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Racconti surreale

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Si fa quel che si può - quarta parte

Fu un risveglio traumatico. Tutta la famiglia entrò in camera sua, tutti in veste da notte, eppure tutti con un'andatura solenne. Fu molto strano.
Mary non capiva niente, fra la nebbia scorgeva solo le figure del ragazzo che appare e scompare e della bambina pazza. Ma quando suo padre parlò, tutto si dissolse.
"Mia cara Mary, tu tra quattro giorni ti sposerai, e così facendo, sarai la salvatrice della casata dei Fudgericks."
Mary non era sorpresa. Indispettita sì, ma non sorpresa: doveva succedere, prima o poi. Cionondimeno, fece la finta incredula.
"Non scherziamo su queste cose."
Lord Fudgericks scosse la testa, le ficcò un biscotto in gola ("Prendi un biscottino, vedrai tutto più chiaro") ed iniziò un lungo noioso e terrificante discorso.
"Tu sei graziosa. Non tutti lo sono. Il primogenito dei Maycourse non lo è affatto. Siamo sempre stati la famiglia più potente di Scozia, ma i Maycourse stanno prendendo terreno, impossessandosi dei territori delle famiglie più deboli. Ben presto diventeranno nostri avversari per il predominio. Ebbene, io non lo permetterei mai, ma non posso permettere che il mio esercito si scontri con il suo: perderei di certo e, siamo sinceri, "onore" è solo una bella parola. Quindi, ho proposto un'alleanza con Lord Maycourse: un accordo secondo il quale possiamo entrare in conflitto con chi vogliamo, ma non fra noi due. Ora, per cementare un accordo del genere, un bel matrimonio è d'obbligo. Lord Maycourse era un po' riluttante ad accettare tutto questo, ma poi gli ho spiegato con tatto e gentilezza che suo figlio non è affatto una gran bellezza, non avrà mai un'occasione così buona per sposarsi (o forse non ne avrà mai un'altra!), e quindi è obbligato a sposarsi con te. Sì, mia cara, tu sposerai Robert Maycourse, e così facendo fra le due famiglie scenderà la pace."
Silenzio. Tutti rimasero zitti a guardarla, in attesa di una risposta, che non venne. Spazientiti, a poco a poco abbandonarono la stanza e, dopo che

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Presenze

Mentre dormo sento a volte una misteriosa presenza e ad occhi
chiusi resto immobile ad ascoltare. Un venticello leggero sfiora
il mio corpo, la mia guancia, le mie mani: È una presenza divina che mi sussurra nell'orecchio:
" Sono io Gesù e vengo a visitarti; non aver timore di me, resta
immobile ad occhi chiusi, perchè io ti proteggerò".
Ed io gli rispondo: " ho scoperto solo ora, nel buio più pro-
fondo, " Mio Signore " che ti riconoscerei fra mille. Riconosce-
rei le tue mani, la tua voce, il tuo volto ".
Ed infine ti dico: " Mio Signore", che conoscerti vuol dire aver fatto centro nel mio cuore, perchè ero smarrita; ma tu mi
hai aiutata ritrovando la strada; ero triste e mi hai ridato la gioia ".
Dopo,

al mio risveglio mi accorgo, con stupore, di aver parlato con
" LUI "; mentre pian piano una voce riecheggia lontana per ri-
cordarmi che " LUI " esiste davvero!

Ed io finalmente l'ho ritrovato!



Il piscio dei vivi puzza di più della carne dei morti in putrefazione

E c'erano proprio tutti, tutti riuniti, c'erano anche Alberto, Walter, Raffaele e altri come noi - eravamo al centro D. E. A esprimendo cosa avevo in mente di essere e le mille inutili soluzioni che potevamo intraprendere per arrivarci - e Walter diceva la sua - e tutti dicevano la loro - altri annuivano - ed io, io restavo muto su una poltrona senza scarpe ad ascoltarli e a grattarmi i piedi.

Finita la serata mi incamminai moscio moscio lungo una strada lunga e ritta dove incontrai due cani, uno di taglia grande e uno di taglia piccola - il cane piccolo abbaiava e ringhiava in direzione del cane grande che restava muto ad ascoltarlo, più sono piccoli e più sono stronzi, pensai e infondo alla strada vidi un'insegna luminosa che mi indicava un locale dove potermi dissetare. Entrai.

Il pub era piccolo e sporco e puzzolente e una nuvola di fumo incombeva all'interno - dentro c'erano proprio tutti, tutti riuniti, c'erano anche il vecchio Hank, Miller, Kerouac, Ginsberg, e altri come loro, mentre Mozart cantava in live.

Mi misi seduto al bancone accanto a Hank - ordinai un Whiskey - lo sorseggiai mentre ascoltavo un po'di buona musica ma poi Hank mi chiamò:
"Ehi" mi disse
"Ehi" gli dissi
"Sai il piscio dei vivi puzza più della carne dei morti in putrefazione" concluse mentre mi indicò, con un suo dito, una tenda rossa, posta infondo al pub. Mi alzai dallo sgabello e andai in quella direzione. Mi girai un attimo e vidi Hank che ancora mi guardava e, sorridendo, mi strizzò un occhio. Entrai.

La stanza era ricca, completamente ricca e c'era un tavolo ricco e un tappeto ricco e gente ricca. C'erano proprio tutti, tutti riuniti, c'erano tutti i potenti e i ricchi artisti di ogni genere e di ogni arte di questi ultimi anni e, in mezzo a loro, c'era anche Lui - Lui, un mio vecchio, piccolo, occhialuto, amico traditore. Ci scambiammo degli sguardi. Lui ce l'aveva fatta, era dentro - chissà con quale persona aveva venduto il suo culo. Ebbi un istinto imp

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   7 commenti     di: STEFANO ROSSI


Jimi

Jimi non era un ragazzo come gli altri e odiava quando gli altri s'impegnavano a farlo sembrare come loro.
Da quando era nato non aveva fatto altro che osservare in disparte le altre persone agire, ora secondo la concezione di quelle persone che agiscono, loro vivevano e lui no.
Secondo Jimi quelle persone che "vivevano" e che avevano così tanto bisogno di darlo a vedere, erano semplicemente persone tristi, incapaci di dialogare con la loro mente, costrette a dover fare qualcosa per poterlo ricordare, costrette a lasciare segni indelebili ovunque, su ogni cosa.
Per lui non era così, a vivere la vita come gli altri si sentiva un attore, perchè anche con tutta la volonta della sua mente non riusciva a cogliere in quell'attività nulla che potesse riempirlo e soddisfarlo, preferiva leggere, pensare, e sopratutto sognare, perchè durante i sogni poteva realizzare i suoi pensieri.
Quando le persone muoiono di loro non rimane nulla, le loro anime scompaiono, diventano niente, smettono di esistere.
Quando morì Jimi la sua entità non scomparve, la sua mente rimase intatta, avvolta su sè stessa com'era, costretta a vagare all'infinito per lo spazio, non poteva agire, non poteva fare nulla, solo pensare, solo sognare.

Jimi ora vaga in eterno per l'universo, unico superstite alla vita, aggrappato alla sicurezza di poter pensare, la sua più grande sofferenza.

   5 commenti     di: Egon


Il negozio

Entro, il negozio è pieno. Inizio a spazientirmi dopo pochi minuti e mi viene in mente cosa prendere.. C'è una donna davanti a me, prende un pacchetto ed esce sorridente. Il segnale emette un suono e il numero cambia, un uomo parla: Buon giorno: - 3 grammi di salute, 2 grammi di ottimismo. Il negoziante impacchetta tutto e glielo consegna. Dietro due uomini ridono.. Il signore che cercava salute esce e lascia il posto ad una signora, viene sorpassata da un 30 enne. Il ragazzo ordina le sue cose, lascia sul banco i soldi ed se ne va in maniera maleducata. La signora prende posto e finalmente ordina.. Buon Dì: potrebbe farmi per cortesia 4 grammi di cattiveria tagliata fine fine? Eccola servita paga ed esce. Tocca a me, sono stanco e incazzato per l 'attesa.. intanto i due uomini continuano a ridere, io cerco di non farci caso.. Ho tanti soldi oggi quindi chiedo, 3 grammi di energia, 4 di pazienza e 5 di creatività.. chiedo al commerciante se è finalmente arrivata, lui dice di no, dice di aspettare. I due stronzi dietro commentano e li sento bene.." Vengono ancora qui a chiedere creatività che Illusi!!" prendo quello che devo prendere, pago quello che devo pagare. Saluto e guardo in cagnesco i due uomini dietro di me che s'imbarazzano un po'. Tocca a uno dei due. é il suo turno" schiarisce la voce.. Mi farebbe per caso mezzo kg di Fantasia??"
Rido ed esco.

   2 commenti     di: Zoltan Bleck


Pensieri Afasici

C'era una volta... mmm... come è che iniziava? Ah... ecco... ci siamo. C'era una volta una carrozziere veneto che amava mangiare le prugne... Sinceramente l'ho sempre pensato che non fosse l'inizio adatto per un libro sui soldati caduti in guerra, ma il mio editore, che al momento sembra essere la bisnonna del generale Lafayette, mi ha convinto che avrebbe impressionato i lettori.
Scusate un momento ma non ho la più pallida idea di cosa stia parlando. Il problema è che non molti sanno, forse perché ancora non l'ho detto, che io sono un paziente del Camarillo Brillo State Mental Hospital, in Camarillo, Florida. Durante questo momento di lieve lucidità voglio assicurarvi che tutto quello che seguirà sarà solo ed esclusivamente frutto della mia follia quindi non impressionatevi, oh signor Berlusconi e signor Ratzinger (l'uso del vocativo è un preciso sintomo della mia incontrollabile instabilità mentale), se verrete menzionati un paio di volte. O magari una dozzina.
Iniziò tutto quando i televisori vennero accesi. Adesso vi chiederete come mai un'affermazione di un povero psicopatico vi stia sconvolgendo in questo modo. Semplice. Nel frattempo vi è tornato in mente che vi siete dimenticati di andare a prendere vostro figlio dopo gli allenamenti di calcio. Due mesi e mezzo fa.
"Certo che la televisione ha distrutto tutto!" disse un giorno il nonno di un mio amico mentre guardava un film pornografico censurato. "Cosa è quel bollino rosso! Ai miei tempi i bollini rossi li facevamo saltare in aria come birilli!" Mi sembrò alquanto scaltro alzare il braccio destro facendo il saluto fascista, ma, dopo lo sguardo vuoto dei suoi occhi a mandorla, mi resi conto che era giapponese e i bollini rossi sono alquanto numerosi di questi tempi. Meglio evitare.
Ci tengo a precisare che io non sono fascista. Non mi rende fascista il fatto che uso l'olio di ricino al posto di quello d'oliva. Per il cenone di capodanno feci uno scherzo a mia suocera e io e

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   0 commenti     di: Italo Pisano


Visioni volontarie

Ero come un barbone, steso su una panchina al parco a sopportare la fame, la stanchezza, l’afa. Divennero irraggiungibili i ricordi delle estati passate da ragazzo, a sudare dietro a un pallone. C’era una madre con la sua piccola creatura tra le braccia e il verso continuo delle cicale offuscava a me questa contemplazione, rendendomela come di sogno, visione mistica dell’abbandono e dell’amore inconsapevole che di volta in volta si rinnova, nelle lacrime e nei sorrisi. Il sole scendeva dietro la piccola stazione ferroviaria e il cactus bruciava al respiro del vento; il treno fischiava senza fermarsi: nessuno era sceso, nessuno era salito. Nell’aria immobile solo i colori e i profumi producevano un vortice di vita variegata. C’era una ragazza seduta di fronte a me, mancina, scriveva a testa bassa con l’aspirazione di diventare scrittrice: era bella, ma svanì in un colpo come la fortuna quando passa e non bussa alla tua porta.
E la vecchina, si! L’avevo già vista addormentarsi in chiesa tra i mille dolori della sua età: il sonno la colse quasi d’improvviso senza spiegazioni, senza illusioni pure. E poi la vidi raccogliere i suoi stracci, pochi, e tornare a girare sui marciapiedi della solita città.
Da molti giorni il poeta stava affacciato alla finestra, a guardare le nuvole passeggere, i piccoli uccelli a cinguettare nel nido, le notti stellate sottolineate dalla brezza marina. Qualcuno mi diceva che fosse in un periodo di profonda ispirazione per la sua imminente nuova opera; io, intanto, ascoltavo nella mia stanza i Radiohead e quelle parole di propaganda mi sembravano tante fesserie, dette dai furfanti per abbindolare gli sciocchi. Almeno così sembrava mi stesse dicendo Kipling, che nel frattempo si era seduto all’angolo della camera in procinto di tirare dalla sua pipa. E io avevo un’insospettata voglia di sigaro. Così tolsi le mani dalla mia testa per cercare di resistere al sonno mancato durante la notte e continuai a partecipare a

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