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Racconti surreale

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piovve al buio

. L'Ira sorride, dall'alto della sua armatura Viola di metallo luccicante.
Regina Gelosia, l'invidia aspetta alle sue spalle, la sua veste Verde fiammante schernisce il manto del prato.
Blu sono le acque che danno la vita e senza scomporsi, tranquillamente comprendono.
Eserciti Turchesi un tempo felici sono schierati l’uno di fronte all’altro, pronti,
ma si chiedono perché il combattimento stia per cominciare.
Il mio Rosso è così spavaldo, fa mostra di trofei di guerra e nastrini d’euforia.
L’Arancione è giovane, pieno di sfida, ma molto precario per la prima uscita.
Il mio Giallo è spaventato.

La mia "zona d'ombra"è un arcobaleno.



Anima

"... svegliarsi afflitto dai tormenti di un demone, dai latenti sussulti di un'esistenza prigioniera del tuo IO. Sei tristemente conscio di non esser solo posseduto da quel male, di non essere solo un mero contenitore di un qualcosa di alieno alla tua persona. Lo senti, vivo (sofferente, ma vivo!). Realizzi di non esser più la generosa dimora di una creatura estranea, ma di essere te stesso quella creatura. La senti all'interno delle tue palpebre, nei punti più oscuri delle tue viscere. Sai che c'è qualcosa che inquina i tuoi pensieri, rabbrividisci poi nel realizzare la completa fusione:il tuo pensare e quello dell'ospite indesiderato sono un solo ed unico pensare. Anima più anima, corpo più corpo... fino a rinnegare ogni parvenza di discernimento, fino a non capire più chi tra i due è la vittima e chi il carnefice!
... respirare col suo respiro, contrarsi per i suoi dolori, patire dei suoi desideri peccaminosi. Non sei più ciò che eri: sei (siete!) Vita nuova, giovane miracolo in perenne evoluzione. Non sono più le tue paure, le tue speranze, i tuoi sogni, i tuoi incubi, le tue angosce, le tue vittorie, le tue sconfitte! Tutto attorno s' acuisce: persino i profumi del mondo, talmente forti, adesso, da darti la sensazione di poterli divorare, assaporare, toccare addirittura con le tue mani. Ecco un nuovo inizio: senza un passato, per condannarti ad essere sì un vincente; ma un vincente privo di memoria, privo di ricordi in cui crogiolarsi, privo di "medaglie" di cui potersi vantare. Sei condannato a guardare oltre l'orizzonte, ad aggredire il futuro senza avere un passato in cui consolarti e rifugiarti...".

   2 commenti     di: Duca F.


Storie folli

Stavo passeggiando a siracusa con mio nonno.
Avevo 14 anni.
Mi stava dando consigli di vita e mi insegnava che dovevo essere educato ed essere una persona onesta, solo cosi sarei andato avanti nella vita.
Alle persone piace insegnare, si credono superiori ma io non mi lasciai abbindolare.
Davanti a me c'era un giovane di trent'anni circa vestito elegante e con una ragazza bellissima.
Stavano discutendo su quale meta scegliere per andare in vacanza.
Da ambizioso com'ero lasciai la mano di quel vecchio che non aveva nulla da darmi e mi fiondai dall'uomo ricco per chiedergli il segreto del suo successo.
Mi disse questo:
<ho rubato e ho fatto tante cose cattive per essere ricco, ora vorrei tanto uccidere tuo nonno tanto posso fare quello che voglio muahaha!>
Scandalizzato scappai da mio nonno mentre la sua ragazza lo rimproverava.
Raccontai tutto a mio nonno.
Lui si arrabbio e mi diede un pugno in faccia.
Quando mi ripresi mio nonno era in mezzo a tante persone che lo volevano uccidere.
Mori alla fine..
Non potete immaginare quanto dolore provai..
Andai a seppellire il suo corpo con due miei amici.
Mentre seppellivamo la carcassa discutevamo su qualche metodo per fare soldi.
Che bello avere degli amici!
Il fetore ci diede cosi sdegno che non finimmo nemmeno di fare la buca, cosi siamo andati in un bar la vicino e ci siamo ubriacati fino a svenire.
Oggi ho 20 anni
Sono davanti a una banca...
I miei due fratelli stavano finendo di controllare i sistemi di sicurezza e le guardie...
Volevamo rapinarla..
Dopo aver finito e discusso gli ultimi dettagli ce ne andammo tutti a casa.
Sono stato a poltrire dalle 10 di mattina fino alle 4 di pomeriggio davanti la tv
Alle 4. 10 sono uscito per farmi un giro in bici e alle 4. 15 sono tornato.
Sono rimasto davanti la tv 18 ore.
L'appuntamento era alle 9. 30 vicino la banca con i miei fratelli.
Mi sono alzato un po scombussolato dopo tutta quella televisione.
L'ansia mi attanagliava, mi stavo sentendo ma

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   0 commenti     di: gianlu3295


Il sogno americano

A Hittingeigh, una piccolissima cittadina in Virginia succedono cose strane.
Non sono io che lo dico ma direttamente lo sceriffo della contea di Hitti Hatto il sergente Gatto, dalle inconfondibili origini italiane. Occhi azzurri capelli biondissimi e mascella quadrata, alto una cifra, il padre altoatesino per cui niente da accepire.
Ma veniamo ai fatti; circa una quindicina di giorni fa arrivo' in paese con un calesse a quattro cavalli a iniezione diretta, una bellissima bionda pure lei, ma non di padre altoatesino ma comunque una topa non indifferente che getto' nello scompiglio l'intera comunita'.
La farmacia del luogo del Dott. Kilter, di origine tedesche ma di mamma pakistana, ebbe un incremento di vendite di profilattici intorno al 320% in piu', questo dato non sfuggi' all'attento operatore di borsa, il Sig Kan Ku Lee di origine cinese, ma ben integrato nella comunita' della contea Hitto Hatto, che opera direttamente in borsa tramite il treid on lain, una complessa tecnologia digitale di cui nessuno, tranne il cinese sapeva capire.
La bionda come venne chiamata si stabili' in una vecchia fattoria, dal nome un po' buffo, Ia Iao.
Alla fattoria succedavano cose strane, gli abitanti della cittadina notoriamente tristi e annoiati, uscivono felici e contenti senza distinzioni di sesso.
Lo sceriffo ando' alla fattoria e chiese i documenti alla gentile signorina e annoto' il nome e cognome nella sua agenda;
Artur Goeff nato a Bolzano, e scopri' che erano paesani. Che piccolo il mondo penso' lo sceriffo.

   0 commenti     di: Isaia Kwick


Plastica

Cosa farebbe se la sua ragazza perdesse un braccio? Io la mia l'ho lasciata. Tanto non ero più nelle condizioni di preoccuparmi del dopo. Sa, solite cose. Ti chiama : ' ma non puoi, c'è qualcos'altro! ' - ' no guarda, è proprio quello ' - ' C'è un'altra ' - ' Ma che dici ' e poi solite cose. Per fortuna è il tipo di conversazione che si fa dopo un tot di giorni, più o meno tre - quattro giorni dopo che hai lasciato perdere tutto. Ma, le ripeto, sapevo già che non sarebbero arrivati quei tre giorni. Vede dottore, ora capisco bene che lei non è nella posizione per godersi un film. Ma faccia uno sforzo.

Oggi ho filmato il mio funerale. Sì, sì il mio. Una roba amatoriale, senza troppe pretese. Avrei potuto farlo fare ad un terzo, che so, quei fotografi che ti fanno il filmino del matrimonio o del battesimo. Effettivamente ci avevo pensato. Sarebbe venuta tutta un'altra cosa.
Montaggio scene, sottotitoli. Che so: titoli di testa, con lo starring, la madre, il padre, la ragazza,
la sorella, il fratello, gli amici, i genitori della ragazza ( 'eh già, gli volevamo un gran bene anche noi, era un secondo figlio' ), parenti, parenti, sconosciuti, anziani.
E poi ovviamente, per ultimo, il fu protagonista.
Poi che so, introduzione. Siamo in camera mortuaria, piano americano, inquadratura sulla madre che piange e si protende verso la salma. Lo zio si slancia per prenderla. Lei si schernisce, ma senza convinzione. In fondo ha ricevuto l'abbraccio che voleva da giorni, possibilmente in pianto.
Son quelle cose che si attendono e si fanno, giusto per dire le ho fatte. Come la pacchiana sigaretta dopo i primi amplessi. Pessimi i miei. Infatti ho smesso di fumare. Lo zio la porta via.
La sorella si avvicina al corpo. Lo guarda, stringe i pugni. È arrabbiata. Lacrima che arriva a mezza guancia, primo piano sulla goccia fino a sfocare, cambio scena con dissolvenza. Suona una canzone con l'organo, è il mio funerale. Niente chiesa moderna, vecchio edificio, buio

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GIARDINO DI DELIZIE

Un giardino di delizie, nel cuore del Punjab, si dilata immenso e fiorito da una dimora di marmi bianchi e guglie dorate.

In uno dei gazebi, prossimo a un laghetto di ninfee e papiri, due corpi nudi, appena bruniti, si confrontano nell'amore.

Rajid, giovane e nobile come i suoi natali, inginocchiato seduto sui talloni, elegante e naturale, contempla estasiato i grandi occhi, due lune di luce coricate su gote piene, di Rama, supina sotto di lui.

Lei, bella, sorriso immenso, languida come il tramonto sulla jungla, danza sinuosa con il bacino, imprigionando il membro del suo amante nel suo ventre di seta.

L'aria è tersa e tiepida sul laghetto.
Improvvisamente una giovane tigre emerge dal buio delle piante, non troppo lontano dall'alcova di Rajid e Rama, si fa sulla riva e si abbevera.

Senza smettere l'amplesso, Rajid, impugna un arco, incocca una freccia d'argento, volge la punta verso la belva e lo sguardo verso la femmina...
nell'orgasmo dei giovani, sospiri amaranto,...
sibilo della freccia... rantolo e ruggito... l'aria calda del Punjab domina su tutto.

Tra le scure fronde Ganescia e Kali danzano un ballo infinito.



Maya nel bosco

Una delle cose più appaganti per me è camminare nei boschi al chiaro di luna. Un po scontato per uno della mia stirpe penserete, e questo è vero. Ma al giorno d'oggi non potete nemmeno immaginare cosa fosse un bosco italiano nell' Alto Medio evo, quanta illusione e fantasia la luna poteva emanare sposandosi con il buio degli alberi. Non mi è mai capitato di vedere un elfo, nè una fata nè altro spiritello del bosco, tuttavia, gli abitanti del luogo mi dissero di guardarmi dalle Janare mentre attraversavo quei boschi, discostandomi dal sentiero.
Janara era un termine locale per indicare una strega, donna avente rapporti carnali con il Diavolo, che teneva i suoi festeggiamenti abominevoli, lontano dagli occhi dei profani e dai roghi infiammati della paura umana.
Non diedi molto credito alle superstizioni di quella gente ignorante, che mai dalla nascita si era allontanata da quella piccola città, e d'altro canto la cosa non toccava per niente il mio interesse, o almeno non più dei lupi affamati; eppure fù in quei boschi intrisi di credenze che avrei passato un anno della mia vita senza allontanarmene.
Inutile dire che nell'attraversare il bosco non mi sentivo solo, ma questo era piuttosto normale, quando l'unica fonte di luce è la luna argentata, tutto il resto può essere intravisto solo con gli occhi dell'immaginazione.
Attorno a me vi era solo il rumore di un leggero venticello che cantava tra gli alberi e due passi di distanza scorsi un fiumiciattolo a sbarrarmi il cammino. Quando l'ebbi attraversato la Luce della luna appariva più intensa, tanto da illuminare quel tratto di bosco come lo sarebbe un parco pubblico nel ventunesimo secolo, e la cosa più strana erano i giochi di luci ed ombre che mai si fermavano, ma continuavano a inseguirsi tra gli alberi fitti.
Improvvisamente sobbalzài nel sentire voci ambigue e d'istinto mi nascosi dietro il fogliame fitto. Poco più in là scorsi chiaramente tre figure femminili che trascinavano il ca

[continua a leggere...]




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