PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti storici

Pagine: 1234... ultimatutte

Servo di un Dio

Lo schiavo alzò sollevò lo sguardo al cielo, dalla sabbia sotto i suoi piedi.
Quello sarebbe stato l'ultimo. L'ultimo enorme blocco della grande tomba che gli schiavi stavano costruendo ormai da vent'anni.
La tomba di un Dio.
Lo schiavo non sentiva più la fatica, abituato com'era a lavorare senza sosta dall'ora in cui si svegliava fino alla sera, quando il sonno prendeva il sopravvento. Le piccole pause per mangiare qualche frutto secco o per dissetarsi erano talmente brevi che quasi costavano più sforzo che il semplice continuare a lavorare. I tamburi, suonati da coloro che erano stati tanto fortunati da nascere con menomazioni che impedivano il lavoro, o storpiati da gravi ferite, scandivano cupamente ma con costanza il ritmo del suo lavoro e di quello dei suoi innumerevoli compagni.
Si può dire senza sbagliare che tutti si somigliavano, dopo aver vissuto in quella maniera per parecchi anni. Lo schiavo, come tutti gli altri, aveva la testa completamente rasata, in parte per poter sopportare meglio il caldo torrido, in parte perché comunque non sarebbero cresciuti molti capelli sulla cute colpita spesso dalle fruste e continuamente abrasa dal vento sabbioso. L'unico vestito che gli schiavi indossavano, sia durante il lavoro che nel pieno della notte, era un semplice straccio portato intorno alla vita, che bastava a malapena a coprire le parti intime. La corporatura era spesso esile, per via delle continue privazioni, ma mostrava un ben definita muscolatura secca e asciutta.
Mentre lo schiavo, assieme ad altri dieci compagni, trascinava l'ultimo blocco che avrebbe composto la piramide, un terribile senso di oppressione e ansia si impadroniva di lui. Sapeva che quell'ultima parte, la punta, era completamente coperta d'oro, e che la responsabilità sarebbe ricaduta su di lui e su tutto il resto della famiglia se fosse rimasta danneggiata, o peggio, se fosse caduta. Quello che lo schiavo temeva di più non erano le fruste dei padroni, a cui ormai era abituat

[continua a leggere...]



Il buffone

Io sono un giullare. Come? Sì esatto, un buffone. Ma non solo! Sono artista, musicista, menestrello, sognatore e fantasista sotto ogni centimetro della pelle. Sono quel genere di persona che non ha nulla e ha tutto. Che non vive per se stesso ma vive per gli altri. Che sogna storie e immagini luminose come stelle e le racconta a tutti coloro che hanno voglia di abbagliarsi e di sentire gli occhi lucidi. Mi piace saltellare da uno sgabello a una sedia su un piede solo, strimpellare la cetra prima con furore poi con delicatezza, urlare a squarciagola e poi abbassare il tono di voce come se avessi messo la testa in una botte! Ogni oggetto, ogni sensazione, ogni idea, è per me uno stimolo che si trasforma in magia. Un po' come i fiori. Riuscite a spiegare la meraviglia di un bocciolo che improvvisamente si trasforma in fiore? Ecco. Per quanto io non abbia lo stesso profumo (e credetemi, a viaggiare quasi tutti i giorni, non profumo affatto!), cerco di riproporre quella magia con tutto il corpo.
Ho imparato da solo ogni arte che potesse permettermi di agitare tutti i muscoli a scapito di un sorriso, semplicemente osservando e analizzando. Il cammino mi ha condotto da un paese all'altro cantando storie ai fornai la mattina presto, ai giovani bambini delle piazze mercato, ai costruttori delle grandi cattedrali che salivano piano piano nel cielo come a volerlo toccare. Le voci correvano di paese in paese. Mentre cavalcavo il mio piccolo asinello sentivo in lontananza qualcuno che urlava "Arriva il cantastorie!", "Eccolo il buffone!", oppure "Si si è proprio lui! È arrivato!". E ogni volta era un'entrata trionfale. Ho seguito così il flusso della vita fino all'ultimo giorno. Fino a oggi.
Dovete sapere infatti che con fatica e sudore ero riuscito finalmente a diventare giullare di corte in un regno del Nord. Una sera, mentre tornavo dalla solita serenata alla locanda, la strada verso casa mi parve diversa, più lunga, e intrapresi una scorciatoia. I passi div

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Andrew Abel


Donna Rachele

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Ettore Vita


Miniere pericolose ( Parte 2 )

Rumore di passi. Lontani echi e voci giù al paese, mentre il Sole riscalda ciò che rimane della brina mattutina. Una delicata figura avanza per la strada sterrata, la principale che porta al paese. Deliziosi capelli neri avvolti in boccoli emanano una fragranza di gelsomino così profumata che risveglia i sensi. Il suo tipico ondeggiare, sobbalza pure il vecchio sulla sua sedia.
Caterina si avviava al paese, le sue mani sfioravano quelle che erano le foglie di una palma nana, giusto per sorridere della minuta goccia posata su essa. Sorrideva ed a grandi falcate, camminava.
La strada non era molta, ma già casa sua non si intravedeva, e lei pensava sempre più alle sue preoccupazioni, dirette ai figli. Con un gesto della mano scacciò via quei pensieri, quasi volesse ricacciarli via, e serena si accorse di arrivare alle prime case.
La prima di queste, era un elegante casetta, il benvenuto all'Argentiera. Piano terra, qui abita una graziosa famiglia, ormai composta da una signora molto anziana e dal suo consorte, questi era sempre seduto fuori, fissando la strada, come se stesse aspettando qualcosa.
Un lieve saluto accennò Caterina, subito voltando le spalle e dirigendosi dal panettiere.
Le tende rivelarono una piccola stanza inebriata da un profumo di pane appena lavorato. Le pareti erano ricche di crepe, ma l'ambiente era pressochè confortevole. Alla destra, si trovavano due sedie, occupate ora dalle pettegole del paese, che, da quella stessa finestra che sopra di loro si apriva, scrutavano le persone che andavano e venivano.
E discutevano, discutevano.. che odiose. Stavano sempre lì a parlare e bofonchiare, mai a realizzare qualcosa di realmente giusto. Ma Caterina le lasciò ai loro discorsi, poco interessata, avviandosi davanti al bancone.
<<Oh buongiorno, Caterina, come siete solare oggi, ditemi.>> Per fortuna il panettiere non amava conversare così tanto.
<<Certo, vorrei due filoni e qualche panino.. due vanno bene.>> rispose graziosamente, otte

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Giuseppe Tiloca


Il segreto di villa concamarise

La vecchia serva Erminia era l'unica a conoscere il segreto di Villa Concamarise.
Erminia era una donna piccola, vecchia e curva. Si occupava di mansioni secondarie nella villa: in inverno badava che il fuoco non si spegnesse nel grande camino con la cappa sostenuta da due grifoni di tufo. In estate provvedeva a cercare erbe officinali nel grande parco, da usare per i decotti e gli impacchi.
La villa era grande e servi e serve giovani si occupavano dei lavori pesanti. Preparavano i cibi nella grande cucina che aveva la parete occupata da pentole in rame. Accudivano i cavalli nelle scuderie, gli animali nella stalla; in estate falciavano le messi, in autunno facevano la vendemmia. Inoltre nelle dependance c'erano falegnami per aggiustare carri e botti; fabbri per la manutenzione di portoni, serrature e per forgiare alabarde e spade; maniscalchi per ferrare i cavalli. E poi ancora tessitori, lavandaie, cameriere...
Erminia non aveva la forza per dedicarsi a queste attività. I suoi compiti erano di secondaria importanza, con una eccezione.
Due volte al giorno, la vecchia saliva il grande scalone col soffitto affrescato per arrivare al piano superiore. Da lì seguiva una scala di servizio per arrivare ai granai. Attraverso alcune stanze oscure stipate di ferraglia e oggetti in disuso, arrivava a una scaletta di legno con in fondo una porticina chiusa che immetteva nella torre Est. Questa era una cameretta con il pavimento di mattoni e finestre a bifora su due pareti. In quel posto era custodito il segreto della villa e questo segreto si chiamava Isabella.
Proprio così. Una fanciulla bella e bionda viveva rinchiusa lassù dove trascorreva le lunghe giornate da sola, senza nessuna compagnia. Fra la servitù, solamente la vecchia sapeva della sua esistenza e aveva ricevuto dal Conte Ottavio, il compito di accudirla. Portava gli avanzi dei cibi dalla cucina, peraltro abbondanti, cambiava l'acqua nel secchio di rame, portava dabbasso e svuotava i recipienti sporchi.

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: sergio bissoli


L'Essenza del mio nome

Io che vi parlo e ascolto, miei lettori,
Sono la Santa che visse in quarantena, per far sapere al mondo d'esser viva... E
che morir si può... Ma non si deve.
Il mio nome si perde tra i meandri, di chi ordì una serie di misfatti, per far sapere a tutti che non ero così buona e casta, come mi palesavo. Mi accingo ad un ritorno per il quale, sento dover svelare quel mistero che non si teme perché fa paura. E presaghi del male si ritiene che oltre il nulla, non ci sia che il niente... Le cose che vi dico son reali, ma non c'è tempo per "verificare".
Scrivente, stai ascoltando la mia voce, senza capire... Solo un attimo fa, tu mi dicevi: "Che cosa mi succede? Ti vedo... Proprio io... che ti ignoravo... Ci sono persone molto più degne, molto più devote di me. Tu sai quanto mi sia difficile soffermarmi su storie dolorose: la mia impressione risale a quando ero bambina: ti vidi in una effige con il viso sconvolto, e davanti a una bara con una lunga croce sopraelevata. Io non sapevo la tua storia... So che è tremendo dir "Non ti conosco" e mi dicevo, che sicuramente, eri una Santa, ma al di là del tempo. Evitavo le immagini sacre, non perché non le volessi, ma per paura di me, di quei pensieri che possono venire involontari, quando non ci sorregge una certezza."

"Non mi hai ignorata: mi tenevi nascosta. E quanto al nome, lo ritenevi scialbo e impersonale... Ma sappi che ogni nome, diventa bello, in grazia della Fede. È mio desiderio dirti quel che mi accadde recentemente, nei dintorni di Brescia. Ma, innanzitutto, è necessario che tu conosca la mia storia, nella sua pienezza, risalendo al mio nome.
Per quanti non mi videro, né seppero di me, io fui Margoth, la dolce fanciulla che si addormentò all'ombra di un roseto, sognando il suo amore Italiano.
Mi risvegliai stranita... in un nuovo paese: era l'Italia. Non c'erano abitazioni, ma solo una cappella. Entravo; mi inginocchiai, invocando la Vergine. Poco dopo incontravo una signora, in abiti dimessi. E

[continua a leggere...]



Numero trentadue

Finalmente ci siamo, sono arrivato in griglia di partenza, questa volta al completo, e non per la rinuncia di altri!
In fondo allo schieramento, certo, il primo anno è così, poi già per il prossimo devo cambiare team. Questa macchina è bella ed ha dei colori stupendi, i più eleganti della "Formula uno" un intenso blu elettrico che sfuma fino al bianco; ma è lenta ed anche poco affidabile, via!

Tra due giorni è il mio compleanno, e lo festeggio con la prima qualificazione vera! A casa, poi, lo festeggerò in un giugno vero, non come qui, che sembra Milano in autunno.

Ora pensiamo alla gara, devo cercare di rimanerci più dei sette giri dell'unica gara che ho fatto, certo è difficile, cercherò di risparmiare questa macchina bella e lenta, mi metterò alle calcagna del penultimo e cercherò di rimanerci attaccato, senza forzare, poi magari dopo l'ottavo giro vedo come va, ma lì ci devo arrivare, per Dio!
Tagliare il traguardo alla fine sarebbe un sogno, non ci voglio pensare, potrei essere doppiato più volte, ma magari chissà, ci riesco.

La smetteranno di considerarmi il figlio cui il papà ha comprato un posto in "Formula uno", li farò ricredere tutti, tornerò a casa da protagonista se porto la macchina alla fine.

Ecco, ci siamo incolonnati, vedo solo quello davanti, mi sposto a destra per vedere meglio, poi cominceranno tutti a zigzagare cercando i sorpassi, io me ne starò tranquillo, alla prima curva chiudo la fila, di sicuro.
Sto sulla mia corsia e vado diritto!

Semaforo rosso, ecco, ma quanto ci mette lo starter?

Via!!!
Prima, seconda, terza, che confusione. Io sto sulla mia destra, niente fronzoli!
Quarta, quinta...

Cazzz!! Nooo!!!




Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Racconto storico.