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Racconti surreale

Pagine: 1234... ultimatutte

Il professore

Insegnare ai giovani d'oggi è sempre più difficile, sono svogliati, fannulloni e pensano solo al divertimento. Ai miei tempi non era così, si studiava sodo e se prendevi un brutto voto ti toccavano le botte! Mio padre è sempre stato molto severo con me, altro che serate in discoteca, e altro che psicologi che diagnosticano disturbi comportamentali allo studente per giustificare la poca voglia di impegnarsi!

Già li sento dal corridoio, basta un minuto di ritardo dell'insegnante ed ecco che schiamazzano peggio che in un pollaio. Al mio arrivo si zittiscono e si mettono tutti composti. I miei studenti mi odiano, ma al contempo mi temono perchè con me hanno solo da rigare diritto.
Poso la valigetta e guardo il registro per gli eventuali assenti. Alzo lo sguardo, nessuno posa i propri occhi su di me, sono tutti con lo sguardo basso rivolto ai libri. Adoro fare questo effetto a questi poco di buono.
Mi giro alla lavagna e prendo il gesso per cominciare a scrivere gli argomenti della lezione di oggi che dovrò far entrare nelle loro zucche.

- "Rimbambito!"

Mi giro si scatto. Chi si è permesso? Non ho riconosciuto la voce. Guardo le loro facce una ad una e sembrano tutti non capire questa mia reazione così fulminea. Di sicuro si sono organizzati per farmi uno scherzo. Riprendo a scrivere restando questa volta di lato rispetto la lavagna in modo tale da poterli vedere.

- "Pecorone!"

Ora è troppo!
"Chi è stato?!" urlo, ma ancora non ho riconosciuto la voce. Mi guardano attoniti e spaventati.

- "Deficiente!"

Stessa voce, ma questa volta veniva dal corridoio, vuoi vedere che sono talmente stressato da non capire più da dove viene un suono? Apro la porta ma nel corridoio non c'è nessuno, chiunque fosse è già scappato.

- "Sei un analfabeta"

Di nuovo? E questa volta in coro, dal cortile! Rientro in classe, corro alla finestra ma non vedo nessuno.

- "Sono qui idiota"

Da sotto la cattedra?! Nessuno!

- "Imbecille!"

Da dietro

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   2 commenti     di: Jeffry


Paesotto Globale

Paesotto Globale:

C'era, tanto tempo fa, un pianeta grande come un villaggio, o forse un villaggio grande come un pianeta.
In questo villaggio tutti gli abitanti erano immortali. Gli anni passavano e loro rimanevano sempre gli stessi. Ecco perché ormai, gli abitanti del pianeta si conoscevano alla perfezione. Conoscevano le proprie manie, le proprie abitudini, i propri problemi di salute.
E così tutti i concittadini sapevano che alle ore tre e un quarto del pomeriggio la signora Jones sarebbe uscita sul balcone per starnutire sonoramente.
Così come sapevano del signor Chang, che ogni settimana, il lunedì sera portava a spasso la moglie, la signora Chang, lasciando a casa i due bambini Kim e Lin con la signora Bouvier, la nutrice.
Tutti si conoscevano alla perfezione, insomma, ed avevano imparato a rispettare l'uno gli spazi dell'altro. Ad andare d'accordo fra di loro. A sopportarsi a vicenda.

Quand'ecco un giorno accadde un fatto strano.
La signora Risoni, della palazzina dell'emisfero nord zona sinistra, diede alla luce un figlio.
Fatto sconosciuto su quel pianeta, la cosa venne vista con garbato sospetto dal resto degli abitanti, che si mostrarono sconcertati sì dall'avvenimento, ma anche sufficientemente socievoli e bendisposti da acconsentire che il nuovo venuto si insediasse sul pianeta, prendendo possesso degli spazi che meritava. Il signor Grisoni fu felicissimo del fatto, ma fu anche l'unico ad esprimere un pensiero di cui anche gli altri abitanti erano portatori ma non osavano confessare.
Disse:
"Ma se arriveranno altri bambini. Se nasceranno altri figli, non ci sarà più spazio. Noi dove andremo?"
La platea - ma sarebbe più corretto parlare di stanzetta - rumoreggiò. Un brusio di approvazione.
E presto iniziarono a dibattere, i complanetari.

Di lì a pochi giorni il piccolo Grisoni era cresciuto e diventato un giovane Grisoni. Nessuno se ne stupì, giacché quello era il primo figlio di tutto il pianeta, e che crescesse in fr

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   1 commenti     di: simone regolo


Si fa quel che si può (prima parte)

Un tripudio di argenti e calici di cristallo giaceva abbandonato sul tavolo, dove tutto era caos. Un senso di decadenza colse Mary mentre attraversava il salone vuoto, illuminato solamente dalla luce del sole calante. Decadenza? Ma perché, poi? La casata dei Fudgericks era nel periodo di massimo splendore, come sempre. Le persone che pochi minuti prima avevano mangiato lì erano i vari signori del luogo, riuniti per le solite questioni territoriali. Tanto era ovvio che alla fine suo padre avrebbe avuto la meglio.
Le cameriere non erano ancora venute a sparecchiare la tavola; forse erano stanche ed intorpidite anche loro, in quella placida giornata di settembre. Ciò non le importava, comunque: il disordine le era del tutto indifferente. Si sentiva l'unica persona sveglia e frizzante di tutto il castello, in quel momento: aveva grandi cose da fare. Ciononostante, si fermò un attimo ad osservare gli ultimi raggi del sole. Sentiva che, una volta scomparso dalla vista, le sarebbe mancato, e così voleva godersi ogni momento di luce, quando era certa che l'indomani sarebbe comunque riapparso, splendente come sempre. Eppure stava lì a rimirarlo. Aveva poco senso, ma così era.

Mary uscì da lì e attraversò il corridoietto che portava alla saletta dove suo padre e gli altri si erano riuniti per discutere. Più che altro, però, bevevano, fumavano e si insultavano a vicenda. Erano solo bravi a far la guerra, o a non far niente. Si chiedeva se lei fosse stata brava, invece, a discutere, ad argomentare. Chissà ... ma di certo non avrebbe mai sprecato le sue energie per discutere di argomenti così futili come il possedimento di un metro in più o in meno di terra. Primo, nessuno avrebbe potuto mai averla tutta: anche se uno avesse ucciso tutti gli altri, avrebbe posseduto solo la Scozia intera, ma il mondo era grande. Secondo, a che serviva possedere la terra? Non era meglio, semplicemente, viverla?
Ciononostante, aveva l'intenzione di chiedere a quei signori se

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Sragionatamente

Stamani sono uscito dai gangheri e montando su un cavallo matto son partito a tutta birra per andare in bestia, ma vedevo tutto rosso e così ho perso le staffe, e poi la tramontana e finanche la bussola, e in ultimo smarrii il lume degli occhi, così che inciampai nella pietra dello scandalo e mi ritrovai in un mondo in bianco e nero, ma dove il bianco era nero e il nero era bianco, dove le auto strombazzavano sottovoce, la pioggia cadeva così dolce che ne bevvi subito un sorso, gli sciocchi parlavano gratis, e le onde del mare erano così alte come non s'erano mai viste, la televisione annunciava ai quattro venti di essere stata truffata, ma quelli continuavano a soffiare forte da squassarle il tubo catodico, un passante sfilacciato mi chiedeva perchè aveva perso l'autobus, e m'appellò beato perchè non capivo niente.
Io, che non amo far le cose di nascosto, sentii l'ansia che cresceva a casaccio, e cercai di svignarmela procedendo tastoni, quando un pacco mi fu recapitato, e io che avevo le labbra ormai arrostite dal freddo, nonostante avessi studiato una bella poesia sottovoce, per non disturbare i rimproveri della mamma che rimbombavano da un capo all'altro del mondo, cercai ancora di svignarmela tastoni, così a tastoni che mi ritrovai in un teatro così pieno che fu impossibile uscirne se non dopo il roboante applauso finale al cantante, che cantò così male che gli si squarciò il petto.
Mi rammentai del compito! Ma lo trovai difficile, così difficile che mi venne il mal di mare: tuttavia ritornai sui miei passi camminando a ritroso, così inciampai col tallone nella pietra dello scandalo, ritrovai il lume degli occhi e più in là la bussola, riacciuffai la tramontana, recuperai le staffe, rividi ogni colore, montai su di un cavallo alato e rientrai nei gangheri.



Non c'e' pace tra le fiamme

No, vede appuntato, la cosa è andata così. Sono andato al pub, quello nella piazza là del centro, con il televisore che lo puoi vedere anche all'aperto. Che distratto e sovrappensiero com' ero mica me lo ricordavo che era li'. Mi siedo a un tavolino di spalle al video e subito da dietro di me: "Si sposti, per favore, non vedono la partita!" Mi ha parlato direttamente il telecronista! Da non credere! Si, colui che stava per commentare l'incontro di calcio di cartello del campionato della serie A pum, della nostra fu nazione, si. Per reazione, di istinto mi è scappato un colpo leggero con il gomito verso il televisore, che ha oscillato, e purtoppo non è caduto. Sarebbe stato meglio. Il camerirere sull'entrata del locale si è avvicinato per chiedermi cosa volevo ordinare, e mi ha invitato a mantenere un contegno più educato nei confronti dei clienti e anche del televisore. Si sà, chi rompe paga. E sarebbe stato meglio lo avessi rotto quel televisore: il telecronista mi aveva palesemente provocato. Anche una signora italo-americana davanti a me mi ha fatto l'occhiolino come ad acconsentire al mio gesto. Il telecronista, stranamente, si e toccato il labbro leggermente ferito. Ma se è in televisione. E come fa a vedermi? Pensa a far la telecronaca, tu, così ti risparmi anche di peggio. Ho pensato. Mi ha guardato cupo. E ha continutao con la telecronaca, l'inquadratura delle squadre che salivano sul campo dagli spogliato, le formazioni, le tattiche.. e allora! Di partite di calcio non nè posso più, specialmente quelle che si giocano oggi. Solo forza fisica, velocità impressionante, e quanti interessi intorno. Insomma! Se avevo bevuto? Ancora no. Ah.. forse.. un grappino alle dieci questa mattina... un bicchier di vino verso mezzogiorno, a pranzo non ricordo, poi un'amara notizia dopo mangiato. E tutti che continuavano a guardare verso di me, che io volevo solo scrivere qualcosa sul mio taccuino. Meglio se fossi andato in biblioteca? E perché?

Ma lo sà c

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   6 commenti     di: Raffaele Arena


Tema: sto viaggiando nel tempo...

TEMA:
Sto viaggiando nel tempo, vedo scorrere tutto su di un monitor,
e in un qualunque momento, in qualunque posto e tempo, posso
inserirmi... il candidato indichi come, dove, quando e perché


Svolgimento:
Ora che so che posso farlo, ho deciso, lo farò, li cercherò nel tempo, li guarderò dall'alto mentre si corteggiano, mentre lei, vezzosa come non mai lo seduce con un solo sguardo... e lui, marinaio in licenza, imbarazzato ma lusingato al contempo, si liscia la barba, rossa, curata fino alla mania, e ghignando, immagina scenari di amore e di sesso, sì, li seguirò dall'alto li controllerò in ogni loro gesto, sguardo, sorriso, atto, avvicinamento.

E poi? Poi ho deciso, impedirò in ogni modo la loro unione, troverò il sistema per allontanarli, l'uno dall'altra, lui, bene, che se ne torni a governar macchine e motori diesel, nel fracasso e nella puzza della sala macchine, e lei? Che se ne torni nella sua umida e calda e soffocante padania, si, che se ne vada via da questo mare ingannevole che le ha fatto credere la vita possa essere azzurra.

Gira che ti rigira, ho centrato il momento giusto, sintonizzo il monitor, le rotelline sono tutte sincronizzate, anno, mese, giorno, ora, ecco il momento x il momento in cui Vincenzo è pronto a dichiarare il suo amore alla piccola Eolie, il momento in cui, lei, col cuore che le batte a mille, è più che pronta ad accettare la sua dichiarazione e la sua immediatamente successiva proposta di matrimonio. Ecco ci siamo, meno 3, meno 2, meno 1... lui tenendole le mani le sta per dire... ZZZZZZAAAAPPPPP... il raggio laser letale e inesorabile colpisce la scena, crea sconcerto, molti, attoniti, si guardano attorno, non capiscono se un fulmine a ciel sereno o chissà cosa abbia turbato con quel tremendo boato, un tranquillo pomeriggio...
lui, oramai, per effetto della scarica, dimentico di lei, torna lentamente all'approdo, lei, altrettanto dimentica di tutto quanto stava per accadere, sente improvvisamen

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   6 commenti     di: luigi deluca


Storie folli

Stavo passeggiando a siracusa con mio nonno.
Avevo 14 anni.
Mi stava dando consigli di vita e mi insegnava che dovevo essere educato ed essere una persona onesta, solo cosi sarei andato avanti nella vita.
Alle persone piace insegnare, si credono superiori ma io non mi lasciai abbindolare.
Davanti a me c'era un giovane di trent'anni circa vestito elegante e con una ragazza bellissima.
Stavano discutendo su quale meta scegliere per andare in vacanza.
Da ambizioso com'ero lasciai la mano di quel vecchio che non aveva nulla da darmi e mi fiondai dall'uomo ricco per chiedergli il segreto del suo successo.
Mi disse questo:
<ho rubato e ho fatto tante cose cattive per essere ricco, ora vorrei tanto uccidere tuo nonno tanto posso fare quello che voglio muahaha!>
Scandalizzato scappai da mio nonno mentre la sua ragazza lo rimproverava.
Raccontai tutto a mio nonno.
Lui si arrabbio e mi diede un pugno in faccia.
Quando mi ripresi mio nonno era in mezzo a tante persone che lo volevano uccidere.
Mori alla fine..
Non potete immaginare quanto dolore provai..
Andai a seppellire il suo corpo con due miei amici.
Mentre seppellivamo la carcassa discutevamo su qualche metodo per fare soldi.
Che bello avere degli amici!
Il fetore ci diede cosi sdegno che non finimmo nemmeno di fare la buca, cosi siamo andati in un bar la vicino e ci siamo ubriacati fino a svenire.
Oggi ho 20 anni
Sono davanti a una banca...
I miei due fratelli stavano finendo di controllare i sistemi di sicurezza e le guardie...
Volevamo rapinarla..
Dopo aver finito e discusso gli ultimi dettagli ce ne andammo tutti a casa.
Sono stato a poltrire dalle 10 di mattina fino alle 4 di pomeriggio davanti la tv
Alle 4. 10 sono uscito per farmi un giro in bici e alle 4. 15 sono tornato.
Sono rimasto davanti la tv 18 ore.
L'appuntamento era alle 9. 30 vicino la banca con i miei fratelli.
Mi sono alzato un po scombussolato dopo tutta quella televisione.
L'ansia mi attanagliava, mi stavo sentendo ma

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   0 commenti     di: gianlu3295



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