Era sempre piena quella gelateria, da quando la gestione era cambiata e il nuovo proprietario si era sbizzarrito in tutta una serie di nuovi gusti, alcuni persino discutibili. I clienti facevano pazientemente la coda per accaparrarsi un cono.
Anche quel giorno non faceva eccezione. La fila, al solito, era molto lunga, ma c'era qualcuno che, piano piano, la stava risalendo, con l'approvazione benevola di tutti quelli che venivano superati.
Si trattava di un ragazzino apparentemente molto giovane e molto mal messo fisicamente: sapete, quel genere di handicap che rende un po' deformi, con i movimenti degli arti a scatti e una grossa difficoltà ad articolare le parole.
In poco tempo era arrivato al banco e il gelataio gli chiese, piuttosto bruscamente, cosa volesse.
"Cccce l'hai il gggelato alla zzzucccca?"
Il poverino ci aveva messo un buon minuto a formulare questa semplice domanda, ma il senso si era capito abbastanza bene.
"No, non ce l'ho il gelato alla zucca, e adesso togliti dai piedi, ché i clienti stanno aspettando" grugnì il gelataio.
"Nnnon ccce l'ha il gggelato alla zzzucccca..." disse mortificato il ragazzino, rivolto agli altri clienti, e se ne andò via mestamente.
Qualcuno, nella fila, osservò: "Però, questo gelataio, proprio poco sensibile, poteva anche trattarlo un po' meglio, quel povero ragazzino!"
D'altra parte, voi m'insegnate, un gelataio deve avere un cuore di ghiaccio, se no è meglio che cambi mestiere, vi pare?
Il giorno dopo, alla stessa ora, il gelataio si ritrovò di nuovo il ragazzino davanti al bancone. Ma non appena questi ebbe pronunciato "Cccce l'hai..." prontamente lo fulminò: "No, non ce l'ho il gelato alla zucca, non ce l'avevo ieri, non ce l'ho oggi e non ce l'avrò domani, è inutile che torni!"
"Nnnon ccce l'ha il gggelato alla zzzucccca...", tornò a dire sconsolato e scuotendo la testa il nostro ragazzino, mentre usciva mogio mogio e senza gelato.
Il giorno seguente la storia si ripetè, quello dopo anco
La creatività ludica di Giulietta e Romeo si esprimeva soprattutto d'estate. La loro nonna, dopo la morte del marito, si era ritirata a vivere in un paese di mare non lontano da Roma, in una casa comprata anni prima dal marito. La madre di Giulietta, l'unica dei fratelli che non fosse impegnata in un lavoro, passava con lei tutta l'estate, dalla chiusura alla riapertura delle scuole. Portava con sé Giulietta e i genitori di Romeo lo mandavano dalla zia perché facesse le sue vacanze al mare, non potendolo accompagnare loro, impegnati nel lavoro.
Il legame tra i due ragazzi si rafforzava e la loro fantasia si scatenava anche perché godevano di una maggiore libertà.
Sotto una delle finestre della casa c'era un negozio di barbiere. Una sera i due fantasiosi ragazzi spensero la luce della stanza, scavalcarono il davanzale e si misero dritti in piedi sulla tettoia del negozio. Poi chiamarono in tono drammatico la madre di Giulietta che accorse subito, accese la luce e lanciò un urlo vedendo i mezzi busti dei ragazzi affacciarsi dalla parte sbagliata del davanzale. Al suo urlo rispose la risata, urlo di vittoria, dei due diabolici cugini.
La casa della nonna era grande e poteva ospitare a turno gli altri suoi nipoti. Fra questi, un bambino di sette anni, Gaetano, coccolato e viziato dalla madre oltre ogni limite. Anche lei lavorava e mandava il suo adorato pargolo al mare con una baby sitter che aveva l'ordine di portare al mare Gaetano, in pieno luglio, con un maglioncino.
Giulietta e Romeo lo esclusero subito dalla loro compagnia e, per evitare che li seguisse, uscivano furtivamente di casa per le loro avventure. La sera si divertivano a suonare i campanelli delle case, scappando subito e nascondendosi. Avevano scoperto una stanza sotto il livello stradale, sempre vuota. Cominciarono a lanciarvi sassi.
Una sera, contrariamente al solito, era con loro anche Gaetano. Si era accorto della loro uscita e li aveva seguiti. Purtroppo il lancio dei sassi aveva a
Sta aspettando il 71 da più di un quarto d’ora. Per fortuna l’ombra di una pianta del parco Ruffini rende l’attesa meno stressante ed in fondo a lei non dispiace aspettare. Sua madre le raccontava sempre che “l’attesa rende il viaggio più gustoso”. E poi in fondo lei adora incontrare tante persone e quindi l’eventualità di non trovare posto a sedere non è assolutamente un problema.
Eccolo finalmente: sta curvando da corso Trapani per imboccare via Lancia.
All’apertura delle porte c’è un gran via vai tra persone che escono ed altrettante che entrano. Lei è piccolina e riesce ad intrufolarsi tra una signora con enormi borse della spesa ed un ragazzino con lo skateboard.
Le porte si chiudono ed inizia a curiosare tra i volti.
Una giovane ragazza è seduta in maniera poco elegante nel posto vicino all’obliteratrice. Un body verde fosforescente l’attira moltissimo. E quelle magre braccia scoperte sono indubbiamente un’eccitante attrazione. Senza contare che i pantaloncini corti lasciano la vista su due lunghe e bianche gambe.
Wow! Realmente uno spettacolo. Ma sa bene che la preda migliore non sempre è la prima.
Nei posti in fondo al bus siede un interessante ragazzo di colore. Porta una maglietta da basket che mette in risalto la pelle lucida che attornia dei muscoli potenti.
Ma all’improvviso un dolce odore la attrae. Un’anziana signora porta un profumo neutro di acqua di colonia, classico ma eccitante.
Prova ad avvicinarsi, ma è infastidita dalla borsa della spesa che emana odori di tutt’altro sapore. Bleah! Aglio! Lei odia l’aglio!
Si allontana rapidamente, ed incrocia lo sguardo di un antipatico signore che sta litigando con uno straniero. No, a lei piacciono le persone dolci, e quello lì deve essere proprio cattivo.
Il ragazzino straniero con cui sta litigando potrebbe essere interessante ma, accidenti, scende alla prima fermata.
Due signore autoctone chiaccherano animatamente e sembrano cantare. La
Era la gita di liceo, ultimo anno, ultimo sapore di libri scritti e sfogliati, ultima ebbrezza giovine che si spegne lungo la schiena al calar della luna. Domani arriverà. Domani è la maturità. Domani. Ancora l’ultimo respiro in quest’area fresca d’estate, tanto per sentire dentro me le cose come non le sentirò mai più. Forse. Il leggero vento si confonde sul mio viso, al ricordo di pochi giorni fa lungo strade sconosciute, tutte da assaporare, come una cara vecchi gita. Prima della maturità. Le urla, le voci e le scazzottate, le risate per il niente, tutto torna ora, nella fresca sera, d’estate. Voglio non arrivi domani, voglio che questa notte sia infinita, non passi mai, temo che non sentirò più il tuo dolce respiro sulla mia pelle, grande giovinezza, temo la paura, so che non tornerai più, so di odiare gli adii. Perché non tornano più. Potrei rivederti un giorno, ma negli occhi non miei e so ne soffrirei. So che da domani avrò una ruga in più sul mio fresco viso,è quella del sorriso mentre ti lascio………... non una parola se non un saluto, non uno sguardo se non un ricordo, sarà così che ti rincontrerò nei miei sogni, nei miei pensieri, oggi, come ieri.
Ti chiederei di restare ancora un po’, ho paura. Temo il tempo e le sue rovine, temo il mare ed i suoi confini, temo che andandotene mi si appanneranno un po’ gli occhi, temo il non vedere ciò che vedevo prima. Resta con me ancora un po’ ti prego,è solo un numero a cambiare il mio destino, una penna, un libro, un diario, sono sicura perderanno di significato…che dirti, forse un giorno ti rincontrerò, sfogliando un vecchio libro, risentirò quel sapore di invincibile giovinezza, leggerò i tuoi pensieri nei segreti diari miei di ieri, capirò con un sorriso quelle frasi scritte su…e tu, allontanati con calma, ogni tanto se puoi vieni a trovarmi, forse è vero, non troverai più quella di prima, ma fallo ti prego, tu bussa, più volte ti prego, forse aprirò quando te ne sarai già andata via e con un po’
Di nuovo, di nuovo la mia vita non aveva un senso, non meritavo ciò che mi succedeva, non lo meritavo, non meritavo di nascere da persone così egoiste e così stupide. Avevo cercato anche di smettere di scappare e fermarmi ad affrontare le cose, ma forse e meglio viaggiare che rimanere a soffrire.
Ci vuole poco prima di ritrovare i vecchi compagni di viaggio anche dopo un anno che non li vedi, perchè sono quelli che ti hanno portato in posti mai visti e difficili da dimenticare. Basta mandarli giù. Fatto e tutto comincia, la musica le parole che non si riescono a dire, i gesti che non si riescono a fare, e i viaggi, viaggi lontano, lontano dal tuo male. Certo però quando torni ti senti un po' confuso, ma in fondo puoi resistere ancora un po' e poi ritornare a viaggiare lontano.
Quella volta quando tornai in me, ero arrabbiata arrabbiata perchè mi avevano detto, in particolare Lui mi aveva detto che sarei stata meglio se non avessi più viaggiato ma non era così, allora presi il computer e inviai la mia mail.
“Oggetto: sei una merda
Si ci stavo credendo...
Stavo credendo alle tue parole sussurrate nei momenti di crisi...
Eppure non era così, la tua non era la verità, mi avevi detto che tutto prima o poi sarebbe passato, che mi sarebbe bastato resistere.
Io ho resistito.
Loro tornavano e io resistevo, loro tornavano e io li cacciavo, loro tornavano e io...
Io li osservavo...
Ma le mie crisi non passavano!
NO
Perchè le tue erano solo bugie, menzogne per togliermi ciò che mi teneva lontano dal male
Probabilmente non puoi capirmi, neanche io adesso riesco a farlo, ho caldo mentre scrivo e mi gira la testa, accanto a me il mio amico PIDOCCHIO mi sorride!
Mi ha appena detto che sei tu il male!
Quando ho seguito i tuoi consigli stavo solo che male e mi sono affidata completamente a te...
Svegliandomi la notte in preda al panico, inizialmente pensavo alle tue parole, ma col tempo cominciavo a non crederti più...
Avevi promesso di starmi
Era una mattina splendida, le nuvole bianche con i raggi del sole che le trapassavano, il canto degli uccelli in festa e il suonare delle foglie fresche che venivano toccate dal vento.
Sulla collina la natura risplendeva nei miei occhi, i prati verdi e fioriti che emanavano un dolce profumo, le stradine viste da lontano erano delle linee sottilissime e il sole illuminava quella natura bellissima.
I miei amici avevano già preparato un tavolo di legno, su quella collina, era il nostro punto fisso. Su quella collina ci riunivamo, parlavamo, scherzavamo e osservavamo il paradiso della natura in silenzio mentre ci perdevamo in esso. Da lontano nel silenzio più profondo, scorgeva un’altra tavola, fatta col legno anch’essa, ma erano tutte ragazze che come noi, si riunivano su quella collina e osservavano quel bellissimo paradiso naturale.
Non riuscivo a credere ai miei occhi, nel gruppo di ragazze mi sembrò di vedere lei, tutta bianca “Come è possibile, è lei? No, sono solo i miei occhi che come sempre la scorgono dappertutto” pensai all’improvviso. Senza darle importanza scesi con il resto del gruppo più giù, dove la freschezza e l’ombra coprivano quella magnifica vista e all’improvviso anche le ragazze si ritrovano in quel posto. Era il posto più fresco della collina, le ragazze arrivarono li tutte insieme proprio come noi e non erano i miei occhi, lei c’era davvero.
I miei occhi risplendevano ancora di più, il cuore cominciava ad agitarsi e le mani sudavano come se ci fosse caldo. Lei mi guardò, mi sorrideva e si avvicinò per salutarmi “Ciao, come stai?” mentre mi dava la mano e le baciavo le guance il calore diventò freddo e il cuore sembrava fermarsi.
“Sto bene, e tu?”
“Si, tutto bene” rispose lei mentre sorrideva.
Tutti insieme poco dopo passeggiavamo per la collina mentre gli altri si conoscevano, io ero muto, non dissi più una parola, lei molto dopo si avvicinò di nuovo e disse “Non sapevo che anche voi venite q
Mario mordicchiava minuscola mela matura
marcata “Melinda”, mantecando mirabile
morbido manicaretto, mostrando molta
misurata musicale manualità.
Metteva minuto misurino marsala/moscato
mediterraneo, mentre mano mancina,
munita maneggevole mestolo, miscelava
manicaretto ( miriadi mangerecci, minuscoli,
moscardini molluschi ) marinandoli.
Massa mangereccia mostrava
morbida malleabilità.
Mossa maldestra mano mancina,
macchiò maglioncino marrone marca “Missoni”.
Macroscopiche monelle miriadi minuscole
maliziose macchie multiple macularono
mosaico maglia.
Misericordia…! Madonna mia…!
mormorò mentalmente mugugnando Mario
mantenendo manierosa manualità,
ma... modulando maschie
melodie... maremmane
meditando magico mansueto
mattacchione moderno
monotono mascherato madrigale meritevole.
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