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Racconti surreale

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La fortezza

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   1 commenti     di: Federico Magi


Un vero affare

Era lì, su un banco d'un negozio d'antiquariato della "Rive Gauche" che era ancora umida della pioggia caduta abbondante nella mattinata.
Aldilà dell'argine, la Senna gonfia e potente, appariva come una pennellata d'inchiostro in quel tardo pomeriggio primaverile e, sulla corrente, sembravano danzare miliardi di riflessi come fossero coriandoli.
La "Rive Gauche" è il quartiere degli intellettuali, degli artisti; quella parte di Parigi in cui nacque la Bohéme. Quella parte della Senna che è sempre stata considerata il centro della vita letteraria parigina, o meglio ancora, europea. Lì si trova l'università La Sorbonne e si trova anche l'apice della vita artistica che ancora scorre e si alimenta tra le Rue del quartiere latino e Montparnasse.
Era lì, dicevo, smarrito tra mille altri oggetti antichi, vecchi libri, penne stilografiche e quaderni dalle copertine nere. Alcuni contenevano disegni o testi scritti con una bella grafia in lingua francese e altri, ancora nuovi, che avevano almeno cent'anni.
Il negozio aveva solo una vetrina sulla strada. Un insegna in legno era deliziosamente decorata con il semplice nome di "Les Antiquités de Madame Therese" con lettere dorate su un fondo nero anch'esso incorniciato con un filo appena percettibile d'oro. Non era fissata al muro con viti o sistemi di fissaggio sofisticati, ma solamente appesa a dei ganci con delle piccole catenelle. L'unica vetrina faceva bella di mostra di sei quadretti che contenevano delle stampe di metà '800 nelle quali sfilavano delle signore con vestiti eleganti, copricapo molto chic e ombrellini da sole. Queste stampe erano gli inserti de "La Mode Illustrée", quella che oggi potremmo chiamare "postal market". Le loro cornici erano in ciliegio intarsiato finemente e completate da un passepartout a rilievo color crema. Due applique deliziosamente liberty la illuminavano di una luce gialla e sul piano in basso vi erano orologi da polso e da taschino, accendini, portasigarette e corn

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Anima

"... svegliarsi afflitto dai tormenti di un demone, dai latenti sussulti di un'esistenza prigioniera del tuo IO. Sei tristemente conscio di non esser solo posseduto da quel male, di non essere solo un mero contenitore di un qualcosa di alieno alla tua persona. Lo senti, vivo (sofferente, ma vivo!). Realizzi di non esser più la generosa dimora di una creatura estranea, ma di essere te stesso quella creatura. La senti all'interno delle tue palpebre, nei punti più oscuri delle tue viscere. Sai che c'è qualcosa che inquina i tuoi pensieri, rabbrividisci poi nel realizzare la completa fusione:il tuo pensare e quello dell'ospite indesiderato sono un solo ed unico pensare. Anima più anima, corpo più corpo... fino a rinnegare ogni parvenza di discernimento, fino a non capire più chi tra i due è la vittima e chi il carnefice!
... respirare col suo respiro, contrarsi per i suoi dolori, patire dei suoi desideri peccaminosi. Non sei più ciò che eri: sei (siete!) Vita nuova, giovane miracolo in perenne evoluzione. Non sono più le tue paure, le tue speranze, i tuoi sogni, i tuoi incubi, le tue angosce, le tue vittorie, le tue sconfitte! Tutto attorno s' acuisce: persino i profumi del mondo, talmente forti, adesso, da darti la sensazione di poterli divorare, assaporare, toccare addirittura con le tue mani. Ecco un nuovo inizio: senza un passato, per condannarti ad essere sì un vincente; ma un vincente privo di memoria, privo di ricordi in cui crogiolarsi, privo di "medaglie" di cui potersi vantare. Sei condannato a guardare oltre l'orizzonte, ad aggredire il futuro senza avere un passato in cui consolarti e rifugiarti...".

   2 commenti     di: Duca F.


Una storia d'amore.. ogni tanto ci vuole

PIANETA REFLEX 4
È il 4 giorno di Moveda (aprile, per i terrestri). Sarcino cammina per le vie del borgo di xenox e raggiunge la rotonda. Gli 'amici' stanno organizzando il da farsi per la serata.

Moveda È la festa annuale dedicata all'imperatore markios, morto 2010 anni prima per salvare gli abitanti di reflex, ma nel borghetto è difficile carpire la differenza tra quest'ultima e un giorno come un altro, siccome la monotonia è la gran protagonista.

Sarcino è scocciato, così decide di imboccare la via di casa, camminando con indifferenza e apparente spavalderia.
All'interno sua madre e alcune amiche stanno chiacchierando chiassosamente, e questo di solito per Sarcino è causa di grande rabbia. Per non sentire l'orrenda cacofonia di voci scappa all'interno della sua camera e accende il pc.

Lo stridio continua ad essere forte, così Sarcino, per contrastare l'orda barbarica di donne confabulanti nella stanza accanto, mette su un po' di musica a volume massimo.

Entra nel social network. In testa i soliti dubbi, le sue malinconie e lo scotto che è da sempre convinto di pagare ad una vita per lui ingiusta.

Scorre la lista della chat, ed ecco Iolanda.
Sarcino accenna un ciao. Iolanda risponde. I due non sanno ancora che questo sarà l'inizio di un qualcosa di forte. Iolanda e Sarcino di punti in comune ne hanno davvero tantissimi. Sembra esserci una corrispondenza biunivoca nelle loro menti. E così prende il via una relazione mediatica, che andrà avanti per 2 mesi.

Caso vuole che i due, nei 3 mesi di caldo siderale(per i terrestri, estate) si trovino a stretto contatto, lavorando nel campeggio galattico della zona balneare di xenox, diretto da Ennax, la madre di Sarcino. Col passare del tempo il ragazzo si era innamorato di Iolanda.
Era anche riuscito a vederla, in una festa della contea di tenk. A Sarcino piaceva tutto di Iolanda. Era stupenda, aveva il paio d'occhi più belli che avesse mai visto, e in più con lei si tro

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Lo strano destino

Syd aveva 26 anni, viveva in una remota cittadina del Lazio, la sua casa era isolata, in disparte. Lontana dalla mondanità, appartata nella solitudine e nella quiete. Era una casa coloniale costruita durante il ventennio, possedeva circa14 ha di terreno. Lontana da occhi indiscreti, qui syd poteva sbizzarrirsi nelle sue strane abitudini.

ordine, ordine ed ordine! Continuava ad urlarsi in testa, il soqquadro lo turbava. Ogni cosa a suo posto! Classifica! incasella! Etichetta! Ci sono quei libri horror mischiati con i fantasy! Dannazione! Non ci si capisce nulla! Chie è quell'idiota che li riposti in quel modo? Non andiamo da nessuna parte senza un po' di disciplina! E così continuava a classificare le sue cose traendone un senso di quiete e soddisfazione
Mancava qualcosa? Perché si ostinava ad ordinare le cose? Stava cercando un nonsoche, attraverso quelle azioni? Si era ostinato nella ricerca di un tassello che lo avrebbe reso libero.

Finito di mettere a posto i libri scese giu in cucina, dove sorseggiò un bicchiere d'acqua. Andò ad accendere la televisione. Poche immagini, qualche spezzone di pubblicità, lo spot del cacao che si scioglie nel latte, quello del maggiordomo che serve la signora nella sua limousine. Era tutto così strampalato, egli pretendeva di trovare un filo conduttore tra i vari spot, talvolta lo trovava. Dapprima lo spot del cioccolato, poi quello della crema per i brufoli. Era una congiura? Continue trasmissioni di cucina, dove le pietanze sono fritte e rifritte, seguite da trasmissioni di medicina e salute. bah Rifletteva ed osservava, gli spot erano sempre gli stessi. Nonostante notasse l'evolversi del messaggio, sempre più coinvolgente, sempre più ammaliante. Sebbene avesse sviluppato degli anticorpi potenti, ora anche lui iniziava a farsi incantare dallo shampoo alle erbe. Per i suoi capelli ispide, ricci e neri era l'ideale.

. Si trovava a casa solo, abbandonato prese la sua chitarra e iniziò a suonare. Non era mai an

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   0 commenti     di: Giulio


Il negozio delle maschere degli esseri umani

Mi ricordo ancora che quella sera pioveva molto forte. Uscito dal pub, dopo l' ennesima partita in tivu, una birra di troppo, e tutti gli Eeehh, Oohhhhh, Uuuuuuu, goal! Degli astanti tifosi o curiosi presenti, che mi coinvolgevano meno che niente, tanto ero distratto nel parlare con una ragazza spagnola tifosa del Barça, e lei gioiva convinta, cantando cori..
Uscito senza impermeaile per la via dei Calzaiuoli, a Firenze; la stavo prendendo tutta, l' acqua. E cosi, per riparo mi fermai sotto una tettoia e davanti a me un nuovo negozio. Da quanto lo avevano aperto? L' insegna era strana. Su fondo bianco, sbiadito su scritto in blu "Il negozio delle maschere di esseri umani che bisbigliano pensieri". Certo il negozio era elegante, tutto illuminato, le solite belle signorine come commesse, una luce color azzurro, e il proprietario al pc, sul banco in fondo.
E dentro il negozio non c'erano oggetti, c' erano semplicemente maschere come sagome di uomini, donne, bambini, di tutti i tipi e razze, con diverse sensazioni impresse sul viso. Chi di gioia, chi di sofferenza. Alcuni mi pareva di averli conosciuti personalmentem o visti in televisione. E c'era anche la mia faccia! Che diamine. Che storia era questa?
Entrai d' impeto nel negozio per chiedere spiegazione e subito una commessa mi si presento scultorea, bella.

"Buonasera, posso aiutarla?". Che inquietudine mi prese, aveva occhi come leggesse cio' che stavo pensando, o che scritasse anche angoli remoti della mia mente e pluf, in fondo a una vetrina dove c'era la mia maschera, ne apparse subito un' altra accanto ed ero sempre io, con il sorriso beato. Si avevo pensato che quella commessa era proprio carina, e lei era arrossita al mio sguardo Era talmente bella da sembrare un' angelo. Al che gli chiesi: ehm, mi scusi... potrei parlare con il vostro direttore? "Certo, vada pure! Continuo' sorridendo e invitandomi verso il banco.

E cosi' un po' tremante, un po per il bere, un po' nel

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   4 commenti     di: Raffaele Arena


Lo sguardo altero

Le guardava dall'alto del suo maschio orgoglio. Si accapigliavano le due donne sul pavimento lucido di quella cucina ampia e luminosa della sua casa. Litigavano il suo amore.
Seduto su un pensile, con le gambe penzoloni, si guardava divertito la scena.
Gambe scomposte e quei culi ancora sodi e quelle tette che scivolavano dai push up ma che, nonostante l'inesorabile avanzare degli anni, tenevano ancora, gli ballavano davanti agli occhi. Perché non possederle così mentre si dibattevano, un'idea divertente che lo faceva sorridere.
Quelle si battevano, si battevano per lui, perché lo amavano, con quella faccia dai bei lineamenti che ricordavano le statue greche.
Si battevano sconfitte dal tempo.
Le guardava sgranocchiando delle tristi patatine senza colore.
Un tacco volò alto, ultima effige di una femminilità in pezzi. Si prostravano come belve alla conquista di un fallo, solo per suggere quell'amore, che ormai sembrava relegato ai ricordi di un'adolescenza lontana. Passione e follia nascoste dietro a penne senza inchiostro, tastiere come palpeggiamenti eccitanti.
Non aveva nessuna compassione per quell'ammasso di carni stantie, solo la voglia di giocare, giocare con sentimenti finiti ma lui era un ragazzo, amava sbocconcellare patatine e hot dog, non già tristi minestre, forse un tempo saporite ma ora decisamente fredde e insipide.
E solo uno sguardo dall'alto dominava la scena dell'impietosa e sciagurata fine di personalità, frantumate dietro insane passioni.

   5 commenti     di: silvia leuzzi



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