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Racconti surreale

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Assieme sul pruuu

Stavo davanti alla macchina obliteratrice per convalidare le mie sei ore di lavoro, quando fui preso da una curiosità: vedere cosa ci fosse al di là del piccolo vetro a muro, parzialmente coperto da una tendina.
Svelare quel rebus mi affascinava, d'altra parte se non avessi sbirciato attraverso il vetro, mai avrei potuto conoscere cosa quelle mura celassero.
Così, senza tanti tentennamenti, m'accostai al vetro trasparente e intravidi un'altera figura femminile con le ciocche dei capelli bionde; somigliava a Giovanna d'Arco priva di arco.
All'improvviso, come colta da una misteriosa ispirazione, ella stese le braccia innalzando le punte delle mani verso l'alto, cominciò a fare: pruuu... pruuu... pruuu... come se nel frattempo le sue braccia fossero divenute le ali di un aereo.
In quel suo volo inatteso quanto giocondo, la gioia era tutta la sua forza. "Finalmente ha trovato la sua dimensione!" - pensai.
Lei scorse il mio viso al di là del cristallo, poi, con slancio mi disse: "Vuoi f/salire? Dai che ci facciamo un giro!". L'invito mi piacque, ma al momento di confermare la mia adesione, la mia mente mi fece tornare bambino; mi vidi disteso prono sul dorso della mia donna volante, finalmente leggero, felice, folle!
Sono felice- le dissi. F/semplicemente... domandò cautamente lei. F/Sì, risposi completamente contagiato.
Nella mia infantile inconsapevolezza, stavo per conoscere saperi e sapori che pochi umani fino ad allora avevano sperimentato. Forse la quantità di ossigeno al decollo, forse l'emozione di una nuova esperienza, o forse la vicinanza della donna volante; fatto sta che sentii la mia mente aprirsi come non mai. E allora nell'aria scrissi: E = h f - E IV W e - h f IV W e - F min = W e/h.
"Ho appena enunciato un'espressione di fisica quantistica! Ma io non l'ho mai studiata! Ti rendi conto, fin dove arriva la tua influenza?" le dissi - sopraffatto dalla sorpresa. E lei con l'espressione intelligente, mi rispose: "f/semplicemente?

   1 commenti     di: Fabio Mancini


Il linguaggio del tempo

Tempo oggettivo, cronologico, presente percezione spazio-temporale favorisce l'introduzione
apparente di un racconto di scarsa solitudine... tempo di una volta
- linguaggio della natura,
- linguaggio degli animali,
- linguaggio dell'uomo
linguaggio abituale, conoscenza che distingue e permette sistematicamente la prefazione
in ordine di riflessioni consuetudine dell'universo soggetto al tempo.
Tempo senza eta', l'ingresso del nulla...
tempo introspettivo perso in sottofondo percorrendo inafferrabili ricordi.
Decade l'aria, il vento, misura la figura in conoscenza numeri, lettere, cammino delle
parole, espressione mistico, aberrante composizioni aspetta nel tempo annullando pensieri
scatenanti, annullando il mondo.
<< Tempo rispondi al messaggio della vita >>
<< Tempo rispondi quanti avvenimenti oltrepassano il nostro pianeta >>
<< Tempo rispondi cos'è il filo dell'universo >>
<< Tempo rispondi? >>
Variazioni che costringono al tempo di cambiare senza avvertimenti,
continuazione del momento senza fermarsi,
relazione di forme e colori.
Resistenza del tempo costringe a mordere il silenzio in attesa di quietudine
l'esigenza di perdersi scritto e riscritto non riprende la mente che si spegne in tema di
un racconto povero e inconveniente.
Tempo senza tempo,
tempo percorribile.



La setta (seconda parte)

continua dalla prima parte...
Ciao Lo, bene arrivata. Sei la prima
All’Alano che si stava avvicinando Vi comandò,
Cuccia Rhul.
Immediatamente il cane si sedette sulle gambe posteriori in attesa di nuovo ordine.
Accipicchia che cane, esclamò leggermente intimorita Lo.
Tranquilla è molto ubbidiente, ma vieni entriamo. Le disse precedendola sull’ampia scalinata di marmo.
Lo si guardò intorno: magnifico posto. La giornata era splendida, fresca e soleggiata.
Vi la invitò ad entrare chiedendole se desiderava qualche cosa da bere.
Sì, grazie una coca.
L’enorme sala in cui entrarono aveva le pareti interamente ricoperta da arazzi di ogni fattura e provenienza. Rifiniti in decori dorati, rendevano l’ambiente luminoso e riposante.
Si sedette su un ampio divano ed accettò la bibita offerta, su un vassoio d’argento, dal maggiordomo.
Non poté astenersi dal dire:
Vi, micca male. Ti tratti bene.
Vi, sorridendole le disse:
Non per merito mio, i miei genitori hanno lasciato in eredità a me ed a mio fratello Roberto, oltre a questo castello, un enorme capitale. Siamo proprietari di due banche che gestisce completamente Robby. Praticamente lui si occupa delle entrate, io delle uscite. Nel senso che spendo quello che lui guadagna… Scherzo, il mio compito è di destinare il denaro di cui non abbiamo bisogno a finalità positive. Aiutare i senza tetto, i malati terminali, provvedere all’acquisto di macchinari per gli ospedali ecc…, ma non amo parlare di queste cose. Raccontami di te.
Lo guardò l’uomo. Era proprio un bell’uomo. Occhi verdi, viso regolare, di una dolcezza infinita, fisico non eccessivamente muscoloso, ma ben proporzionato. Sì avrebbe potuto innamorarsi di un uomo del genere.
Quindi, disse lui sorridendole, dove eravamo rimasti?
Lo, non fece in tempo a rispondere che il maggiordomo annunciò l’arrivo di altri due ospiti. Uscirono per accoglierli e videro che erano ancora chiusi nella rossa BMW, guardati a vista da Rhul.
Qu

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   0 commenti     di: cesare righi


Il furto

Cara mamma, ti scrivo perchè questa mattina mi è successa una cosa pazzesca.
Sono stato derubato!
A te certamente farà piacere ricevere questa notizia, ma io sono traumatizzato ed ancora sconvolto da quest'orripilante scoperta. Come ben sai io ormai non mi scandalizzo più per nulla ed è raro che qualcosa possa lasciarmi profondamente turbato, ma posso garantirti che per questa assurda vicenda io mi sono quasi messo a piangere. Ho paura, mi vergogno e non so che fare... ho pensato d'andare in ospedale a farmi fare un controllo se non addirittura recarmi alla stazione di polizia per fare una denuncia per furto, ma in entrambi i casi... farei la figura dell'idiota.
Dopo al traumatico risveglio di sta mattina ho telefonato subito a Sgrencia, la mia amichetta che tu detesti tanto solo perchè è un'esaltata Skin Head stalinista mentre in realtà è una fanciulla dal cuore d'oro, ma non mi ha confortato per nulla, anzi: Mi ha deriso dicendo di smettere di drogarmi. (Mammina, in ogni caso io sono contrario alle droghe, l'unica sostanza chimica che assimilo è la mousse all'ananas della zia Pinuccia).
Vabbè, insomma, ero in crisi e lei non mi è stata per nulla di conforto. Così ho deciso di rivolgermi a qualcuno d'intelligente e colto per chiedere aiuto. Ho telefonato al Krast - te lo ricordi? Era il mio amico delle elementari, quello con gli occhialetti come Harry Potter, che adesso è un bravo studente universitario che s'impegna politicamente per cause anarcoidi- ed anche lui s'è messo a ridere e mi ha detto di rivolgermi piuttosto ad uno psicologo o ad un esorcista.
Ho paura, mi sento sfigurato e mi vergogno ad uscire di casa... non so che fare! Ti prego rispondi in fretta a questa e-mail, ed anche se abiti lontana vienimi a prendere... penso d'essere stato vittima di un atroce sortilegio di magia nera, o peggio ancora... di un maledetto miracolo!
Se m'avessero rubato il cuore avrei sofferto meno.
Mamma... giuro che mi raserò via la cresta, giuro che

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   1 commenti     di: Jessica Tami


La montagna

Una mattina come tante. Sveglia alle 6. 30, alle 7. 00 alla stazione e poi via, a prendere il treno per andare a scuola. Era proprio questo che pensava Gianni, una di quelle solite mattinate di fine marzo, col cielo limpido, e sai che l'unica cosa che ti aspetta è una deprimente interrogazione di latino, che sicuramente andrà male. La scuola di Gianni si trovava in un altro paese, non molto lontano, un 15 minuti scarsi di viaggio. E in quei 15 minuti Gianni, in quella deprimente mattina uguale a tutte le altre se non per il fatto che il cielo era privo di nuvole, decise di ripassare un po'. Era da circa una settimana che c'erano nuvole, che pioveva, che tuonava, e l'unica cosa da fare era stare in casa a studiare... Comunque, partito il treno, prese dallo zaino il libro di latino, e cominciò a ripassare. Che noia... stanco di tutte quelle capricciose desinenze della terza declinazione da mandare a memoria, tolse gli occhi dal libro e guardò dal finestrino. La conosceva bene quella strada, e sapeva che, appena imboccata la curva, poteva trovarsi davanti la montagna, che da tanto non vedeva perché le nubi, nei giorni precedenti, la coprivano totalmente.
La vista della montagna era il momento clou del viaggio. In qualche modo, a Gianni piaceva ammirarla, in quel periodo era appena innevata sulla cima. Guardandola pensava: chissà quant'è distante, chissà quanto sarà alta, chissà da quanto tempo si trova lì... e pensando tutte queste cose il treno aveva già imboccato la curva, e gli occhi di Gianni si stavano preparando alla vista della montagna. Ma evidentemente si era confuso: non era quella la curva giusta, perché la montagna non c'era. Nella curva giusta c'era, su un lato, un albero di ulivo con una particolare forma del tronco. No, si era sbagliato: l'ulivo c'era. E allora perché la montagna non compariva? Cercò meglio: la montagna non c'era. Era scomparsa una montagna! Forse era ancora stordito dal sonno, quindi chiese a quello seduto di fronte a lu

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   1 commenti     di: Aidi Freedom


Tutto è relatico, anche la storia

Svoltai a destra, seguendo l'indicazione per Babilonia. Dopo pochi chilometri di sentiero stretto e fangoso, ecco apparire, dopo una curva ad U, Machu Picchu, in tutto il suo splendore, avvolta strettamente dalle mura bizantine come una maliziosa dama dal corpetto di stecche di balena.
Entrai senza problemi dalla celeste porta di Isthar, mostrando all'ufficiale di guardia il salvacondotto firmato anni prima, in mia presenza, dal mite Gengis-Kahn.
In fondo al maestoso viale senz'alberi né sfingi, scorgevo lo sfavillio degl'occhi di Siddharta, Re dei Re, Sha dei Sha, seduto scompostamente, ignudo e macilento, sul massiccio trono di bambù.
"Vieni avanti, cretino", m'invitò compassionevole.
"Muoviti", gridai a Quixote, il mio obeso ed infedele scudiero,
"hai sentito che Lui ti ha chiamato a sé?"
Quixote, obbediente come già Garibaldi a Filippi,
spirò immantinente.
"Ave Cesare", risposi avanzando lentamente, gambe larghe e solide sul terreno, le mani sul calcio di madreperla delle mie fide Berretta 750 cc., "vediamo chi c'azzecca!"
Da quando aveva sbagliato il tiro ai Mondiali del 562 dopo Shiva, il numero 10 gli pesava sulla schiena come un candelabro di cemento armato.
Siddahrta si abbassò i calzettoni, sistemò i genitali all'interno degli slip griffati, mi guardò fisso nelle palle degli occhi e tirò: in alto volò la sfera qual missile, nel cono di luce della luna, ed ancor oggi gli asciugoni Regina pagano royalties per quell'immagine disperata del fallimento di un credo seguito da milioni di telespettatori.
Lo colpii diritto al duodeno; dalla sorpresa rimase in piedi: così morì Zharatustra, senza dire nemmeno amen.
Tornai sui miei passi e salii sulla mia rossa McLaren: un secco colpo di frusta ed i due cavalli partirono a razzo sulla A1, superando di gran lunga il limite dei 12 km/orari,
Arrivai a casa tutto spettinato e, come al solito, Saffo ebbe da ridire. Non c'è pace tra gli ulivi



PENSIERI SPERIMENTALI

(È il titolo del primo dei capitoli del fascicolo misterioso che mi accingo a leggere.)


Semaforo rosso! Piove.
I tergicristalli oscillano ipnotici.
Il motore, al minimo, fa le fusa.
Un grigio vuoto.
La radio trasmette un concerto di classica; autore “Franz”, direttore “Herbert ”.
La conosco! È di una volgarità rozza, ma ha il potere di sedurmi.
Ben altro sono le opere di “Ludwig”. Razionalmente lo so, ma questa di “Franz” mi rimescola l’animo.
Rosso! Piove.
Perchè non fare quel gioco che inventai da ragazzino?
Ma si! Chi se ne frega.
Accetto l’ipnosi e mi lascio andare al flusso della musica.
Vedo con l’immaginazione e lascio la mente reagire in sintonia con le note.
Ecco il crescendo. Arriva... arriva... ah... un infinito, vertiginoso prato verde... Ecco l’adagio. Ora plano su un maestoso fiume di acqua azzurra.
Riesplode il crescendo... aaaah... mi toglie il fiato. Un esercito immenso emerge da dietro le colline ed invade la pianura.
Pianissimo! Un deserto sconfinato, silente... nobile.
Un senso di languore mi pervade.
Ricordo quando quel giorno, io dodicienne, facendo lo stesso gioco, avevo sperimentato un viaggio usando l’equazione “OLTRE” . Come una infinita matrioska mi ero immaginato il contenitore contenuto nel contenitore che è contenuto... Universi compresi in universi dentro altri universi...
Perchè, adesso, non invertire il viaggio?
Nuova equazione: “ENTRO”.
Inizia il viaggio e la musica diviene remota. Si affievolisce e scompare.
M’immergo in uno spazio turchino privo di riferimenti. Poi, man mano mi vengono incontro figure, sensazioni e odori. Alcune sono percezioni a me note, volti e fatti della mia vita, caposaldi della memoria. Altre mi sembrano inedite, forse risorse del subconscio.
Ad un tratto una di queste figure si rivolge a me.
È me stesso a dodici anni. Capisco che è(sono) in viaggio nella direzione opposta alla mia(sua) da quel giorno del gioco. Co

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