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Racconti sulla tristezza

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Il bastardo abbandonato

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Sangue

Lenny è venuto a trovarmi ieri tutto incazzato, dicendo che gli stanno sulle palle i colleghi che danno per scontato le cose.
Non è così che si porta avanti un'azienda!, dice.
E devo dire, lo capisco.
C'è stato un tempo in cui anche a me facevano specie, per esempio, quelli che quando ti bussano alla porta, e tu gli domandi, Chi è, anziché risponderti dicendo il proprio nome, ti rispondono, Io!, manco ci fossi tu soltanto e loro sulla faccia della Terra; ed è scontato quindi che stando tu da questa parte, non ci possono essere che loro dall'altra.

Certe saggezze si capiscono solo da pazzi.

Lo comprendo soltanto oggi; lo vedo soltanto adesso che non so come abbia potuto scampare alla morte dopo quello che ho fatto; dopo i tagli che mi sono fatta, il sangue che ho perso; dopo che il destino mi aveva fatto vivere quello che ho vissuto perdendo mio figlio Jimmy nell'incidente, strappandomi all'improvviso tutta quanta la supponenza. Per cui tutte le solite domande sul perché si facciano le cose, sul perché si commetta ogni singola azione in questa cazzo di vita, secondo me, trovano ormai risposta in un'unica frase obbligata che è "Per niente".
Perché si va dal niente al niente; secondo me per inesorabile logica. Senza risposta.

Facevo l'attrice.
Avevo un'ottima memoria, sapevo il fatto mio, sì, sapevo il fatto mio. Avevo fiducia nelle persone, le amavo, odiavo i soprusi, difendevo i bambini, guardavo ai tramonti con aria nostalgica. Ero insomma una cazzo di persona comune; mi piaceva il rumore della pioggia sui tetti, il gocciolare delle grondaie, il profumo delle cose al forno; che so, l'odore della benzina, quello delle cose bruciacchiate.
Organizzavo cenette a lume di candela per Lenny quando capitava. Lui era contento. Si faceva poi all'amore nudi davanti al camino; si discuteva...

Adesso non più.
Adesso mi piace il sangue.
Gliel'ho detto, Lenny mi piace il sangue!
Sono i nervi, fa lui. In fondo non hai niente. Solo i nervi troppo ti

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   1 commenti     di: Sergio Saggese


Il 18 BL

Il caporalmaggiore Paolo Libertelli, vestito in abiti borghesi, varcò la soglia della biglietteria della Calabro-Lucana di Matera martedì 11 novembre del 1940 alle ore 17, 02 minuti. La sala d'attesa era pressocché deserta e quindi si diresse direttamente allo sportello della biglietteria, anch'esso deserto. Bussando a più riprese sul vetro attrasse l'attenzione di un addetto a cui chiese a che ora partiva il primo treno per Bari.
"Non ci sono treni, l'ultimo è partito mezz'ora fa" informò questi un po' sgarbatamente.
"Non ci sono treni?" ripetè chiedendo Libertelli.
"Esatto, forse domani mattina"
"E come devo fare? Devo essere a Bari per questa sera" chese sgomento il caporale.
"Non posso farci niente, ci dovete andare domani"
"Ma dovrei essere lì stasera. Mi hanno richiamato!"
"Ah, siete stato richiamato?" chiese ora con più apprensione il bigliettaio.
"Sì, adesso come faccio?"
"Secondo me dovete andare in Prefettura e spiegare lì come stanno le cose"
"Ed è lontana la Prefettura?"
"No, è qui a due passi. Ecco, uscite dalla stazione e attraversate la piazza, di fronte c'è una strada in discesa che porta proprio alla Prefettura. Ci arrivate in cinque minuti"

"Chi cercate?" chiese con manifesta autorità il piantone della Prefettura.
"Non so di preciso, sono stato richiamato e dovrei raggiungere Bari. Non so come fare"
"Avete un foglio? Fatemi vedere" Il piantone dispiegò il foglio che gli venne subito consegnato e lesse con attenzione quanto riportava.
"Ma qui c'è scritto che dovreste essere a Bari già questa sera"
"Lo so, solo che la corriera ha avuto un guasto e siamo stati fermi più di tre ore fin quando non l'hanno riparato. Ecco, io non vorrei passare dei guai, perciò sono qui"
"Ma questa non è la stazione!"
"Dalla stazione mi hanno suggerito di presentarmi qui. Hanno detto che non ci sono treni fino a domani. Mi pare strano.."
"Caporalmaggiore, a che ora sei partito questa m

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   9 commenti     di: Michele Rotunno


L'identita

Sto aspettando te.
Non so chi sei, e... ne da dove vieni.
Potresti essere lo stesso,
Opurè con un altra faccia.
Da una vita aspetto e cerco, l'equilibrio del mio silenzio.
La pace del mio animo.
Siamo forti e sinceri, ma solo sulla carta.
E mi domando: "Dove è la verità?"
E qui su questo foglio di carta.
Inconsapevole e tuttavia lucida, con la mente chiara senza vergogna.
Vorrei tutto e niente.
Senza affaticare.
E tu, chi sei?
Cosa vuoi?
Niente di quell che mi aspetta.
Il dolore invade tutto il corpo, cerco disperatamente qualcosa su qui sedere. Le forze mi abbandonano. Mi sento debole e molto fragile. Arrivi e tutto finisce. Sono rinnata, sono un altra persona, ma con la stessa faccia. sono felice... spero! La speranza prima di morire.



Il silenzio degli innocenti

Il nostro posto in vita è stato determinato in precedenza,
ma le azioni corrette sono il frutto delle nostre mani.

Il peso è diventato insopportabile. Giornate trascorse a cercare risposte sempre uguali: non puoi, non devi tacere, non puoi far finta di niente. Cammini e cerchi di non pensare, sai di non poter trovare risposte diverse. Cammini fino a sfinirti ma i pensieri sono più veloci dei tuoi passi, ti precedono, sono invisibili ma li senti sulla pelle. Il giorno finisce ma tu sai di non avere via d'uscita. La notte é un incubo popolato da mostri, ombre senza corpi. Sudore, brividi e quel senso di malessere che non dà scampo. I pensieri non hanno bisogno di riposo e se ti addormenti si trasformano in incubi.

Mi alzo dal letto e guardo fuori dalla finestra è notte fonda, una notte piena di luci. Il cielo punteggiato di stelle sembra imitare Van Gogh: mille tonalità di blu si rincorrono, un gioco d'ombre avvolge il paesaggio quasi a volerlo conservare il più a lungo possibile. Forse per difenderlo dalla luce del giorno. Un contrasto impietoso con la sofferenza che mi angoscia. Mi paralizza.

Anche ieri, Francesca, la bambina dei miei vicini é "caduta" procurandosi un livido spaventoso al viso. Un volto spaurito e privo di quella felicità che dovrebbe essere un diritto per tutti, in particolare per una bimba di sette anni. La madre ha cominciato a dare spiegazioni, particolari non richiesti, un intrigo confuso e poco credibile. Lo sguardo quasi implorante incrocia il mio ma non riesco a provare comprensione. Anche il padre sente il bisogno di recitare la sua parte, sgrida la piccola per la sua sbadataggine, ma nel contempo la fa volare e la stringe forte. Francesca ha un'espressione terrorizzata e sembra sul punto di gridare ma non le esce nemmeno una sillaba.

... il rumore del silenzio è insopportabile.

La vedo camminare con lo zainetto insieme alle compagne di scuola. Mai un gesto fuori posto, mai uno sla

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   16 commenti     di: Ivan Bui


Per Mika Ahola

28 gennaio festa di compleanno. La faccio da sempre assieme a mia sorella, nata il 27 dello stesso mese, due anni dopo. Cinquantacinque, non pochi, in un periodo non bello. Pochi regali, perché ormai non si sa nemmeno più cosa regalare, qualche capo di vestiario che va sempre bene ma non resta nella mente e due che invece sono più mirati, uno dai miei figli piccoli che ormai piccoli non sono più e uno di mia figlia grande che grande non sarà mai, come statura almeno. Però mi conoscono, o forse sono stati consigliati bene.
Un libretto di Maria Luisa Spaziani, la Volpe, in cui parla dei suoi ricordi con Montale, il Montale minore dice lei, cioè quello privato, e un compact disc dedicato alla mia ultima, in ordine di tempo, grande passione: "A scuola di enduro".
È inverno, quindi pausa per l'enduro, e attacco così prima il libro. Faccio fatica, sono spesso depresso per motivi di lavoro e dunque ne leggo poche pagine al giorno perché faccio fatica a concentrarmi. Poi non è un vero libro, ma un collage di piccoli ricordi abbastanza freddi e distaccati dai quali non esce un grande trasporto per Montale, visto anzi sempre come un gigante anche nel piccolo privato. In più c'è una fila infinita di grandi nomi che mi dà l'orticaria. Poi a me piace Montale ma non mi fa morire. Troppo ricercato, elitario, distaccato. Così esce anche dal libro.
Finito quello passo al compact disc. Una vero e proprio corso di tecnica, parificabile a un master universitario, tenuto da Tullio Pellegrinelli con la partecipazione di Mika Ahola, campione del mondo in carica. La caratteristica inflessione bergamasca del non ricordo più quante volte campione d'Italia e del mondo Tullio Pellegrinelli, mi prende subito e mi trasporta in mezz'ora di passione pura. Non ci fosse un freddo cane e io non fossi in malattia, prenderei la moto e andrei subito a sperimentare ciò che nel video, fatto da lui, sembra così semplice e spontaneo. Non lo è, lo so bene io che, quel che ho im

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   7 commenti     di: mauri huis


Amore perduto

Non riesco a dimenticare il vuoto che mi hai lasciato, quando mi hai detto addio...
Senza ragione e senza un perché... e adesso per amore sto morendo...
Ê stato un'amore breve, ma il dolore é immenso. Così come si dice l'amore é spesso amaro. Tu eri per me la stella della sera e quella del mattino, eri la mia gioia, quando stavo con te mi sentivo vivo, amato, ma il tuo ricordo non é necessario, non basta per farti ritornare da me...
È difficile guarire di colpo da un'amore così... non esiste medicina... non esiste rimedio, se non amare di più!
Muoio al pensiero di saperti con un'altro...
E vivere senza di te, é vivere senza felicità!
Vorrei essere per te il più grande amore mai provato, con la consapevolezza che non potrà mai ripetersi!! Ma quando il tuo amore non é ricambiato, é solo sventura...
E scrivere é inutile...
Ma ho capito che in amore il solo fallimento consiste nel non tentare più... perché Tu solo sei la mia Felicità!!




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