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Racconti surreale

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Sogni o, illusioni?

Ho sognato di inseguire i miei sogni, ma ero in sovrappeso e non riuscivo a raggiungerli, sudavo, ero in affanno, poi qualche sogno ha rallentato la sua corsa e sono riuscito ad agguantarne un paio, quando ho aperto le mani per leggerli, il primo era di quando ero bambino e consisteva nel desiderio di far sparire tutte le persone cattive, ma si è fatto prendere in ritardo di qualche anno, anche se a pensarci bene, tutte le persone a cui mi riferivo, sono sparite davvero.. ora! Il secondo sogno che ho nell'altra mano, si riferisce al mio periodo di scuola superiore, sognavo di essere sempre promosso e con buoni voti come alle medie, è vero sono stato sempre promosso, ma per due volte a Settembre! Anche di questo sogno ora non so che farmene. Riprendo a correre ed i miei sogni si allontanano sempre di più, inizia la salita e per me diventa sempre più difficile, ad un tratto vedo rotolare verso di me un grande sogno, il quale man mano che si avvicina, diventa sempre più piccolo, fino ad alzarsi da solo ed avvicinarsi alla mia mano destra, la apro e lo afferro ma continuo a correre. La curiosità è forte e dopo un po' apro la mano ed osservo il sogno, è strano non riesco a decifrarlo, poi tutto ad un tratto capisco e.. lo getto via "che razza di scherzo è questo! Non era un mio sogno!"Rallento la corsa fino a fermarmi ed ho un intuizione geniale, chiudo gli occhi, mi concentro e sogno che tutti i miei sogni vengano a me, senza che sia io a rincorrerli. Aspetto qualche secondo e non accade nulla poi sento un rombo, sempre più vicino, non ho il coraggio di aprire gli occhi, ad un tratto tutto tace, apro prima un occhio poi l'altro e... sono circondato dai miei sogni, tutti di forma sferica, di vari colori e dimensioni, sono disorientato e non so da dove iniziare, decido di cominciare dal più piccolo, lo prendo, lo leggo, consiste nel mio desiderio di dimagrire, appena finisco di leggerlo dimagrisco davvero, divento un figurino, altro che novanta chili ora ne pes

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   2 commenti     di: leopoldo


La ragazza dalle manine viola

Mentre nel mondo milioni di esseri umani lottavano per sopravvivere -tale è infatti il loro scopo su questo pianeta- ed un ingente numero di essi periva o si ergeva vittorioso, su un'insignificante cittadina della Russia orientale stava nevicando da qualche oretta. Molti passeggiavano mano nella mano, lasciando le proprie impronte sul fresco tappeto candido, altri giocavano a palle di neve o si affrettavano verso casa con le sporte della spesa che penzolavano ad ogni passo.
Tutto normale, quindi.
No, nient'affatto, signori. Conoscete forse di che materia sia fatta la normalità? Potete, magari, misurarla con criterio scientifico, oppure portarmene un campione dentro ad un vasetto di vetro? Sfido chiunque a farlo, attenderò un qualsiasi responso. In ogni caso, stavo narrandovi di come in un luogo insignificante, in un giorno insignificante, degli insignificanti esseri umani stessero riempiendo un attimo della propria giornata con azioni ordinarie. Bene. C'era tra loro, s'intende, non in loro compagnia, né in loro presenza o semplice colpo d'occhio, una ragazza. Pallida, col naso rosso e le gote infiammate di porpora, ferma dietro i cespugli colle mani congestionate immerse nella neve.
Ora voi mi chiederete: e cosa ci faceva una giovane seduta in terra a sorbirsi il freddo mentre gli altri stavano in compagnia a scaldarsi? Eh, forse non vi è parso "normale"? Sì, ne sono certo: lì in fondo, mentre ancora non avevo finito di raccontare, avevano già cominciato a vociare "che stranezza! Che stranezza! È forse pazza?". Adesso, sistemate le bretelle e l'acconciatura e sgranchita la schiena sulla sedia, ditemi: sapete forse che aspetto abbia la stranezza? Cosa sia curioso o bislacco? Non mi serve un esempio fisico, sia chiaro. Io pretendo -e lo affermo con tono perentorio- il concetto di "strano" dentro ad un barattolo. Sì, sì, assieme alla "normalità", così si risparmia qualche spicciolo per il recipiente. Io sono sempre qui che aspetto, ben

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   1 commenti     di: Federica


Una strega o una scienziata? - Parte Seconda

La neve scendeva placida come una lenta e gentile pioggerellina biancastra. Il sole splendeva opaco dietro le nuvole che circondavano quello strano paesaggio montano. Dove ci trovassimo non ero in grado di stabilirlo con precisione. Serena indossava un abbigliamento piuttosto inusuale, una sorta di strana e poco azzeccata combinazione che includeva un cappello da cowboy, dei pantaloni a zampa d'elefante e.. una lunga pelliccia bianca. -Cosa ti fa pensare che il mio abbigliamento sia stravagante?- Lo aveva fatto di nuovo, mi aveva letto nella mente, non sopportavo che utilizzasse quelle sue "capacità" per invadere in questo modo i miei spazi. -Sai Alex, se tu ti sforzassi di non pensare troppo a quello che ti circonda forse smetterei di trovare talmente interessanti i tuoi pensieri- continuava a farlo e non potevo impedirglielo in alcun modo. Tutto ciò era davvero snervante e fuori luogo, eppure per certi versi mi affascinava. Trovavo interessante il suo modo di analizzare, leggere e osservare tutti i miei pensieri. -Non scambiarmi per una psicologa però..- la sua voce mi riscosse nuovamente dai miei pensieri che, nonostante tutto, non volevano smetterla di fluire ininterrottamente come l'acqua di un fiume in piena. Stavo contemplando rapito una ciocca dei suoi capelli quando d'un tratto la mia attenzione venne attirata da un grosso cumulo di neve in lontananza, sembrava come ingrandirsi ogni istante sempre di più. -Guarda meglio, non è un cumulo di neve!- Aguzzai la vista cercando di scorgere meglio quella strana sagoma e infine mi resi conto che non era per nulla un cumulo di neve bensì.. una sorta di strano animale a metà strada fra un mammuth e l'abominevole uomo delle nevi. Stava su due zampe, aveva delle lunghe zanne aguzze e un piccolo naso nero che spuntava da sotto la folta pelliccia bianca che ne copriva quasi completamente il volto. -Serena cos'è quello?- temevo la risposta di mia sorella, e non a torto! -Quello è l'ab

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... e se un giorno incontrassi Gesù?

Me lo sono sempre domandato: come mi comporterei?

Ci hanno insegnato che a Dio bisognerebbe dare del voi; ci hanno sempre fatto conoscere quel Dio di giustizia del Vecchio Testamento che, diciamolo francamente, ancora oggi incute un po' di timore nel credente: Quello dell'Occhio per occhio"...; ci hanno insegnato di rivolgerci a Lui con adorazione e devozione.
E, come se non bastasse, ci hanno sempre detto che Dio non Lo si può guardare in viso...

Ma cosa vuol dire adorazione e devozione? Vuole forse dire inginocchiarsi carponi, baciarGli i piedi e implorare?

Io, che sto cercando di vivere il Nuovo Testamento, così lontano dal Vecchio, ho conosciuto e amo quel Dio di Misericordia che tutto sostiene; quel Dio che si è fatto Uomo per sapere cosa affligge il genere umano, per provare di Persona cosa questo mondo offre nelle sue meschinità, nei suoi compromessi, nel dolore d'una agonia terminale, nelle violenze giornaliere d'ogni tipo, nelle assurde battaglie quotidiane per un pezzo di rispetto... quel rispetto che dovrebbe essere l'"alfa " e l'"omega" del reciproco rapporto interpersonale.

Questo è il Dio che conosco: quel Dio che se m'apparisse strada facendo nel mio tormentato cammino, come penso quello di molti, non mi butterei ai suoi Piedi, non Lo ossequierei come si fa con un dio pagano, non Lo adorerei come insegnano i suoi ministri di culto, ma gli butterei le braccia al collo e Lo stringerei forte come farei con il mio amico più caro...

E sono sicuro che in questo mio contegno apparentemente impertinente, come si fa fra veri amici, con una strizzatina d'occhio anche Lui sarà felice di spogliarsi di quel certo contegno pari alla fama che gli hanno costruito attorno, e appoggiandomi il braccio attorno al collo valicheremmo unitamente quel tratto di strada, che ancora ci separa, facendomi raccontare quelle barzellette che, irriverente, e a volte anche un po' blasfemo, ho sempre detto su di Lui per riderne assieme.

Poi, parl

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   29 commenti     di: Bruno Briasco


Notte insonne

Notte insonne per David, si girava e rigirava nel letto. Il pigiama doveva essersi incagliato nelle lenzuola perché non riusciva a muoversi liberamente. Odiava i pigiami proprio per questo. Scese nel salone, erano esattamente le 00. 00 del 3/1/2008 accese la tv e seguì una trasmissione che parlava di ragazzi disadattati. Si parlava di alcuni stermini commessi da giovani fuori di testa. Riportavano l'esempio di come molti di questi amassero i videogiochi fps, dove il personaggio si ritrovava a dover sterminare quante piu persone possiblile. Ed è proprio qui che scattava la scintilla della follia, poichè il gioco e la morte si sfioravano e scaturivano in fatalità.
Dopodichè parlarono di un ragazzo che come David soffriva di allucinazioni uditive durante la notte. David lo ascoltò con occhi grandi. Questo ragazzo era ora rinchiuso in un manicomio dove gli veniva somministrata una grande quantità di risperidolo, farmaco comunemente adoperato per curare le psicosi. Dicevano che questi fosse un ragazzo intelligente, nonostante intrattenesse dei dialoghi con lucifero ed annessi diavoletti.
La trasmissione si concluse e David tornò a letto. Ora l'orologio segnava le 02. 00 del 3/3/2008. Queste cazzo di batterie!!! Dannazione!!!
La notte ebbe un incubo ; si alzava dal letto e andava in bagno, si guardava allo specchio e rideva, rideva. Crepava dal ridere, lo stomaco gli si contorceva, la mascella gli si tirava fino allo spasmo, l'orologio continuava a segnare le 00. 00 del 3/3/2008 e lui tornato in camera si ritrovava in una stanza con materassi sulle pareti e sul pavimento...

   1 commenti     di: Giulio


La storia di Tom

Successe quasi un anno fa, ma da allora non mi sono ancora ripreso del tutto. È stata dura, tremendamente dura, e talvolta ho ancora paura di non riuscire a farcela ad andare avanti.
Non sono il primo a cui è capitato di perdere un amico; ma nel mio caso non uso la parola “amico” a sproposito. So cosa intendo per amicizia, e non si tratta di semplice conoscenza o simpatia. Io e Tom eravamo inseparabili. Lui era parte di me, io ero parte di lui. Era sempre pronto a darmi una mano, e altrettanto facevo io. A parte tutto il contesto che ha riguardato la sua scomparsa, perderlo è stato veramente un duro colpo. Senza di lui mi sentivo solo, perso, quasi inutile; come ora, del resto.
Ma la caratteristica principale della mia storia è un’altra, quindi è inutile che continui a parlare di Tom e del fatto che mi manchi tremendamente. Comincerei invece a parlarvi di com’era la nostra vita prima che successe… Non so nemmeno come definirlo. Una tragedia forse… Ma non credo che sia il termine adatto. Comunque, come ho già detto, eravamo amici per la pelle, e questa era una cosa che si notava. Decisamente. A scuola i professori finivano sempre per metterci ai due angoli della classe, per evitare di trascorrere le lezioni con le risate dei compagni in sottofondo. Ogni contesto, ogni parola poteva essere origine di risate e divertimento. Non esagero se dico che eravamo i buffoni della classe. Ma non dei buffoni qualsiasi: facevamo veramente ridere, talvolta i nostri compagni ci chiedevano da dove trovavamo l’ispirazione per certe trovate. Avevamo addirittura scritto un libro, una raccolta di tutti i nostri racconti e delle nostre storie a fumetti: racconti assurdi, che facevano piegare in due dal ridere chi li leggeva. Io li sapevo a memoria, anche perché metà di essi erano stati scritti da me, ma dovevo ugualmente fermarmi ogni due righe poiché mi venivano le lacrime agli occhi. Ora invece quegli stessi racconti non mi fanno nemmeno sorridere. Niente mi fa

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   5 commenti     di: GozzaGugh


Necro-epistolare

Caro amico,
ti scrivo perché sono morto. Sono morto senza saperlo, senza volerlo. Un singolo attimo è bastato per cambiare tutto ciò che credevo. Come se un granello di sabbia caduto in un occhio ti rapisse dall'universo. Sono qui, morto. Il battito del cuore è già diventato un ricordo, e con lui anche il dolce sapore del sangue caldo che sottile scorreva nelle mie mani, nelle mie arterie. Ho freddo, un freddo mai provato, mai sentito anche negli inverni più rigidi, viene da dentro, dentro di me; sono morto. Non posso dire che tu mi manchi, che mi manchi la mia vita o i miei genitori, perché non provo più alcuna emozione. Non sentirò più i brividi di un bacio, il calore di una carezza o le palpitazioni di un orgasmo, mai più. La mia logica è ormai fredda, come le mie guance, o quel che ne resta. Ogni emozione ha cessato di esistere con il mio ultimo respiro. questo è stato flebile, delicato, come se l'ultimo alito di vento nelle mie viscere si fosse pigramente tolto dalla sua cella polmonare. Sai, l'aldilà lo pensavo diverso, per me almeno. Non vedo altro che un buio pungente, tanto da far cadere quelle che sembrano le ultime lacrime. Non c'è nessuna luce abbagliante e nessun Caronte che mi attende. Forse si sono dimenticati di me, o è proprio questo l'aldilà e questo è il mio girone infernale.

Buio asettico, buio inodore, insapore.

Credo proprio che tutto sia finito. questo è il mio addio a te, amico. Vorrei sperare di poterti rivedere, ma non credo che accadrà mai. Non so nemmeno quanto tempo è passato, forse anche tu sei già morto, ma se non fosse così ti auguro di goderti ogni singolo granello della tua vita, perché se anche breve, la memoria sarà il tuo faro nell'eterna notte che qui ti attende.

Eternamente io

   2 commenti     di: Luca L



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