PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti surreale

Pagine: 1234... ultimatutte

Il concilio laico

Prologo

Poche settimane prima di morire, mio padre mi chiese di raggiungerlo nel suo studio, perché doveva parlarmi. Stante la situazione - eravamo consapevoli entrambi che non aveva molto da vivere - ci andai con trepidazione.
Lui era seduto sulla poltroncina di fronte alla sua amata scrivania di jacarandà, ereditata da suo nonno, io mi accomodai sulla sedia che fronteggiava la postazione del computer.
Stanco e dimagrito, cercava di stare seduto dritto, mentre, guardandomi fisso, mi diceva:
"Francesco, devo raccontarti una storia che troverai incredibile. So che mi crederai, perché sai che in genere non racconto favole e perché sai che ora non ho tempo da sprecare."
"Certo, papà," gli risposi, un poco sorpreso, agitandomi sulla sedia."Dimmi tutto."
Lui tacque per un po', quasi a riordinare le idee, poi cominciò:
"Forse ti ricordi il conclave, quindici anni fa, che nominò l'attuale Papa?"
"Si, ricordo," dissi,"mi pare che fu piuttosto lungo."
"Due settimane."Precisò con sicurezza."Due settimane che non ho mai potuto dimenticare né raccontare."
"Anzi," riprese dopo un attimo "prima che me ne dimentichi, ciò che sto per dirti è assolutamente, assolutamente, hai capito, segreto. È stupefacente che in quindici anni nulla sia trapelato ed io te ne voglio parlare ora perché tu non sia colto di sorpresa se invece, in futuro, qualcosa venisse fuori. In tal caso sarai tu a decidere come comportarti. Anche ad Ada non ho raccontato nulla, anche se lei sa che allora qualcosa d'importante mi accadde."
Ada è la seconda moglie di mio padre, anche lei vedova come lui, quando si sposarono.
" Stai tranquillo, papà, terrò ciò che dirai solo per me." Lo rassicurai.
"Bene, allora ecco la storia.", disse, e cominciò a raccontare.

Il racconto

Quel giorno ero sceso in giardino per vedere se era arrivata posta. Mentre ero piegato sopra il muretto per raggiungere la cassetta delle lettere, vidi arrivare lentamente, come se ce

[continua a leggere...]



Generazione Web

Vabbè troppo facile... anno 2008 generazione web!! Lo sanno pure i morti.. che scrivi a fare di web?? Ed infatti nn scriverò di web, ma di uso improprio del web e cioè... da poco sono nati i notebook low cost e l'uso del web come nuovo mezzo di comunicazione è esploso... pensate a skype, myspace ovvio, facebook, meebo, e miliardi di altri in miliardi di lingue.. nn ci sono + periferie, limiti, problemi di alcun genere vuoi parlare con una persona?? Tac eccola...

Bello vero?? In effetti si... puoi continuare a mantenere rapporti con chiunque in ogni parte del mondo stando comodamente in poltrona o a letto anche... un tavolinetto da colazione ed il gioco è fatto...??!?!
Poi esiste gente intossicata di web, nel senso che necessita di googlarsi - cercarsi per vedere se google ti caca - bloggarsi - nn è il mio caso, i veri bloggher sono altri io scrivo solo per una due persone - MOSTRARSI... c'è gente che crea il suo mondo intorno al web in ogni senso, da tutti i punti di vista: sesso, amore, soldi, perversioni, sport, musica.. e basta!! solo web, web web, web...

Sono sincero, ho provato ad essere web slave, sono utente myspace, msn, emule lo uso, nn scarico video, facebook fatto e chiuso... ma ad un certo punto c'è, dopo la novità, qualcosa che nn và. È tutto uguale... tremendamente uguale, e la soggettiva degli altri scompare e la tua si pietrifica alla ricerca del layout + fico o minimal, del modo di chattare + cool e via dicendo... e questo miei cari è l'uso improprio!!

Sarebbe proprio, invece, usare il web per comunicarsi. Ma quanti sono in grado di farlo?? mi sto allenando da qualche giorno e devo dire che si può fare... ma bisogna essere fortunati e trovare un buon trainer.. che ti introduca nel Karma e nel mistero della silicon valley di casa propria -tutti l'abbiamo - e da lì scrutare in noi stessi, trovare il microchip da fondere con la propria webcam, per poi finalmente giungere alla soglia dell'estasi... quando guardando con gli occhi di una

[continua a leggere...]

   4 commenti     di: plinio camello


Morte di un'universitario per colpe non sue.

C’è un palazzo che si staglia, lontano, giù, verso il centro.
Ritto contro la notte, con le sue luci accese lo vedo lungo il bordo destro della finestra. Qui dal mio settimo piano.
Decine e decine di vite si svolgono in quel palazzo. Decine e decine, tutte abbastanza diverse tra loro, tutte piuttosto simili alla fine, se uno ci pensa.
Amore, morte, disperazione, gioia, roba di tutti, che provano tutti uguale, o che tutti provano in maniera diversa ma che chiamano uguale.
Le percepisco, quelle vite: pesanti, ingombranti, sono così se me ne faccio carico, se le vivo e mi faccio vivere da loro. Se le vivo tutte insieme.
Mentre guardo quel palazzo che so grigio, stagliarsi nella notte con le finestre illuminate, con tutte quelle vite che si svolgono come rotoli di spago sotto quelle luci che spaccano la notte, d’improvviso… più non so.
D’improvviso sono a metri e metri di altezza e salgo ancora in ostinata direzione radiale.
Le vite che adesso vedo, che sento, si moltiplicano. Ora sono migliaia, centinaia di migliaia.
Sempre più in alto, vedo la pianura a meridione e le montagne a settentrione e giù ai bordi della pianura distinguo il mare. C’è ancora la linea dell’orizzonte, che piano, mentre salgo, si incurva e ultima mi separa dal tutto.
Mentre guardo giù tutte quelle vite m’invadono la mente.
Le sento, le provo, le vivo, tutte nello stesso istante medesimo. E il loro peso mi distrugge.
Mi riempiono il cuore e la mente e premono perche sono troppe, dentro non ci stanno, mentre il mio torace e il mio cranio in tensione disperati resistono.
Mi vedo.
Sono circondato da luce bianca, in uno spazio senza profondità, bianco anch’esso su una sedia vecchia di scuola con le gambe grigioverdi e il poggia schiena di listelle di legno incollate e pressate. Ho la testa china, che ciondola lentamente.
-Smettetela- penso - smettetela di vivere, non vi sopporto, mi ucciderete-.
E sto salendo ancora, il mondo si allontana.
Le valli div

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Umberto Briacco


Il mio balcone magico...

Ho ricevuto dalla vita un bel dono: un balcone magico. Non è proprio mio, l’ho solo in gestione, ma il potere magico è legato alla mia persona, per cui chiunque si sostituisse a me non otterrebbe le stesse magie.
Perché questa preferenza? Bisogna fare un poco di storia della mia vita. Il destino ha deciso per me una vita errabonda, per una quarantina d’anni ho girato il mondo, da giovane per curiosità, poi per lavoro.
Questo mi ha portato ad avere una base fissa: casa dei genitori prima e poi casa mia, poi altre due case prima di arrivare a questa ultima destinazione. Naturalmente queste basi mi servivano quando ero a Pegli, ma in viaggio le mie dimore alternative erano alberghi, molti dei quali ho frequentato per anni sino a farli quasi assumere lo stato di seconda o terza o quarta casa. Per molti anni, per esempio, la mia seconda residenza era Hong Kong, in alternativa Singapore, poi Capetown, Sydney, Auckland (agli esatti antipodi di Genova)e così via.
Il mio amore per il mare mi ha sempre accompagnato e ho sempre abitato in luoghi dove era possibile ascoltare il fragore delle onde; anche durante i miei viaggi sceglievo con cura i luoghi dei week-end, sempre vicino o sul mare.
Ritirato in pensione, sono venuto ad abitare, per vari motivi personali, nell’amata da sempre isola di S. Pietro, a Carloforte, dove ho avuto la fortuna di trovare un piccolo appartamento munito del magico balcone.
Magico perché mi permette, scattando sempre la stessa fotografia, di ottenere risultati sempre diversi, perché ho un panorama che spazia dall’isola Piana, alla costa del Sulcis sino a Calasetta; magico perchè lo specchio d’acqua davanti a me è pieno di vita e di movimento: via vai di traghetti, navi bulk carriers, yachts, motovedette della Guardia Costiera e pattugliatori della Guardia di Finanza, pescherecci, galanziere e gozzi da pesca, gommoni, gabbiani e cormorani, passeri e rondini, fenicotteri ed aironi di passaggio, storni e colombi.
Oggi, mentre

[continua a leggere...]



Quel sottile filo di schiuma bianca

La sabbia incominciava a scottare forte e lui, a piedi nudi, cercò di camminare sulla battigia, entrando appena e poi uscendo dalle calde acque limpide, varcando ogni pochi passi il confine tra la terra e l'oceano segnato da un sottile filo di schiuma bianca.
Là, oltre quel filo, all'altra estremità e dopo l'orizzonte, andava a posarsi il suo sguardo appena distratto dai pensieri ricorrenti.
Qui, alla sua sinistra, opposto all'oceano e ben saldo alla terra bruciata dalla calura, l'oggi.
Presidente, Presidente! si misero a vociare le due donne attempate grassocce strette nei loro costumi troppo succinti e troppo vivaci, con le facce accaldate sulle quali strani giochi di ombre riproducevano, alterati, gli intrecci di paglia dei loro enormi cappelli da sole.
Presidente!
Si voltò appena. Vergò due foglietti chiari con una biro che una delle due gli aveva porto. La firma attraversò imponente obliqua nitida il piccolo foglio dal basso verso l'alto per tornare in giù con un breve graffio d'inchiostro nero.
Caffè Santucci. Piazza dell'Obelisco... evidenziava la scritta bianca sul dorso blu della biro; il nome della città risultava illeggibile per via degli umori della mano che tante volte aveva impugnato la penna, ma le prime lettere sbiadite che riuscì a decifrare gli permisero di dedurre il luogo dove un tempo era stato acclamato.
Vi si era recato agli inizi della sua carriera.
La piazza era gremita. Le strade di accesso barrate. Viva il Presidente! Benvenuto, Presidente! inneggiavano le voci concitate e i volantini colorati.
Le due facce, sparuto residuo della moltitudine di allora, si allontanarono fino a raggiungere un gruppo di turisti che sonnecchiava sotto l'ombra di un enorme ombrellone di palme.
Per pochi attimi il Presidente aveva di nuovo varcato il sottile filo che lo riconduceva al passato. Oltre la terra che calpestava e di là dall'oceano.
In quello spazio ritrovò le vecchie immagini e le afferrò così come capitavano.
To

[continua a leggere...]



Il feto

Dato il bacio della buonanotte i genitori uscirono, e Manfred rimase solo in casa, come molte altre volte. Quando sentì il rumore dell’auto che si allontanava, scese dal letto e si diresse in camera dei genitori, per guardare la tv. Per un ragazzino di undici anni era decisamente troppo presto per andare a letto: i suoi amici andavano a letto alle undici! Accese la tv e girò tutti i canali cercando qualcosa di interessante.
Ogni tanto tendeva l’orecchio per accertarsi di non sentire i passi dei genitori che salivano le scale e quindi evitare di essere scoperto dai genitori, ma di solito non tornavano prima di mezzanotte, quindi poteva stare tranquillo.
Come al solito, nel momento cruciale della scena, arrivava la pubblicità; Manfred pensò quindi che fosse il caso di approfittarne per andare in bagno. Per cui scese dal letto dei genitori e si diresse verso il bagno.
Mentre tirava lo sciacquone e usciva (naturalmente senza lavarsi le mani) sbadigliò profondamente, chiudendo gli occhi e spalancando la bocca, senza possibilità di impedirlo. “È la stanchezza della giornata, non certo sonno” pensò mentre riapriva gli occhi ed entrava di nuovo nella camera dei genitori. Ma il suo pensiero venne troncato di netto perché qualcos’altro aveva attirato la sua attenzione: la moquette era bagnata, per non dire completamente inzuppata. D’istinto si allontanò dalla zona bagnata e fece due passi indietro. La moquette era impregnata di qualcosa di viscido. La luce che emanava la tv gli permetteva di scorgere i bordi della macchia… Ma non solo. Scorse qualcos’altro per terra che prima non c’era. Una specie di corda lucida, attorcigliata in un punto; da un capo finiva sotto il letto, e dall’altro terminava… con un bambino. Un piccolissimo bambino bianco e lucido, rannicchiato e immobile.
« N… Non può essere… Sto sognando…» sussurrò Manfred, immobilizzato dal terrore. Voleva chiudere gli occhi, per non vedere quel bambino che non poteva esse

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: GozzaGugh


Le conseguenze dell'amore

"Manda il ragazzo, per il caso Ferranti" aveva ringhiato il direttore al caporedattore, "... così..." ma non ero riuscito a sentire il resto. Probabilmente voleva dire che in questo modo si sarebbero liberati - per manifesta incapacità - di un ennesimo pivello. I colleghi me l'avevano detto, che questa era una prassi abituale, in quel giornale: affidare ai novellini un caso disperato. Se ce la facevi, voleva dire che eri proprio in gamba, o almeno che avevi culo, il che non guasta mai, quando si cercano le notizie. Se - cosa molto più probabile - fallivi, avevano buoni motivi per farti fuori.
Io avrei preferito dedicarmi ad altro, ma - come ultimo arrivato - non potevo certo rifiutarmi.
Il caso Ferranti era una storia strana: non si sapeva neanche se definirlo un caso di cronaca o di costume. Ad ogni modo, i fatti erano questi.

Il gestore di un albergo a ore, prospiciente il parco fluviale, aveva comunicato alla polizia che una coppia di anziani, un lui e una lei intorno ai sessant'anni, non erano più usciti dalla camera che avevano chiesto il giorno prima per un paio d'ore, e non rispondevano al telefono. Sapeva bene di rischiare una multa salata per non aver loro chiesto i documenti, ma temeva di andare incontro a guai peggiori se non fosse stato lui stesso ad informare le autorità.
All'arrivo degli agenti era entrato con loro nella camera, dove i corpi dei due amanti giacevano senza vita, nudi, abbracciati, apparentemente senza ferite, con una specie di sorriso sui volti ormai cadaverici; entrambi avevano le labbra aperte, come se stessero parlandosi nel momento della morte. Sul comodino, dalla parte di lei, un pacchetto di sigarette con l'accendino, ma non vi erano cicche nel posacenere e non si sentiva odore di fumo.

Furono fatti subito i rilievi del caso, prima per verificare la possibilità di un assassinio, poi - mancando ogni indizio che potesse portare in quella direzione - di un duplice suicidio. Anche questa ipotesi però non era suffra

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: PIERO



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Surreale.