PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti surreale

Pagine: 1234... ultimatutte

Il segreto di Henry*

Henry svolgeva una vita normale: un lavoro, una casa, degli amici.
Tuttavia nessuno conosceva le sue abitudini.
Da poco tempo aveva deciso di ospitare il suo P. C. nella camera da letto, cosicché ogni mattina poteva dargli il buongiorno.
Con lo straccio lo puliva accuratamente in ogni anfratto, con movimenti lenti e dolci, simili a enormi carezze.
Prima di uscire, Henry, spruzzava del profumo al suo P. C. e successivamente anche su di se.
Poi gli augurava la buona giornata e usciva.
E mentre Henry era al lavoro, il suo computer domestico, lo attendeva fiducioso.
Henry amava quel P. C. perché la loro convivenza procedeva senza problemi: Henry lo curava come fosse un amante e quando stava male gli somministrava i vaccini più costosi.
Dall’altra parte il suo processore, per riconoscenza, garantiva prestazioni di tutto rispetto.
Entrambi erano consapevoli del proprio ruolo e nessuno entrava in competizione con l’altro.
Ogni tanto qualcuno chiedeva ad Henry se fosse felice, se avesse delle aspettative.
A tutti rispondeva di essere felice, perché godeva della serenità e che nulla lo turbava.
Per questo Henry, era spesso vittima dell’invidia.
Nessuno però conosceva il segreto di Henry …

* Nel rispetto di ambo i sessi, ho usato il nome neutro Henry.

   9 commenti     di: Fabio Mancini


Mariolino

Entra Mariolino e mette tutti a sedere, si sfila la canotta con un movimento svogliato, scopre un addome squartato, separazione e abbronzatura uniforme. Gli obliqui e l'addominale paiono voler tagliare la pelle tanto sono prosciugati, sono blocchetti di ghisa che spuntano di un paio di centimetri. Lancia la canottiera sulla panca e sta dov'è, a favore di specchio, la palestra è una platea muta.
Alla Gold's Gym di San Lazzaro di Savena, Bologna, cala un silenzio surreale, la domanda che ronza nella testa di tutti, si sente quasi nell'aria è: - Mario ha fatto il salto!?
Il buttafuori di Rovigo, James, intento nelle distensioni su panca, deve interrompere per analizzare la situazione, si sfila da sotto il pesante carico e dopo due occhiate complici a Paolo, il ciccione proprietario, e all'unico rugbista della palestra, Sergio, intona con tono finto distratto un melodioso falsetto: - Volare... ohoh, cantare ohohohoh!
Il riferimento è ovviamente al fatto che Mariolino abbia fatto il salto, in gergo si dice così quando qualcuno passa dall'allenamento natural agli steroidi anabolizzanti.
Mariolino non se ne cura, sa di aver spiazzato tutti, finge di controllare i dischi in ghisa ai lati della pressa da seduto, un esercizio da cosce e polpacci, - si, per oggi 400 kg possono andare.
Mariolino si mette in posizione e inizia a pompare il carico senza troppa fatica la piastra si muove liscia sulle guide idrauliche sfiorando appena i mollettoni di acciaio a fine corsa.
Il chimico della situazione, Gilberto, comincia subito a scarabocchiare dei foglietti: -Allora lo so! Mario ha preso due cicli di Winstrol, poi del GH decanoato e starà tenendo i liquidi al minimo seguendo un ciclo di ramificati a catena e proteine minimo tre volte al dì... ditemi se sbaglio. Sicuramente tutta roba di San Marino, là la danno sottobanco oppure ordinata dal Belgio su internet, che arriva senza dogana!
Mariolino ha concluso la prima serie, senza dire bao ha spostato il peso di mezza ut

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Matteo Biserna


Il muro innamorato

I muri non sognano. È di pubblico dominio, tutti lo sanno. Lo ribadisce la maestra ai bambini, spiegando che un muro è un oggetto inanimato, non parla, non pensa, non dorme e soprattutto non sogna.
Niente in contrario con quanto affermato dalla signora maestra, anzi, la ragione e la scienza sono dalla sua parte e anche il nostro caro vecchio muro. Ma perché allora ha la sensazione di aver già visto da qualche parte quella ragazza? Perché guardandola (anzi non guardandola, ricordiamo che i muri non hanno occhi) gli è venuto alla mente, o meglio, ai mattoni, un immagine di lei, bianca e di carta, che si sbriciola davanti a lui (esso, direbbe la maestra). Comunque, mettendo da parte i suoi non pensieri e il suo non sogno, il nostro vecchio sta continuando la sua disperata ricerca della verità sull'amore. Questa mattina si sta bene: l'aria è fresca, ma sta arrivando l'estate e presto il parco si riempirà di bambini e famiglie in vacanza e lui potrà divertirsi guardandoli giocare.
Il nostro muro si crogiola al sole beato, guardandosi intorno in cerca di divertimento quando a un tratto nota una piccola bambina dalle trecce bionde e con un delizioso vestitino rosso di ciliege, accucciata sotto di lui insieme a un altro bimbo dal viso rosso e i capelli arruffati. Curioso comincia a tendere l'orecchio (oops, sì, lo so che i muri non hanno orecchie) per cogliere la conversazione che si sta svolgendo sotto di lui.
-saai che sei bella con le tlecce?- biascica il bambino.
-anche tu sei belloo- risponde la bimba con una vocina sottile. Il bambino allora, che chiameremo Tommi, si china sul prato e, strappata una margherita, la tende alla bambina, (che chiameremo Sofia) chiedendo:
-Vollesti essele la mia fidanzata?- e detto questo avvicina il viso paffuto a quello di Sofia e le spalma un bel bacio cioccolatoso sulla guancia.
Sofia, spaventata da tanta irruenza, getta il fiore e scappa verso la mamma, lasciando il povero Tommi con un palmo di naso.
Inutile dire c

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: Stella


Elettroencefalogramma piatto

Sapete voi cos'è un'allucinazione? Avete mai avuto un'allucinazione? Io credo proprio di si, anche perchè è un fenomeno molto diffuso a certe latitudini. Mi trovavo sulle rive del Po, a sud di Busto Arsizio, vicino quel ponte che i Romani attraversarono circa 204 000 mesi fa per conquistare le antiche risaie dei barbari, dove si produceva un riso molto particolare, un riso incontenibile, un riso anche amarognolo in certi momenti della giornata. Ero seduto sulla riva e stavo preparando la mia canna telescopica al carboidrato espanso. Avevo legato sulla punta il filo di cylon, con due piombini e un galleggiante di sughero sintetico a mò di filtro. Non ve l'ho ancora detto, io sono un pescatore solo perchè la caccia è troppo facile, e le armi non s'inceppano mai quando tutti ridono e piangono nello stesso istante. Puntai la canna verso il centro del fiume, lì dove l'acqua scorre velocemente come un'autostrada, come la Salerno Reggio Calabria a mezzanotte del 31, sempre se le condizioni meteorologiche sono buone. E poi le grandi opere sono come... così... come dire, pelose? Ma torniamo a noi, l'esca era fresca, il cielo era un velo, il vento era spento... ma che cazz sto dicendo, scusate... ritorniamo sulla riva. Ero accovacciato e assorto, e aspettavo che un pesce abboccasse all'amo, quando ad un tratto vicino al mio galleggiante si affacciò un pesce dalla bocca rossa e dallo sguardo da pesce... ovvio. Mi guardò dritto nelle pupille e mentre si apprestava ad esclamare qualcosa, lo interruppi con un grido poderoso:togliti di lì, che mi spaventi l'esca!!!! Lui rimase in silenzio e poi scoppiò in una risata barbara, la classica risata di una trota inquinata. Aspettai che finisse di ridere e gli chiesi: come ti chiami? E lui: sono il pesce cervello. Dimmi giovanotto, rivolgendosi a me(anche perchè c'ero solo io e altri due o tre spaventapasseri) sei un extracomunitario? Sinceramente mi disturbava un po' il fatto di dover dare spiegazioni e giustific

[continua a leggere...]



d-istinto

Quella mattina si svegliò e si sedette davanti al televisore. Lo fissava con attenzione. Ecco, lo fissa con attenzione. Ancora. Lo stelo è reciso dalla luce soffusa che attraversa le persiane di legno profumato. Il tulipano era stato adagiato in un caleidoscopico vaso di vetro. Accolito accogliere repentino, sbalzo termico tra catodici sfondi, l’essere sfuma in parola, si ritrae la luce come le vele avvolte al manto dell’oleandro pallido. La giustizia non è mai stata umana. La giustizia presuppone l’esistenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La decisione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dipende da un potere costituito. Vi sentite parte di questo potere? Ammettete pure la carneficina, cibatevi di animali inermi, sfiancati dall’inefficacia dell’umanità, alla quale voi non siete devoti né tantomeno dediti. Ammettete la vostra sfacciata ipocrisia, la superficiale vanità, l’ostentata superiorità, l’efficacia dell’onestà, ammettete quel tutto o quel niente che possiate vedere o negare; se il microcosmo vacilla nell’inutile cannibalismo che ne sarà del riflesso macrocosmo? Di uova di luce la ragnatela è ora gravida, scioglie spore instabili il mosaico molecolare, fragranza del frangente sviare dallo svenire, a cumuli torbidi gracchia la sventura, a cocci di coccinelle abbaia il calendario. Sul viale delle foglie secche intanto la nebbia osserva con occhi vitrei il passo silente di uno sconosciuto. È sciogliersi di ombre e affondare di unghie nella carne viva. L’arte risiede nella possibilità di trasmissione per cui la ricezione sia illuminazione. Donare se stessi alla scoperta di occhi sconosciuti che assimilano interrogativi e riflessioni fino a quel momento barricati oltre finestre chiuse. Lo stimolo che devasta l’esistenza per una creazione infinitesimale vale quanto il respiro smarrito dopo un’immersione nel sale. Ora si può danzare o restare immobili nella percezione, l’altalena prevede campi e controca

[continua a leggere...]



24 febbraio

È stato un giorno lungo, lungo.
Ricordo quasi tutto di quel giorno. Stranamente non ricordo emozioni: un giorno senza emozioni, mah strano!
Non ricordo gli odori, posso ricostruirli ma non posso dire se appartenessero a quel giorno.
Era un giorno freddo, ma non ricordo se il freddo mi ghiacciò il naso come fa adesso, quando corro.
C'era la brina ghiacciata sulla macchina?
mmm... probabilmente si.
Penso, ma è una ricostruzione, d'aver preso la macchina per andare a lavoro. Ma perché presi un taxi per andare al concorso?... non lo ricordo; ma ricordo che presi un taxi!
Era più di un mese che dormivo da solo nella mia vecchia camera, e loro due di là soli chiusi a chiave.
Chiusi a chiave tutta la notte, chiusi nel fortino da dove io sono stato sbattuto fuori da forse più di un mese.
Ero anche svenuto dieci giorni prima di notte verso le due mentre ero in bagno da solo: avevo la febbre alta! Quando mi ero risvegliato, in mezzo ad un grumo di saliva viscido e freddo, disteso sullo scalino del bagno avevo visto il vecchio armadio a muro della nonna e lì per lì non lo avevo riconosciuto.
Mi ero spaventato non sapevo dove ero e allora l'avevo chiamata.
C'aveva messo un bel po' ad arrivare, eppure dormiva nella stanza a fianco. Mi ero già alzato e asciugato la bavetta dalla faccia quando è arrivata, ma tremavo tutto per lo spavento e per la febbre: ero nudo!
Non si era spaventata più di tanto, mi aveva rimproverato un po' poi era tornata a letto. Lui, per fortuna, non si era svegliato.
Ero tornato a letto e la mattina dopo avevo chiamato il dottore, la sentenza fu: influenza, banale. A volte i dottori si sbagliano: non era vero era il preludio a quello che sarebbe successo.

Quel giorno era freddo e non ricordo proprio perché presi un taxi per andare al concorso? Il traffico probabilmente. Arrivai ultimo e quando entrai in aula ci fu qualche risatina, qualche "mancava solo lui". Alle undici e trenta si era già sparsa la notizia che qual

[continua a leggere...]



Intreccio tra il bene e il male (quarta parte)

Gaia era sconvolta dalle ingiustificate accuse e spesso si abbandonava a pensieri negativi, che le impedivano di lavorare serenamente, profondo era il dolore represso e la depressione conseguente.
Nonostante la mancanza di prove valide, ci fu il processo in tribunale a seguito del quale fu condannato a libertà vigilata per un anno. Così Gaia rimase completamente delusa, anche se non riusciva a crederci che un ragazzo tanto buono avrebbe potuto compiere una simile azione. Dopo averci riflettuto, tentò di perdonarlo, ma la paura era così potente che non si accorse di trascurarlo spontaneamente. Quando lui si accorse che lo evitava capì che era amareggiata e cercò di giustificarsi spiegandole la situazione, ma lei non accettò nessuna parola e lui scosse la testa con aria ostentatamente mesta dicendo: "Con questo non ho più un tuo giudizio positivo e quindi la fiducia in me stesso, io ti voglio bene e ci tengo alla tua opinione, non posso perdere il tuo amore perché lascerei ogni senso della vita." Lei rispose dicendo: "Mi dispiace io non so cosa dire è una brutta situazione e..." Ma prima di finire di parlare si allontanò velocemente in lacrime e da quel giorno non si videro più per un certo periodo.
I giorni successivi furono malinconici per entrambi, ma la vita continuava accompagnata da acquazzoni temporaleschi. Ogni tanto lavorando in luoghi vicini s'incontravano, ma tra di loro c'era solo un saluto.
Lui si chiedeva e richiedeva se davvero era finita la loro storia, affogando la mente in mille ricordi che avevano in comune. Lei cominciò a interessarsi ai corteggiamenti di Luca e quindi a uscire con lui, anche se non era proprio felice, perché era ancora innamorata di Michele e non lo voleva ammettere neanche a se stessa.
L'appuntamento era sabato sera al cinema, dove videro un bel film d'amore. Gaia era abbastanza serena cercava di divertirsi, ma quando lui tentò di baciarla la sua reazione, non fu piacevole, si arrabbiò molto e gli diede uno sc

[continua a leggere...]

   2 commenti     di: sara zucchetti



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Surreale.