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Racconti surreale

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Vilia

-Ciao, ciao! Aspettatemi.
- Ancora un bacetto al papà.
Giulio raggiunse di corsa la figlia che si stava sporgendo dal finestrino del Suv in partenza. Baciò la sposa affettuosamente e allungò uno scappellotto bonario allo sposo.
Rimasto solo sull'ampio piazzale li seguì con lo sguardo fin che fu possibile.
Dopo aver salutato gli ultimi invitati, si avviò verso il lago per assaporare il tramonto in solitudine. Il sole rosso nel cielo violaceo stava incendiando le cime degli alberi.
Giulio era un uomo molto attraente. La figura atletica i lineamenti dolci quasi infantili, e due magnetici occhi grigio azzurri giocavano ancora a suo favore. Il tempo lo aveva appena sfiorato.
Arrivato, si sedette sul bordo di un tavolino di pietra mezzo consumato dal tempo, guardò il paesaggio che si rifletteva nel lago: solo qua e là guizzi di pesci a caccia di moscerini animavano lo specchio immobile. Il salice vicino mosse i lunghi rami. Non c'era alito di vento.
L'uomo accese una maledetta sigaretta, si volse a guardare la facciata severa dell'albergo ingentilita da affreschi e le montagne lievemente innevate.
Che ci faceva in quel posto?
Un senso di malessere lo colse.
Perché avesse acconsentito con entusiasmo alla decisione della figlia nella scelta di questo albergo se lo stava chiedendo ancora.
Capiva le esigenze della ragazza. Il luogo era stato la loro dimora per un lungo periodo. Lo scopo era stato di tenere una bimba lontana dall'assenza non voluta della madre. Ovviamente la bambina subì il fascino di un nuovo modo di vivere e quel che fece ora piegare l'ago della bilancia: conobbe il ragazzino che poche ore prima aveva sposato.
L'albergo allora fu anche protagonista di un altro incontro.
Giulio conobbe una donna che gli fece dimenticare in breve tempo la moglie. La loro fu una unione della carne e dello spirito e come le cose più belle ebbe una fine. Il ritorno a una vita normale e una lunga permanenza all'estero contribuiro

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   8 commenti     di: elisa sala


Il linguaggio del tempo

Tempo oggettivo, cronologico, presente percezione spazio-temporale favorisce l'introduzione
apparente di un racconto di scarsa solitudine... tempo di una volta
- linguaggio della natura,
- linguaggio degli animali,
- linguaggio dell'uomo
linguaggio abituale, conoscenza che distingue e permette sistematicamente la prefazione
in ordine di riflessioni consuetudine dell'universo soggetto al tempo.
Tempo senza eta', l'ingresso del nulla...
tempo introspettivo perso in sottofondo percorrendo inafferrabili ricordi.
Decade l'aria, il vento, misura la figura in conoscenza numeri, lettere, cammino delle
parole, espressione mistico, aberrante composizioni aspetta nel tempo annullando pensieri
scatenanti, annullando il mondo.
<< Tempo rispondi al messaggio della vita >>
<< Tempo rispondi quanti avvenimenti oltrepassano il nostro pianeta >>
<< Tempo rispondi cos'è il filo dell'universo >>
<< Tempo rispondi? >>
Variazioni che costringono al tempo di cambiare senza avvertimenti,
continuazione del momento senza fermarsi,
relazione di forme e colori.
Resistenza del tempo costringe a mordere il silenzio in attesa di quietudine
l'esigenza di perdersi scritto e riscritto non riprende la mente che si spegne in tema di
un racconto povero e inconveniente.
Tempo senza tempo,
tempo percorribile.



Le orme nel bosco

Nella contea di Yellowsrock, il Ranger Willy Haidelberg si apprestava a fare un giro di perlustrazione nelle zone alte del parco, un posto di montagna raggiungibile in un paio d'ore di jeep, alcuni boscaioli il giorno prima, gli avevano segnalato strane tracce sul terreno, non riconducibili a nessun animale del posto. Per trovare il luogo esatto i boscaioli gli avevano dato le coordinate GPS esatte, arrivato nei pressi doveva affrontare una camminata nel bosco di circa mezz'ora, le tracce visibili s'incontravano al termine della foresta, vicino ad una radura che portava ad un lago, più in giu' a valle. Il tragitto lo percorse in due ore esatte, scese dalla jeep munito di macchina fotografica e GPS, e si adentro' nel bosco senza seguire un sentiero preciso, ma solo seguendo le indicazione del GPS, non era facile avanzare la vegetazione era fitta, raggiunse le tracce in quarantacinque minuti, scatto' la prima foto alla orma più visibile e di seguito alle altre meno dettagliate, cerco' di seguire le tracce per vedere dove conducevano, spesso le perdeva nella vegetazione ma riusciva sempre a ritrovarne delle altre, e seguendole raggiunse un casotto abbandonato, dette una breve occhiata all'interno ma niente di particolare richiamo' l'attenzione del Ranger, perlustro' il terreno circostante e noto' le stesse orme più grandi, come che fossero due gli individui, presumibilmente maschio e femmina penso' Willy. Si mise a studiare dettagliatamente questa orma grande e profonda, scatto' varie foto e penso' che il suo amico Joe Santana del fondo per il recupero degli orsi dello stato del Montana, quando visionera' gli scatti sapra' dirle a che animale appartengono. Veramente si sentiva frustrato a non riconoscere quel tipo di impronta lasciato da quel misterioso animale, se di animale si trattava, l'orma pareva di un orso ma aveva un dito in più o un uncino qualcosa che lo rendeva un arto prensile. Continuo' a seguire le tracce che continuavano ben m

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   0 commenti     di: Isaia Kwick


Di una storia clownesca. A nostra immagine e somiglianza

C'è una madre presso una foce. C'è una madre senza più voce: la disperazione è un singhiozzo. Aspetta il ruttino del figlioletto. Viene giù la montagna: cade nella foce senza fragore. Esce sangue. Esce acqua. Si mescolano in grandi botti per farne vino e strabiliare tutti. I presenti non capiscono e se ne vanno. Raggiungono un cavallo lontano. Bruca l'erba. Brucia l'erba sotto il sole: estate. Resta solo il direttore: senza parole. Le cerca nell'immondizia. La puzza è troppo forte. Tura il naso.
"Sono venuto per i poveri, i malati e i cattivi" dice il dottore.
"Avanti, c'è posto" sussurra umile il direttore. Prende una sedia. Offre il caffè. Travasa il vino nel retrobottega. Al riparo e al sicuro. Segna i giorni mancanti su un muro, li conta ad alta voce: "Uno, due, tre" canticchia il direttore. Aspetta un nuovo giorno. Aspetta la madre, la quale aspetta il figlio travestito da dottore. Il quale dice: "Sono venuto per gli storpi, i ladri, i fraudolenti".
"Vendo i miei cavalli" fa il direttore. Porro si gira, prende la mira. Cerca nell'immondizia: la pigrizia. "Sono venuto anche per te" indica il dottore. "Sono venuto per tutti". Riceve tutti i giorni al calar del sole, seduto su una panca. Di fronte alla banca del paese: infelice. Il dottore si traveste da figlio. Piange tra le braccia della madre: chiusa in una vetrina. Opaca: una candela. Per attraversare la notte. Oppure fanno a botte. I ragazzini per ingannare il tempo. "Propongo una lotteria a tutti i convenuti" si esalta il direttore.
"Ho comprato un qui-pro-quo" dice il figlio.
"Facciamo un po' per uno" dice il dottore.
"Chi fa da sé..." dice la madre. Chi non ascolta la propria madre: chi non ha figli di proprietà. Chi va: chi viene. La gente passa veloce; la gente accelera: piove. Muore. Poi risorge. In mezzo c'è l'anima con i suoi tormenti. Il dottore pone volentieri alcuni dubbi: si siede su una seggiola. Aspetta la pioggia: aspetta gente. Suona il campanello: arrivano piccoli doni. Il do

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Ulisse ( parte 2 )

Buio e silenzio, un calore rilassante, un materasso comodo, sdraiato ad occhi chiusi. Poi all' improvviso come per magia, il vento che mi scuote i capelli, l' odore dei pini e il rumore di acqua che cade violentemente sulle rocce: e aprendo gli occhi la luce di un sole Ke sembra appena sorto: " non mi ci abituerò mai a questo!. Dal buio al sole, dallo stare sdraiato sul letto nella propria stanza allo stare in equilibrio su un roccia in mezzo al fiume, che gran cosa la mente umana!
Per anni ho vissuto senza memoria, disprezzandomi per il mio carattere e la mi persona, ogni giorno mi chiedo come sia possibile che sia così cinico, freddo e menefreghista con tutto il mondo, tranne che con lei. Lei, l' unica che che sia riuscita a farmi esser me stesso...
Cercavo risposte, e all' orizzonte vidi un obelisco, " probabilmente è una città!" pensai. Così sapendo che in questa dimensione, in cui nulla è e tutto è lecito, spiccai il volo, volando al fianco delle aquile, sfidandole e guardandole dritto negli occhi.

   1 commenti     di: Daryl


Serata d'estate

In un vicolo al buio mi ritrovo a passeggiare,
un muto silenzio disturbato da cicale e
da ciottoli che si intrecciano tra i miei passi.
Nella mia mente solo vaghi pensieri,
che arrecano gioia e dolore al mio cuore.
Improvvisamente, brividi sulla mia pelle,
sudore dalla mia fronte e il mio cuore scalpitante come
un treno in corsa.
Il mio respiro diviene sempre più debole.. qualcosa mi travolge,
facendomi perdere i sensi.
Apro gli occhi; il vicolo è pieno di luci, di gente, artisti di strada che intrattengono la folla, musicanti che rallegrano l'atmosfera con i loro strumenti.
È bellissimo. I bambini con lo zucchero filato e
i loro sorrisi contagiosi. Mi faccio strada tra la folla.. ma qualcosa mi tira il braccio. Mi volto e vedo un angelo con due splendidi occhi celesti, con una bellezza straordinaria, che mi tiene la mano e sorridendomi mi esclama "Aspettami!".
Rimango incantato, si avvicina a me baciandomi sulle labbra.
Nella mia mente i pensieri sono volati via,
una sensazione indescrivibile, chiudo gli occhi e mi
faccio trasportare da questo uragano dentro me.
Silenzio.
Riapro gli occhi.
Mi guardo intorno, sono a terra nel buio vicolo.
Una lacrima scende dal mio occhio e un triste sorriso appare sul mio volto.

   1 commenti     di: francis francis


Carezza violenta

In un giorno, passato
e oramai lontano,
ho sentito il calore con cui
mi hai preso la mano.
Impotente era il mio corpo,
ma cosciente la mia mente.
La voglia era tanta,
così come il vento
e tornar giù, non volevo,
Vedevo dall'alto,
tanti campi d'asfalto,
ma un po' più in la,
poca traccia di civiltà.
Insieme ad altri son saltato,
incurante del cosa avrei trovato.
La vela era aperta,
ma ho capito in un momento,
che prendevo quota,
anziché perderla controvento.
Quante le cose che si pensano lassù,
pregando per il solo voler venir giù.
Un po' su, un po' giù,
un po' la, un po' qua,
pensando a come e quando finirà.
di colpo il vento sparisce,
e l'aria si alleggerisce,
Sorrido infelice,
e mi guardo intorno,
pensando che oggi,
e forse il giorno.
Ma un attimo dopo,
la vita è rinata,
un caldo e forte
soffio di vento,
ha messo fine al mio tormento,
adagiandomi violentemente,
ai forti rami,
di un albero forte e possente.

   5 commenti     di: danilo



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