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Racconti su sentimenti liberi

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L'esplosione

Gli fu dietro. Finalmente lo rivide. Lui stava camminando sul quel sudicio marciapiede, e lei era ferma dietro di lui, a pochi passi.
Gli attimi cominciarono a dilatarsi, un solo istante sapeva di infinito. L’estrema lentezza dei pensieri accompagnava la rapidità reale del tempo.
Si ricordò che lo amava e si ricordò quanto lo amava. Era la vita, era lì davanti. La sua vita lì davanti, a portata di mano insieme a molti dubbi su come comportarsi.
Abbracciarlo? Corrergli incontro? Scaraventarlo per terra e urlargli quanto l’amasse? Fermarlo e parlargli? Non sapeva cosa fare. Eppure le sarebbe bastato scegliere una a caso di queste opzioni e mandare avanti la vicenda.
Si fermò un secondo, sgombrò la mente, mentre lui era ancora lì a pochi passi, così tangibile, così reale.
Si piegò verso terra, afferrò un sasso piuttosto grande e dalla punta acuminata. Ce l’aveva in mano, lo vedeva, lo sentiva, lo toccava. Con il braccio mirò dritto alla nuca, in sua direzione.
Con tutto l’amore e la violenza che governavano i suoi sensi lo scagliò, lo lanciò via. Così. Senza pietà. Con una calma e una lucidità apparenti. Con freddezza.
La pietra lo colpì con estrema forza, nel punto preciso che lei si era prefissata di colpire. Un punto vitale del suo capo. Ebbe appena il tempo di urlare per il dolore, si portò la mano alla nuca, ricadde per terra, accasciandosi, mentre un rivolo di sangue rigava il suo collo chiaro, bianco, candido. Poi qualche voce, una folla intorno a lui e pochi altri respiri stanchi e consapevoli del destino.
Lei non era già più lì. Giratasi di scatto, si era voltata ed era scappata chissà dove, in un altro luogo, dove l’attendeva una vita già finita. Già persa.

   4 commenti     di: Roberta Berardi


L'attentato a Paolo Borsellino

(narratore seduto in una sedia, si accende un riflettore su di lui.)
Il mio nome è, anzi, era, Paolo Borsellino, e sono morto il 19 luglio 1992. Io sono cresciuto in un quartiere povero chiamato “La Kalsa “ insieme a Falcone. Io e Falcone siamo cresciuti e morti insieme, nello stesso paese e per la stessa causa. Il 19 luglio 92 l’avevo delineato filo per segno, come mai fino ad allora avevo fatto, quello era il primo giorno di riposo dopo tanto lavoro, anche se in realtà il lavoro mi perseguitava giorno e notte, con minacce da parte della mafia, con i miei pensieri che vagavano nella mia mente come fantasmi in cerca di qualcuno da terrorizzare, ma quel giorno l’avevo delineato filo per segno: il mattino a Villagrazia, sulla casa sul mare con tutta la mia famiglia, e il pomeriggio ad accompagnare mia madre dal dottore, così il mattino del 19 luglio 92 lo passai sul mare con la mia famiglia, l’odore del mare, la voce di mia moglie che gridava il mio nome e il nome dei miei figli, le onde che si inchinavano davanti a noi, quello era il primo giorno di riposo dopo tanto lavoro, e dopo tanto tempo vidi la mia famiglia veramente felice. Dopo, alle 16. 15, partii per andare da mia madre a portarla dal dottore, con quei grossi macchinoni neri blindati e con tutta la mia scorta, io ero molto orgoglioso della mia scorta, perché ne faceva parte anche una donna, la prima donna a far parte di una scorta! Quando arrivammo, la prima cosa che feci quando aprii lo sportello dell’auto fu guardarmi attorno, perché quel giorno era arrivato per me un ordigno a Palermo, e un po’ di paura ce l’avevo, anche se non era la prima volta che mi minacciavano di portare chissà che ordigno per me, perché la smettessi di ficcare il naso dove non volevano, io non potevo cedere alle loro minacce, perché avrebbe voluto dire consegnarsi direttamente nelle mani della mafia! La mia scorta si posizionò con le armi in mano, guardando bene in giro, io suonai il citofono a mamma con

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La ragazza perfetta ha perso la testa

Credevo nei treni e nel coraggio di prenderli.

"The perfect girl has lost her mind" dice un tatuaggio sulla caviglia d'una amica, dalle braccia distrutte quasi quanto le mie. Sembrano strade, percorsi, gli stessi che percorriamo ogni giorno su questo gelido asfalto di vita.

"The perfect girl has lost her mind" recitano i neuroni dal mio cuore, bruciati dal vento, spazzati via simili alle foglie d'autunno.

"The perfect girl has lost her mind" mi sussurra all'orecchio parole suadenti, mordendomi dolcemente il lobo della coscienza. Non c'è redenzione per i vinti, ma solo per i determinati.

"The perfect girl has lost her mind" mi spinge in un oblio senza fondo che mi attacca, si arrampica sulle pareti della mia vergogna, denudandomi. Dal dolore dei ricordi, strappandomi le lacere spoglie d'ogni infantile memoria.



Credo nelle decisioni e nel coraggio di prenderle.

"The perfect girl has lost her mind" mi ha ridato un nuovo abito fatto di ricordi, per affrontare il presente, così come disse una donna che si vestiva di luce rossa di coralli, specchiandosi nella luna.

"The perfect girl has lost her mind" è un'ammasso di convinzioni che si sono ricostruite da sè, verso una nuova strada, un nuovo intricato sentiero di cui la fine non si vede, ma la si percepisce.

"The perfect girl has lost her mind" è uno squallido tatuaggio sulla squallida caviglia di una squallida amica.


La ragazza perfetta ha perso la testa, lontano d'ogni dove, verso una coperta di sogni e incertezze, cullata dal dolce sussurro del vento del nord. Un vento che sa di birra, sigarette, sabbia e mare, come tutti i dolci sussurri che ha udito.


Credo nella mia decisione e nel coraggio di prenderla. Quella decisione sei tu.

   5 commenti     di: Vinter_


CRISTOFORO COLOMBO

CRISTOFORO COLOMBO

Corrono circa cinque centenari che Cristoforo Colombo, celebre connazionale,
coronava complicatissimi calcoli circumnivagatori, concludendo che, con corsa
coraggiosamente condotta contro costa, conseguirebbesi circolar collegamento colla costa contraria.
Concordati chiari contratti coi colendissimi coronati cristiani, che
comandavano con così clemente comprensione chi castiglian crescea, Cristoforo Colombo,
capitanando celeri caravelle( che col centenario colombèo conseguentemente celebransi),
cominciò con circa centocinquantacinque compagni, con cuor conscio, con cristiana cautela,
codesta crociera che capovolse cognizioni costantemente credute classiche.
Corsi con cameratesca concordia, circa cinquemila chilometri,
certuni ciurmatori, convintisi che Colombo cullasse chimeriche convinzioni,
cercarono convincerlo che conveniva cambiar crociera capovolgendola.
Colombo, con calorosi conversari, combinò che continuerebbesi con circa
cinquecentocinque chilometri.
Crespuleggiava
Colombo camminava cogitabondo considerando con crescente cordoglio come
crollasse completamente ciò che certificavagli calcoli credibilissimi.
“Capo coffa, che cosa ci comunichi? “
... chiese Colombo colla consueta cantilena.
“ Costa... costa... costa!!!”
Con clamori confusi ciaschedun ciurmatore corse celermente contro cassero,
constatando con crescente curiosità che costeggiavan celermente.
Con che commozione convulsiva capì Colombo che cncludevasi così,
col coronamento completo codesta crociera circuminavigatoria,
coscientemente, cocciutamente caldeggiata che credevasi catastroficamente chimerica!
Costeggiavano…
Calate cinque canoe capaci Colombo coi compagni calcò cotesta creta conquisa.
Ciascun curvossi.
Con cristiana contentezza conversarono caldamente con Creatore
che custoditeli così chiaramente, consacrarono cotesto Continente conquiso.

Costante Costantini celebre calcografo, carissimo compagno, comunicando calore con coloro

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Due amiche in carriera

Ore otto di una soleggiata mattina d'aprile a Roma. Sì, il tempo non poteva essere più splendido di così. Un'ultima spruzzata di "Diorissimo" e via, ero pronta per affrontare la giornata. Raccolsi al volo lo spolverino di seta bianco e mi cacciai sotto il braccio la costosa borsa portadocumenti in pelle di struzzo. Come al solito ero in ritardo, ma oggi avevo un appuntamento con un cliente importantissimo, che non potevo far aspettare. Riflessa nello specchio dell'ascensore scorsi soddisfatta la mia immagine elegante, trucco leggero che aumentava lo splendore dei miei occhi neri e poi di corsa verso l'atrio salutando il portiere con un cenno della mano. Attraversai svelta Piazza Navona per raggiungere il giornalaio che, gentile come sempre, era già pronto con il mio quotidiano preferito.
Mentre mi stavo concedendo il caffè d'obbligo al bar di fianco cominciai a dare una scorsa veloce alle notizie del giorno. Giunta alla pagina della cronaca locale rimasi per qualche secondo a fissare, senza in realtà capire, la foto della bella giovane donna accanto al titolo a caratteri cubitali che recitava: "misteriosa morte di una giovane manager." Avvertii un tuffo al cuore e dovetti posare la tazzina di caffè, tanto mi tremavano le mani.
Ma quella era Valeria! La pettinatura era diversa rispetto a cinque anni fa, ma la bocca perfetta e il nasino all'insù erano inconfondibili. Ero sbigottita e lessi l'articolo con estrema attenzione:
"Valeria C., l'affascinante direttrice del settore acquisti di una nota azienda di profumi è stata trovata priva di vita nel suo lussuoso attico ai Parioli, dove dopo la separazione dal marito viveva sola con la figlia e una domestica filippina. L' ex marito Stefano C., si dichiara affranto e incapace di gettare luce sulla vicenda. Nell'ambiente di lavoro della giovane manager si parla però di stress eccessivo e di problemi sentimentali……."
Sospirai, non poteva che finire così. Mi accesi una sigaretta pe

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Il mio fedele amico Fuffy

Nella nostra adolescenza, i miei fratelli ed io, avemmo un padre padrone che ci limitava in tutto; perfino ad accostare nostri coetanei poiché a suo dire, non conosceva le loro origini; però, mi fa tanta tenerezza ricordare che ci ha permesso di tenere in casa - con nostra grande gioia - Un cucciolo di cane, al quale ci siamo dedicati amorevolmente per gran parte della nostra vita e, tengo anche a fare rilevare che di mezzi ne avevamo ben pochi, ma ad esso non venne mai nulla a mancare..
In quanto al suo arrivo è stata ns grande sorpresa trovarlo quando meno ce lo aspettavamo sul pianerottolo d'ingresso ed era talmente piccolo da essere tenuto tra i denti della madre che spaventata lo depose a terra e scappò via... Facemmo appena in tempo vedere un volpimo dal pelo marrone allontanarsi velocemente : volpino che tornò altre volte nei giorni successivi. Nel silenzio del mattino si udiva un lieve grattare alla porta : era essa "la nutrice di fuffy", a noi bastava aprirle la porta e col suo fiuto gli era subito vicino per alimentarlo. Ma, purtroppo, un giorno, senza ce lo aspettassimo sparì nel nulla e a noi non fu mai dato sapere donde venisse.
Crudele fu subire una simile cosa!! eravamo impreparati sul da farsi e la paura che Fuffy morisse ci attenagliava la gola e ancora una volta fummo costretti affidarci ai consigli di papà i cui compiti assegnatici grazie all'elevato livello d'intelligenza del cane ci permisero addestrarlo in tante cose.. quali : aggirare gli ostacoli quando lo si portava in campagna, eseguire i nostri comandi, accertare la provenienza di rumori, stare alla larga da animali più grossi di lui, fermarsi sul marciapiede onde vedere se fosse o no il caso attraversare la strada ed infine si riuscì perfino con ns grande soddisfazione giocare con esso : gli tiravamo la palla ed esso la rimandava indietro spingendola col suo muso..
Insomma sembrava ad esso mancasse la parola : ci fu sempre vicino ed erano guai quando qualcuno si ac

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I MIEI 18 ANNI

Era la gita di liceo, ultimo anno, ultimo sapore di libri scritti e sfogliati, ultima ebbrezza giovine che si spegne lungo la schiena al calar della luna. Domani arriverà. Domani è la maturità. Domani. Ancora l’ultimo respiro in quest’area fresca d’estate, tanto per sentire dentro me le cose come non le sentirò mai più. Forse. Il leggero vento si confonde sul mio viso, al ricordo di pochi giorni fa lungo strade sconosciute, tutte da assaporare, come una cara vecchi gita. Prima della maturità. Le urla, le voci e le scazzottate, le risate per il niente, tutto torna ora, nella fresca sera, d’estate. Voglio non arrivi domani, voglio che questa notte sia infinita, non passi mai, temo che non sentirò più il tuo dolce respiro sulla mia pelle, grande giovinezza, temo la paura, so che non tornerai più, so di odiare gli adii. Perché non tornano più. Potrei rivederti un giorno, ma negli occhi non miei e so ne soffrirei. So che da domani avrò una ruga in più sul mio fresco viso,è quella del sorriso mentre ti lascio………... non una parola se non un saluto, non uno sguardo se non un ricordo, sarà così che ti rincontrerò nei miei sogni, nei miei pensieri, oggi, come ieri.
Ti chiederei di restare ancora un po’, ho paura. Temo il tempo e le sue rovine, temo il mare ed i suoi confini, temo che andandotene mi si appanneranno un po’ gli occhi, temo il non vedere ciò che vedevo prima. Resta con me ancora un po’ ti prego,è solo un numero a cambiare il mio destino, una penna, un libro, un diario, sono sicura perderanno di significato…che dirti, forse un giorno ti rincontrerò, sfogliando un vecchio libro, risentirò quel sapore di invincibile giovinezza, leggerò i tuoi pensieri nei segreti diari miei di ieri, capirò con un sorriso quelle frasi scritte su…e tu, allontanati con calma, ogni tanto se puoi vieni a trovarmi, forse è vero, non troverai più quella di prima, ma fallo ti prego, tu bussa, più volte ti prego, forse aprirò quando te ne sarai già andata via e con un po’

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   1 commenti     di: maria p.



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