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Racconti surreale

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Che cosa sono?

Sapevo di non essere conosciuto ma nonostante ciò avevo paura di essere scoperto anche perché era la mia prima volta. Ed avevo ancora sete. Sete di sangue, puro sangue. Gli animali erano la mia preda affinché me ne resi conto finalmente della vera potenza che dava il sangue umano. Non sapevo cosa fossì e nemmeno mia madre ne sapeva fino alla sua morte. Lui l'aveva ucisa con tanto sangue freddo e crudeltà che non potevo credere che io ero riuscito a scampargli. Lui era alto, robusto e con un viso senza età ed era mio padre, almeno da quello che mia madre mi raccontò quando avevo 5 anni. Anche io come Lui ero alto e senza età, ma una creatura in forma umana che si nutriva di sangue.
Dopo aver morso quella povera ragazzina ed aver condannato a morte mia madre dovetì nascondermi in una chiesa al margine della città. Ormai non avevo più paura paura delle croci anche perché ogni sera stavo nel cimitero ad ascoltare il mio Protettore. Lui sapeva che ero un figlio del Diavolo mandato a diffondere il Male nel mondo ma io non ne ero ancora a conoscenza finché in una sera se ne uscì con questa discussione.
''Tu sei figlio del Male ma ormai non importa anche perché Dio ha perso la battaglia contro di esso tanto tempo fa. Da quanto vedo sei sorpreso ma è così. Non tutti i parroci vogliono ammetterlo perché pensano che ci sia ancora una speranza ed anche perché verranno bruciati sul rogo, e per un parroco di ''fama'' è umiliante. Tu, come tuo padre sei molto forte e neanche te ne rendi conto, ma non devi ancora nutrirti del sangue umano. Saprai quando sarai pronto. Il sangue umano è pieno di energia vitale e peccati ed è proprio per questo che il Male prospera in questo mondo che da tempo non ha più fiducia in se stesso figuriamoci in Dio.''
Io taci per tutta la notte ed ascoltai le sagge parole del mio Protettore.

   0 commenti     di: anna34


Una storia vera( si fa per dire)

Che guaio! Alla zia mia: una suora di clausura, le hanno rubato la grata della sua stanza.
Per fortuna i carabinieri hanno preso i ladri. Stavano giocando a grata e vinci



Tempi Supplementari

Era stata una grande serata. Avevo stracciato i miei amici alla playstation e mi ero aggiudicato l’onore del primo classificato al torneo, che però non era stato dei più semplici.
Il mio girone eliminatorio, nel gruppo B, prevedeva:
PAOLO (milan) ANDREA (real madrid) LUCA (inter)
e io con il Barcellona.
La prima sfida con Paolo è stata molta combattuta e l’ho spuntata soltanto nel finale con una punizione capolavoro di Ronaldinho. Mentre Real madrid e Inter finiva con un netto 3 a 0 in favore dell’Inter. Come da pronostico.
La seconda sfida mi vedeva contro Luca, il più temuto da tutti dopo di me.
Già dopo quindici minuti sono sotto di due gol, doppietta di Adriano. Dopo l’ennesimo pericolo corso mi do una mossa e comincio a schiacciare quei miserabili nerazzurri nella loro area. Alla fine del primo tempo segno con Eto’o e nel secondo tempo mi scateno e finisco per ribaltare il risultato. Finisce 3 a 2. Milan-Real Madrid 4 a 1.
Nell’ultimo incontro sfido Andrea che è già eliminato e pareggio 1 a 1. Partita orribile dove non ho infierito sul povero Andrea, veramente scarso. E poi non mette giù bene la squadra. Inter-Milan 2 a 1.
La classifica finale del girone vedeva:
1. BARCELLONA con 7 punti
2. INTER con 6 punti
3. MILAN 3 punti
4. REAL MADRID con un solo punto
Io e Luca passiamo quindi il turno. Nessuna sorpresa.
Nell’altro girone la situazione finale vedeva passare il turno il Chelsea e l’Arsenal. Vengono eliminate Manchester United e Roma.
Il tabellone veniva a formarsi così:

BARCELLONA-ARSENAL INTER-CHELSEA

Scendono in campo prima Inter e Chelsea. La partita è tiratissima e la spunta Vincenzo col suo Chelsea ai supplementari dopo che i primi novanta minuti (che poi sono dieci al di qua dello schermo) erano finiti 3 a 3. Da segnalare un’altra doppietta di Adriano, che sarà capocannoniere con sette gol. Per il Chelsea decide Lampard.
Io me la vedo con Ciccio. È un o

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   7 commenti     di: Jey Holmes


Elogio di un eroe

Per tutti noi era un fratello oltre che un compagno, un fratello che non esitava a mettere a rischio la propria vita per proteggere quella degli altri. Ho provato a contare le volte che ci ha salvati da morte certa ma ogni volta ho perso il conto. Le nostre non sono quasi mai operazioni rischiose ma è proprio per questo che quando arriva un nemico forte ed inaspettato ci troviamo impreparati. Ricordo la prima volta che abbiamo visto arrivare una di quelle barrette ai cereali, noi che al massimo avevamo avuto a che fare con qualche cornetto un po' duro del giorno prima. Eravamo terrorizzati, avremmo voluto scappare ma la paura ci paralizzava. Fu lui l'unico a gettarsi sul nemico e, dopo una lunga ed estenuante lotta, ne uscì vincitore. Come in tante altre occasioni ci aveva salvati. Ma l'episodio che più di ogni altro dimostra qual era la grandezza del suo coraggio accadde ieri sera mentre stavamo pattugliando l'area circostante l'accampamento. In un primo momento fummo attaccati da una soffice patata al vapore e da alcuni ceci bolliti, nessuno si aspettava che fossero solo un diversivo. All'improvviso, io per primo, urtai contro qualcosa che sembrava fatto di acciaio. Cercai di capire di cosa si trattasse provando a colpirlo ripetutamente. Dall'aspetto sembrava esattamente come tutti gli altri ceci ma non lo era. Solo dopo che la mia corazza fu danneggiata mi resi conto che si trattava del terribile "cece tardivo" caduto accidentalmente in pentola pochi secondi prima di essere scolato. Ero destinato a soccombere quando, nell'oscurità, lo vidi piombare con gli occhi iniettati di sangue addosso a quella sfera durissima. La spezzò in due, poi in quattro, fino a ridurla in una poltiglia informe. Lo vidi voltarsi verso di me per assicurarsi che stessi bene ma un istante dopo si lasciò cadere. Le radici, le sue tre radici erano completamente fratturate. Con le ultime forze che gli rimanevano sollevò la testa guardandomi negli occhi per l'ultima volta prima che i

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   2 commenti     di: bruno


Piatto Caldo

Quando la vita ti mette su uno dei suoi piatti caldi e te lo serve...
Scorre via una tiepida serata d'agosto gallipolina, sotto un'immensa luna che tutto tace e tutto osserva, mentre io (quasi scrittore), Andrea (prof. di lingue e letterature straniere) e Gianpaolo (quasi medico), ce ne stiamo su una panchina nel bel mezzo della città vecchia, spalle al porto e occhi persi tra l'eccentrica torma dei vacanzieri sulla passeggiata.
"Ne' André, ma quando arriva questa?"... mica mi risponde quell'altro!
No, non fece un gran spreco di parole, il prof., nel descriverci la sua amica d'adolescenza; davvero poche parole, anche se a noi bastarono a farci capire che a breve qualcosa di speciale, di friccicoso, avrebbe di colpo scosso la nostra quiete serale. Sicché anche il quasi medico, anche lui, che sin lì se n'era stato seduto su quella panchina fantasmatica presenza, spettro immoto tutto il tempo, ce lo ritrovammo d'improvviso tutto scosso, che fremeva e fremeva, di soli palpiti per l'attesa, con l'occhio che tosto rifacevasi agile e svelto - il tutto per il vivacizzante potere che ha l'umana immaginazione nel riaccenderti un certo tipo di sentimenti... nel riaccenderti tutto!... Era di nuovo fra noi il nostro amico, di nuovo al mondo.
Ebbene, una leggera brezza, il lucore della luna, e una donna vestita di gran mistero da aspettare... cos'altro chiedere per una serata solo da sognare?... Ora, però, da dove sarebbe sbucata, la meraviglia, dalle parti della rotonda o da quelle del bar Canneto?... voglio dire, eran quei due gli sbocchi a quella piazza... e mica sbucava da qualche parte quella!...
Ah, le donne! sempre lì che le aspetti, ore su ore, che si fan desiderare... che son mai pronte!... Insomma, se quella col suo gran tardare era mossa dal proposito di tenerci sulle spine... be', stava meravigliosamente riuscendo nel suo intento... meravigliosamente!... Nemmen più si parlava fra noi, s'aspettava soltanto lei a quel punto della serata, una curios

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   0 commenti     di: Luca


Monade

C'è un pensiero che mi frulla nella testa da qualche tempo. Un pensiero che mi fa paura. Certo è qualcosa di pazzesco, qualcosa d'incredibile. È un pensiero pseudo filosofico paranoide, che non sembra tanto inverosimile. Una follia, quasi. Ma non c'è nulla e nessuno che potrebbe confutarlo, per questo mi fa sentire un gran senso di solitudine.


Il concetto non è originale, ma applicato ad una convinzione che s'insinua ambiguamente nei pensieri, potrebbe diventare esplosivo. Terrificante. Mi spiego: dopo la morte, la realtà della persona che si spegne, si spegnerà con essa, quindi tutto ciò che esiste da vivi, non esisterà più dopo il trapasso. Questo concetto vale per tutti? No, non per tutti, solo per me. Le cose si cancelleranno solo per me, per il mio punto di vista. In un modo abbastanza intuitivo, che non ha nulla a che vedere con il metodo scientifico, mi vien da pensare che allora il mondo che vedo non esista. La gente, gli alberi, gli animali, le piante, i suoni, non esistono, sono solo il risultato della proiezione del mio essere, delle mie paure, della mia creatività, del mio istinto, di quacosa di me che non comprendo pienamente.


E allora? Primo punto: sono solo nell'universo. Secondo punto: l'universo è solo una delle mie creazioni mentali, una proiezione. Terzo punto: Chi sono io? Io sono Dio. Se creo tutto questo, io sono Dio. Il mio corpo non esiste, è soltanto una delle tante rappresentazioni del mio essere, il tempo è il mio tempo, il mutamento di un bambino che diventa vecchio è solo un'altra rappresentazione. Pensateci: voi che state leggendomi, non esistete (non è un'offesa, non prendetevela a male), sono io che vi ho creato, il mio stato mentale oscillante. E veniamo al punto cruciale: stato mentale oscillante. Cos'è una mente oscillante? È una monade (ricordate che ho creato gli atomi, i quali non stanno mai fermi). Gli atomi sono la proiezione più verosimigliante a ciò che sono io realmente, io sono Dio.


Un Di

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   1 commenti     di: vincent corbo


Il sogno

Il tempo non era mai stato così inclemente come quel giorno, una giornata di ottobre come tante altre.
L'anziana signora osservava dalle tendine scostate della finestra del salotto tutta quell'acqua
che si rovesciava sulle strade.
I pochi passanti cercavano di proteggersi sotto il colonnato della piazza ma lo stravento
ogni tanto lanciava spruzzi di acqua gelida fino nei punti piu riparati.
Bussarono alla porta, due colpi lievi, era il medico di famiglia, un vecchio compagno di liceo di
di un tempo ormai lontano, una persona discreta che sapeva ascoltare, come raramente accade.
Lo aveva chiamato lei, non era una visita di cortesia, era molto preoccupata per suo figlio.
"Accidenti che tempo Vanessa! la fuori sembra che si sia scatenata una tempesta!"
" Mi dispiace averti disturbato Umberto ma sono preoccupata, non fa altro che dormire!"
Lei lo accompagnò nella camera da letto del figlio, entrarono in punta di piedi, si avvicinarono entrambi al suo letto, la luce delle tapparelle filtrava fra le doghe socchiuse illuminando a strisce
quel giaciglio. Lei si avvicinò lentamente senza fare rumore, prese delicatamente un lembo della coperta
e lo scoprì piano piano, solo per un attimo, quel tanto che bastasse per mostrare la strana posizione
che il figlio aveva assunto in quella curiosa letargia.
"Vedi" Disse sottovoce "È in questa posizione da ore"
Era rannicchiato in posizione fetale, sul fianco con i palmi delle mani quasi a sostegno del volto, un
viso nonostante l'età non più giovane ancora un po' infantile e un sorriso appena accennato gli illuminava il volto, sembrava sereno, disteso. Sotto le palpebre chiuse si intuivano i movimenti delle pupille a volte rapidi e a volte lenti quasi stessero seguendo degli interlocutori.
Tornarono nel salotto, si accomodarono sulle poltrone uno di fronte all'altro. Lei con aria sconsolata si accese una sigaretta, aspirò profondamente una boccata di fumo ad occhi

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   3 commenti     di: Marco Uberti



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