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Racconti surreale

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La Compieta

Leonetto Sarcini e la sua famiglia si chiudevano in casa alle sei del pomeriggio, dopo il ritorno del genero dal lavoro.
Mezzora dopo si mettevano a tavola per la cena, consistente in caffellatte e fette Wamar da inzupparci, poi poco altro che non fosse la TV dei primi anni ottanta.
Marito, moglie, figlia e genero; l'ora della chiusura dell'appartamento era la "Compieta".
Dopo le sette del pomeriggio, suonare alla porta, comportava una procedura di apertura di mandate, chiavistelli e spranghe che inibivano chiunque pensasse di osare farlo.

Capitò che una sera di pasqua la terra tremasse. Una bella scossa forte subito dopo l'ora di cena. Per gli altri, perché per la famiglia Sarcini era notte inoltrata.
Dal palazzo di tre piani ci fu un fuggi fuggi giù per le scale e verso lo spartitraffico della strada di fronte, ritenuto luogo sicuro perché distante dai palazzi.
Ogni inquilino era uscito alla rinfusa. Tutti si erano portati le chiavi di casa e della macchina in previsione di una notte fuori, altri, sorpresi sul divano, si erano portati anche il telecomando della televisione.
Ma Leonetto e i suoi?
Dallo spartitraffico non era possibile contattarli, i cellulari non c'erano; all'epoca, a mala pena c'era il Duplex.
Possibile che non avessero sentito con tutta la confusione che c'era stata per le scale?

Mentre tutti dalla strada guardavano verso l'appartamento, alla fine uscirono, vestiti a festa come per andare a messa.
Soprabito per gli uomini con cappello in testa e vestito della domenica per le donne.
No, non scesero! Fecero la loro comparsa affacciandosi al terrazzo e guardando stupiti tutto il quartiere che li faceva segno ad ampi gesti di scendere.

Loro, imperterriti, continuarono a salutare dal balcone come una famiglia reale.
Il portone di casa, cascasse il mondo, si sarebbe aperto solo la mattina dopo.



La Giornata della Smemoria 2010

Quando la Germania vinse 4 a 3 sulla Polonia ai mondiali del '39, fu allora che scoppiò la II Guerra Mondiale. Adolf Hittero era il Cancelliere tedesco, e come cancelliere aveva giustamente in animo di cancellare tutto. Il pio Papa Pio pigolava energicamente e vibratamente con un inconfondibile "pio pio pio", mentre in Italia c'era Lui e quando c'era Lui i treni arrivavano in orario (ce n'erano pochi sia di treni che di orari). Il ministro della Comunicazione era Goebbels una specie di Brunetta però più alto e meno isterico. Gli ebrei e i diversi di ogni specie, compresi gli stranieri senza lavoro e gli handicappati, venivano inviati nei Campi a lavorare la terra, per la stanchezza si ammalavano e poi morivano, morivano come mosche. Fu così che per evitare l'invasione di mosche, e pure quella di Mosca, i cadaveri - ma solo quelli delle persone vive che stavano per morire, mica tutti - venivano bruciati nei forni. Fu evitata una catastrofe umanitaria, inoltre l'energia prodotta dai forni serviva a produrre elettricità e calore che andavano a riscaldare tutti gli edifici dei Campi. Ci furono però dei casi in cui si esagerò - degli errori umani - e questi orrori umani si giocarono il tutto per tutto alla finalissima che si disputò a Norimberga qualche anno dopo. Gli ebrei non si estinsero ma anzi ci guadagnarono pure uno Stato che prima non ce l'avevano ed erano dispersi su tutta la Terra, un po' come i palestinesi che però sono arrivati secondi e quindi uno Stato non ce l'avranno mai. A un certo punto come nei migliori film di guerra americani arrivarono i giapponesi, che volevano invadere la Cina ma sbagliarono rotta e invasero le Isole Hawaii facendo incazzare a tal punto gli americani che gli sganciarono non una ma due bombe atomiche che, si è saputo di recente, hanno fatto solo duecentomila morti e non quattrocentomila, le solite mistificazioni della sinistra. A proposito di sinistra! In Russia c'erano i comunisti, mangiavano i bambini, i cosacchi erano

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Jean Baptiste

Esistono, al di là della nostra volontà, delle complessità prodigiose, a volte mostruose nelle conseguenze.

Jean Baptiste era uno di quei paradossi.

Un ragazzino biondo e scapigliato come un campo di grano dove il vento ha giocato e danzato.
Il volto lentigginoso, perennemente sporco di terra impastata di umori di frutta. Scalzo.
Le braghe in grado di reggersi da sole.

Spinto da un potente propulsore vitale era l’Attila birichino dei campi e dei boschi si Saint Pierre.
Gli abitanti del nucleuccio di case erano disturbati ma grati a quello spiritello che rivelava a loro la forza meravigliosa della vita.

Io so!

Io so in cosa consisteva la “mostruosità” di Jean Baptiste.
Tutto il suo corpo condivideva la nostra realtà. Sentiva tutti gli indizi della vita.
I suoi occhi no!
Appartenevano ad una dimensione dove il tempo non esiste e tutto è“contemporaneo”.
La dove noi potevamo vedere una landa deserta Jean Baptiste vedeva una folla vitale, dedita a costruire, a demolire, ad amare per poi odiare, vivere e morire in alternanza eterna, miliardi di miliardi di miliardi di sorrisi e di pianti.
Una infinita commedia dell’arte,... di burattini... di lupi di carta, diavoli di acquerello... e angioletti di biscotto.

A volte lo vedevi appoggiato alla staccionata sul limitare dei campi, il mento sulle mani, bearsi e ridere sgranando i suoi inquietanti occhi colore dei laghi di montagna...

Io so! Quanto noi tutti invidiavamo la sua deformità... quanto ci urtava la sua genuina felicità...

Un giorno, Jean Baptiste, cedette alla seduzione di quel mondo che lui solo vedeva e decise di impulso di farne parte per sempre.

Non sapemmo più nulla di lui.

Come ricordo mi rimane il tremore delle mie mani... memori del suo collo.



Stella cadente (terza e ultima parte)

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   7 commenti     di: sara zucchetti


Petit Coeur

Petit Coeur, la lacrima appena nata, non fece in tempo a rendersi conto da quali occhi fosse stata stillata che si sentì precipitare giù, verso quell'oceano nero d'asfalto.
Sentì il peso del suo corpo che si schiacciava su quella superficie impregnata d'ogni scoria dell'umanità e, nell'attimo successivo, vide le molecole di sé separarsi in un fiore di minuscoli spruzzi tutt'intorno.
Lacerato e disperso perse coscienza di sé e, come in un incubo, attraversò le mille e mille fasi dell'acqua.
Fu nebulizzato, filtrato, distillato poi condensato e di nuovo filtrato e così ancora, in un interminabile ripetersi di cicli successivi.
Quando ormai la sua identità di lacrima sembrava perduta, improvvisamente si ritrovò ricomposto in un luogo che non aveva mai immaginato potesse esistere.
Grosse nuvole bianche come neve fluttuavano in un cielo color cremisi tra stralci d'arcobaleni nitidissimi.
Attorno a lui, appesi come frutti alle nuvole, dondolavano alla brezza leggera milioni di gocce d'acqua cristallina che parevano piccoli diamanti stesi ad asciugare.

- Dove sono?- domandò guardandosi attorno
- All'anagrafe: dove se no? - rispose una voce brusca alle sue spalle

Petit Coeur, ruotando su se stesso, incontrò lo sguardo di una grossa lacrima accigliata che come lui stava viaggiando in un fiume di migliaia e migliaia di gocce d'acqua che si muoveva compatto, con un movimento lento e quasi impercettibile, verso un punto imprecisato tra le nuvole.

- All'anagrafe?! - ripeté meccanicamente Petit Coeur.

- All'anagrafe delle lacrime. Dove se no? - ripeté la lacrima alle sue spalle - Non vorrai mica dirmi che non ne sai nulla? Non sarai per caso anche tu uno di quelli che credono che le lacrime del mondo vadano sprecate e si confondano con la semplice acqua?-
Poi sempre più stizzito aggiunse:
- Ma guarda se mi doveva capitare come compagno di viaggio, uno zuccone di tale calibro.
Prima mi precipita addosso senza rispettare la precedenza che quas

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   0 commenti     di: Tinelli Tiziano


Emozioni contrastanti

Che cosa gli succedeva? Era partito con un intento e poi la violenza iniziata era cambiata, si era trasformata andando avanti in un piacere reciproco, aveva assaporato ogni momento e, ne era conquistato. Da quanto non provava quelle sensazioni? Secoli? Nella vita precedente? Neanche si ricordava di aver vissuto come uomo. Perché adesso provare quelle emozioni? Era lui che giocava con gli uomini, eppure aveva la sensazione che qualcuno giocasse con lui.
Avere dei pensieri in testa non era da lui. Scappò e si rifugiò nel suo secolo preferito; l'età oscura, dove tutto era permesso e lecito. Doveva fare qualcosa per scaricare questa tensione, qualcosa che non lo avrebbe fatto pensare per un po'.

Courtrai, Belgio 11 luglio 1302, le milizie fiamminghe aspettavano sulla piana di Groniga l'arrivo dell'esercito di Filippo il Bello. L'esercito avanzava lentamente, un alone di bellezza e ricchezza scintillava nelle superbe armature dei cavalieri; sicuri di sé, della loro potenza.
I fiamminghi, molti di loro rozzi contadini e allevatori, erano armati di picche e goedendag (armi simili a bastoni dotati di una punta ferrata all'estremità), ma la voglia di liberare la loro terra dagli stranieri li rendeva impavidi e vittoriosi. Quella era una delle battaglie più cruente della storia, segnava la fine dei cavalieri e delle loro armature; quella battaglia avrebbe cambiato l'assetto da combattimento.
Lui era lì, in mezzo ai fiamminghi, respirava l'aria tesa prima dell'attacco. Una volta anche lui combatteva con la spada, niente a che vedere con le armi moderne, distanti troppo rapide; confrontarsi con un avversario degno, erompeva energia, il sudore era pregno della paura, l'attenzione era al massimo della concentrazione.

Seicento cavalieri erano adesso distribuiti dalla parte opposta del fiume, i due eserciti si trovarono contrapposti uno di fronte all'altro sulle sponde opposte dei canali. I cavalieri francesi avanzarono, superarono senza difficoltà

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   7 commenti     di: Paola B. R.


L'ufficio del tempo

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