PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti surreale

Pagine: 1234... ultimatutte

Africa

Voterei la mia anima alle fiamme. Scrollerei intere pareti di violette sul letto del fiume e poi, da un'altissima rupe, compierei balzi enormi verso il cielo. - Volare come gli uccelli delle terre d'Asia. Prostrarsi, alla forza del sole. Tamburi! Tamburi la notte e poi fino all'alba, quando i miei occhi si chiuderanno. - È stato l'irruento crepuscolo a svegliarmi dal mio sonno di sabbia. Il mio sogno di deserti. Le tende bianche tese.
Migliaia di mosche sulla mia pelle bruciata. E puzza d'acqua stagnante.
Due denti pendono sul mare. Tre denti dalla mia cintura. E già sorge, di nuovo...

È un Mostro! - urlò da prua. Una bestia ferocissima, inghiotte le onde come piccoli pesci. Vomita coralli e pietre ardenti! - I marinai, povere anime, narrano ai novizi di tempeste invalicabili. Io li osservo dall'alto, appollaiato come un gufo sull'albero maestro. - Giuda! Gridano le donne da terra. - Quando, dalle Alpi, la Signora si apposta nel suo piccolo salotto... Il sole sorge nel gelo. Un'onda altissima di schiuma sparpaglia il villaggio. - È onnipotente! - lamenta all'alba il capitano.
Si rinchiude nel suo vascello dorato. Moriremo su una spiaggia di sassi, ingoiata dall'Oceano.



Se la notte si vuole raccontare

(Brano scritto su canovaccio minore, ma con appoggio maggiore di Opere d'Autore)

Mi hanno fatto molte domande, oggi si dice interviste, nel corso dei millenni. Cercano in me la donna, ma possono trovare l'uomo, come viceversa.
Parlare di me? Che dire che non sia già stato narrato, poetato, scritto, osservato sul mio conto?... vero è che sono state solo parole di uomini, forse imperfette.

" La notte s'era svegliata, come al tintinnio di una sonagliera." (1)

Dall'alba del Mondo, io sono... legata al dinamismo dei pianeti e delle stelle, al movimento della Terra, al suo ruotare. Sono pur io una "creatura"... recita infatti il Libro : " Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre NOTTE, e fu sera e fu mattina: giorno primo" . Esisto, quindi, ancor prima della definitiva separazione delle acque terrestri. Sono colui o colei che suscitò nell'Uomo la terribile domanda " perché il buio? " , costringendolo a trovare un riparo, un nascondiglio, allo spengersi del Sole e all'incedere del Sonno, mio alleato. In natura Notte e Sonno vanno all'unisono. Giorno e Sonno sono una forzatura, un'anomalia. Ne soffre moltissimo l'Uomo moderno.

La mia presenza e il mio colore - il color ombra- sono necessari a rendere nitidi i pensieri e quei fatti che - nelle ore del Giorno - non si distinguono mai nel loro tutto e compiutezza:

" A mezzanotte ancora non dormiva, ma rimaneva in un confuso dormiveglia, il pensiero rivolto ai fatti della vita " . (2)

" Quella notte Matilde non aveva potuto prendere sonno. Il pensiero dominante, che di solito la teneva desta: il matrimonio di Andrea, la vendita di Balizaou e di Cernès l'aveva ossessionata fino all'alba.. l'angoscia notturna non è mai semplice " ( 3)

Così io offro sempre un proscenio, allestisco un palco e vi sospingo l'Uomo. Faccia quello che non può o non sa o non deve fare nelle ore del giorno. E così ... si ruba preferi

[continua a leggere...]



Jean Baptiste

Esistono, al di là della nostra volontà, delle complessità prodigiose, a volte mostruose nelle conseguenze.

Jean Baptiste era uno di quei paradossi.

Un ragazzino biondo e scapigliato come un campo di grano dove il vento ha giocato e danzato.
Il volto lentigginoso, perennemente sporco di terra impastata di umori di frutta. Scalzo.
Le braghe in grado di reggersi da sole.

Spinto da un potente propulsore vitale era l’Attila birichino dei campi e dei boschi si Saint Pierre.
Gli abitanti del nucleuccio di case erano disturbati ma grati a quello spiritello che rivelava a loro la forza meravigliosa della vita.

Io so!

Io so in cosa consisteva la “mostruosità” di Jean Baptiste.
Tutto il suo corpo condivideva la nostra realtà. Sentiva tutti gli indizi della vita.
I suoi occhi no!
Appartenevano ad una dimensione dove il tempo non esiste e tutto è“contemporaneo”.
La dove noi potevamo vedere una landa deserta Jean Baptiste vedeva una folla vitale, dedita a costruire, a demolire, ad amare per poi odiare, vivere e morire in alternanza eterna, miliardi di miliardi di miliardi di sorrisi e di pianti.
Una infinita commedia dell’arte,... di burattini... di lupi di carta, diavoli di acquerello... e angioletti di biscotto.

A volte lo vedevi appoggiato alla staccionata sul limitare dei campi, il mento sulle mani, bearsi e ridere sgranando i suoi inquietanti occhi colore dei laghi di montagna...

Io so! Quanto noi tutti invidiavamo la sua deformità... quanto ci urtava la sua genuina felicità...

Un giorno, Jean Baptiste, cedette alla seduzione di quel mondo che lui solo vedeva e decise di impulso di farne parte per sempre.

Non sapemmo più nulla di lui.

Come ricordo mi rimane il tremore delle mie mani... memori del suo collo.



Alieni

Mentre viaggiava sull'autostrada Lea pensava a tutte quelle giovane donne sparite, le sembrava strano, tutte in quei luoghi che lei stava attraversando, tutte dopo l'imbrunire; aveva paura, sperava di arrivare dalla cugina prima che la luna diventasse alta nel cielo, ma era partita tardi da casa, cercò con la mente il ricordo di qualche motel sulla sua strada, non voleva rimanere da sola, avrebbe affittato una camera per le ore notturne. Ecco in lontananza si intravedeva l'insegna del motel, Lea pigiò il piede sull'acceleratore, desiderava arrivarci il prima possibile, ma all'improvviso la sua macchina non rispondeva più ai suoi comandi, per quando Lea tenesse stretto il volante, la macchina sterzava verso sinistra, ci fu un bel sobbalzo e la macchina, a velocità elevata, scavalcò la cunetta che delimitava la carreggiata e si inoltrò nella boscaglia. Lea teneva il piede sul freno, voleva fermare quell'assurda corsa, ma la macchina non rispondeva ai suoi comandi, il panico si impadronì di lei, non sapeva cosa stava succedendo. lL'auto continuava a viaggiare a zig-zag evitando gli alberi e gli arbusti fino ad una radura dove si bloccò letteralmente, Lea uscì dall'auto, si guardò intorno, che posto lugubre, spianato, senza vegetazione, c'era uno strano odore nell'aria e poi all'improvviso, al centro della radura una colonnina sbucò dal terreno e si innalzava in quella oscurità. Quando tutta la colonnina fu emersa per circa un 2 metri di altezza, emise una luce bluastra che illuminò tutto intorno. Lea si accorse di non essere sola, c'erano altre auto, e donne che come lei si guardavano stupite, Lea ebbe un conato di vomito e istintivamente calo il capo per vomitare, in quel mentre un raggio rosso attraversò tutta la radura investendo con la sua luce tutte le donne. Lea alzò il capo, passò la mano sulla bocca amara come per pulirsi dopo aver vomitato e si rivolse alla donna a lei più vicina, ma guardandola ebbe paura, quella donna aveva gli occhi strani

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: bruna lanza


È arrivato il circo!

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Matteo Costa


La mia aspirazione

Ancora non riesco a capire quello che è successo. Non riesco a capire perche’ mi trovo in questa caverna nel buio piu’ assoluto e perche’ le membra mi fanno cosi’ male. Non posso vederli, ma avverto che ci sono cadaveri qui accanto a me. Tutto è accaduto cosi’ repentinamente che non ho avuto modo di reagire, di scappare, ma tale è la mia frustrazione adesso, che credo tutto sarebbe stato inutile.
Ricordo che mi trovavo nello studio. Era una bella giornata, e molta luce proveniva dalla porta-finestra dalla quale ero entrato. Mi stavo soffermando sulla tela che avevo appena dipinto: da essa dipendeva gran parte del mio futuro sostentamento. All’improvviso ho udito un frastuono proveniente dal soggiorno: sono rimasto ad ascoltare impaurito, finche’ non è cessato. Poi un rumore di passi in avvicinamento: la porta della stanza si è aperta ed io, istintivamente, mi sono schiacciato alla parete. Una donna è entrata, si è guardata intorno e mi ha notato subito. Si è avvicinata e mi ha puntato contro una specie di fucile, con una canna lucida e molto larga. Non ho potuto fare niente: di nuovo il fragore ha riempito la stanza.
Mi sono ritrovato come dentro un vortice, il tempo e lo spazio senza un senso. Non so per quanto ho viaggiato, ma adesso mi ritrovo qua, in questa caverna, sorpreso di essere ancora vivo, ma vivo chissa’ ancora per quanto.
È tutto buio qua dentro, c’e’ puzza di cadavere, e cinque delle mie otto gambe fanno tremendamente male.



Dove ho lasciato le chiavi

La chiave girò, aprendo il portone. Salì i gradini che lo separavano dal suo appartamento lentamente. Nessuno lo aspettava. I suoi orari di lavoro erano insoliti. Turno di notte. Rientrava a casa all'alba. Per le strade non una persona. Si trovò finalmente di fronte alla lastra di legno che lo separava dalla sua tomba letargica. Estraette dal mazzo il suo lasciapassare e fu dentro. Si fece strada fino al letto. Si sdraiò. Chiuse gli occhi e morì. Risorse in tempo per mangiare, quasi come ogni giorno. Non riconosceva più colazione, pranzo, cena. No, pensò, scartando l'ipotesi di un cibo salato. Mangiò una brioche industriale. Mentre intorno a lui negli altri loculi il mondo friggeva, salava, condiva, oliava. Si stese sul divano, aspettando che passassero le ore, o i minuti. Chissà se è questa la mia vita. Vivere quando gli altri dormono, senza conoscerli mai. Ho mai visto uno solo dei miei vicini? Hanno dei figli? Piccoli o grandi? Magari non ho vicini. Per me è come se non esistessero. Questo lavoro mi ha ucciso? Eppure non mi pesa non avere nessuno, e agli altri di me non importa. Non ricevo lettere. Né visite. Se anche venissero non aprirei. Non li voglio.

Gli capitava sempre più spesso di pensare agli altri. Un tempo aveva vissuto in mezzo a loro. Poi Il Lavoro. Tornato a casa non sapeva più dire con esattezza dove lavorasse e in cosa consistesse la sua occupazione. Con la luce non avrebbe trovato la strada. Si sarebbe perso. Non ci provava neanche. Aspettava che la sveglia suonasse per avvertirlo di dover uscire. Aveva tagliato fuori dalla sua vita il tempo. Non c'erano orologi nel suo sepolcro. La sveglia suonava, e lui non ricordava a che ora. Era iniziato tanto tempo fa Il Lavoro.

Accadde: suonò. Si alzò, e uscì. Non si era cambiato prima di dormire. Avrebbe fatto una doccia, poi. La porta si chiuse dietro di lui, imprigionandolo nel pianerottolo con un uomo. Sarà un mio vicino, pensò, speriamo non voglia fare conversazione.

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Giulia Drusiani



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Surreale.