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Racconti surreale

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Atalanta

Correvo da più di un'ora e non capivo come mai non mi sentivo stanca, ricordavo il fiatone del giorno prima dopo aver fatto quel tratto di strada in salita, che percorrevo come al solito per andare a lavoro, il cuore si dibatteva nel petto e mi sentivo in pericolo, mentre ora era forte come una pietra e ondeggiava appena.
Aveva tanto sopportato che forse si era indurito per sempre ed adesso che bella soddisfazione andare spedita senza sentire le gambe stanche o il respiro affannoso! Ma dov' ero non lo capivo: c' era un bel mare blu, calmissimo, una scogliera alta ed un promontorio totalmente ricoperto da una fitta vegetazione verde cupo. E sulla spiaggia, dall' altura dove mi trovavo, vedevo una giovane donna correre velocissima fino ad alzare la sabbia asciutta, ero io? Possibile? Come potevo vedermi?
Eppure ero io: stessi capelli ricci, stessa corporatura esile e stesso modo di muoversi leggero come in una danza. Volevo chiamarmi ma preferii seguirmi da lontano senza farmi notare. Si infilò dentro il folto di una pineta, spuntava ogni tanto tra un albero e il folto della macchia di cui avvertivo l' odore di resine ed il profumo di erbe aromatiche. Non mi vedeva e sicuramente non sospettava nessuna presenza. Si fermò di scatto e poi riprese la rincorsa con un tuffo finale: era tra le braccia di un giovane uomo che la stringeva con amore feroce e la copriva di baci voraci, lei si abbandonava dandosi in pasto con vero piacere. La superficie del mare cominciava ad incresparsi in piccole ondine ed una brezza leggera soffiava, la sentivo tra i capelli.
No, no era giusto, dovevo intervenire e metterla in guardia perché quello lì, io lo conoscevo bene, non era un uomo, ma un lupo pronto a divorarla se avesse avuto più fame. Mi avvicinai silenziosa, potevo sentire il respiro dei due legati in un amplesso totale, lei rossa e abbandonata, lui possente e vigoroso, l'una dell' altro, avviluppati come in un bozzolo di seta. Come agire? Rapida, con un salto, guad

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Il carico di banane

Klaus, il capo, richiamo' tutti i sui migliori uomini per una breve riunione, Hastig e Frienber arrivarono in ritardo come al solito, Klaus s'incazzo' come una scimmia e divoro' un casco di banane in cinque minuti, io pensai tutta manna che cola, magnesio e potassio, cosi' non gli verranno i grampi.
Comunque la riunione ebbe avvio.
Solite scaramucce tra Ghiost e Savoiard, quest'ultimo di origine francese sta sul cazzo all'intero gruppo, e sembrerebbe che e' sua responsabilita' la perdita dell'ultimo carico di banane, ben organizzato da Klaus e i suoi amici colombiani.
Il carico era ben mimetizzato tra la cocaina che una nota ditta di bibite ogni quindici giorni importa direttamente dal Putomayo.
La guardia costiera di Marsiglia aveva avuto l'imbeccata da Champagne una prostituta che lavora al porto, e a sua volta ella ebbe la notizia del carico dal nonno di Savoiard, ecco il cerchio si e' chiuso, e la Bundespolizai di Georgfurt sequestro' l'intero carico di banane prima che la cocaina venisse consegnata alla Soka-Sola la ditta di bibite.
Klaus decise di evirare quel puttaniere del nonno di Savoiard, e fummo tutti daccordo.

   1 commenti     di: Isaia Kwick


Il foglio

La penna girava tra le dita e l’orecchio. Un po’ di saliva tra le righe gialle e nere della scocca di plastica. Per altri fini forse, avrebbe avuto più successo. Come ci si sta con una Stedtlaer tra le gambe? Ci provai. Niente. Nemmeno la fatica di aver sbottonato i jeans.
Un mondo in quarantena, sembrava ci fosse la fuori. Il ronzio incessante di formiche ipnotizzate, il trotto dei tacchi sui marciapiedi, gambe depilate e petti impostati. A cantare una marcia impolverata.
Proviamo di nuovo. Mi tolsi la penna dai pantaloni e andai alla finestra. Un movimento della mano, delicato, ammaestrato. Bello vederli muoversi a comando. Il cane alza la gamba per pisciare sulle scarpe uvaviola della signora appena uscita dal parrucchiere che imprecando furibonda finisce per cadere tra le braccia del macellaio dal camice ancora sporco di sangue e insieme si rotolano tra le buche del marciapiede. Un tango. Senza rosa. E con un tonfo. Lo spettacolo finì. Noia.
Delusa da Merlino tornai al foglio e cambiai penna. La intinsi nel bicchiere di the, qualora di inchiostro non ce ne fosse abbastanza. Provare a coltivare forse. Eppure restava bianco, immobile.
Il sonno indisturbato del foglio, prima di lamentarsi della sua macchia marrone proprio nel suo angolo preferito. Non valeva più la pena sentire le sue lamentele. Lo accompagnai verso il cestino. Un volo di prima linea. Rapido. Rapidissimo.
Presi un altro foglio e lo posai sul tappeto. Io ero in piedi. Scalza. Lo guardavo dall’alto. Il soffitto ed il foglio. E sarei stata molto grata ad entrambi se si fossero mesi ad urlare e macinare le parole confuse e incollate allo smalto sulle mie dita. Ma c’era silenzio. E odore di polvere.
Per via delle tende, credo. Non avevo mai avuto il coraggio di togliere, per non aver perduto il coraggio di continuare a spiare da dietro il vetro. Pensavo di poterci capire qualcosa delle marionette sul marciapiedi guardandole da dietro il velluto rosso impolverato piuttosto

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   3 commenti     di: Aurora F


La mia formazione della Nazionale

Commissario Tecnico
Giuseppe Mazzini: uomo che più di altri ha fortemente voluto un'Italia compatta contro le sfide europee e mondiali.

Attaccanti
Caio Giulio Cesare e Giuseppe Garibaldi: nei rispettivi campionati hanno dimostrato enormi capacità offensive e una spiccata intelligenza strategica e tattica.

Centrocampisti
Leonardo Da Vinci: dotato di irraggiungibile creatività può organizzare il gioco degli azzurri come nessun regista al mondo; a lui la fascia di Capitano.
Nicolò Macchiavelli: ragazzo difficile, ma assolutamente capace di mettere in difficoltà qualsiasi difesa avversaria impostando trame velenose.

Portatori di palla sulle Fasce
Cristoforo Colombo e Marco Polo: rispettivamente sulla fascia occidentale e orientale, uomini che se gli dici "prendi e vai" sono in grado andare in capo al mondo superando qualsiasi ostacolo.

Difensori laterali
Scipione l'Africano: ottimo il suo lavoro contro l'attacco di Annibale.
Papa leone I: solo lui ha saputo frenare l'invasione di Attila.

Difensori centrali
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: inscindibili compagni di squadra, è sufficiente sapere che in campo c'è il loro senso del dovere per farci sentire tutti più protetti.

Portiere
Sandro Pertini: nessuno meglio di lui, con la sua immensa statura morale e patriottica, ha saputo difendere la libertà stessa dell'Italia.

   6 commenti     di: Pepè


tu!

Ti prego non farmi piangere.
Ti prego, non farlo...
sento già il freddo gelido della paura scorrere veloce lungo la mia schiena...
e quell'odore... l'odore della paura... il mio passato... gli attacchi di panico...
io non piango... non piango... non piango... non so piangere...

<<e ora cos'altro vuoi?>> la mia voce era lontana, insolitamente acuta, ma ferma, forte, sicura...
non sembrava la mia...
<<cos'è quel tono di sfida?>>. Il solito. Non era cambiato. 5 anni. 5 anni erano passati dall'ultima volta che ci siamo visti... ma, a parte qualche pelo in più sul volto, non era cambiato. Lo stesso sguardo limpido di quando aveva 21 anni... gli stessi occhi... profondi e penetranti...
<<bé allora? Non mi saluti? Non ci vediamo da quanto..?! 4? 5 anni?>>... non sapeva proprio contenersi... il solito idiota... il solito stupido... inopportuno, dissacrante, imprevedibile cretino...
<<non ci vediamo da 5 anni... quando te ne sei andato non mi hai neppure detto “ciao”... in 5 anni non una mail, un sms, una telefonata o un biglietto o qualunque altra cosa... niente! Niente! Ora che vuoi da me?>>
La mia voce era forte, rabbiosa, era... era come non mi aspettavo che fosse... era insopportabilmente espressiva... non doveva essere così... non era giusto dargli questa soddisfazione... io non provavo più niente per lui... niente!!!
ma lui... lui ha sempre avuto quest'effetto su di me... non posso mentirgli... non riesco a nascondergli neppure le cose che non so...
d'un tratto, prima che me ne accorgessi, me lo trovai a fianco... addosso...
le sue braccia mi stringevano forte... la mia bocca affondava nella sua spalla... e tutte le lacrime che non sapevo di poter piangere, iniziarono a sgorgare feroci, ad inondare le mie guance rosse...
ora la mia voce era scomparsa... le parole erano sparite... l'odore violento della paura era stato sostituito dal suo di odore... il suo odore... c'era da perdersi... amavo quell'odore... l'odore di casa...
<<se non ti ho

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La ragazza nel buio

Era oramai notte inoltrata e per essere nel mese di marzo il freddo era ancora pungente. Sara non si sarebbe mai aspettata di vedere la tangenziale così deserta, nemmeno con un tempo del genere. La stava percorrendo da oramai venti minuti abbondanti e se sommava le auto che procedevano nella sua stessa direzione, non sarebbe arrivata a riempire le dita di entrambe le mani.
"Avete notato come non ci sia in giro nessuno?" domandò ai tre compagni di viaggio: Mattia, seduto accanto a lei, Silvia e Christian sui sedili posteriori.
"Per forza," commentò Mattia osservando con scarsa attenzione la strada davanti a sé. "Fa un freddo cane e sono quasi le due."
Sara gettò un'occhiata al piccolo computer di bordo e spalancò gli occhi.
"Ragazzi, ci sono dodici gradi sotto zero. È una temperatura che fa venire freddo solamente a pronunciarla."
"Non puoi alzare un po' il riscaldamento?" le domandò Silvia dal sedile posteriore. Indossava un pesante cappotto di piumino con la cerniera tirata sul fino al mento e nonostante questo, Sara vide era tutta rannicchiata contro il fianco di Christian. Quest'ultimo le cingeva le spalle con un braccio cercando di passarle un po' del suo calore.
"Hai davvero così freddo? Se vuoi lo metto al massimo."
"Mi faresti un piacere."
Fu Mattia ad impostare la temperatura più alta (ventidue gradi), mentre Sara avvistò davanti a lei il cartello che segnalava l'uscita a Burago, cinquecento metri più avanti.
"Ci siamo, ancora una decina di minuti e saremo a casa."
Tutti e quattro dovevano ammettere che la serata era trascorsa in maniera semplicemente magnifica, ma ora la stanchezza si stava facendo sentire e non poco. Sara era abituata a guidare, essendo l'unica della compagnia a non bere alcolici, e non dava segni di cedimento, ma a Mattia e Christian si chiudevano gli occhi.
L'Alfa imboccò la rampa di uscita e dopo una lunga curva e un breve sottopassaggio, si trovarono alla periferia di Burago Molgora, un p

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Che cosa sono?

Sapevo di non essere conosciuto ma nonostante ciò avevo paura di essere scoperto anche perché era la mia prima volta. Ed avevo ancora sete. Sete di sangue, puro sangue. Gli animali erano la mia preda affinché me ne resi conto finalmente della vera potenza che dava il sangue umano. Non sapevo cosa fossì e nemmeno mia madre ne sapeva fino alla sua morte. Lui l'aveva ucisa con tanto sangue freddo e crudeltà che non potevo credere che io ero riuscito a scampargli. Lui era alto, robusto e con un viso senza età ed era mio padre, almeno da quello che mia madre mi raccontò quando avevo 5 anni. Anche io come Lui ero alto e senza età, ma una creatura in forma umana che si nutriva di sangue.
Dopo aver morso quella povera ragazzina ed aver condannato a morte mia madre dovetì nascondermi in una chiesa al margine della città. Ormai non avevo più paura paura delle croci anche perché ogni sera stavo nel cimitero ad ascoltare il mio Protettore. Lui sapeva che ero un figlio del Diavolo mandato a diffondere il Male nel mondo ma io non ne ero ancora a conoscenza finché in una sera se ne uscì con questa discussione.
''Tu sei figlio del Male ma ormai non importa anche perché Dio ha perso la battaglia contro di esso tanto tempo fa. Da quanto vedo sei sorpreso ma è così. Non tutti i parroci vogliono ammetterlo perché pensano che ci sia ancora una speranza ed anche perché verranno bruciati sul rogo, e per un parroco di ''fama'' è umiliante. Tu, come tuo padre sei molto forte e neanche te ne rendi conto, ma non devi ancora nutrirti del sangue umano. Saprai quando sarai pronto. Il sangue umano è pieno di energia vitale e peccati ed è proprio per questo che il Male prospera in questo mondo che da tempo non ha più fiducia in se stesso figuriamoci in Dio.''
Io taci per tutta la notte ed ascoltai le sagge parole del mio Protettore.

   0 commenti     di: anna34



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