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Racconti surreale

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Dialoghi con Dio (3a parte)

Io= Si sono sorpreso. Non pensavo mai e poi mai che TU potessi piangere.. certo ora ho compreso il perche'?

DIO=Lo so che hai compreso.. ti ho visto piangere di un pianto “Uguale” al mio. Hai percepito attraverso il linguaggio dell' “Amore Reale” chi veramente Io SONO, E CHI TU VERAMENTE SEI..

Io= È un sentimento incredibile quello dell'Amore Reale.. anni fa pensavo che amare il prossimo come se stessi era solo una fandonia creata dal potere delle varie chiese.. una utopia insomma.

DIO= Per molti, anzi per la maggioranza e' ancora una utopia. Certo molti lo credono per fede,
credono ad esempio, senza nessuna analisi in una fede quasi incondizionata in uno dei miei figli illuminati quale e' Gesu' detto il Cristo, ma nella realta' non sono mimimamente capaci di far mutare questa fede in un qualcosa di edificante..
Quel tipo di fede, tranne sporadici casi, si tramuta in una dimensione INEDIFICANTE, e addirittura tragica e terribile.

Io= perche'?

DIO= Perche' percorrere inizialmente questo percorso, questa strada nella ricerca del divino e' tortuosa e difficile in rapporto alla vita che e' stata insegnata tutta incentrata sulla realizzazione e dell'affermazione di se, dell'egoismo e al soddisfacimento della sessualita'.

Io= Si mi rendo conto che una “problematica” sessuale e' alla base e genera tutte le problematiche esistenziali.

DIO= Gia' caro Phil, tutti desiderano il denaro e tanto, non per costruire qualcosa di positivo, ma perche'' si pensa che il denaro e' uno strumento che consente di comprare tutto
Avere potere.
Il potere di comprare ed avere tutto per essere CONSIDERATI.
Vivete in una realta' terrestre in cui vi e' insegnato che la felicita' e l'affermazione e' in stretto legame con i possedimenti. Si desidera tanto il denaro e automaticamente il potere perche' i rapporti sociali sono distorti. Quindi quello che Io ho creato di importanza fondamentale, quali possono essere l'amore e la sessualita', ricadono anche

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   0 commenti     di: Phil Ethasimon


tu!

Ti prego non farmi piangere.
Ti prego, non farlo...
sento già il freddo gelido della paura scorrere veloce lungo la mia schiena...
e quell'odore... l'odore della paura... il mio passato... gli attacchi di panico...
io non piango... non piango... non piango... non so piangere...

<<e ora cos'altro vuoi?>> la mia voce era lontana, insolitamente acuta, ma ferma, forte, sicura...
non sembrava la mia...
<<cos'è quel tono di sfida?>>. Il solito. Non era cambiato. 5 anni. 5 anni erano passati dall'ultima volta che ci siamo visti... ma, a parte qualche pelo in più sul volto, non era cambiato. Lo stesso sguardo limpido di quando aveva 21 anni... gli stessi occhi... profondi e penetranti...
<<bé allora? Non mi saluti? Non ci vediamo da quanto..?! 4? 5 anni?>>... non sapeva proprio contenersi... il solito idiota... il solito stupido... inopportuno, dissacrante, imprevedibile cretino...
<<non ci vediamo da 5 anni... quando te ne sei andato non mi hai neppure detto “ciao”... in 5 anni non una mail, un sms, una telefonata o un biglietto o qualunque altra cosa... niente! Niente! Ora che vuoi da me?>>
La mia voce era forte, rabbiosa, era... era come non mi aspettavo che fosse... era insopportabilmente espressiva... non doveva essere così... non era giusto dargli questa soddisfazione... io non provavo più niente per lui... niente!!!
ma lui... lui ha sempre avuto quest'effetto su di me... non posso mentirgli... non riesco a nascondergli neppure le cose che non so...
d'un tratto, prima che me ne accorgessi, me lo trovai a fianco... addosso...
le sue braccia mi stringevano forte... la mia bocca affondava nella sua spalla... e tutte le lacrime che non sapevo di poter piangere, iniziarono a sgorgare feroci, ad inondare le mie guance rosse...
ora la mia voce era scomparsa... le parole erano sparite... l'odore violento della paura era stato sostituito dal suo di odore... il suo odore... c'era da perdersi... amavo quell'odore... l'odore di casa...
<<se non ti ho

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Spaccato di famiglia

Era una notte buia e tempestosa e l'uomo stava lì fuori in piedi poggiante, con le braccia tese davanti a sé, le mani sulla stretta mensola della balaustra che correva torno-torno per tutto il perimetro dell'ampia balconata così ampia da sembrare quasi un patio-belvedere sopraelevato.
I suoi capelli, indefinibili nel loro colore data l'oscurità pressocchè totale in quel momento, non essendo alleviata neanche dal beneficio d'una pur minima fonte di luce artificiale all'esterno, erano completamente in balìa del vento che dopo essersi infiltrato attraverso la barriera naturale delle chiome dei tanti alberi del bosco-tenuta, non trovava alcun ostacolo in quella zona aperta della casa che consentiva il pieno godimento dell'ammaliante veduta sulla campagna circostante.
Se si era in casa era comune udire in maniera molto nitida l'insieme dei lamentosi bramiti, i tutti vari canti degl'uccelli con l'immancabile bubolare del gufo o il crocidare del corvo, con i monotoni gracidii delle rane ed anche il gagnolare delle volpi provenire dal bosco; insomma tutto il variopinto suono d'una natura vivente e alloggiante a così poca distanza dalla casa.
Tornando al dettaglio del buio che regnava in quella notte tempestosa, a peggiorare tale situazione v'era anche il fatto che la luna non riusciva a far penetrare un minimo del chiarore del suo plenilunio visto che quella sera stanziava dietro uno strato di dense nubi che sin dal secondo pomeriggio avevano velato il cielo. L'uomo comunque, nonostante l'oscurità fuori della sua casa e tutto il vento che furiosamente gli soffiava intorno mandandogli i capelli a svolazzare in tutte le direzioni, rimaneva là immobile in quell'atto d'un meditabondo guardare davanti a sè, come se stesse ammirando qualcosa d'altro che non il buio mugghiante sia per le chiome degl'alberi sollecitate dal vento che per quelle voci della fauna stanziale; la sua camicia bianca, tenuta aperta sul collo, permetteva alle meno timide fra le indis

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La mia formazione della Nazionale

Commissario Tecnico
Giuseppe Mazzini: uomo che più di altri ha fortemente voluto un'Italia compatta contro le sfide europee e mondiali.

Attaccanti
Caio Giulio Cesare e Giuseppe Garibaldi: nei rispettivi campionati hanno dimostrato enormi capacità offensive e una spiccata intelligenza strategica e tattica.

Centrocampisti
Leonardo Da Vinci: dotato di irraggiungibile creatività può organizzare il gioco degli azzurri come nessun regista al mondo; a lui la fascia di Capitano.
Nicolò Macchiavelli: ragazzo difficile, ma assolutamente capace di mettere in difficoltà qualsiasi difesa avversaria impostando trame velenose.

Portatori di palla sulle Fasce
Cristoforo Colombo e Marco Polo: rispettivamente sulla fascia occidentale e orientale, uomini che se gli dici "prendi e vai" sono in grado andare in capo al mondo superando qualsiasi ostacolo.

Difensori laterali
Scipione l'Africano: ottimo il suo lavoro contro l'attacco di Annibale.
Papa leone I: solo lui ha saputo frenare l'invasione di Attila.

Difensori centrali
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: inscindibili compagni di squadra, è sufficiente sapere che in campo c'è il loro senso del dovere per farci sentire tutti più protetti.

Portiere
Sandro Pertini: nessuno meglio di lui, con la sua immensa statura morale e patriottica, ha saputo difendere la libertà stessa dell'Italia.

   6 commenti     di: Pepè


Spiaggia e cadaveri

Davanti a me si stende il mare, nero, riflettendo le stelle come uno specchio.
Il litigio con Marge non ci voleva, non ci voleva proprio...
Non mi ricordo neanche il perché del battibecco, ma ormai poco importa...
Marge non c'è più, è sparita...
Così almeno la pensano gli altri, i suoi "amici" , come quel Dave, con il suo modo altezzoso di guardarmi e quella sua fastidiosa voce nasale... O come Brigitte, quella poco di buono, sempre con quelle scollature esagerate e il trucco da far invidia ad un clown da circo.
Ma io so dove è Marge, è qui, proprio qui, dietro di me, nel portabagagli della mia macchina...
Come ci è finita proprio non lo so, ma è li, che mi guarda con quegli occhi di ghiaccio, ora aperti per sempre, il viso contratto, una smorfia di dolore eterna...
Spengo la radio e scendo dalla macchina, mi accendo una sigaretta e me la fumo scrutando il cielo alla ricerca dell'orsa minore ah, eccola li... poi qualcosa attira la mia attenzione, un movimento, che sia il vento?
Mi giro, ed eccola li, mia moglie, in piedi, i suoi occhi mi penetrano il cranio, facendomi vibrare i timpani e le otturazioni.
Cado in ginocchio, la sigaretta, fumata a metà scivola tra le mia dita ora insensibili e viene portata via dalla brezza marina. Oddio, quanto vorrei essere quella sigaretta!
Cerco di alzare lo sguardo ma tutto inizia a girare e l'oscurità mi avvolge.

Il risveglio è stato brusco.
La visione di mia moglie in piedi di fianco alla mia auto ora sembra un lontano sogno.
Socchiudo gli occhi, il sole sta facendo capolino, quanto sono rimasto svenuto?
Cosa è successo?
Mi alzo di scatto e le ginocchia scricchiolano, rimaste in una posizione scomoda troppo a lungo...
Dove è la mia macchina? La momentanea confusione si trasforma in autentico panico e un'altra domanda prende forma nella mia testa: Dove è finita mia moglie? Marge, che ho conosciuto 13 anni fa e con qui sono sposato da 7, colei che ho trovato morta nel mio cofano una settimana

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   6 commenti     di: David Gruber


Silenzio ad oriente - capitolo II

Il giorno dopo Ascanio era ancora lì, immerso nei suoi più reconditi pensieri, a titubare. Se si fosse immerso nell'avventura allo stesso modo, tutte le ragazze dei suoi sogni sarebbero rimaste colpite da lui come da Giordano. Ma non aveva tanto tempo, doveva andare a lavorare. E così prese svogliatamente lo zaino e si incamminò verso la bottega del padre falegname, sebbene trascinasse a fatica le gambe ancora indolenzite dalla notte. Per strada salutò tutti alzando una mano, e l'unica occasione in cui aprì la bocca fu per sbadigliare. Appena arrivato alla bottega, il vecchio padre Girolamo lo accolse con un sorriso benevolo.
"Ben alzato, figliolo. Ho una sorpresa per te. Guarda chi c'è", esclamò Girolamo raggiante.
In un primo momento Ascanio, per colpa degli occhi ancora parzialmente chiusi, non vide nessuno. Solo un attimo dopo riconobbe l'amico Giordano, che lo abbracciò calorosamente.
"Che ci fai tu qui?" disse Ascanio stupito.
"Ti aspettavo. Ho incontrato tuo padre per strada e gli ho chiesto se per caso tu avessi potuto accompagnarmi. E mi ha detto di sì"
"frena, frena un attimo. Accompagnarti? Dove? Quando? E papà, tu gli hai detto di sì?"
"si, figlio mio. Me la caverò da solo per oggi. Tu vai e pensa solo a divertirti", rispose Girolamo, raggiante.
Girolamo voleva bene ad Ascanio, e non perché fosse il suo primo ed unico figlio. Era un ragazzo d'oro, in fondo, anche al di là delle mille insicurezze. Lo aiutava sempre nel lavoro, ed era sempre disponibile per una chiacchierata, nonostante la differenza di età fosse enorme. Ed ecco perché quando parlava di lui rinasceva, e dimenticava tutti gli acciacchi senili che lo stavano lentamente consumando.
Ascanio però non sembrava molto convinto.
"papà tu non lo conosci. Non sai in che razza di posti è capace di portarmi. No, non si fa niente. Rimango a lavorare con te, abbiamo un sacco di lavoro da sbrigare."
"dai, Ascanio, te lo prometto. Non ci succederà niente", ribatté pr

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   0 commenti     di: Andrea


Che cosa sono?

Sapevo di non essere conosciuto ma nonostante ciò avevo paura di essere scoperto anche perché era la mia prima volta. Ed avevo ancora sete. Sete di sangue, puro sangue. Gli animali erano la mia preda affinché me ne resi conto finalmente della vera potenza che dava il sangue umano. Non sapevo cosa fossì e nemmeno mia madre ne sapeva fino alla sua morte. Lui l'aveva ucisa con tanto sangue freddo e crudeltà che non potevo credere che io ero riuscito a scampargli. Lui era alto, robusto e con un viso senza età ed era mio padre, almeno da quello che mia madre mi raccontò quando avevo 5 anni. Anche io come Lui ero alto e senza età, ma una creatura in forma umana che si nutriva di sangue.
Dopo aver morso quella povera ragazzina ed aver condannato a morte mia madre dovetì nascondermi in una chiesa al margine della città. Ormai non avevo più paura paura delle croci anche perché ogni sera stavo nel cimitero ad ascoltare il mio Protettore. Lui sapeva che ero un figlio del Diavolo mandato a diffondere il Male nel mondo ma io non ne ero ancora a conoscenza finché in una sera se ne uscì con questa discussione.
''Tu sei figlio del Male ma ormai non importa anche perché Dio ha perso la battaglia contro di esso tanto tempo fa. Da quanto vedo sei sorpreso ma è così. Non tutti i parroci vogliono ammetterlo perché pensano che ci sia ancora una speranza ed anche perché verranno bruciati sul rogo, e per un parroco di ''fama'' è umiliante. Tu, come tuo padre sei molto forte e neanche te ne rendi conto, ma non devi ancora nutrirti del sangue umano. Saprai quando sarai pronto. Il sangue umano è pieno di energia vitale e peccati ed è proprio per questo che il Male prospera in questo mondo che da tempo non ha più fiducia in se stesso figuriamoci in Dio.''
Io taci per tutta la notte ed ascoltai le sagge parole del mio Protettore.

   0 commenti     di: anna34



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