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Racconti surreale

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Il patto con gli stivali

Di tutte le arti, la musica è quella che più facilmente apre tutte le serrature del cuore, finanche le più nascoste, disperde i pensieri molesti, i crucci volontari con cui ognuno si diletta a far della propria vita un tormento, le uggie, le noie, il disappunto, i musi lunghi, tutte quelle cose insomma, senza le quali non riusciremmo a riempir convenientemente le nostre giornate e il più caro dei vezzi ci sarebbe impietosamente tolto: il lamento.
Se brillasse sempre il sole, e tuttavia non vi fosse siccità, se il treno arrivasse in orario, se il traffico non ci ingolfasse il cuore, se il nostro vicino sapesse rinunciare alle potenti scariche di adrenalina che gli procurano i ripetuti attacchi alla nostra tranquillità.. ebbene, neanche in tal caso riusciremmo a esser contenti del nostro stato.
Sapremmo trovare, cavillando a più non posso, insospettabili quanto curiose fonti di fastidio e irritazione, e se proprio la natura o le circostanze rifiutassero ostinate, sapremmo sicuramente inventarne di nuove, scartabellando con astuzia e destrezza tra i deliri che vivono nel segreto delle nostre anime.
Ad esempio, il fatto che in una serata come questa, in cui i poderosi rubinetti del cielo sono stati aperti tutti contemporaneamente e al massimo della loro capacità, così che ne vien giù come attirata da una mostruosa ventosa una quantità tale da affogar pure i pesci... in una serata così, dicevo, in cui già pregustavo il rincantucciarmi tranquillo e sonnacchioso nell'unico angolino tiepido della casa dove la vecchia stufa, tra una fumata e un'esprit di scintille, lavora sodo a cuocer la cena, asciugar i panni e riscaldare le mie povere ossa, mi si chieda di uscire e me lo si chieda con quella finta e taciturna supplica celante una realtà imperiosa e carica di minacce, beh.. è una cosa da non potersi spiegare neanche se si avesse la buona lena di scartabellare armati di pazienza in grado eroico i più nutriti archivi lessicali.
E dove trovare parole in

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Si fa quel che si può (prima parte)

Un tripudio di argenti e calici di cristallo giaceva abbandonato sul tavolo, dove tutto era caos. Un senso di decadenza colse Mary mentre attraversava il salone vuoto, illuminato solamente dalla luce del sole calante. Decadenza? Ma perché, poi? La casata dei Fudgericks era nel periodo di massimo splendore, come sempre. Le persone che pochi minuti prima avevano mangiato lì erano i vari signori del luogo, riuniti per le solite questioni territoriali. Tanto era ovvio che alla fine suo padre avrebbe avuto la meglio.
Le cameriere non erano ancora venute a sparecchiare la tavola; forse erano stanche ed intorpidite anche loro, in quella placida giornata di settembre. Ciò non le importava, comunque: il disordine le era del tutto indifferente. Si sentiva l'unica persona sveglia e frizzante di tutto il castello, in quel momento: aveva grandi cose da fare. Ciononostante, si fermò un attimo ad osservare gli ultimi raggi del sole. Sentiva che, una volta scomparso dalla vista, le sarebbe mancato, e così voleva godersi ogni momento di luce, quando era certa che l'indomani sarebbe comunque riapparso, splendente come sempre. Eppure stava lì a rimirarlo. Aveva poco senso, ma così era.

Mary uscì da lì e attraversò il corridoietto che portava alla saletta dove suo padre e gli altri si erano riuniti per discutere. Più che altro, però, bevevano, fumavano e si insultavano a vicenda. Erano solo bravi a far la guerra, o a non far niente. Si chiedeva se lei fosse stata brava, invece, a discutere, ad argomentare. Chissà ... ma di certo non avrebbe mai sprecato le sue energie per discutere di argomenti così futili come il possedimento di un metro in più o in meno di terra. Primo, nessuno avrebbe potuto mai averla tutta: anche se uno avesse ucciso tutti gli altri, avrebbe posseduto solo la Scozia intera, ma il mondo era grande. Secondo, a che serviva possedere la terra? Non era meglio, semplicemente, viverla?
Ciononostante, aveva l'intenzione di chiedere a quei signori se

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Tema: sto viaggiando nel tempo...

TEMA:
Sto viaggiando nel tempo, vedo scorrere tutto su di un monitor,
e in un qualunque momento, in qualunque posto e tempo, posso
inserirmi... il candidato indichi come, dove, quando e perché


Svolgimento:
Ora che so che posso farlo, ho deciso, lo farò, li cercherò nel tempo, li guarderò dall'alto mentre si corteggiano, mentre lei, vezzosa come non mai lo seduce con un solo sguardo... e lui, marinaio in licenza, imbarazzato ma lusingato al contempo, si liscia la barba, rossa, curata fino alla mania, e ghignando, immagina scenari di amore e di sesso, sì, li seguirò dall'alto li controllerò in ogni loro gesto, sguardo, sorriso, atto, avvicinamento.

E poi? Poi ho deciso, impedirò in ogni modo la loro unione, troverò il sistema per allontanarli, l'uno dall'altra, lui, bene, che se ne torni a governar macchine e motori diesel, nel fracasso e nella puzza della sala macchine, e lei? Che se ne torni nella sua umida e calda e soffocante padania, si, che se ne vada via da questo mare ingannevole che le ha fatto credere la vita possa essere azzurra.

Gira che ti rigira, ho centrato il momento giusto, sintonizzo il monitor, le rotelline sono tutte sincronizzate, anno, mese, giorno, ora, ecco il momento x il momento in cui Vincenzo è pronto a dichiarare il suo amore alla piccola Eolie, il momento in cui, lei, col cuore che le batte a mille, è più che pronta ad accettare la sua dichiarazione e la sua immediatamente successiva proposta di matrimonio. Ecco ci siamo, meno 3, meno 2, meno 1... lui tenendole le mani le sta per dire... ZZZZZZAAAAPPPPP... il raggio laser letale e inesorabile colpisce la scena, crea sconcerto, molti, attoniti, si guardano attorno, non capiscono se un fulmine a ciel sereno o chissà cosa abbia turbato con quel tremendo boato, un tranquillo pomeriggio...
lui, oramai, per effetto della scarica, dimentico di lei, torna lentamente all'approdo, lei, altrettanto dimentica di tutto quanto stava per accadere, sente improvvisamen

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   6 commenti     di: luigi deluca


Diario di una bambina vittima della civiltà indù

Un giorno, anzi l'11 settembre 2002, una bambina decise di partire con suo padre in un posto dove viveva una civiltà indù.
All'inizio la bambina credeva che doveva andare in Cile a guardare gli indù (una razza di struzzi). Ma quando si trovò sul posto capì che non era così. Il fatto è che la povera bambina non sapeva cosa fossero gli indù. D'altronde neanche io lo so. Allora decise di chiederlo a suo padre; nel momento che glielo chiese un leone lo mangiò e un camaleonte gridò: "hanno ucciso il soldato ryan!".
La bambina terrorizzata ritornò da sola con l'aereo dalla mamma ma con sua grande sorpresa vide pure suo padre!
Alla fine ella capì che quello che era stato vittima del leone e che era partito con lei non era suo padre ma uno sconosciuto.

   5 commenti     di: allen leonardo


Il Volo della Fenice

L'uomo era alto e così magro che sembrava sempre di profilo. La sua pelle era scura, le ossa sporgenti e gli occhi ardevano di un fuoco perpetuo che gli avevano regalato il soprannome di "Fenice".
Da Sao Tomè a Rio. Finalmente per lui, unico tuffatore della nazione, la soddisfazione della competizione olimpica. Doveva essere solo una partecipazione simbolica per entrare nella storia dello sport del suo piccolo paese.
Ultimo, ovviamente, dopo il primo tuffo, osò sul secondo l'inosabile. Quintuplo salto mortale e mezzo in avanti.
Voleva passare alla storia come l'unico che l'avesse tentato: riuscirci non era necessario.
Salendo la scaletta sentiva l'emozione che aumentava come la brezza dal basso verso la piattaforma della piscina con l'atlantico immenso di fronte. Sotto di lui non c'erano parole, soltanto rumori come voci sospese.
C'erano ora solo lui e l'oceano infinito.

Il vento caldo aumentava d'intensità. Aspettò ancora un momento e poi si lanciò nella storia.
Un due, tre, quattro, cinque... il vento fortissimo lo sosteneva nel suo sforzo rallentandone la discesa, permettendogli le evoluzioni previste dal tuffo impossibile.
Newton contro Eolo, gravità contro vento ascensionale con l'acqua in attesa del corpo leggero.
Davanti al suo paese, migliaia di sogni distante, ebbe il punteggio più alto mai visto in una gara di tuffi tra l'acclamazione del pubblico carioca.

Non volle esagerare e lasciò la gara dopo quel tuffo.
Si era spento il fuoco che gli ardeva negli occhi.



Sogno Spento - Spento Sogno

La porta si chiuse con un sonoro tonfo alle sue spalle.
"La porta!"
Gli urlò da dietro le pesanti lastre di vetro opacizzato una voce.
"Al diavolo, te e la porta" pensò lui, alzando la mano in cenno di informale scusa verso il provenire delle monotone grida.
O forse questa volta l'aveva proferito ad alta voce? Poco gli importava, ormai era consuetudine quella maledetta corrente, e i suoi momentanei scatti di nervi trovavano sbocco in maniere che non potevano non venire notate, un insulto sarebbe stato il minimo da aspettarsi. Lo sapevano, pensava.
"Quindi, me ne fotto" pensava.
Di sicuro lo sapevano, non poteva essere altrimenti, che lui, ora, da fuori quella porta, si era appena svegliato. Che le loro voci, da familiari stress passavano a un mormorio convulso di ronzante gente, come quella che incroci per strada, non udibili se non facendoci attentamente caso, come per impicciarsi di faccende altrui non importanti e che non sono minimamente rivolte a te. Forse, al massimo, da voltarsi e incrociare con gli occhi quella persona che le ha pronunciate e accorgersi in silenzio che non sono interessanti quanto credevi. Voci da voltarsi e continuare per la propria strada.
Si accese una sigaretta, guardando su un davanzale una foglia secca che rotolava e volava via. E il vento che gli impediva di accendere l'accendino al primo sfregamento, sapeva di bagnato e di buongiorno.
Faceva freddo, era pomeriggio tardo, ma era un bel pomeriggio in cui non aveva niente da fare.
Era divincolato dai normali impegni quali ognuno è costretto a sopperire, ogni giorno, per un pomeriggio. Lasciandosi alle spalle la porta e le preoccupazioni, aveva dinnanzi a se qualche ora senza pensieri; la macchina l'aveva appena ritirata dal meccanico ed era perfetta, a casa sua non c'erano lavori urgenti di riordino e pulizia, pratiche da sbrigare, commissioni, appuntamenti.. niente. Ne di buono, ne di cattivo.
Da poco, era libero da quella gabbia che chiamiamo vita.

In tangenziale,

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   0 commenti     di: G. Von D.


Un giorno vedrai

Era una bellissima giornata d'estate; il lago era riscaldato dal sole che risplendeva e i fiori colorati sul prato profumavano che era una meraviglia, ma lei camminando da sola pensava alla sua triste vita noiosa.
Era una ragazza di diciotto anni di nome FIORDILUNA, viveva in una casa vicino al parco e così portava spesso la sua cagnolina lì a passeggiare, le voleva molto bene ed era l'unica che l'ascoltava piangere con dispiacere, ma purtroppo era un cane e i cani non parlano. Fiordiluna desiderava tanto sentire i suoi pensieri quando lei la guardava con gli occhi teneri e profondi. In quel momento sentì che stava arrivando un temporale, così corse subito a casa per non bagnarsi. A casa si annoiava, aiutò la sua mamma e finalmente il temporale finì, terminarono anche i lavori e visto che c'era il sole, decisero di partire: Fiordiluna, i suoi fratelli e i suoi genitori andarono al mare e iniziarono così le vacanze.
Al mare Fiordiluna si divertiva a fare il bagno, l'acqua era limpida, azzurra e fresca, all'improvviso vide un pesciolino, si avvicinò, ma lui non scappò. Gli disse: " vorresti esplorare il mare con me e conoscere una sirenetta?" Fiordiluna accettò, così andarono sott'acqua e iniziarono l'avventura.
"Che bello stare in fondo al mare!"Vide tanti tipi di pesci che gli sorrisero dolcemente e finalmente arrivarono al castello reale, lì poté conoscere una graziosa sirenetta che aveva una voce meravigliosa, vide lo spettacolo e la sentì cantare. Poi però dovette risalire alla superficie perché la sua mamma, preoccupata, la stava cercando e vedendola si calmò; Fiordiluna salutò il simpatico pesciolino ringraziandolo.
Ad un certo punto vide una barca con un uomo che, con la mano, le faceva segno di raggiungerlo, così si avvicinò e una luce abbagliante le fece chiudere gli occhi, quando li riaprì, vide davanti a sé proprio lui, il suo migliore amico GESU'. Solo lei lo poteva vedere e rimase molto sorpresa, perché era da tanto che deside

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   4 commenti     di: sara zucchetti



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