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Racconti surreale

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Haridwar

Il sapore piccante nel cucchiaio, il mio braccio, guardo il fiume e un uomo mi fissa, un pugnale, lui si sposta di lato, dimenticato. Gambe piegate e precise il pantalone lungo non stirato, quella polvere diventa un colore. movimenti nel corpo che lavora e sente tutto, tranne l'odore. aspetto. mi alzo e si iniziano a vedere persone che parlano con tante, troppe altre persone e trasportano vestiti e sacchi, le loro gambe deboli trasmettono a tutti debolezza e lo stomaco aumenta di temperatura, due secondi, mi affaccio su quell'altra stradina, spade tagliano la luce e il vapore del respiro smussa gli angoli e sfuma i bordi, socchiude gli occhi e non mi vede. Rituali fatti da centinaia di anni, sempre voi lì macchine pagate da qualcuno che forse una volta nella vita vi osserverà solo per cinque o dieci secondi. chi lancia volti nella mia direzione ora lo sa bene, non riesco a focalizzare, una donna sui 50 i bordi delle labbra appassiti un colore sciolto denti immobili e alle mie spalle diventate fango, il tempo passa e non ho fatto niente, nessuno mi ha insegnato come fare, mani e peli e vene inutili, solo adesso i muscoli si risvegliano e le gambe mi chiedono come continuare, codardo qualcuno gli dice di fare quello che hanno fatto sino ad ora e continua. e la porta chiusa rimane lì al centro della stradina, tutti la vedono e ci passano accanto, come sempre e' stato, è così. La pelle inizia a colarmi dalla faccia e l'angolo della strada è una finestra, ancora sei passi esatti e il piede destro tocca la banchina e i colori ti colpiscono, accecandoti credi di vedere una cosa che non c'è e dentro non senti niente. Bravo. Ora torniamo a casa.

   0 commenti     di: paolo medici


Il gigante che venne dal cielo-parte quarta

Lentamente i piccoli abitanti del villaggio di Zizoro accorsero all'appello degli esploratori e impauriti e tremanti si presentarono ad Alezer che li osservò curioso e molto divertito.
Abian prese la parola e disse: fratelli tutti, questo enorme individuo si chiama Alezer e viene da un mondo lontano e molto più grande del nostro, non è aggressivo è capitato fra noi per un imprevisto.
Relta avanzò fino ad arrivare ai piedi dell'enorme ospite e disse: ti saluto viaggiatore, io sono Relta il sovrintendente di questo villaggio, mi impegno a garantirti la nostra ospitalità, a patto che tu non sia aggressivo e ci tratti con rispetto, come prima cosa desidero che tu ci parli di te e del luogo da dove vieni.
Il gigante rispose con una voce vibrante: come sapete mi chiamo Alezer, io vengo da Rades un mondo molto lontano e più freddo del vostro perché più distante dal suo sole di quanto il vostro pianeta disti dal suo, e sopratutto molto più grande, tanto che per la mia gente voi sareste dei folletti. Io vi parlerò di me e della mia gente, però trovo giusto che prima mi parliate di voi e della vostra vita.
Abian allora si fece avanti e spiegò molte cose ad Alezer circa gli Herserill, disse quanto fosse duro vivere in un mondo pieno di animali più grandi e aggressivi, disse che la sua gente coltivava i raccolti in piccole serre e viveva in piccoli villaggi protetti da incantesimi che impedivano agli animali di entrare, perciò i maghi e tutti quelli che potevano diventarlo erano molto rispettati e avevano un futuro roseo. Disse che alcuni animali come scoiattoli, criceti, lumache, coccinelle, piccole rane e altri potevano essere addomesticati e tornare utili, altri come scarafaggi, topi, zanzare e gatti invece erano terribili. Parlò dei villaggi che erano fra loro indipendenti e avevano governi e usanze propri e si alleavano solo in caso di necessità particolari, ma non era infrequente che sorgessero contrasti; quindi chiese al gigante di parlare a sua vo

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Traffico & morte

Anche oggi traffico!
La musica a palla. Di lato mi vedo superare anche dai pedoni che avevo superato circa dieci minuti fa.
Il caldo che filtra dal parabrezza sembra aumentare d’intensità. I finestrini aperti non fanno circolare l’aria.
Vedo avvicinarsi un camion, sulla corsia opposta, uno di quelli che ad ogni cambio marcia fanno una fumata nera di lato. Mi si avvicina minaccioso e non faccio in tempo a rialzare i finestrini che “wram” mi sgasa proprio all’altezza del viso.
Mi viene da sorridere perché sapevo che sarebbe toccato a me.
Inalo quel gas di scarico che non è poi tanto male anzi mi prende alla testa e mi viene alla mente la morte per inalazione di monossido di carbonio, gas di scarico.
Dicono che sia una morte dolce.
Ti prende alla testa, le cose a te attorno diventano dai contorni mobili ed i rumori sono echi lontani. Perdi il senso dell’orientamento e del tempo. Rimani imbambolato a fissare il nulla. Non controlli più i movimenti del tuo corpo. La saliva inizia a riempirti la bocca e poi a sgorgare in un rivolo. Gli occhi fissi mentre vedi scene di vita passata ripetersi e credi che sia il futuro.
Finalmente la fila davanti cammina. Ingrani la marcia e ritorni al pensare al traffico finchè non si ferma di nuovo.
L’odore dello smog ti prende di nuovo.
Una morte dolce! Ma chi è che l’ha provata per dirlo?
T’immagini qualcuno che fa da cavia e uno con un block notes in mano che scrive le tue reazioni. Indossa un camicie bianco ed un paio di occhiali spessi.
Tornando al rivolo di bava che ti sgorga dalla bocca.
Aspiri profondamente il gas che ti prende ora alla gola, sembra quasi bruciartela, ma è una cosa gradevole. L’odore penetra nei polmoni e te li rende pesanti… affaticati.
Ed intanto sto stronzo che continua a scrivere proprio di fronte al parabrezza.
La testa ormai vacilla non ci sono più forme definite anzi si muove tutto. Dal ciondolo appeso allo specchietto retrovisore al portadocumenti incollato

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Notte insonne

Notte insonne per David, si girava e rigirava nel letto. Il pigiama doveva essersi incagliato nelle lenzuola perché non riusciva a muoversi liberamente. Odiava i pigiami proprio per questo. Scese nel salone, erano esattamente le 00. 00 del 3/1/2008 accese la tv e seguì una trasmissione che parlava di ragazzi disadattati. Si parlava di alcuni stermini commessi da giovani fuori di testa. Riportavano l'esempio di come molti di questi amassero i videogiochi fps, dove il personaggio si ritrovava a dover sterminare quante piu persone possiblile. Ed è proprio qui che scattava la scintilla della follia, poichè il gioco e la morte si sfioravano e scaturivano in fatalità.
Dopodichè parlarono di un ragazzo che come David soffriva di allucinazioni uditive durante la notte. David lo ascoltò con occhi grandi. Questo ragazzo era ora rinchiuso in un manicomio dove gli veniva somministrata una grande quantità di risperidolo, farmaco comunemente adoperato per curare le psicosi. Dicevano che questi fosse un ragazzo intelligente, nonostante intrattenesse dei dialoghi con lucifero ed annessi diavoletti.
La trasmissione si concluse e David tornò a letto. Ora l'orologio segnava le 02. 00 del 3/3/2008. Queste cazzo di batterie!!! Dannazione!!!
La notte ebbe un incubo ; si alzava dal letto e andava in bagno, si guardava allo specchio e rideva, rideva. Crepava dal ridere, lo stomaco gli si contorceva, la mascella gli si tirava fino allo spasmo, l'orologio continuava a segnare le 00. 00 del 3/3/2008 e lui tornato in camera si ritrovava in una stanza con materassi sulle pareti e sul pavimento...

   1 commenti     di: Giulio


Delirium

... chi sei?... a chi appartiene questo volto così soave? Sei verità o inganno? Son cieco e sordo alla comprensione, la mente naviga in un oceano di pensieri indicibili, tutto intorno si dirada... La terra si fonde al cielo, mentre le nubi si lasciano ingoiare dalle tenebre degli abissi e il fango si lascia accarezzare dalla luce di un sole sconosciuto. Chi sei? Cosa cerchi da me?... a voler esser equi nei riguardi di sì tanta bellezza, oserei dire che sei un angelo. Sei tanto bella. E se pure fossi il diavolo, mai mi avevano raccontato che eri tanto avvenente. Nessuno oserebbe opporsi alla tua calda e sensuale tentazione. Io stesso, nemmeno un attimo esiterei a farmi incendiare il sangue dalle tue fiamme infernali. Perché sei ancora qui? Vuoi che io t'ami? Brami il mio corpo, il mio intelletto, il mio cuore scellerato? Non devi... io già t'amo. Già mi scaldo al percepire l'aura della tua persona. Non penso ad altro se non a te. Ogni battito mio è tutto in funzione di te.
Ormai la ragione è in fuga, di più non oso chiedere... né a te, né tanto meno a me stesso. Sogno, realtà, dimensione ignota ad animo umano... Non oso più domandare. Né aspiro a capire, ad aggrapparmi furtivamente ad una qualche risposta. Non c'è più umanità in me, né attorno vive il mondo che conoscevo. Il tempo si cela tra le sibilline verità di un eterno divenire, mentre il passato si lascia ingoiare dal futuro...

   4 commenti     di: Duca F.


Sfida di un acrobata

Ho passeggiato lungo un sentiero tortuoso, fatto di foglie secche e di tramonti appena rubati, cercando compagnia come un sopravvissuto nel deserto in cerca di parole non solo di acqua. Ci sono sorgenti, seppur desiderate, che non dissetano mai abbastanza quando ci sentiamo soli. Camminavo lungo i miei anni, come un acrobata sul filo del tempo, una persona sempre in bilico tra lo spazio reale, così stretto e impercettibile e l’immenso vuoto dell’insicurezza, della fragilità, delle paure, dei sentimenti sempre più forti di me, in grado di soffocarmi nella mia stupida sensibilità.
Con le braccia tese volte all’infinito percorrevo e ancora continuo, il mio viaggio verso mete sempre diverse, spesso sono caduta, mi manca equilibrio tra mente, cuore e spirito neppure la pace interiore mi aiuta, troppo impegnata nell’altalena dei ricordi, alterno passato e presente perdendomi in un tempo che non conosco. Così accade che a volte chiudo gli occhi e continuo il mio spettacolo, senza vedere ma non è coraggio, non voglio illudermi di tanta forza, a volte è meglio non vedere, il mondo è troppo grande per me e le cattiverie sembrano sempre inghiottire le cose migliori. Ad occhi chiusi il mio viaggio è più bello, a volte non sento la tua mancanza, il vento mi abbraccia e non mi sento sola, come uno scudo mi protegge dalle mie stesse angosce. Sento le stagioni sulla mia pelle e quando arriva la primavera non resisto, immagino i colori dei fiori, il sole insistente bussa ai miei occhi, così voglio vedere: Immensi e profumati campi, orizzonti senza fine e cieli innamorati che ospitano ora il limpido cobalto, ora il trionfante arancione.
Dio è stato grande, ha dipinto creando con il cuore, senza impiastrarsi le mani di sangue, i Suoi rossi erano puri, la Sua tela era incontaminata, ha disegnato mari e monti per noi e noi per Lui neppure la pace. Ora cammino saltando giù da filo, voglio sentire la terra sotto i miei piedi senza presunzione, sono una briciola nel

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Elogio di un eroe

Per tutti noi era un fratello oltre che un compagno, un fratello che non esitava a mettere a rischio la propria vita per proteggere quella degli altri. Ho provato a contare le volte che ci ha salvati da morte certa ma ogni volta ho perso il conto. Le nostre non sono quasi mai operazioni rischiose ma è proprio per questo che quando arriva un nemico forte ed inaspettato ci troviamo impreparati. Ricordo la prima volta che abbiamo visto arrivare una di quelle barrette ai cereali, noi che al massimo avevamo avuto a che fare con qualche cornetto un po' duro del giorno prima. Eravamo terrorizzati, avremmo voluto scappare ma la paura ci paralizzava. Fu lui l'unico a gettarsi sul nemico e, dopo una lunga ed estenuante lotta, ne uscì vincitore. Come in tante altre occasioni ci aveva salvati. Ma l'episodio che più di ogni altro dimostra qual era la grandezza del suo coraggio accadde ieri sera mentre stavamo pattugliando l'area circostante l'accampamento. In un primo momento fummo attaccati da una soffice patata al vapore e da alcuni ceci bolliti, nessuno si aspettava che fossero solo un diversivo. All'improvviso, io per primo, urtai contro qualcosa che sembrava fatto di acciaio. Cercai di capire di cosa si trattasse provando a colpirlo ripetutamente. Dall'aspetto sembrava esattamente come tutti gli altri ceci ma non lo era. Solo dopo che la mia corazza fu danneggiata mi resi conto che si trattava del terribile "cece tardivo" caduto accidentalmente in pentola pochi secondi prima di essere scolato. Ero destinato a soccombere quando, nell'oscurità, lo vidi piombare con gli occhi iniettati di sangue addosso a quella sfera durissima. La spezzò in due, poi in quattro, fino a ridurla in una poltiglia informe. Lo vidi voltarsi verso di me per assicurarsi che stessi bene ma un istante dopo si lasciò cadere. Le radici, le sue tre radici erano completamente fratturate. Con le ultime forze che gli rimanevano sollevò la testa guardandomi negli occhi per l'ultima volta prima che i

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   2 commenti     di: bruno



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