Mio caro e vecchio amico,
più di trent'anni sono passati da quell'ultimo saluto alla stazione. Ricordo ancora le tue valigie fatte di corsa e la pioggia che batteva sui vetri della mia camera, che tante, troppe volte aveva assistito ai nostri assolati pomeriggi, trascorsi a parlare di musica e di amori finiti male. La stazione che faceva da sfondo al nostro amaro arrivederci, aveva l'odore acre dei giorni di pioggia e i passanti correvano frenetici verso chissà quale destinazione. Rivedo ancora il treno allontanarsi piano e sparire all'orizzonte;rimasi, allora, a fumare una sigaretta prima di tornare verso casa, col bavero del cappotto fin sopra la testa per ripararmi dalla pioggia. Era l'8 maggio 1978. L'inizio della fine, potrei aggiungere adesso, vista la triste realtà che ci avrebbe atteso, sorpreso. Mi fermai a bere del cognac, nel bar sotto casa, e discussi animatamente di politica con dei vecchi che, tra una un bicchiere di vino e una partita a scopone, citavano Marx e mi raccontavano dei loro trascorsi in guerra. Tornai a casa quasi ubriaco quella sera, e non appena poggiai le spalle sul letto, caddi in un sonno profondissimo. Venni svegliato la mattina verso le undici dalle grida del vicino;un democristiano militante, di quelli che invitano i preti a cena e vedono in tutti gli angoli di casa, aggirarsi l'oscuro spettro del comunismo. Gridava al telefono, penso, parole che non distinguevo bene, e batteva pugni sul muro, come in preda ad un raptus di follia. Mi alzai di scatto dal letto e poggiai l'orecchio sulla parete, per capire se aveva bisogno di aiuto, oltre che per pura curiosità.
- Le B. R. hanno ammazzato Moro, hanno trovato il corpo in una Renault rossa, in via Caetani-;
nonostante ci dividesse una gelida colata di cemento, poggiai la mano sul muro, quasi a voler lenire simbolicamente il suo dolore e la sua rabbia. Più di trent'anni oggi sono passati dal nostro ultimo saluto alla stazione sotto la pioggia, cosi come dall'uccisione dell'Onore
399 a. C. Ultima Notte di Socrate.
Giornalista: "Ultimissime News sul processo a Socrate da TUTTOATENE. Siamo riusciti a strappare qualche minuto al grande filosofo."
Giornalista: "Buonasera Socrate, possiamo darle del tu?"
Socrate: "Sì, certamente!"
Giornalista: "Allora salve Socrate, come ti senti dopo il tuo processo?"
Socrate: "Salve a voi, vi concederò questi pochi minuti per dirvi ciò che sento."
Giornalista: "Dicci tutto Socrate, siamo qui per te."
Socrate: "In realtà non c'è molto da dire, sarò condannato perchè cercavo di dare una coscienza critica alle giovani menti ancora inesperte;voglio il bene della Polis."
Giornalista: "E allora perchè questo processo?"
Socrate: "I motivi non li so con precisione, forse son io ad aver sbagliato qualcosa. Eppure cerco sempre di fare del bene, conoscendo il male."
Giornalista: "Oh, Socrate non buttarti giù, pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato?"
Socrate: "Io seguo le mie idee cercando di trovar la verità nelle altre anime per scovare in ogni uomo qualcosa in più, molti mi paragonano alla mia cara madre, levatrice di corpi."
Giornalista: "Sei davvero molto Saggio! Ma, allora come ti spieghi tutto ciò?"
Socrate: "Allora non so dirti, vorrei capirlo, attraverso il dialogo e le loro idee, ma non mi danno opportunità di esprimermi."
Giornalista: "Mi dispiace Socrate, è arrivato anche il tuo momento. Pensi che i tuoi insegnamenti saranno d'aiuto per qualcuno?"
Socrate: "Molta gente mi seguiva nelle mie lezioni e nei miei insegnamenti, spero di aver dato il supporto adatto a tutti i giovani, anche se non mi aspetto che la gent emi lodi, sono un umile uomo con i piedi per terra."
Giornalista: "Socrate ci mancherà la tua saggezza, grazie ancora per la tua disponibilità."
"Da TUTTOATENE è tutto, alla prossima!"
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Un GIORNO DEL 1924 Riccobelli Felice in Francia per lavoro,
dice al suo principale francese,.
Io torno in Italia e cerco di fare qualche cosa, che mi consenta di vivere
onestamente al mio paese...
Sul treno di ritorno pensa, che la calce, per le costruzioni è
sempre stata nel suo comune prodotta e poi usata,
e con i vicini comuni forse anche commerciata.
Infatti nei boschi vi sono, qua e la parecchie tracce di calchere,
che per le nostre esigenze erano sicuramente troppe, anche se nei
cortili di ogni casa, vi era una buca della calcina, che come un giro di
ruota, la si prendeva e poi metteva, e mai doveva restare vuota
Quindi giunto a casa si procura picco, pala, e due lunghi pali per il piano
inclinato e così come un guerriero armato va nel suo non lontano
podere, con, entusiasmo e lunghi passi,
dove sa che vi è poca terra, ma in compenso molti e svariati sassi.
La lena di scavar di certo non gli manca, e dopo 60 giorni circa, la calchera
a forma di botte è pronta.
Lui di sicuro, nulla sapeva di Siracusa l'Archimede e, del suo punto di
appoggio per sollevare il mondo, ma da solo riuscì a spostare ogni pesante
masso, di forma sia quadrata oppure tutto tondo.
Nella costruzione della fornace vi è di sicuro dell'ingegno, perché vedi
ancora i sassi originali, ben fatti e sagomati, nonché come il posator voleva,
tutti bene allineati.
Se tu sosti davanti alla calchera ed osservi l'architrave
lo vedi grosso e pesante, ma posato dritto al posto giusto, così come si deve.
Lui le fatiche fatte le ha mai considerate, come mai nessuno, pur usando
Il manufatto, gli hanno nel giusto le giornate mai pagate.
Noi non sappiamo se alla prima accensione vi fecero festa, ma quel
che possiam pensare è che bevettero di sicuro del vino "clinto,, che anche a
Bione lo producevano quasi tutti, però se tu lo assaggiavi oppur fiutavi, non
restavi arcicontento
ma dall'odore e dal sapo
Già dall'ingresso dell'enorme maniero di pietra grigia, si udiva il dolce brusio misto a musica, tipico delle grandi feste. I menestrelli cantavano e suonavano i loro liuti e tamburelli mentre le zingare del vicino campo ballavano per gli innumerevoli invitati, seguendo il ritmo delle veloci note irlandesi, il ritmo della libertà.
Mona si tolse il pesante mantello di pelliccia e lo porse ad uno dei servitori, con un sorriso che le guadagnò un'occhiataccia da parte di sua madre.
" Dai troppa confidenza alla servitù Mona. Non è appropriato."
" Sono solo educata, Madre."
Il vestito, che indossava in occasione della grande festa dei McConnelly, era stato fatto realizzare dalle migliori sarte di tutta Irlanda, ma Mona non vi badava, era sua madre che aveva insistito tanto. Il colore rosso le donava molto, metteva in risalto la sua pelle chiara e gli occhi grandi e profondi. La stoffa pregiata fasciava il suo corpo e la scollatura quadrata lasciava immaginare le forme abbondanti della nobildonna nel fiore della gioventù. Una cintura di finissimi fili d'oro stretta in vita, richiamava i preziosi ricami della stoffa e i bordini delle maniche ampie. I lunghi capelli castani erano raccolti semplicemente in una treccia chiusa da un nastro color del fuoco vivo.
Sua madre la guardava compiaciuta, con il sorrisetto di chi la sa lunga e crede che sua figlia sia la ragazza più bella della nazione.
La Famiglia O'Sullivan fu annunciata e introdotta nel grande salone, sotto gli sguardi curiosi e le occhiate di ammirazione di tutti i presenti. Era senza dubbio una delle famiglie più potente e in vista del paese e la loro presenza ad una festa era costantemente richiesta e segno che il padrone di casa aveva un certo spessore sociale. Mona era la giovane donna più corteggiata di tutta la verde isola, ma non aveva un carattere facile, così non aveva ancora accettato uno dei suoi pretendenti. Anzi, si divertiva molto a farli penare e a dar loro, infine, un'amara delusione
"Dall'Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano,
recitano due versi dell'Inno di Mameli e di fatto, se si scorre lentamente l'elenco di coloro che seguirono Garibaldi nella gloriosa spedizione dei Mille, ricorrono spesso quali nomi dei loro paesi di origine o di provenienza quelli di piccoli o sconosciuti borghi.
Ad esempio oltre a quello della città di Pavia significativo risulta l'elenco dei comuni della sua Provincia quali: Albuzzano, Belgioioso, Bereguardo, Copiano, Corteolona, Landriano, Marcignago, Vidigulfo.
Spostandosi poi dalla Certosa di Pavia verso Milano notiamo che la vicina Vernate ha offerto i natali a Giuseppe Sisti il garibaldino della sua frazione di Pasturago ma particolare attenzione merita, in questo ricordo, una visita presso il Cimitero di Binasco dove nella parte vecchia si offrono alla pietas del visitatore antiche tombe e tra di esse una, alquanto semplice e scolorita dal tempo ma sempre adorna di fiori, che sulla lapide riporta la seguente iscrizione: Marcello Candia/Chimico-Farmacista/1837-1894/Una Prece; la moglie Teodolinda Beretta Candia (1848-1877) gli riposa accanto assieme ad altri familiari.
Nome, quello di Marcello Candia, che ricorre spesso nella "Storia di Binasco" di Damiano Muoni allorché, con riferimento alle guerre risorgimentali si legge : " In questi ultimi anni di rivolgimenti e di lotte per conseguire la patria redenzione non furono pochi gli abitanti di Binasco e del suo territorio che per eroici fatti si mostrarono all'altezza dei tempi"..." Lunga è la lista di coloro che parimenti si distinsero nella campagna del biennio 1859 e 1860:Citeremo soltanto quelli che ricorrono alla nostra memoria...; il Candia, il Marcello e i due fratelli Melotti di Lacchiarella.." Marcello Candia:l'antico speziale binaschino, il combattente per l'unità d'Italia, altro non è che il nonno di un altro Marcello Candia " Il Marcello dei Lebbrosi" così chiamato da Padre Piero Gheddo che nel libro a lui dedicato cos?
Vita agra quella di "Sciuse" nel dopoguerra; alla morte della sorella ne aveva sposato il marito ed era andata "all'America."
L'ho conosciuta quando tornava ogni estate in Italia, negli anni settanta, spocchiosa e acidula, col suo intercalare di parole italianizzate in stile "broccolino", e con quell'odiosa abitudine di dire "Noi all'America..." dando le sue lezioni di vita in stile yankee.
So che prima di partire per sposare il nuovo mondo, nel '44 aveva salvato mio zio da un rastrellamento in paese, grazie ai suoi "buoni uffici" con la Wehrmacht. Certo, si era fatta una cattiva reputazione durante l'occupazione tedesca, ma quanti possono dire di aver salvato la vita a qualcuno?
Centodieci d'America
LA BOHEME (COPIONE)
I QUADRO
In soffitta
(Una finestra grande scopre un panorama imbiancato dalla neve di dicembre al Quartiere Latino a Parigi del 1830: vigilia di Natale, un camino spento, una libreria, un quadro "Il passaggio del Mar Rosso" largamente incompleto, il pittore Marcello con le idee confuse sul da farsi e carte sparse mentre il poeta Rodolfo si alza dal povero scrittoio e guarda fuori)
MARCELLO: Questo Mar Rosso mi rammollisce e dà un senso di gelo come se le sue gocce gelate mi venissero addosso!!! Ora dipingo un faraone che affoga e mi vendico! Tu Rodolfo che fai?
RODOLFO: Tra questo cielo grigio della Parigi imbiancata dalla neve vedo comignoli che emanano fumi e vapori e penso a quel caminetto inoperoso come un vecchio signore che ozia. Le foreste prosperano sotto la neve, niente legno per noi, da ardere.
MARCELLO: Rodolfo ti suggerisco un pensiero poetico che puoi utilizzare: FA UN FREDDO CANE.
RODOLFO: Neanch'io credo esista più il sudore che imperla la fronte.
MARCELLO: Ho le dita ghiacciate come le avessi intinte nel cuore della mia amata Musetta che non mi vuole più.
RODOLFO: Anche l'amore arde ma come il nostro caminetto i suoi tizzoni si esauriscono in fretta.
MARCELLO: Sì. Basta un soffio a far bruciare un uomo
RODOLFO: ... mentre le donne rimangono solo a guardare.
MARCELLO: Stiamo gelando, non possiamo stare senza far nulla.
RODOLFO: Bruciamo il mio dramma che sto scrivendo, lo sacrifico per un po' di fuoco che ci scaldi. Atto primo, prendi e accendi.
Entra Colline filosofo in ambasce con al braccio alcuni libri.
COLLINE: Ho cercato di pignorare qualcosa ma al Monte di Pietà oggi non si accettano: è vigilia di Natale!
RODOLFO: Altro fuoco, serve calore, atto secondo, brucia!
MARCELLO: La fiammata si attenua già, abbasso l'autore!!! (Colline annuisce vigorosamente)
Finalmente giunge un quarto amico, il musicista Schaunard e li salva portando loro legna da ardere e provviste
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