Eppure al mondo c’è qualcuno che non ti conosce. E c’è perfino qualcuno che non sospetta nemmeno della tua esistenza. Io invece devo aver fatto qualche cosa che qualcuno di molto potente ritiene “degna di merito”. Perché? Perché un giorno questa mia vita ha incrociato la tua. E da quel giorno perfetto tutto ha cambiato colore. Tutto quello che prima non riuscivo a vedere è sbucato fuori nella sua bellezza. Tutto quello che prima purtroppo vedevo, adesso finalmente non c’è più. È solo grazie a te che ogni mattino non è il mattino del solito giorno, ma di un nuovo giorno da respirare, da sentire, da godersi. Sembrerà retorico, sembrerà banale. A qualcuno sembrerà perfino ruffiano. Ma anch’io, fino a poco tempo fa, non sospettavo neanche dell’esistenza di un essere così perfetto, che potesse sposarsi così armonicamente col mio mondo. Con le tue parole, con i tuoi sguardi e coi tuoi modi mi hai tirato fuori da quella mischia di persone che non sanno. Adesso so. E più so, meno mi convinco di essere davvero sveglio. Se così fosse, vi prego non svegliatemi. Ti prego, amore, non svegliarmi. Sei l’unico vero sogno che valga davvero la pena di essere vissuto fino alla fine. E non mi dimenticherò mai di te.
Un giorno, ero un ragazzino delle superiori, vidi un ragazzo della mia
classe che stava tornando a casa da scuola. Il suo nome era Marco e
sembrava stesse portando tutti i suoi libri.
Dissi tra me e me: "perché mai uno dovrebbe portarsi a casa tutti i libri di
venerdì? deve essere un ragazzo strano."
Io avevo il mio week end pianificato (feste e una partita di football con i
miei amici), così ho scrollato le spalle e mi sono incamminato.
Mentre stavo camminando vidi un gruppo di ragazzini che correvano
incontro a marco. Gli corsero addosso facendo cadere tutti i suoi libri e lo
spinsero facendolo cadere nel fango. I suoi occhiali volarono via, e li vidi
cadere nell'erba un paio di metri più in là lui guardo' in su' e vidi una
terribile tristezza nei suoi occhi.
Mi rapì il cuore! Così mi incamminai verso di lui mentre lui stava cercando
i suoi occhiali e vidi una lacrima nei suoi occhi. Raccolsi gli occhiali e
glieli diedi dicendogli: quei ragazzi sono proprio dei teppisti, dovrebbero
imparare a vivere. marco mi guardò e disse: grazie! C'era un grosso Sorriso
sul suo viso, era uno di quei sorrisi che mostrano vera gratitudine.
Lo aiutai a raccogliere i libri e gli chiesi dove viveva. Scoprii che viveva
vicino a me così gli chiesi come mai non lo avessi mai visto prima, lui mi
spiegò che prima andava in una scuola privata. Prima di allora non sarei
mai andato in giro con un ragazzo che frequentava le scuole private.
Parlammo per tutta la strada e io lo aiutai a portare alcuni libri. Mi sembrò
un ragazzo molto carino ed educato così gli chiesi se gli andava di giocare
a calcio con i miei amici e lui disse di si. Andammo in giro tutto il week
end e più lo conoscevo più marco mi piaceva così come piaceva ai miei
amici. Arrivò il lunedì mattina ed ecco marco con tutta la pila dei libri ancora.
Lo fermai e gli dissi: ragazzo finirà che ti costruirai dei muscoli
incredibili con questa pila di libri ogni giorno! Egli rise e m
Oggi il mio consunto spirito ristora fra ascose alpi eburnee scolpite in doriche e fiere colonne.
Prodigo per le forme più placide della sua coscienza e sacra dimora alle fiamme che lambiscono piedi ed ali quando spicca voli sommi verso eteree mete, verso l'unione di tutte le cose, verso l'unità e l'eterno impero universale di tutte le cose, meta invocata e mai raggiunta.
Ignei organi raffreddano ora lo spirito fuggendo i mezzi di ogni volo e corsa, pascendo su candelabri e bracieri, ed erigo a me il tempio più vasto che l'impero abbia mai veduto, il più divino ristoro dello spirito.
Immolo il solo presente alla terra, precipitato in pace dalle vette dello spirito, ora i frutti terreni maturano per contemplare la madre che dona vita per non spezzar se stessa. E anche il mio spirito è un frutto della natura, anche la vita matura le sue messi ed il suo nettare denso, ma chi inebria se non se stessa? chi berrà il succo divino se non la coscienza? essa riposa su calde braci contemplando ed odiando l'eterno circolo della vita, odiando ed amando la forma che sola diede la forza per amare ed odiare, fino alla più alta e divina unione che lo spirito possa mai toccare, dove l'amore l'odio incorona, dove Polemos l'amore sposa, dove lo spirito si fa sacro sacerdote del conflitto, dove unisce il tutto nell'uno più grande, la cerimonia che più ristora, qui, nel tempio più vasto dello spirito eretto da eburnee cime, qui nel tempio dove lo spirito mio si quieta brevemente, prima che l'acque d'Amelete smorzino i selvaggi fuochi indomiti.
Perché è nell'ozio della quiete, è dove più tramonta lo zelo dell'imbelle guerriero che lo spirito coglie per miti vie... l'assoluto.
“Ma possibile! Di nuovo.. come posso continuare così?”.
La stanza numero cinque aveva suonato per la settima volta l’allarme del campanello. Gianna aveva molta pazienza con gli “ospiti”, ma a tutto c’è un limite. L’età avanzata, gli acciacchi leggeri, le malattie più invasive li rendevano un po’ capricciosi, fastidiosi e bisognosi di continue attenzioni; tutto lecito e doveroso: quello che non sopportava era l’arroganza che derivava dalla loro classe sociale elevata, per cui tutto era dovuto “perché io pago”.
Sbuffando si alzò dalla sedia e con piglio guerriero attraversò a passo di marcia il lungo corridoio. Aprì la porta quasi con violenza, pronta allo sbotto, ma ammutolì.
Marcello era seduto sul letto con le gambe a penzoloni, che ondeggiavano lente come fanno i bambini annoiati: si era vestito, pettinato e sbarbato, perfino il profumo, esagerando e giocava con il pulsante dell’allarme. Questo non se lo aspettava: era una battaglia ogni mattina per la toilette e vederlo così, elegantissimo nel suo spezzato grigio e blu l’aveva shockata.
“A che ora finisci il turno?”
“Tra due ore” riuscì a dire sottovoce,
“No, è tardi: fatti mettere in ferie, cambiati in fretta, chiama un taxi e andiamo a pranzo insieme.” Gianna obbedì senza replicare. Poco meno di mezz’ora e si ritrovarono seduti nella comoda Audi diretti a San Remo! Due ore di viaggio almeno, una pazzia, una follia inimmaginabile per la sua vita di donna di mezz’età, senza legami, impegni o passioni.
“Andiamo da Carlo: ho sempre mangiato superbamente.”.
L’autista, persona curiosa ma riservata, non conversò molto, preferendo la radio, continuamente attento alla coppia che, dietro, non parlava. Lei era agitata, nonostante il contegno: girava lo sguardo a tratti curiosa, a tratti pensierosa, come se mille domande le rodessero dentro. Lui padrone della situazione guardava il panorama sorridendo.
Carlo li accolse sorpreso, la cucina era
E sono qui, chiusa in una stanza vuota a guardare il soffitto.. Penso, rifletto e dolcemente mi addormento.
Ed anche li, nel mio sogno più segreto e più nascosto ci sei tu, bello come il sole, mi guardi, e con il tuo sguardo dolcemente assorto in me, mi fai capire ciò che provi, che non sono una qualsiasi.
Sì, sono la tua principessa... ma solo qui, in questo sogno che nemmeno io mi ricorderò quando il mattino mi sorprenderà.
Ed allora arriverà mia madre, con quella sua voce squillante, quasi fastidiosa, per svegliarmi, perchè ormai è tardi.
Saranno le 6. 30 e tutto svanirà, e potrà solo essere qualcosa di vagamente confuso, completamente fiabesco.
Arriverò in stazione, con le mie tre amiche di sempre, mi guarderò intorno, e ti troverò!
Lì, davanti a me, con quell'aria così assonnata ed ancora sognante.
Mi avvicino a te, e parliamo. Mi racconti, del tuo sogno, molto confuso ma allo stesso tempo così chiaro.
Sembri felice raccontandolo, e parli, parli, parli...
La tua voce sembra musica, di un dolce andantino che piano piano cresce, e poi, dei lievi diminuendi.
Mi incanto ad ascoltarti, e vorrei ricordare la tua voce per sempre, risuona nelle mie orecchie e la vorrei tenere lì, il più possibile.
Sembra passata un'infinità, invece sono solo pochi minuti, ed eccoci arrivati a scuola, entriamo, ci dividiamo nelle aule.
Mi siedo sulla mia sedia, dietro a quel banco che in questi tre anni ha visto sorrisi, pianti, bei voti e talvolta brutti, nuove amicizie e piccole confidenze, e lì, fingendo attenzione all'inizio della lezione più soporifera della settimana, ti penso, e ancora una volta... ti sogno!
Ci sono tanti segreti dentro me, che forse rimarranno miei o che forse avrò il coraggio di dirvi.
Ma la cosa che non vi ho detto è che le perdite ti segnano dentro, ti fanno del male e, dopo il dolore iniziale, continuano a bruciare nello stomaco.
La mancanza è come una catena legata alle caviglie, la porti con te anche quando non vorresti. Con l'andare del tempo la senti sempre meno, ma sai perfettamente che fa parte di te, che si ripresenterà nei momenti più delicati, nelle giornate più cupe. La sofferenza è proporzionale in base all'importanza della persona che perdiamo. Voi siete stati importanti e la vostra mancanza, nonostante tutto, si sente eccome. Si sente nelle giornate cupe ma anche, e soprattutto, negli attimi di gioia e di svago, che sarebbero potuti essere i vostri. Mancate come quella sicurezza che una persona sa di avere in ogni giorno della sua esistenza; mancate malgrado fossimo consapevoli che fosse giunto il vostro momento. Mancate perché è sempre difficile voler ammettere del tutto che si è perso qualcuno di davvero importante. Ma la vita è questa e noi possiamo solo impegnarci a portarvi sempre con noi e a farvi vivere nei nostri momenti.
Ma io mi domando come possa star male per qualcosa che non ho mai sentito come davvero importante per me?
Non ci siete stati nei momenti di sconforto, di gioia, di confusione. O meglio, non ci siete stati come mi sarei aspettato, come avrei voluto. Sono cresciuto con l'idea che allontanarmi da voi fosse normale, ho capito tardi, crescendo, che mi sbagliavo di grosso; ma questo è un errore che abbiamo fatto insieme.
Siamo stati forse troppo stupidi, oppure forse troppo orgogliosi, per venirci davvero incontro. Sono cresciuto con le mie idee e con il mio distacco che non vi ha dato modo (non ci ha dato) di poter vivere insieme davvero bei momenti. Ciò che abbiamo passato è solo l'insieme di incontri e cene di famiglia, niente di più.
E magari la maggior parte della colpa è mia, del mio orgo
Enrico Carini
Il nemico
Di ritorno da scuola posò i libri sul piano del secrétaire e indugiò qualche istante con lo sguardo sul Canestro di frutta del Caravaggio raffigurato nella copertina del libro di storia dell’arte. Provava una sorta di nodo alla gola da quando ieri suo padre gli aveva dato la “bella notizia”: sarebbe stato assunto in banca, nella banca in cui lui aveva prestato ventidue anni di onorato e stimato servizio! E a giorni avrebbe dovuto iniziare il corso di preparazione previsto. All’obiezione che mancavano pochi mesi alla maturità gli aveva risposto evasivamente che si sarebbe diplomato più in là, … e poi c’erano sempre le scuole serali. Il colpo era stato durissimo: tante aspirazioni, tanti sogni s’erano d’un tratto infranti. Neanche fare quegli anni di liceo era stato facile con la modesta pensione di suo padre (poco più del minimo!)e i risicanti proventi del lavora da sarta della madre; aveva dovuto arrangiarsi dando lezioni private ad alunni poco volenterosi delle classi inferiori e, durante l’estate, portare la cassetta dei ferri ad un cugino idraulico; oltre ai libri di testo usati riusciva così a comprasi qualche volumetto della BUR, ma trovare i soldi per il cinema o per le sigarette era un problema, e quando i compagni gli proponevano una gita o una giornata sulla neve doveva accampare mille pretesti per declinare l’invito, tanto che ormai da tempo non l’invitavano più; ma la vaga attesa di un futuro nel quale avrebbe potuto dedicarsi a quelle cose che aveva imparato a scoprire sui libri di scuola lo compensavano di tanto, se non di tutto. Ora era finita. Bisognava fare i conti con la realtà. Forse a suo tempo avrebbe fatto bene a seguire i consigli del padre, che avrebbe voluto si iscrivesse a ragioneria piuttosto che al liceo. Era il figlio maggiore e non poteva sottrarsi alle sue responsabilità
Durante il pranzo il padre, particolarmente euforico, pregustava il futuro benessere, ricordava la p
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