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Racconti surreale

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Cronaca di un infanticidio

Dei resti umani sono stati ritrovati all'interno di un forno di campagna. Dalle prime analisi visive effettuate del medico chiamato sul posto dalle autorità, è emerso che i resti siano quelli di un bimbo di pochissimi mesi.
Il macabro ritrovamento è avvenuto casualmente, quando un contadino ha aperto il forno per riporvi alcune prede di caccia come da sua abitudine. All'apertura del forno è stato investito da un tiepido calore e da un odore di bruciato, di carne bruciata, insospettito, poiché in disuso da tempo, con la lanterna ha fatto luce e si è ritrovato davanti qualcosa di informe che piano piano si è definita essere un mucchietto di ossa. Era evidente la testolina e ossa varie. Per rispetto della sensibilità del lettore omettiamo altri particolari.
Le indagini hanno riguardato tutte le famiglie della zona, alcuni testimoni hanno riferito di aver visto nei giorni precedenti al ritrovamento, una figura femminile nelle vicinanze del forno, e si sono soffermate poi sulle donne che hanno partorito da meno di un anno. Tutte hanno mostrato il proprio figliolo tranne una. La donna, di nome Klara, era sola in casa con gli altri figli. Il marito assente per lavoro poiché ispettore doganale. Interrogata, la donna ha fatto il segno della croce e poi ha iniziato a pregare. Chiamato il parroco della zona, ha riferito che la donna è una cattolica praticante e, sollecitata dallo stesso ha solo detto che lo ha fatto morire di fame perché quando allattava le tirava l'anima e poi ha iniziato a ripetere a cantilena: "aveva gli occhi del demonio, era il demonio, ho salvato l'umanità". Queste sono state le sue uniche e ultime parole. Si indaga ora sulla morte di altri suoi figli.
Questo fatto di cronaca risale al 1890 ed è avvenuto in un villaggio dell'Austria per l'esattezza a Braunau. Anche allora come oggi c'erano donne che uccidevano i propri figli. Questi sono drammi atroci e bisogna impedire che si ripetano. Bisogna intervenire per prevenire ed aiutare

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I. P. O.( Identified Penetrating Object)

I. P. O.( Identified Penetrating Object)
domenica 23 ottobre ore 12:00
Miriadi di bollicine avvolgevano e carezzavano il corpo di Zada. Le bocchette di erogazione emettevano getti potenti, che massaggiavano la schiena, i piedi e le gambe. L'acqua gorgogliava in un frullo continuo di bolle soffici e leggere. Un idromassaggio rilassante, esaltato dal leggero profumo di muschio bianco che solleticava le narici e dalla musica per pianoforte di Clude Debussy. Le fluttuanti melodie, libere e fuggevoli, rotolavano e tremolavano nel riverbero di tocchi leggeri uniti alla dissonanza oscillante, sostenuta e indefinita dell'armonia del Clair de Lune, Reverie, l'Isle Joyeuse... Risuonavano nelle cuffiette della pen drive, rievocando atmosfere orientali indeterminate e l'umore mutevole del mare. Zada era stregata dalla musica classica e pur non essendo un'esperta la utilizzava come training autogeno per rilassarsi contro l'insonnia e l'ipertensione. Era immersa completamente nell'acqua spumosa. I capelli nerissimi, raccolti e tirati indietro, scoprivano nuda la nuca, morbidamente poggiata sul bordo della vasca. Gli occhi socchiusi e le palpebre volte verso il basso erano l'espressione di un dolce godimento. I ciuffi ribelli ornavano il collo e le orecchie finemente disegnate, donandole un fascino selvaggio e sensuale. Sulla mensola in vetro erano riposti boccette, flaconi e ampolle colorate contenenti ogni sorta di unguenti e profumi. Un'ikebana, composta da una tegola di ardesia sormontata da fronde di felce, rametti di pino e fiori di ribes, occupava uno scaffale di pioppo rosa e si armonizzava con le pareti del bagno rivestite di specchi e piastrelle chiare in ceramica. Zada aprì gli occhi, si tolse le cuffiette e le ripose su uno sgabello, accanto alla vasca. Sollevandosi la schiuma frusciante, incatenata al corpo bruno, lentamente veniva giù, scoprendo i seni sodi e siliconati, impreziositi da due turg

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   0 commenti     di: Rico Staffieri


Care pastorali risposte - Ilario Lampadario, il mistico illuminato

Fino sulla vetta del monte che galleggia sopra le nubi,
sono salito per avere da Lui una soluzione ai miei dubbi.

Al pastore Ilario detto Lampadario ho chiesto di avere una risposta raggiante, che mi illuminasse il perché delle cose che non comprendo, e sono tante.

Lui è un pastore montanaro alla guida di un gregge di pecorelle “protestanti", ovvero disobbedienti, nel senso che sul far della sera all'ovile c'è solo lui : le anime smarrite in giro a pascolare fino a notte fonda per piole e vinerie.

È anche una guida spirituale dalle 100 risposte e dai 1. 000 Euro di onorario.

Svelami costoso Ilario di questa complicata sfera il segreto.


Rappresenta la geometria non euclidea di Lobacevski,
secondo la geniale visione che ne ebbe Maurits Cornelis Escher.
Un mondo di pesci che si infittisce verso il suo bordo,
di cui la densità tende a più infinito al margine del cerchio.

Il professor Roger Pensore dell’univeristà di Oxford ritiene che la geometria di Lobacevskij potrebbe essere realmente valida per il nostro mondo ad una scala Cosmologica, ai limiti delle distanze massime del nostro universo.
Grazie Ilario.
Ora mi è tutto più chiaro.
Quindi se mai mi capitasse di arrivare fino ai confini del nostro universo mi porterò la canna da pesca che là ci sarà fitto di spigole.

Ma ora spiegami, 1. 000€ non sono un po' tantini?
Uno sconticino?



Un giorno a Gotham City

Al Centro di Riabilitazione e di Riconversione Aziendale si respirava un clima di ritrovato entusiasmo: le bianche pareti dell'ingresso sembravano più bianche, i pavimenti rivestiti di rarissimo e sofisticato materiale plastico sembravano più brillanti, la terrazza offriva l'impressione di essere più accogliente con le pareti rinnovate da una vernice eco-terapeutica color giallo pastello, compatibile con le nuove normative ISO 9001 sulla salute dei luoghi pubblici e rassicurante sotto il profilo emotivo.
Il Dott. SonotuttoIo, uno dei capo-reparto del Centro, esibiva un'eleganza inusuale, indossava una cravatta in tinta con l'abito e la sua cute appariva più traspirante del solito. Ma quello che rendeva il Dott. SonotuttoIo un elemento inglobato nel sistema erano senz'altro le sue attitudini, innaffiate da un abbondante sete di potere. Persino la Dottoressa Sotuttanachiappa appariva più sgonfia meno goffa del solito, incedeva con passo leggero e aggraziato, orgogliosa della sua camicetta bianco-latte, acquistata il giorno prima a saldo.
Sembrava una coincidenza che anche la Dottoressa Sorridopuresimmerode fosse vestita allo stesso modo: camicia bianca e pantaloni blu. Entrambe sembravano due farfalle che fuggite dal bozzolo buio e desolato nel quale era state confinate, potevano svolazzare dovunque con la speranza di fare una buonissima impressione a Colui che era atteso. Persino il direttore del Centro, abbandonate le faccende domestiche, aveva un aspetto rispettabile. Tutto sembrava che l'incontro preannunciato, andasse nel migliore dei modi. Verso mezzogiorno, una voce ansimante e precipitosa, annunciò: Stanno arrivando... stanno arrivando...
Fu allora che di colpo i soprabiti si smaterializzarono, le buste dei viveri e dei medicinali sparirono di colpo dalle postazioni degli inservienti. Quando Colui che doveva arrivare, varcò la soglia del Centro di Riabilitazione e di Riconversione Aziendale, seguito da un nuvolo di collaboratori più o meno val

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   4 commenti     di: Fabio Mancini


IL MAGO BABU'

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Il profumo dell'Utopia

Erano arrivati a un punto in cui, superata la periferia e le ultime case contadine, il paesaggio si liberava delle sue ultime impronte umane e si distendeva in incontaminati paradisi campestri.
L'arcobaleno, pur essendo la giornata serenissima, si tratteneva ad accarezzare il cielo quasi non l'avesse più abbandonato dall'ultima antica pioggia.
L'uomo si fermo' insieme alla sua misteriosa compagna.
Qualche uccello cinguettava sui rami degli alberi. Ma per il resto regnava tutt'intorno una calma sinfonia di silenzio.
 Voleva bearsene.
E mentre in questo modo fuggiva i pensieri, un pensiero più ostinato degli altri gli sovvenne. Era stato così occupato e incantato, durante il viaggio, dalle parole e dalla figura che l'accompagnava, che non aveva minimamente pensato di chiederle chi fosse, da dove venisse, dove lo stesse conducendo, quale fosse il suo scopo. Si era fatto trasportare come si fa trasportare un fedele cane dal suo padrone.
E quella sinistra padrona stava in quel momento immobile accanto a lui.
L'immobilità, unita al lungo mantello che copriva il suo corpo-se corpo aveva- e alla maschera variopinta che portava, saccheggiava gli ultimi residui di umanità della sua sagoma.
Ancor peggio, l'uomo si accorse di un fatto insolito: non proiettava ombra e il suo lungo scialle, tremolante al vento, si faceva trasparente ai lembi, tanto che attraverso di essi poteva vedere la porzione di cielo retrostante.
Ma questo mix di stranezze, che si ingarbugliava man mano che la contemplava, non faceva che renderlo sempre più succube del suo fascino enigmatico.
Si accorse che l'amava dell'amore che si prova verso un ignoto che è per metà mistero e per metà strana e inconscia intuizione.
E fu questa oscura passione a spingerlo a fare ciò che fece.
Gli uccelli si zittirono. Il silenzio si fece più silenzioso.
Tutto avvenne molto in fretta e con la velocità da cui si esce da un sogno.
Si avvicinò a lei. L'abbracciò con trasporto...
Si trovò a string

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   3 commenti     di: Aurora


Alieni

Mentre viaggiava sull'autostrada Lea pensava a tutte quelle giovane donne sparite, le sembrava strano, tutte in quei luoghi che lei stava attraversando, tutte dopo l'imbrunire; aveva paura, sperava di arrivare dalla cugina prima che la luna diventasse alta nel cielo, ma era partita tardi da casa, cercò con la mente il ricordo di qualche motel sulla sua strada, non voleva rimanere da sola, avrebbe affittato una camera per le ore notturne. Ecco in lontananza si intravedeva l'insegna del motel, Lea pigiò il piede sull'acceleratore, desiderava arrivarci il prima possibile, ma all'improvviso la sua macchina non rispondeva più ai suoi comandi, per quando Lea tenesse stretto il volante, la macchina sterzava verso sinistra, ci fu un bel sobbalzo e la macchina, a velocità elevata, scavalcò la cunetta che delimitava la carreggiata e si inoltrò nella boscaglia. Lea teneva il piede sul freno, voleva fermare quell'assurda corsa, ma la macchina non rispondeva ai suoi comandi, il panico si impadronì di lei, non sapeva cosa stava succedendo. lL'auto continuava a viaggiare a zig-zag evitando gli alberi e gli arbusti fino ad una radura dove si bloccò letteralmente, Lea uscì dall'auto, si guardò intorno, che posto lugubre, spianato, senza vegetazione, c'era uno strano odore nell'aria e poi all'improvviso, al centro della radura una colonnina sbucò dal terreno e si innalzava in quella oscurità. Quando tutta la colonnina fu emersa per circa un 2 metri di altezza, emise una luce bluastra che illuminò tutto intorno. Lea si accorse di non essere sola, c'erano altre auto, e donne che come lei si guardavano stupite, Lea ebbe un conato di vomito e istintivamente calo il capo per vomitare, in quel mentre un raggio rosso attraversò tutta la radura investendo con la sua luce tutte le donne. Lea alzò il capo, passò la mano sulla bocca amara come per pulirsi dopo aver vomitato e si rivolse alla donna a lei più vicina, ma guardandola ebbe paura, quella donna aveva gli occhi strani

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   3 commenti     di: bruna lanza



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