PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti surreale

Pagine: 1234... ultimatutte

Ad un passo dalla fine

Il cammino si piazzava dinnanzi ai suoi occhi, come per mostrargli la sua metamorfosi. Gli alberi sbocciavano con forza dalla terra, le radici abbracciavano con calore il terreno quasi impedendogli il passaggio. I suoi passi iniziavano a divenire incerti ed il sole si sgretolava in tante falci luminose, all'orizzonte. L'ennesima folata di vento. Le foglie decise ad abbandonare l'albero madre, cadevano ingiallite disopra dei suoi capelli neri come la pece e sulla sua maglia blu mare, ma mai la sua mano tentò di levarle via. Il percorso non aveva importanza.
Così passo dopo passo, inciampava tra quei grossi rami ben fissi sulla terra, poi si rialzava e continuava il suo cammino poiché l'arrivo sarebbe stato più importante d'ogni altra cosa.
Non s'avvertiva nemmeno il suo affannato respiro nonostante dal suo volto corrugato vi si poteva scorgere un'espressione leggermente stanca, seppur beata. Nella sua mente era chiaro il vuoto nel tentare di dar forma alla fine, ma il cuor suo era certo che esistesse seppur la sua ragione non era in grado d'immaginarla... La fine... ah, La Fine...
Mai si voltò per domandare pietà alla natura, per salvarlo da quel passaggio che man mano pareva infittirsi sempre più a causa del sole che lanciava i suoi ultimi raggi sul suo viso, che ora rifletteva il color dell'ambra seppur restasse quasi indefinito.

D'un tratto il sole scomparve per sempre, ed il crepuscolo si dava alle sue acrobazie colorate, come se acchiappasse dei nastri colorati e li facesse danzare liberi nel vento. Eccolo, il Vespero, l'unica chiara luce prendeva dimensione con Venere, che leggiadra s'innalzava in quel cielo senza nome, brillante e pura, come fosse l'unica bellezza. Dava luce con costanza, come fanno solitamente i pianeti che possono riflettere tra inizio e fine perché tra essi, c'è meno distanza... a differenza di quanto accade per le stelle.

L'uomo camminò ancora per poco, sta volta con passo sicuro, e si sedette poi sull'orlo del prec

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Giulia


Ulisse ( parte 3 )

Nei sogni si fa ciò che si vuole... ecco perché ci passo molto tempo... Per rivedere lei... i suoi occhi blu!
A molti sembrava antipatica, sarcastica, cinica... un po' come me.
Io le riuscii a legger dentro, nonostante lo nascondesse, poichè ai miei occhi non sfugge nulla!
Volavo alla velocità del pensiero e raggiunsi l'obelisco egizio, poichè sapevo che era là, la paragonavo a nefertiti per la bellezza.
Nel mondo reale eravam due amici che prima della fine, andarono oltre l'amicizia, forse a causa mia, o sua che voleva godere ogni attimo della sua piccola grande esistenza.
Era li, seduta sotto l'obelisco, con due bicchieri di jack daniels, Dio solo sa quanto adoravo il jack!
Iniziammo a parlare del solito e a sfotterci, lei mi prendeva in giro per i miei capelli ricci e per il ghigno da alcolizzato ad ogni sorso di jack!
Poi capii perché bevevo così tanto, perché dormivo e sognavo così tanto... non riuscivo a lasciarla andare via! Era morta, e doveva esserlo anche nella mia mente... E quando capii ciò mi diede un ultimo bacio per poi scomparire. Da quel momento, vederla sparire per sempre per la seconda volta, mi fece capire molto di me. Un sognatore diventato cinico perché la realtà gli toglieva tutto, un sognatore che aveva provato mille emozioni, un sognatore che era cattivo per poi divenire... Ciò che sono ora!
20 anni... Un periodo immenso... per ritrovate me stesso, proprio come Ulisse, che con la ragione, la furbizia e una punta di cinismo, ritornò da Penelope!
Come ulisse sono tornato ad itaca... Quanto adoro la mia "itaca".

In un sogno trovai la mia realtà ed ora, la
Mia realtà sarà il mio sogno!

   2 commenti     di: Daryl


Il tatuaggio di Dorian

Sospira, Dorian. Così poco uomo per quegli stupidi che perdono tempo a guardarlo; e gli ridono in faccia, pure.
"Chi siete? Cosa volete?" dice lui; ma loro ridono e se ne vanno.
È giovane, Dorian. Lucido e glabro il suo corpo scolpito, morbido; appariscente, che tutti lo guardano quando cammina per strada.
E tanti anni prima l'aveva fatto, così, senza pensarci. Era entrato in un negozio e specchiandosi nella vetrina si indicò dicendo "Voglio quello."
Ed era uscito soddisfatto, rimirando il suo viso perfetto marchiato per sempre su quella schiena dalla fioritura eterna.
"Cos'è quello?" gli aveva chiesto la sua fidanzata.
"Lui è Giano."
Ma lei non parve sentire, e ripeté: "Cos'è quello?"
Lui se l'era guardata come fosse matta, fino ad incrociare il suo sguardo sperando di cogliere in esso una nota ludica, qualcosa che gli dicesse che lei, in realtà, aveva capito. Ma non trovò nulla di tutto ciò e deluso, sconvolto forse, si girò lasciando che lei guardasse le sue anche oscillare via; e scivolò via da lei, sussurrando parole che forse non avrebbe neanche sentito.
"Non è altro che la mia ancora di salvezza, che mi terrà su questo mondo senza lasciarmi sfiorire; e quando sarà il momento, lui avrà in pasto la mia vita ed insieme svaniremo senza perdere la scia del bello che ci ha resi uomini. E nulla di più."
"Nulla di più" gli fece eco lei.
Sospira, Dorian, mentre cammina sulla riva del mare e i passanti gli ridono dietro.
"Allora, che te ne pare?"
Dorian la guardò, con quel suo bikini striminzito che lasciava intravedere dei petali di rosa scoloriti, arpionati con un gambo spinato al suo inguine rinsecchito. La rivide tanti anni prima, bella come la perla più splendente del suo oceano. È inutile tentare di lasciar dire ad una penna ciò che solo il corpo di una donna può dire; ma lei ce l'aveva lì, rossa e sanguinolenta, quel fiore ardito trasbordante passione, che ruggiva e miagolava languido attraverso la sottoveste semitraspare

[continua a leggere...]

   3 commenti     di: Enrico Ferrini


La spiaggia (riveduto)

Sergio si muove a fatica. Avanza barcollando con i passi che affondano nella sabbia e le scarpe che, sollevandosi, sparpagliano granelli per aria.
Con uno sguardo attonito esplora l'area tutt'intorno poi torna a posarlo sulla ragazza poco distante. Da quando l'ha vista - unica presenza in quel posto - ha cercato di avvicinarla. Non vuole farle del male, solo chiederle aiuto, sapere dove si trova.
Lei sembra giocare. Sa di attirare l'attenzione di quell'uomo così stranito, sbucato dall'altura sabbiosa. Di tanto in tanto si volta e sorridente gli tende le braccia. Lo invita ad avvicinarsi per poi, quando arrancando le arriva ad un passo, girarsi e rimettersi a sgambettare dispettosa e leggiadra, tra le calde dune di sabbia rosa. Le sue squillanti risate si diffondono per tutta la spiaggia.
Non è certo con indosso le eleganti scarpe in pelle che può raggiungerla; quelle, anzi, gli sono d'intralcio. Inoltre, non è più abituato a correre. Dopo il matrimonio e con il lavoro in ufficio non ha più svolto attività fisica ed ora ne sente le conseguenze.
Si ferma esausto e boccheggia. Il busto piegato in avanti ed i palmi sulle ginocchia.
«Ma dai, sei già stanco! » Commenta dopo essersi girata e averlo visto piantato.
Non ce la fa proprio più. Scuote la testa, l'affanno non gli permette di parlare.
Delusa storce le labbra. Porta una mano sul fianco. Si riordina i capelli scompigliati dalla corsa e dalla brezza che soffia gradevole dal mare.
È davvero bella. Alta e sottile come le top model. Perfetta nei lineamenti. Il viso delicato e pulito; grandi e lucenti occhi verde smeraldo orlati da ciglia folte; sopracciglia affilate e più scure del rosso dei capelli che scendono lisci fino a metà schiena. Gli zigomi alti le conferiscono un aspetto fiero; le labbra sottili si allargano formando due graziose fossette ai lati della bocca. Il naso leggermente all'insù che arricciandosi stizzito disegna una smorfietta di irresistibile simpatia.
La divora con

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Romano PRESTA


Marty e Grossman

Marty aveva dato di matto.
Gridando : - Ce ne ho uno dentro!!! - Aveva abbandonato questo mondo e Grossman...
Grossman era sparito.
Aveva lasciato un biglietto : " Sono morto lo sono sempre stato ne ho alfine ragionevolmente preso coscienza ".
Grossman non sapeva scrivere. Io penso che ci sia dietro una macchinazione del Governo.
Non ho più amici. E la casa riprende a urlare.
Grossman era stato un buon angolatore, vorrei sapere che fine ha fatto... Se da un angolo prorompeva un malefico suono, o qualcosa di peggio, egli gli si piazzava di fronte, meglio se con una bacchetta del ristorante cinese in mano e picchiettava armonioso fino a placare lo squarcio.
Adesso è scomparso.
Senza di lui i lustrini sono glassa, come usavamo dire fra noi.
Marty era un eccellente Dottore Petulante. Sò che può far ridere questo termine ma è un ruolo di grande importanza ai fini della Sopravvivenza Universale.
Non posso assolutamente rivelare nulla a riguardo : Ne va della mia stessa esistenza e quindi mi scuserete.
Così : Morto, Marty.
Marty
Morto.
Scovato come un insetto sotto la pietra.
E calpestato.
Non sarà facile sostituirli... Non sono nemmeno possibile si possa fare.
Soprattutto Grossman; Grossman l' angolatore, come tutti ricorderete.
Fedele alla sua mansione fino al maniacale.
Del resto è l' unico modo cui attenderle.
I riti esigono il perfezionismo.
Sicchè Marty è deceduto e Grossman non si trova.

Mi chiedo se sia giusto che fuori tutto trascorra sereno.
Mi fa spavento pensare che tutte queste inquietanti presenze, contro cui i miei due più cari amici hanno combattuto fino alle estreme conseguenze, in realtà non esistono.
Mi lascia con un senso di vuoto.
Disorientato.
Credo sia veramente molto difficile comprendere che la vita, a ben guardare, è un posto che può risultare davvero piacevole.
Io non ci riesco ma forse è proprio questo che i miei due fidi scudieri stanno tentando di comunicarmi.
Nell' unico modo in cui una cosa del

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Matteo Pizzini


Quel sottile filo di schiuma bianca

La sabbia incominciava a scottare forte e lui, a piedi nudi, cercò di camminare sulla battigia, entrando appena e poi uscendo dalle calde acque limpide, varcando ogni pochi passi il confine tra la terra e l'oceano segnato da un sottile filo di schiuma bianca.
Là, oltre quel filo, all'altra estremità e dopo l'orizzonte, andava a posarsi il suo sguardo appena distratto dai pensieri ricorrenti.
Qui, alla sua sinistra, opposto all'oceano e ben saldo alla terra bruciata dalla calura, l'oggi.
Presidente, Presidente! si misero a vociare le due donne attempate grassocce strette nei loro costumi troppo succinti e troppo vivaci, con le facce accaldate sulle quali strani giochi di ombre riproducevano, alterati, gli intrecci di paglia dei loro enormi cappelli da sole.
Presidente!
Si voltò appena. Vergò due foglietti chiari con una biro che una delle due gli aveva porto. La firma attraversò imponente obliqua nitida il piccolo foglio dal basso verso l'alto per tornare in giù con un breve graffio d'inchiostro nero.
Caffè Santucci. Piazza dell'Obelisco... evidenziava la scritta bianca sul dorso blu della biro; il nome della città risultava illeggibile per via degli umori della mano che tante volte aveva impugnato la penna, ma le prime lettere sbiadite che riuscì a decifrare gli permisero di dedurre il luogo dove un tempo era stato acclamato.
Vi si era recato agli inizi della sua carriera.
La piazza era gremita. Le strade di accesso barrate. Viva il Presidente! Benvenuto, Presidente! inneggiavano le voci concitate e i volantini colorati.
Le due facce, sparuto residuo della moltitudine di allora, si allontanarono fino a raggiungere un gruppo di turisti che sonnecchiava sotto l'ombra di un enorme ombrellone di palme.
Per pochi attimi il Presidente aveva di nuovo varcato il sottile filo che lo riconduceva al passato. Oltre la terra che calpestava e di là dall'oceano.
In quello spazio ritrovò le vecchie immagini e le afferrò così come capitavano.
To

[continua a leggere...]



Storie folli

Stavo passeggiando a siracusa con mio nonno.
Avevo 14 anni.
Mi stava dando consigli di vita e mi insegnava che dovevo essere educato ed essere una persona onesta, solo cosi sarei andato avanti nella vita.
Alle persone piace insegnare, si credono superiori ma io non mi lasciai abbindolare.
Davanti a me c'era un giovane di trent'anni circa vestito elegante e con una ragazza bellissima.
Stavano discutendo su quale meta scegliere per andare in vacanza.
Da ambizioso com'ero lasciai la mano di quel vecchio che non aveva nulla da darmi e mi fiondai dall'uomo ricco per chiedergli il segreto del suo successo.
Mi disse questo:
<ho rubato e ho fatto tante cose cattive per essere ricco, ora vorrei tanto uccidere tuo nonno tanto posso fare quello che voglio muahaha!>
Scandalizzato scappai da mio nonno mentre la sua ragazza lo rimproverava.
Raccontai tutto a mio nonno.
Lui si arrabbio e mi diede un pugno in faccia.
Quando mi ripresi mio nonno era in mezzo a tante persone che lo volevano uccidere.
Mori alla fine..
Non potete immaginare quanto dolore provai..
Andai a seppellire il suo corpo con due miei amici.
Mentre seppellivamo la carcassa discutevamo su qualche metodo per fare soldi.
Che bello avere degli amici!
Il fetore ci diede cosi sdegno che non finimmo nemmeno di fare la buca, cosi siamo andati in un bar la vicino e ci siamo ubriacati fino a svenire.
Oggi ho 20 anni
Sono davanti a una banca...
I miei due fratelli stavano finendo di controllare i sistemi di sicurezza e le guardie...
Volevamo rapinarla..
Dopo aver finito e discusso gli ultimi dettagli ce ne andammo tutti a casa.
Sono stato a poltrire dalle 10 di mattina fino alle 4 di pomeriggio davanti la tv
Alle 4. 10 sono uscito per farmi un giro in bici e alle 4. 15 sono tornato.
Sono rimasto davanti la tv 18 ore.
L'appuntamento era alle 9. 30 vicino la banca con i miei fratelli.
Mi sono alzato un po scombussolato dopo tutta quella televisione.
L'ansia mi attanagliava, mi stavo sentendo ma

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: gianlu3295



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Surreale.