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Racconti sulla tristezza

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Non c'è un senso

Lei.. stava seduta sulla sedia, davanti aveva il pc.. Nemmeno sapeva perchè a quell'ora tarda era ancora li, nel suo inconscio sperava di vederlo entrare, di vedere il nome di lui spuntare all'angolo come sempre.. di vedergli scrivere "Ciao piccolina.."e di immaginare la sua voce che lo diceva.. e la sua espressione dolce.. ma lui non poteva entrare, non adesso, non potevano parlare, ridere, ascoltare le loro canzoni.. Lui era lontano, in troppi sensi, per troppi motivi.. Lei era inquieta, agitata.. avrebbe voluto dormire, sognare di lui.. sognare tutte le cose belle che avevano sognato insieme, che si erano raccontati con dovizia di dettagli.. tante volte.. avrebbe voluto trovarlo ancora in sogno che le stringeva le mani.. che la stringeva forte a sè, quasi a volerla portare tutta nel suo cuore.. sulla loro spiaggia privata, quella che nessuno avrebbe mai potuto trovare.. quella che nessuno avrebbe mai potuto capire.. Un sms.."ci vorrà molto tempo.." Poche parole e il mondo le crolla di nuovo addosso.. quanta paura.."sono un egoista, lo rivoglio, rivoglio il mio piccolino, lo rivoglio subito" non si può, bisogna aspettare, sperare, non perdere la fede.. ma è difficile, i giorni sembrano eterni senza lui, la sua risata, la sua voce.. Lei piange.. patetica, inutile.. sente solo sensazioni che le piagano il cuore.. Vorrebbe solo andare da lui, potergli parlare, cercare di leggere negli occhi di lui il loro amore.. ma non può. Può solo aspettare, sopportare quel dolore immenso e pregare qualcuno o qualcosa che possa riportarglielo. Solo il pensiero di loro insieme può farle sopportare tutto, può accompagnarla nel cammino verso la ricerca del loro amore.

   4 commenti     di: Giada..


Il solitar pensiero

Tarda... tarda... Il beccaccino a ritirarsi al suo nido. È triste e questo suo malumore, purtroppo, non cesserà mai più, poiché la sua vita è stata troncata, in una calda giornata di primavera. Venuta l'alba, l'arrivo di due cacciatori caricati di fucile, portano morte al loro passaggio. Due beccaccini adulti, si riversano gementi in terra, caricati dal peso della sofferenza ad abbandonare il lor figliolo. Si libravano leggiadri e spensierati, nell'aria; intenti a volteggi, disegnando cerchi attorno ai rami degli alberi. Il beccaccino ancor pulcino, incapace di prendere il volo, li osserva dabbasso e nel farlo un pensiero dolce sfiora la sua mente. Immagina i sui genitori trasformarsi in due candide barchette, navigando nel lungo mare, per poi disperdersi tra le onde e affondare. Come la caduta dei suoi genitori sul selciato. In quell'inesorabile discesa senza fine, il beccaccino ripensa alla sua vita, assieme a loro. Riflette, a tutti i bei momenti che condivisero. Il caldo abbraccio della madre, e la stretta rassicurante del padre. Per l'ultima volta. Mai più ... mai più, sentirà il loro tocco sulle timide piume. Tarda... tarda... Il beccaccino a ritirarsi al suo nido... Perché, sa, che mai più nessuno, lo attenderà.



Pensieri nella notte

Pensieri nella notte, dove tutto tace e la mente corre veloce in questo folle tormento che mi scoppia dentro, che impazza in me come una furia incontrollabile!
Silenzio ovattato dove le uniche note di questo notturno pentagramma, suonano solo per te, che vivi nel mio mondo che ti desidera e ti cerca.
Accarezzarti l'anima, solleticarti il cuore per farti innamorare,
per sentirti solo mio e donarmi in questa dolce ossessione, mentre questo tempo ingrato e crudele mi stritola in una feroce morsa!
Come una spada nella roccia, tu mio dolce sogno, vivi ed accompagni il lento e solitario scorrere di questo cammino terreno, che spero, mi condurrà all'Eternità!
Nel frattempo combatto questa spietata ed impari battaglia che, giorno per giorno, mi trova in prima linea, perennemente in 'trincea'.
'Destino crudele'!, direbbe qualcuno, sicuramente difficile da gestire, in cui niente scivola via, ma anzi, rimane con tutto il peso e l'amarezza che mi sembrano proprio cuciti addosso.
Pensieri nella notte..., che affollano la mente, mentre un micio insonne miagola disperato chissà poi perché, ed io sono sola con questo fardello di dolore ed amarezza, ma con la speranza del tuo amore e con questa vita vissuta combattendo!
Mi giro e mi rigiro, ma non riesco ad addormentarmi: la vita mi scorre davanti, portandomi ricordi e sensazioni vissuti altrove,
tanto tempo fa...



Ardito, il cane e la serpe

Le poche casette, tutte con i tetti bassi e le tegole rosse, erano sparse ai piedi del piccolo monte.
La primavera si era appena vestita d'estate e gli alberi in frutto e le piante fiorite erano un tripudio di colori. Nella più piccola casetta, un unico piano composto da due stanze ed un bagnetto, viveva Ardito, un anziano pensionato ; piccolo di statura, dai pochi capelli bianchi che ormai non tingeva più da tempo e da un sottilissimo filo argentato sulle labbra, una specie di baffo.
Di temperamento burbero, incattivito dagli eventi accadutogli.
Da giovane era stato all'estero in cerca di fortuna ma, mai ambientatosi, molto presto era ritornato al paese, aveva aperto un piccolo laboratorio artigianale che a stento gli permetteva di vivere. Vicino ai trent'anni s'era sposato con una donna molto bella e che ben presto incominciò a tradirlo, si separarono dopo pochi anni e la venuta al mondo del figlio Vincenzo.
Ardito non seppe mai se lui ne fosse veramente il padre. Avrebbe voluto non esserlo, Vincenzo un tossicodipendente manesco che non faceva altro che spillargli denaro fino al giorno che lo trovarono in una vecchia cinquecento, l'ago conficcato nelle vene e gli occhi sbarrati e rivoltati.
La vita non gli era stata amica ed adesso era quasi contento di essere solo anche se molte volte la solitudine lo portava a pensare, a pensare al passato e a stare male.
La mattina scorreva veloce, il tempo della spesa, la lettura di un quotidiano, il preparare il pranzo.
Il pomeriggio invece era molto monotono specie nelle lunghe giornate estive.
Quel pomeriggio era sull'uscio di casa e vide che dall'altro lato della strada, un grosso cane, un vecchio meticcio, dal pelo bianco e rosso arruffato, lo fissava, in un primo momento pensò di scacciarlo ma rientrò invece in cucina prese degli avanzi uscì e senza avvicinarsi più di tanto li lanciò verso il grosso cane che impaurito in un attimo scomparve.

Pazienza si disse, rientrò. Poco dopo affacciatosi alla

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   0 commenti     di: andrea


L'amica

“Non l’avevi ancora capito? Strano! Eppure ho fatto di tutto per fartelo capire. ” I suoi occhi vispi e grandi erano puntati nei miei ( quanto li amavo quegli occhi!). Il sorriso appena accennato tra l’amarezza e una sorta di ironia pungente mi lasciava senza fiato. Feci finta ancora di non comprendere: “ Ma che c’entra la tua amica con la nostra storia? ”
“Non prendermi per il culo, non te lo permetto. Tu sai, solo che sei un vigliacco e non vuoi ammetterlo. Hai paura. ”
“Di cosa? Io voglio capire. Per una volta parla chiaro, ti prego”. Le mani iniziavano a tremarmi ma le nascosi nelle tasche, comunque gelate, del giubbotto invernale. I miei sospetti, quegli sguardi ambigui, i comportamenti oltremodo strani e apparentemente insignificanti. Tutto si stava rivelando nella sua brutale realtà.
“Ma dai! ” Si girò stizzita dall’altra parte della panchina di legno. Lo sguardo perso in un punto imprecisato del parco silenzioso e vuoto. Non c’era anima viva e una sorta di atmosfera desolata e plumbea attorniava le siepi incolte e gli alberi scheletrici.
Mi avvicinai a lei dolcemente stringendole una mano: “So che passi molto tempo con lei ma non è stato mai un problema. Te lo giuro! Volevi i tuoi spazi e te li ho dati. Anche quando uscivate il sabato sera io non fiatavo e me ne stavo a casa a guardare la partita. L’ho fatto per te. Perché ti amo! ”
Lei rispose con una smorfia di disprezzo girandosi di nuovo verso di me. Il cuore nel petto sembrava voler sfondare la gabbia toracica e con uno slancio violento volare via nel cielo, pesante di nuvole grigie. “ Io e la mia amica stiamo insieme. Non fare lo “gnorri”. Non recitare. Non ci casco. Ti odio quando fai così. Tu lo sapevi ma hai fatto finta di niente. Te ne sei fregato. Mi fai schifo. ”
Forse lo sapevo, forse no. In quel momento il tempo si era comunque fermato. Il parco era diventato una distesa di ghiaccio. Il mio aspetto pallido e smorto come quello di una stat

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   6 commenti     di: Eduardo Vitolo


La risposta

Io lo guardo senza dire una parola.
Flavio ha gli occhi chiusi, ma so che in realtà è sveglio. Guardo la flebo di morfina. È quasi finita.
Tutto è quasi finito, penso.
Mi volto verso la finestra e vedo che piove. Che sta quasi diluviando, che il cielo è nero ma squarciato ogni tanto da lampi che risplendono terribili in quell'oscurità.
Nessuno dovrebbe andarsene così, con questo tempo, penso.
Flavio apre gli occhi e abbozza un sorriso. Stanco, ma è pur sempre un sorriso bellissimo.
E io non capisco il perché, ma mi viene da incazzarmi. Mi verrebbe da gridare "Ma che cazzo c'hai da ridere? Non lo capisci che stai morendo?".
Ma non dico nulla e gli sorrido di rimando. Ho il sospetto che fra i due sorrisi, quello del mio amico sdraiato in un letto d'ospedale del reparto di oncologia, sia l'unico sincero.
«Come va? », chiedo. Mi rende conto quasi subito dell'assurdità della domanda.
«Cioè no, lascia stare - cerco di sviare il discorso - lo immagino come puoi stare».
«Ah si? E come posso stare» dice Flavio.
«Bhe... insomma», bofonchio, ma non so cosa dire.
«Sto», dice semplicemente Flavio.
«Stai? ».
«Sto. E tanto mi basta. ».
Io annuisco, non convinto di aver compreso, ma contento che lui sia ancora lucido.
Flavio inclina la testa verso la flebo appesa al supporto vicino al letto: «Questa roba è favolosa. Davvero. Vuoi farti un giro anche tu? », dice, con un passabile entusiasmo.
«Grazie, magari dopo».
C'è una frazione di secondo in cui penso che magari si, un giro me lo farei anche, se servisse a non sentire tutto questo male. Ma so che non è un male fisico il mio, è qualcosa dentro che si sta crepando, come la superficie ghiacciata di un lago.
«Ti va di parlare? », domanda Flavio.
«Se va a te, e se non sei stanco».
«No, te l'ho chiesto io, no? ».
«Allora va bene. Di cosa vuoi parlare? ». Ma temo la risposta.
«Secondo te che cos'è la vita? ».
Non rispondo. Abbasso lo sguardo e mi fisso i piedi.
«La v

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Uso

Sono arrivata ad una conclusione. Non sono in grado di fare la stronza. Non sono capace di non pensarlo, di non cercarlo, di farlo aspettare. Fare aspettare le persone, fare la preziosa non è nel mio carattere. Io sono più libera, senza frontiere. La faccio facile. E infatti mi vedono facile. Ma è quello che sono. Non credo di essere in grado di cambiarmi. Ci soffro, molto. Perché dopo vengo data sottointesa. Sempre, e da tutti. Data per scontata, mah sì, la Emma, chi se ne frega, posso non cercarla per giorni e tanto appena la vedo mi salta al collo e dopo dieci minuti scopiamo. Uno che mi dà il buongiorno alle 14. 00. Cosa devo dirgli? Mi manchi tanto Emma. E poi non hai neanche le palle di scrivermi ad un orario decente. Ci sto male. Tanto. Alterno momenti di depressione a momenti di felicità. Passo da attacchi di malinconia a sorrisi sinceri.
Ieri in partita ne ho ammoniti tre, espulso uno, e allontanato il mister, non ho paura di tagliarti fuori dalla mia vita. Tanto so che se ti risponderò 'Giorno ❤' dopo non avrò tue notizie fino alla sera, per la buona notte. Perché in realtà non gliene frega niente di me, nulla. Ma nulla dura. Ma non volevo fosse questa la fine. Scusa, non volevo andasse così. Ti voglio bene. Ti voglio bene con tutta me stessa, ma non riesco ad andare avanti. Mi piaci, forse ti amo, ma era meglio prima. Era meglio prima.
Ho il caos in testa. Mi mancavi. Eri il pezzo mancante. Eri quello che aspettavo. Eri quello che volevo. Sei quello per cui ora sto male, sei quello per cui la mattina non ho la forza di alzarmi, di fare ogni minimo gesto. Sei quello che ora odio. Ma dove prima c'era amore è normale che ora ci sia odio. Il punto è che non bisogna mai innamorarsi, bisogna sempre dare un'idea di distanza dalla persona. Ma io non ci riesco, non posso farlo, non sono così. Non sono preziosa, ma devo essere curata. Forse ti mancherò, ma troverai un'altra, tu starai bene. Ma non so come starò io. Non so quello che potrò far

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   1 commenti     di: Emma Akuerkjhgf



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