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Racconti surreale

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L'ultimo Bicchiere

-Ragazzi? Dov'è finita la vocalist?- Continuava a ripetere Florian.
Era quasi tutto pronto per la mia festa di compleanno, compivo trent' anni e i miei migliori amici, Florian e Gudrun, mi avevano letteralmente costretto ad organizzare una festa "come si deve".
Avevo affittato una grande sala, un impianto Hi-Fi da bomba nucleare, un set luci strobo- psichedeliche, prenotato un servizio di catering completo, acquistato litri e litri di alcolici, ingaggiato dei camerieri che portassero bevande ai 120 invitati, un dj che li intrattenesse e infine un'obesa vocalist nera che era scomparsa improvvisamente.
In poche parole Florian e Guldrun mi avevano convinto a prosciugare il mio conto in banca.
-Ragazzi? Dov' è finita quella balena della vocalist?-
Gudrun in luogo alla ventiseiesima insistente riformulazione della suddetta domanda finalmente si pronunciò.
-Che vuoi che ne sappia, Florian? L'ultima volta l'ho vista accanto al dj tracannare l'ennesimo bicchiere di Martini. Dico io: è serio ubriacarsi mentre si è al lavoro?-
Io ero impegnato a trasportare le birre dalla cella frigorifera al bancone delle bevande e l'ultima cosa a cui pensavo era preoccuparmi dell'alcolismo della vocalist obesa, anzi: personalmente una vocalist obesa era l'ultimo desiderio che avrei avuto in occasione della festa del mio compleanno.
Ma Gudrun si era fissata pesantemente, com'era tipico del suo carattere, sull'idea di avere una voce soul che accompagnasse la musica.
-Vado a caricare l'ultima cassa di birra rimasta nella cella. Gudrun, assicurati che tutti i cavi delle luci siano collegati correttamente, invece tu Florian: fottiti!-
Ero sempre amorevole col buon vecchio Florian.
Mi diressi verso la cella frigorifera, prima di aprire la porta presi un lungo respiro visto l'aria gelida che si respirava là dentro. Entrai.
L'ultima cassa di birra era proprio davanti la catasta dei viveri che sarebbero dovuti bastare per tutti gli invitati: quantità interminabili di g

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   0 commenti     di: Gas Disaster


Se ne andò col vento di una sera di maggio

Alba se ne stava seduta sulla sua vecchia altalena della terrazza in una ventosa serata di maggio.
Guardava quel paesaggio che ormai dopo tanto tempo trascorso lì, conosceva a memoria.
Il vento le accarezzava i capelli e intanto piangeva di nascosto.
Non ce la faceva più: era diventata una situazione insostenibile; eppure lui non riusciva a capirlo.
Dopo qualche minuto, arrivò.
“Sono andato da Marco, e gli ho parlato chiaro. Non lascio questo lavoro, è troppo importante per me: ha fatto finta di non sentirmi! È un comportamento assurdo, non che infantile! ”
Ma Alba non aveva emesso fiato.
Poi sentì un freddo invadergli il cuore proprio nel momento in cui l'uomo che aveva amato per anni, prese posto vicino a lei domandandole: “Allora, non ti prepari? Dobbiamo andare fuori e festeggiare l'evento. ”
Alba socchiuse gli occhi e con voce stanca disse: “Non c'è più niente da festeggiare, te ne devi andare via” fece una pausa. “Ti prego. ”
Andrea si alzò di scatto, e iroso disse: “Perché fai così? Non ti accorgi che stai rovinando tutto? ”
Lei si alzò la coperta sulle spalle e si tappò le orecchie.
“Io vado dentro; quando ti sarai chiarita con te stessa, forse riusciremo a parlare. ”
Alba aprì gli occhi e vide che Andrea non era più lì.
Udì il rumore delle onde infrangersi contro gli scogli e questo le fece pensare alla prima volta che si erano incontrati: sulla spiaggia.
Era parte di lei ed era convinta che questo non sarebbe mai cambiato, ma era ora di fare i conti.
A quel punto scosse il capo e si alzò. Si diresse in camera, dove pensava di trovarlo.
Entrò nella stanza da letto, buia, se non per la fioca luce che emanavano le fessure della serranda.
Alba s'impose dinanzi alla porta e domandò: “Sei qui? ”
Dopo poco udì una voce.
“Dove altrimenti? ”
Lei deglutì.
“Dobbiamo parlare, una volta per tutte. ”
“Puoi dirlo forte, non trovo più le mie cose in bagno, le hai spostate tu? ”

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   16 commenti     di: Roberta P.


Un giorno vedrai (quarta parte)

Fiordiluna ed Eric entrarono nel bosco e cominciarono a controllare tutti gli alberi finché alla fine trovarono quello più grande e vecchio di tutti, si avvicinarono e dal buco uscì uno scoiattolo. Fiordiluna allungò la mano per accarezzarlo e vide un altro biglietto con scritto: QUESTO ALBERO È COSI' CHIAMATO PERCHÈ LA MORTE HA PROVOCATO, AI PIEDI DELLA COLLINA DOVE SORGE IL SOLE PUOI TROVARE IL FIORE CAMBIACOLORE.
Andarono alla collina e videro sul prato tanti fiori, ma uno che prima era rosa dopo due secondi divenne blu, viola, giallo e così via continuando a cambiare colore. Vicino al fiore c'era un altro biglietto con scritto: QUANDO AL TRAMONTO IL FIORE ROSSO DIVERRA' IL CASTELLO CON DENTRO IL TESORO DAVANTI A TE COMPARIRA'.
Fiordiluna ed Eric aspettarono un po' di tempo, quando arrivò il tramonto e il fiore divenne rosso, come d'incanto, comparve proprio sulla collina un grande castello.
Entrarono e insieme esplorarono da cima a fondo. Cominciarono con la sala da pranzo, il salone da ballo, le cucine ed erano tutti saloni enormi. Poi passarono alle camere, c'era quella matrimoniale, diverse singole e la stanza degli ospiti, dove non potevano entrare perché era chiusa a chiave. Allora Eric pensò che il diamante fosse proprio lì. Cercò di abbattere la porta con la sua forza e anche Fiordiluna cercò di aiutarlo, ma non ci riuscirono. Così gli venne in mente di aprirlo con una forcina, Fiordiluna gliela diede e lui la infilò nella serratura e dopo un po' di tentativi ci riuscì.
La stanza era piena di mobili cominciarono a cercare guardando dappertutto, ma dopo molte ricerche nessuno dei due trovò qualcosa. Pensarono allora di cercarlo nei sotterranei del castello, un posto che dava i brividi dove c'era la prigione, ma anche lì non trovarono nulla.
Allora salirono in cima alla torre e finalmente appoggiato sopra un cuscino di velluto, trovarono il diamante a forma di cuore e lì vicino un'antica spada, Eric ne rimase affascinato e la prese

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   2 commenti     di: sara zucchetti


d-istinto

Quella mattina si svegliò e si sedette davanti al televisore. Lo fissava con attenzione. Ecco, lo fissa con attenzione. Ancora. Lo stelo è reciso dalla luce soffusa che attraversa le persiane di legno profumato. Il tulipano era stato adagiato in un caleidoscopico vaso di vetro. Accolito accogliere repentino, sbalzo termico tra catodici sfondi, l’essere sfuma in parola, si ritrae la luce come le vele avvolte al manto dell’oleandro pallido. La giustizia non è mai stata umana. La giustizia presuppone l’esistenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La decisione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dipende da un potere costituito. Vi sentite parte di questo potere? Ammettete pure la carneficina, cibatevi di animali inermi, sfiancati dall’inefficacia dell’umanità, alla quale voi non siete devoti né tantomeno dediti. Ammettete la vostra sfacciata ipocrisia, la superficiale vanità, l’ostentata superiorità, l’efficacia dell’onestà, ammettete quel tutto o quel niente che possiate vedere o negare; se il microcosmo vacilla nell’inutile cannibalismo che ne sarà del riflesso macrocosmo? Di uova di luce la ragnatela è ora gravida, scioglie spore instabili il mosaico molecolare, fragranza del frangente sviare dallo svenire, a cumuli torbidi gracchia la sventura, a cocci di coccinelle abbaia il calendario. Sul viale delle foglie secche intanto la nebbia osserva con occhi vitrei il passo silente di uno sconosciuto. È sciogliersi di ombre e affondare di unghie nella carne viva. L’arte risiede nella possibilità di trasmissione per cui la ricezione sia illuminazione. Donare se stessi alla scoperta di occhi sconosciuti che assimilano interrogativi e riflessioni fino a quel momento barricati oltre finestre chiuse. Lo stimolo che devasta l’esistenza per una creazione infinitesimale vale quanto il respiro smarrito dopo un’immersione nel sale. Ora si può danzare o restare immobili nella percezione, l’altalena prevede campi e controca

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Le orme nel bosco

Nella contea di Yellowsrock, il Ranger Willy Haidelberg si apprestava a fare un giro di perlustrazione nelle zone alte del parco, un posto di montagna raggiungibile in un paio d'ore di jeep, alcuni boscaioli il giorno prima, gli avevano segnalato strane tracce sul terreno, non riconducibili a nessun animale del posto. Per trovare il luogo esatto i boscaioli gli avevano dato le coordinate GPS esatte, arrivato nei pressi doveva affrontare una camminata nel bosco di circa mezz'ora, le tracce visibili s'incontravano al termine della foresta, vicino ad una radura che portava ad un lago, più in giu' a valle. Il tragitto lo percorse in due ore esatte, scese dalla jeep munito di macchina fotografica e GPS, e si adentro' nel bosco senza seguire un sentiero preciso, ma solo seguendo le indicazione del GPS, non era facile avanzare la vegetazione era fitta, raggiunse le tracce in quarantacinque minuti, scatto' la prima foto alla orma più visibile e di seguito alle altre meno dettagliate, cerco' di seguire le tracce per vedere dove conducevano, spesso le perdeva nella vegetazione ma riusciva sempre a ritrovarne delle altre, e seguendole raggiunse un casotto abbandonato, dette una breve occhiata all'interno ma niente di particolare richiamo' l'attenzione del Ranger, perlustro' il terreno circostante e noto' le stesse orme più grandi, come che fossero due gli individui, presumibilmente maschio e femmina penso' Willy. Si mise a studiare dettagliatamente questa orma grande e profonda, scatto' varie foto e penso' che il suo amico Joe Santana del fondo per il recupero degli orsi dello stato del Montana, quando visionera' gli scatti sapra' dirle a che animale appartengono. Veramente si sentiva frustrato a non riconoscere quel tipo di impronta lasciato da quel misterioso animale, se di animale si trattava, l'orma pareva di un orso ma aveva un dito in più o un uncino qualcosa che lo rendeva un arto prensile. Continuo' a seguire le tracce che continuavano ben m

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   0 commenti     di: Isaia Kwick


Una folle passegiata.

Amo fare una bella passeggiata dopo cena.
Mi piace camminare.
C’e un uomo però, adagiato sul ciglio della strada a pochi passi da me.
Cammino lentamente. Rallento ancora un poco.
Da una parte le automobili gli passano accanto, quasi sfiorandolo, dall’altra l’indifferenza della gente gli scorre a fianco con assoluta strafottenza.
Le mani sul volto lasciano trasparire una strana sofferenza.
Sembra giovane. Non più di trentacinque anni. Ben vestito.
-Non può essere un barbone – penso.
È sera. Le lampade al risparmio della pubblica illuminazione, cominciano ad emanare fioca luce biancastra che inizia a cadere come minuscola neve sulle spalle dell’uomo.
Non so quale inquietudine mi sospinge, ma decido di fermarmi a osservarlo.
Egli piange.
vedo il suo sguardo penetrare attraverso le dita e osservare il nulla.
Mi fermo. Mi piego sulle ginocchia.
-Qualche problema?- chiedo.
-“chi sei? ” risponde seccato.
-“nessuno” rispondo.
-“ volevo solo sapere se hai qualche problema, amico”
-“cazzi miei! ” risponde scoprendo il viso e puntando gli occhi lucidi verso i miei.
-“volevo solo essere gentile, null’altro.. ” replico dispiaciuto.
-“mia moglie mi ha sbattuto fuori di casa, non è serata amico, lasciami solo”
-“scambiamo due chiacchere? Posso aiutarti, stai male.. ”
-“hey? Ma che cazzo vuoi da me? ” risponde tra le lacrime-

Mi alzo. Sono deluso. Odio l’indifferenza e per questo che vivo solo. L’egoismo indotto è forse l’unica forma esistenziale che mi da protezione.
Decido di non demordere. Voglio Aiutarlo.

-“ Possiamo andare a prendere un caffé. Ti va? ” chiedo accennando un timido sorriso.
“ Basta! ” mi urla in faccia tutta la sua rabbia.
“Lasciami solo! Vattene! ” continua.
Adesso è troppo! Lo afferro per la cravatta.
“hey! Ma chi cazzo sei? ” cerca di colpirmi con un pugno.
Lo schivo.
La luce adesso è più intensa. Le lampade sono ben riscaldate.

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Solo fuliggine

La famiglia Dormilla, lui, lei, la figlia, il figlio e il cane, andò al Multisupermegamercatotecnologicodituttelemarchedatuttoilmondo, poco fuori dalla megalopoli, un super iper mega mai visto Store. Un grattacielo per ogni settore merceologico: quello giallo delle Radio antiche, contemporane e in costruzione da ora al 2025, quello rosa dedicato a televisori antichi, contemporanei e in costruzine da ora al 2044, quello rosso infrarosso con Robot antichi, contemporanei e in costruzione da ora al 2057, di quelli che alcuni modelli ne vedi in giro di già e ti fanno un paiolo così. E ancora il grattacielo verde per telefoni antichi, contemporanei e in costruzione da ora fino al 2068, telfoni fissi, mobili (alcuni portatili ma davvero grandi come un mobile, per gente supermuscolosa) e soprammobili, l'intrasportabile portatile il telecomandato e quello che telecomanda, dal mare, ti prepara il caffè a casa, sperando di non registrare per sbagilio un film sit com americano che di tanti non se ne può più. E comunque l'ultimo trillo ce l'ha sempre lui. Perchè queste date? Non lo so, sono sponsorizzato dal lottoperdisempre. E il ricilco del materiale scartato? Venticinque discariche atomiche più avanti il Mostro mercato che vo a descriverVi.

Destinazione della famiglia Dormilla il grattacielo rosa per i televisori, ogni grattacielo è composto di dieci piani, con tutti i micro settori di tutte le marche possibili, come una fiera permanente, di tutte le aziende immaginate, immaginabili e che saranno trasformate ma che saranno poi un giorno, una sola, ma divise come in scatoloni amministrativi con sede legali in Cina, Honk kong, Corea del Nord e del Sud e Isole dei caraibi. La famosa multinazionale "?" che supera per di miliardi di fatturato tutte le altre multinazionali del mondo, meno quella delle armi, come la "!" o la "XY" la "Colt 38", che così và il mondo, che sembra rotondo ma non lo è. È di nuovo piatto e digitale, sottilissimo come l'ultimo mot

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   0 commenti     di: Raffaele Arena



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