vedendo i mezzi busti dei ragazzi affacciarsi dalla parte sbagliata del davanzale. Al suo urlo rispose la risata, urlo di vittoria, dei due diabolici cugini.
La casa della nonna era grande e poteva ospitare a turno gli altri suoi nipoti. Fra questi, un bambino di sette anni, Gaetano, coccolato e viziato dalla madre oltre ogni limite. Anche lei lavorava e mandava il suo adorato pargolo al mare con una baby sitter che aveva l'ordine di portare al mare Gaetano, in pieno luglio, con un maglioncino.
Giulietta e Romeo lo esclusero subito dalla loro compagnia e, per evitare che li seguisse, uscivano furtivamente di casa per le loro avventure. La sera si divertivano a suonare i campanelli delle case, scappando subito e nascondendosi. Avevano scoperto una stanza sotto il livello stradale, sempre vuota. Cominciarono a lanciarvi sassi.
Una sera, contrariamente al solito, era con loro anche Gaetano. Si era accorto della loro uscita e li aveva seguiti. Purtroppo il lancio dei sassi aveva a

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Sara

Il mio cuore era corazzato, non mi ero mai confidata con nessuno, ho aperto l'armatura per te perchè mi fidavo, ma tu hai tradito la mia fiducia infilzandoci una lancia di dolore, facendomi vedere solo i tuoi pochi difetti o provare per te invidia o odio oppure fingendo per avere uno scopo nella vita? Per un anno non ti ho più vista, quindi ho ricreato un'armaturina, solo che sentivo che era debole, quindi mi sono messa solitaria, in disparte pur volendo stare al centro dell'attenzione, ero in mezzo a due necessità contrastanti, ma poi ti ho rivista ed è stato uno shock:mi ero dimenticata di quanto di odiavo, invidiavo o ammiravo e che la mia migliore amica ti preferisce. La ferita non si è ben chiusa, tu, l'hai riaperta infilzandoci una lancia e pian piano scavare nel mio cuore. Seppure tu mi abbia detto che hai litigato con le tue migliori amiche, continuo a sentirmi a disagio con te, a guardarti con occhi profondi per capire cosa hai nei tuoi pensieri, invano. Ora sto mettendo da parte questi sentimenti per avvicinarmi e ci sto riuscendo! Pian piano si riesce a far tutto, cercate di non odiare ma di amare, di stare in gruppo e di non provare risentimento.



Incontro

Era quasi l'ora del tramonto. Davide camminava sulla spiaggia senza avere una meta particolare, così, godendosi la luce di fine giornata in una serata di fine estate. La spiaggia sembrava deserta, ma con gli occhi socchiusi per via del sole radente, non riusciva a vedere molto lontano, solo ombre lunghe.
Lei era lì. Sdraiata su un telo di spugna, nell'ombra proiettata dalla splendida chioma di un pino marittimo solitario, lasciava che la brezza proveniente dal mare le accarezzasse la pelle, mentre con gli occhi chiusi si concentrava sul rumore delle onde che, vicinissime, lambivano la costa sabbiosa di quel tratto di mare.
Davide continuando a camminare la vide entrare nel suo campo visivo, dapprima in lontananza poi sempre più vicino.
Aveva i capelli lunghi e neri, la pelle leggermente ambrata, un'espressione rilassata; ogni tanto socchiudeva gli occhi per bearsi della vista del cielo filtrato tra i rami dell'albero che le offriva il riparo della sua ombra.
Quando fu ad un passo da lei, Davide si fermò e disse semplicemente "Ciao".
Lei aprì un solo occhio, il destro, come era solita fare quando aveva il sole negli occhi, e senza spostarsi dalla sua posizione, con un'espressione leggermente interrogativa, rispose al saluto: "Ciao".
A lui sembrò naturale sdraiarsi accanto a lei, e continuare la conversazione iniziata con tanta semplicità.
"Mi piace guardare il cielo da sotto gli alberi" disse lei.
"Hai ragione, non ci avevo mai fatto caso, è bellissimo" rispose lui.
Quando il sole cominciò a tuffarsi dietro l'orizzonte, lei si alzò a sedere, il viso illuminato di rosso dalla luce del tramonto, e raccogliendo con calma le proprie cose lo salutò dicendo:
"Allora a domani, forse"
"Ok, a domani" disse lui, e restò un attimo fermo a guardarla mentre si allontanava a passi decisi, l'asciugamano buttato in modo casuale sulla spalla abbronzata.

...

Davide tornò il giorno dopo, alla stessa ora, e la trovò n

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   3 commenti     di: Forsythia -


COME IL SOLE E LA LUNA

Sono passati undici anni da quel giorno. Mia moglie mi abbandonava alle 9. 05 di Lunedì mattina, agli inizi di un Giugno che si prospettava insolitamente primaverile; quel giorno capii cosa significava la parola "dolore".
Quel giorno compresi che si arriva ad un certo punto della propria vita in cui si crede di aver già visto tutto, forse troppo, si crede di sapere cosa significa felicità, amore, gioia, sofferenza, rabbia.
Forse abbiamo provato ogni singola emozione, ogni singola sensazione, ma non siamo arrivati a conoscerla fino in fondo, nessuna di esse è arrivata ancora a toccarci l'anima.
La mia è stata frantumata e ricomposta in pochi secondi, da quando ho visto gli occhi di mia moglie spegnersi e quelli di una piccola bambina, mia figlia, aprirsi. Ho pianto di dolore, ho pianto di gioia. Ho visto un angelo abbandonarmi e ne ho visto un altro scendere sulla terra per me. Ho scoperto che cos'è la vita e che cos'è la morte. Che strano! Mi sembrava di sapere cosa fossero, come del resto credevo di conoscere tante altre cose.
Quando quegli occhietti si sono aperti, proprio nel momento in cui credevo di aver perso due persone, ho capito di non essere rimasto solo, sono tornato a vivere, ho visto resuscitare la mia anima.
Mia moglie si era spenta lasciandomi con una speranza, lasciandomi con un tesoro, lasciandomi con qualcosa per cui valeva la pena andare avanti. Tutto ciò che avevo perso fino ad ora non mi aveva mai restituito nulla, era perso e basta! Non era quel caso.
Oggi guardo ancora quegli occhietti, brillanti come non mai, raggianti, desiderosi di conoscere quella vita che gli è stata donata al prezzo di un'altra. Quando vedo mia figlia, vedo lei, vedo quell'angelo che lassù dal cielo veglia su di noi. Ogni tanto guardo il tramonto e penso a quando mia moglie mi ha abbandonato, penso che quando il Sole lascia il posto alla Luna dà spazio ad una luce forse più importante, perché illumina di notte quando il buio reg

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