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Racconti surreale

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Notte insonne

Notte insonne per David, si girava e rigirava nel letto. Il pigiama doveva essersi incagliato nelle lenzuola perché non riusciva a muoversi liberamente. Odiava i pigiami proprio per questo. Scese nel salone, erano esattamente le 00. 00 del 3/1/2008 accese la tv e seguì una trasmissione che parlava di ragazzi disadattati. Si parlava di alcuni stermini commessi da giovani fuori di testa. Riportavano l'esempio di come molti di questi amassero i videogiochi fps, dove il personaggio si ritrovava a dover sterminare quante piu persone possiblile. Ed è proprio qui che scattava la scintilla della follia, poichè il gioco e la morte si sfioravano e scaturivano in fatalità.
Dopodichè parlarono di un ragazzo che come David soffriva di allucinazioni uditive durante la notte. David lo ascoltò con occhi grandi. Questo ragazzo era ora rinchiuso in un manicomio dove gli veniva somministrata una grande quantità di risperidolo, farmaco comunemente adoperato per curare le psicosi. Dicevano che questi fosse un ragazzo intelligente, nonostante intrattenesse dei dialoghi con lucifero ed annessi diavoletti.
La trasmissione si concluse e David tornò a letto. Ora l'orologio segnava le 02. 00 del 3/3/2008. Queste cazzo di batterie!!! Dannazione!!!
La notte ebbe un incubo ; si alzava dal letto e andava in bagno, si guardava allo specchio e rideva, rideva. Crepava dal ridere, lo stomaco gli si contorceva, la mascella gli si tirava fino allo spasmo, l'orologio continuava a segnare le 00. 00 del 3/3/2008 e lui tornato in camera si ritrovava in una stanza con materassi sulle pareti e sul pavimento...

   1 commenti     di: Giulio


Vocabolario

Reazione morbosa che l'organismo di un individuo può manifestare nei confronti di alcune sostanze alimentari o medicinali

per est. intolleranza, avversione verso qualcosa o qualcuno.

“E bisogna dire idiosincrasia per esprimere che non puoi vedere qualcuno?”.
A Francesco venne naturale pensarlo, mentre richiudeva quell’immenso vocabolario coperto dalla polvere, ripescato da uno di quegli scaffali della sua libreria, che ti abitui a vedere nella sua interezza, dimenticandoti dei tomi che accoglie al suo interno.
Aveva sbuffato non poco quando aveva scoperto che proprio quel giorno non gli funzionava internet. Chissà per quale motivo. Non ci capiva niente di quella robaccia tecnologica né voleva capirci. Semplicemente usava internet per pigrizia, per fare ciò che un tempo si faceva a mano. Consultare tragitti, vocabolari, ricette. La sua libreria era diventata un ricettacolo di abbandono e dimenticanza. Il pensiero della lanuggine gli aveva causato un ulteriore sospiro. Ma non poteva assolutamente continuare quel libro fantasy che tanto lo appassionava se prima non avesse scoperto che cosa volesse dire quella parola. Idiosincrasia. Aveva perso il filo della narrazione tanto gli risultava insolito quel termine nel contesto di Mezzelfi e creature magiche. Purtroppo era fatto così. Una curiosità viscerale che gli faceva perdere del tutto la concentrazione e lo obbligava a ricercare quella parola sconosciuta fino a quel momento. Ma non perchè non riuscisse a capire il senso del periodo, oltre alla comprensione del testo c’era una sua volontà segreta di conoscere tutte le sfumature della lingua italiana per farle proprie ed utilizzarle a sua volta. Un giorno la sua professoressa di italiano aveva affermato che non esistevano sinonimi: ogni parola aveva un suo preciso significato, una sua etimologia ed un contesto in cui inserirla. Lo aveva lasciato alquanto perplesso quel postulato; ma pochi giorni dopo sua madre durante un temporale disse “Hai se

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   3 commenti     di: Graziano Ciocca


Te lo avevo detto che era una pipa

Spense la 37esima sigaretta del giorno nel posacenere, premendo e piegando la cicca come fosse un moscerino schifoso. Fanculo, disse. Sgranchì le gambe ferme da ormai 16 ore e inarcò la testa all'indietro distendendosi in tutta la sua lunghezza sul vecchio divano dei nonni, in soffitta. Appoggiò placidamente le mani sui due poggioli, tentando di dimostrare a se stesso una tranquillità che non c'era affatto. I suoi occhi osservarono il soffitto della casa in cerca di una qualche simmetria in cui perdersi. Non ne trovò. Però si distraette a vedere l'enorme quantità di ragnetele in giro. La casa dei ragni, tentò di sdrammatizzare.

Inorridì nel constatare la presenza di alcune sferette bianche in un angolo. Nidi. Cercò di immaginarsi dove potessero essere. In ognuno di quei cosi, almeno un centinaio di ragni. E di quei cosi ce n'erano molti. Cercò di non pensare ai ragni. Erano coinquilini, fine. Nulla di più. Ah, forse ogni tanto lo avrebbero morso. Niente di che, anche lui aveva morso il suo compagno di stanza al college.

Con un tonfo un libro cadde. Saranno i ragni. Vi prendo una mosca o due dal frigo ragazzi? Si sono davvero impazzito. Si alzò a raccogliere l'amasso di pagine ingiallite rilegate ancora per poco. Sulla pagina: Ceci n'est pas une pipe, Magritte. Quel cazzone ne sapeva. Però questa è proprio una cazzata. Tornò a buttarsi sul divano. La note del quadro diceva: La famosa tela del pittore belga è provocatoria: la pipa soggetto del quadro non è una pipa. Capirai, l'ha scritto lui. Grande critica del dipinto. Superba. E ancora: Quella è la rappresentazione di una pipia, ma non la pipa stessa in quanto, ovviamente, non la si può fumare. Chiuse il libro. Una nuvola di polvere lo fece tossire. Ad averla, quella tela. Basterebbe rollarla un po'. Poi l'accendi. E vedi che la fumi lo stesso, la pipa.

Finì per fumarsela davvero la pipa. La rappresentazione della rappresentazione di una pipa. La non pipa di una non pipa

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   1 commenti     di: Giulia Drusiani


... e se un giorno incontrassi Gesù?

Me lo sono sempre domandato: come mi comporterei?

Ci hanno insegnato che a Dio bisognerebbe dare del voi; ci hanno sempre fatto conoscere quel Dio di giustizia del Vecchio Testamento che, diciamolo francamente, ancora oggi incute un po' di timore nel credente: Quello dell'Occhio per occhio"...; ci hanno insegnato di rivolgerci a Lui con adorazione e devozione.
E, come se non bastasse, ci hanno sempre detto che Dio non Lo si può guardare in viso...

Ma cosa vuol dire adorazione e devozione? Vuole forse dire inginocchiarsi carponi, baciarGli i piedi e implorare?

Io, che sto cercando di vivere il Nuovo Testamento, così lontano dal Vecchio, ho conosciuto e amo quel Dio di Misericordia che tutto sostiene; quel Dio che si è fatto Uomo per sapere cosa affligge il genere umano, per provare di Persona cosa questo mondo offre nelle sue meschinità, nei suoi compromessi, nel dolore d'una agonia terminale, nelle violenze giornaliere d'ogni tipo, nelle assurde battaglie quotidiane per un pezzo di rispetto... quel rispetto che dovrebbe essere l'"alfa " e l'"omega" del reciproco rapporto interpersonale.

Questo è il Dio che conosco: quel Dio che se m'apparisse strada facendo nel mio tormentato cammino, come penso quello di molti, non mi butterei ai suoi Piedi, non Lo ossequierei come si fa con un dio pagano, non Lo adorerei come insegnano i suoi ministri di culto, ma gli butterei le braccia al collo e Lo stringerei forte come farei con il mio amico più caro...

E sono sicuro che in questo mio contegno apparentemente impertinente, come si fa fra veri amici, con una strizzatina d'occhio anche Lui sarà felice di spogliarsi di quel certo contegno pari alla fama che gli hanno costruito attorno, e appoggiandomi il braccio attorno al collo valicheremmo unitamente quel tratto di strada, che ancora ci separa, facendomi raccontare quelle barzellette che, irriverente, e a volte anche un po' blasfemo, ho sempre detto su di Lui per riderne assieme.

Poi, parl

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   29 commenti     di: Bruno Briasco


Il limbo

Mi chiamo Giulio Danesi... ok... non so se si inizia così un diario, non ne ho mai scritto uno, in realtà non ho mai scritto nella mia vita.
Ho trenta anni e gestisco un negozio di alimentari, ma non è questo il punto... insomma ero nel mio negozio, stavo mettendo in ordine i formaggi, quando un uomo entrò nel negozio, ed io gli chiesi come potevo essergli utile, no, prima gli diedi il buongiorno e lui contraccambiò, erano le dieci di mattina, insomma lui mi chiese un etto di prosciutto, io iniziai subito a tagliare il miglior prosciutto presente nel mio negozio.
D'un tratto, sentii qualcosa trafiggermi la schiena, credo sia stato il coltello in bilico, sopra lo scaffale, dove ripongo molti dei miei prodotti, che stupido che sono! Ogni giorno mi ripromettevo di metterlo al suo posto.
Dopodiché non vidi più nulla, per 5 secondi vidi solo il buio, mi spaventai, nella mia mente ancora urlavo dal dolore, furono i 5 secondi più lunghi della mia vita.
Poi aprii gli occhi, e mi ritrovai qui! Non so precisamente dove sono, forse lo riesco ad intuire, l'inquietudine mi assale, non ho paura, ma è un posto stranissimo.
Mi trovo in mezzo ad un enorme prato, senza alberi intorno, ne animali, e tantomeno persone, seduto su di una sedia, davanti a me c'è un tavolo con un foglio e una penna sopra.
Quando li vidi mi prese una voglia innaturale (poiché non ho mai scritto nulla nella mia vita) di raccontare ciò che mi è accaduto, come se qualcuno me lo stesse imponendo, sottoforma di estremo bisogno.
Qui c'è assenza completa di colore, è tutto in bianco e nero... il prato, così curato, è bellissimo! Se ci fossero i colori sarebbe sicuramente verde smeraldo... eppure non c'è nessuno qui! Credo di essere morto.
Sono sereno, non credo di aver fatto cose gravissime nella mia vita, però sono molto inquietato da questo fittissimo e vastissimo prato.
Il sole non c'è, il cielo è totalmente bianco, non credo di essere in paradiso... credo che questo sia pieno di

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   6 commenti     di: Manuele Gallico


Un giorno a Gotham City

Al Centro di Riabilitazione e di Riconversione Aziendale si respirava un clima di ritrovato entusiasmo: le bianche pareti dell'ingresso sembravano più bianche, i pavimenti rivestiti di rarissimo e sofisticato materiale plastico sembravano più brillanti, la terrazza offriva l'impressione di essere più accogliente con le pareti rinnovate da una vernice eco-terapeutica color giallo pastello, compatibile con le nuove normative ISO 9001 sulla salute dei luoghi pubblici e rassicurante sotto il profilo emotivo.
Il Dott. SonotuttoIo, uno dei capo-reparto del Centro, esibiva un'eleganza inusuale, indossava una cravatta in tinta con l'abito e la sua cute appariva più traspirante del solito. Ma quello che rendeva il Dott. SonotuttoIo un elemento inglobato nel sistema erano senz'altro le sue attitudini, innaffiate da un abbondante sete di potere. Persino la Dottoressa Sotuttanachiappa appariva più sgonfia meno goffa del solito, incedeva con passo leggero e aggraziato, orgogliosa della sua camicetta bianco-latte, acquistata il giorno prima a saldo.
Sembrava una coincidenza che anche la Dottoressa Sorridopuresimmerode fosse vestita allo stesso modo: camicia bianca e pantaloni blu. Entrambe sembravano due farfalle che fuggite dal bozzolo buio e desolato nel quale era state confinate, potevano svolazzare dovunque con la speranza di fare una buonissima impressione a Colui che era atteso. Persino il direttore del Centro, abbandonate le faccende domestiche, aveva un aspetto rispettabile. Tutto sembrava che l'incontro preannunciato, andasse nel migliore dei modi. Verso mezzogiorno, una voce ansimante e precipitosa, annunciò: Stanno arrivando... stanno arrivando...
Fu allora che di colpo i soprabiti si smaterializzarono, le buste dei viveri e dei medicinali sparirono di colpo dalle postazioni degli inservienti. Quando Colui che doveva arrivare, varcò la soglia del Centro di Riabilitazione e di Riconversione Aziendale, seguito da un nuvolo di collaboratori più o meno val

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   4 commenti     di: Fabio Mancini


Ispirazione

Vagavo per luoghi dispersi, grigi senza vita vera nè colori sgargianti, ogni cosa era ormai insipida, i miei pensieri stanchi senza più alcuna vitalità.
All'inizio non ne capivo bene il motivo, da tempo facevo quel che facevo perchè dovevo, ero quasi un’automa, se sorridevo non era perchè veniva dal cuore, era solo un riflesso incondizionato dei muscoli facciali. Qualcosa mancava nella mia vita, ma cosa? Sentivo come una strana sensazione, come se mi avessero rubato qualcosa, qualcosa che dava sale alla mia vita, come un pensiero che ti scappa dalla mente ma non sai esattamente cosa, come un sogno che al mattino non ricordi bene, ma che ti lascia una sensazione strana, finchè poi, d'un tratto ti torna qualcosa alla mente. Ebbene, a me tornò qualcosa al cuore. Ispirazione.
Mia fedele compagna di fanciullezza, colei che mi permetteva di sognare. Ipirazione era come una straordinaria lente, attraverso la quale vedevo le cose nel loro aspetto migliore, i colori più vivi, i miei pensieri erano più felici, i miei sogni più semplici e veri.
Ispirazione, sole di ogni mio pensiero e di ogni mia veduta. Ma dove era ora? La sua voce più non sentivo, come mai?
Bisognava forse che la chiamassi, forse mi avrebbe risposto.
Mi recai nel parco dove ero solita giocare da bambina e seduta su di un'altalena cominciai a concentrarmi guardano un albero, il sole bruciava sul mio viso e chiudendo gli occhi pensai... e pensai... cercando di ricordare come era prima quando lei era con me.

********

Dove sei Ispirazione?
Perchè mi hai abbandonata?
Quando ero piccola eri sempre con me, cosa è successo dopo?
Perchè ora mi trovo senza di te?
Prima bastava che io guardassi anche solo un fiore e ti sorprendevo a sorridermi,
oppure guardavo il sole e tu mi parlavi.
Ora i mio sguardo ti cerca disperato...
lontano... ma ugualmente non ti trova.
Tu eri i miei sogni, le mie speranze, quante volte abbiamo fantasticato insieme

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   6 commenti     di: patrizia sgura



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