PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla tristezza

Pagine: 1234... ultimatutte

Il viaggio

Mi rigiro un’altra volta, le coperte mi abbracciano come fossero animate, radici abbarbicate al mio corpo. Il respiro s’accorcia. Sotto le palpebre chiuse, le pupille vibrano intermittenti secondo un ritmo sconosciuto. È un momento che conosco. Lento mi raggiunge il sogno, sempre lo stesso.

In autostrada, ignoro il traffico intenso del sabato notte. Ho gli occhi puntati sul mezzo che mi precede, lo sto seguendo da un paio d’ore senza mai lasciarmi distanziare. È un’ambulanza.

È un’ambulanza, e trasporta mio padre. Accanto a lui, affogata dall’angoscia, c’è seduta mia madre, il suo viso mostra una rigida tranquillità da offrire a mio padre nella barella lì accanto.

Ogni tanto, dal vetro posteriore, vedo un braccio alzarsi ad accennare un saluto: pare un ramo mosso dal vento, è un gesto distratto che mia madre fa’ per rassicurarci, tutto bene ragazzi, state tranquilli….

Ma non va tutto bene, chiusa nel suo cuore a doppia mandata c’è la verità che per lungo tempo ha tentato di nascondere. Pietoso sforzo per risparmiare ai propri figli la sofferenza.

Malgrado il pieno agosto, la sera ormai inoltrata rinfresca l’aria. Rabbrividisco, il presentimento di ciò che accadrà è un pesante abbraccio.

Sono trascorsi pochi mesi, veloci e lenti al tempo stesso, dal giorno in cui un medico ha formulato la sua diagnosi. Mesi trascorsi a rilento tra visite, terapie, illusioni. Giorni infiniti pieni di sgomento e paura, in un continuo alternarsi di speranza e disperazione. Veloce è stato invece l’arrivo dell’estate, e della fine del ciclo di cure.
“E ora?” Ci siamo chiesti cercando di capire quale fosse il seguito, quale il prossimo evento da affrontare.
“Ora non resta che aspettare qualche tempo e poi magari ripetere la cura” era l’inverosimile risposta a cui ho voluto credere con ostinata convinzione.
La verità era un’altra, chiara ed evidente ma non per me. Poco tempo ancora, per lui. Qualche mese, fors

[continua a leggere...]



Riflessioni 01

È un giorno terribile, di quelli in cui il sole ti devasta il volto da quanto è bello e tu non ne sai apprezzare la luce. Sei un angolino di buio nel cosmo. Eppure nel buio si celano i fiori più belli, fianco a fianco ai peggiori mostri.

Questa era una mattina così, in cui ti svegli e vuoi solo uscire nella luce, confonderti nel brusio di un'aula universitaria. C'è un posto per me, da qualche parte.
È quasi confortante questo chiasso. Vorrei rimanere qui nascosta per una eternità.
Chissà se mai mi rivedrò.

Ma dentro di me c'è questo silenzio assordante. Ho fatto il tuffo e toccato il fondo viscido del mare. Ma io ho paura dell'acqua buia che si staglia sotto di me. Sono al largo e la riva è già lontana e non posso fare altro che nuotare, nuotare, nuotare...

   0 commenti     di: Vinter_


Sperare ferisce

Rumore di motori e il mio cervello si risveglia.

Mi ero quasi dimenticato del luogo dove mi trovavo, mi ero assopito incurante di ogni dimensione temporale o spaziale. Di fronte ai miei occhi il portellone del veicolo nel quale ero stato rinchiuso per un qualcosa del quale non mi sentivo minimamente responsabile: non provavo alcun rimorso, forse la mia giovane età mi rendeva più spavaldo di quel che ero. Sapevo benissimo quali sarebbero state le conseguenze della mia azione; mi avrebbero atteso tanti anni di reclusione, abbandonato a me stesso. Se solo avessi pensato... Il veicolo si fermò, e dopo un lasso di tempo nel quale dovevano essere sbrigate le pratiche di accettazione, mi fu assegnata la mia cella fredda e tetra. Era isolata da ogni lato, nell'ala più esterna dell'edificio; come la mia ve ne saranno state cinque o sei, ed erano tutte collegate da un lungo corridoio che era diretto al centro dello stabile. La prima volta che misi piede in quella stanza era buio, e da quella grata, che tutti erano tutti soliti chiamare finestra sembrava che stesse per iniziare un forte temporale ma non mi ci soffermai più del dovuto. Nelle ultime due settimane prima di arrivare qui avevo davvero toccato il fondo, per fame e stanchezza; avvertivo forti crampi allo stomaco e il sonno perso era davvero troppo per essere recuperato, gli occhi gonfi e le occhiaie profonde e marcate. Essendo pomeriggio inoltrato, attendevo con ansia il pasto serale seduto sulla mia branda, e incominciai a percepire un rumore sempre più forte dall'esterno. Allora mi alzai di scatto e mi voltai verso la grata per vedere se effettivamente vi era qualcosa. Notai che infatti aveva cominciato a piovere e nello scroscio mi sembrò di sentir echeggiare una melodia conosciuta e mentre fuori pioveva, lacrime cominciarono a cadere dal mio volto colpito dal vuoto di questi giorni; più osservavo la fredda pioggia invernale infrangersi sul terreno, più le mie lacrime scivolavano verso il basso co

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: Andrea Guidi


Ragazza triste

Lasciate che vi racconti una storia. La storia di come una ragazza avrebbe potuto diventare una ragazza felice e senza pensieri. Una ragazza normale. Invece di sentirsi respinta e non voluta. Tanto tempo fa e troppe volte. Talmente tante e sempre peggiori, che questa ragazza che avrebbe potuto essere felice, è invece diventata una ragazza triste. Che ora, dopo tanto piangere perché non si sentiva voluta - ora, ora che non ha più ragione di piangere perché qualcuno che la vuole c'è, ora lei piange.
Piange e non ha un motivo. Lei non lo sa più perché. Forse è abitudine. Forse è autocommiserazione. Prova pena per se stessa? La ragazza non lo sa. Però sa - e questo fa male - che non è più capace di sentirsi felice. Ora è contenta. Ma sa che nonostante avesse molti meno motivi di adesso, anni fa lei si era sentita felice. E sa distinguere la felicità dalla contentezza. Perché quella volta si sentiva volare, leggera leggera, trovava un motivo per sorridere in ogni cosa. E non era razionale. La lasciava scorrere ed era in pace. Niente poteva turbarla. Quella di adesso non è la stessa sensazione. E la ragazza sa anche che dovrebbe essere questo il momento in cui la si prova.
E allora, ancora una volta, fa l'unica cosa che sa fare quando respirare fa male e il cuore brucia e sta per esplodere. La ragazza si sdraia per terra, rannicchiata su se stessa. Chiude forte gli occhi. Ha bisogno di sentire che c'è una superficie sotto di lei. La ragazza tocca il pavimento, il palmo della mano aperto. Gli occhi ancora chiusi. Serrati. Respira a fondo se no il cuore scoppia. E c'è il pavimento sotto e più giù non si può andare. Puoi solo risalire. Prova a risalire. Provaci con tutte le tue forze, ragazza triste, perché non c'è nessuno che ti tirerà su.

   1 commenti     di: Elena Canta


Il mio boia

Boia…mi attendi su un patibolo costruito su incertezze…pulisci la tua scure e quasi scorgo dolore nel tuo sguardo…dolore per me.
Quante volte posso morire?
Quando ero piccola la mia mamma mi ha detto che si muore una volta soltanto…eppure 2 volte mi hai già uccisa e prima di te altri hanno fatto lo stesso…
Forse la morte dell’anima non segue lo stesso tassativo criterio…
Uccidimi mio boia…mille volte calpesta i resti di un cuore in frantumi, con ogni tua parola, con ogni tuo sorriso, con ogni tuo respiro…
Quello che io scambio per un dolce sguardo di pietà, è la tua sensazione di appagamento mentre il mio sangue ti tiene al caldo…
Il panno bianco passa sulla lama fredda…fa un dolce fruscio mentre mi inginocchio e appoggio il viso sul mio ultimo cuscino…tremo, ma non perché avverto la paura, non ancora…mi sembra di udire il battito del tuo cuore …che dolce morte sarebbe se questo ceppo fosse il tuo petto.
…il riflesso del sole sulla lama mi acceca e per qualche secondo mi dimentico anche della mia triste sorte…
ma so cosa mi aspetta, me lo sentivo ancora prima di essere accompagnata dai primi raggi di un pallido mattino fino alla tua scure.
Sentivo i tuoi passi nel rinascere dei miei pensieri, coricata nel mio letto tra le mie coperte, coccolata da un buio troppo breve, sentivo la tua voce e il tuo rifiuto…
Ti guardo negli occhi e so che sarai tu il mio assassino, amore mio.
Uccidi ogni mia speranza con un solo colpo, non concedermi la tortura di un tuo nuovo bacio.
Ma il tuo compito non è certo facilitarmi il trapasso…di nuovo le tue labbra…di nuovo il tuo respiro…di nuovo il calore, prima del gelo della morte.
Ma la tua scure non mi uccide, tu non punti alla base dei miei sentimenti, non sradichi le radici della mia inutile permanenza su questo pianeta a cui non appartengo.
Dolore.
Mi invade come il morso di un serpente, dilaga il veleno in tutto il corpo, parte da un luogo sconosciuto di me e mi mozza il

[continua a leggere...]

   9 commenti     di: Alessia Lotto


L'ospedale

Entri per un normale controllo, sei fiducioso, aspetti con trepidazione i risultati,
poi si presenta il medico e ti da la notizia che non avresti voluto sentire.
Inizia il ricovero, entri nella stanza a testa bassa con il morale a terra guardi i tuoi compagni che a sua volta ti osservano, si rompe il ghiaccio e cominci a parlare, capisci che c’è disponibilità nei tuoi confronti, si formano delle amicizie brevi ma forse le più vere perché nate dalla sofferenza comune.
Quando qualcuno esce è sempre un piccolo distacco che ti tocca, e tu sei li attaccato a quelle macchine infernali che ti iniettano dentro il tuo corpo veleni che ti fanno stare male indebolire quasi da non riuscire a camminare.
Passano i giorni e speri che sia sempre quello giusto per tornare a casa ma non è così, il morale è sempre più basso, aspetti l’arrivo di tua moglie e dei parenti per poterti sfogare lo sai che fai stare male anche loro ma non ce la fai a fare diversamente, sono passati 15 gironi dal ricovero, le tue vene non reggono più si rompono fanno male i bracci si colmano di lividi, ogni piccolo ago è un macigno che si abbatte nel tuo corpo, la disperazione si fa grande, piangi ti vergogni ma non puoi farne a meno, e i giorni passano altri compagni escono e tu sei ancora li e nel frattempo perdi ogni speranza la rassegnazione entra dentro di te non riesci più a reagire e speri che il ritorno a casa sia prossimo prima che sia troppo tardi.
L’ospedale cura ma ti uccide psicologicamente, ti rende una larva sei in balia delle loro mani che in questo momento hanno su di te tutti i poteri.

   7 commenti     di: andrea venturi


Quando la guerra ha gli occhi vedri

QUANDO LA GUERRA HA GLI OCCHI VERDI

Un campo profughi, una guerra nata quasi tra l'indifferenza, una delegazione umanitaria. Un'esperienza che ti segna per sempre.

Uno sguardo pulito, occhi verdi bellissimi che mi guardavano senza particolare curiosità. In piedi, immobile in attesa di capire cosa avessi in testa. Non chiedeva spiegazioni era abituata a subire, ad aspettare che fossero gli altri a decidere. Ero arrabbiato, sorpreso, imbarazzato. Un cocktail che si trasformò ben presto in un forte malessere, vista annebbiata, improvviso blocco allo stomaco, dovetti mettercela tutta per non vomitare. Per fortuna le porte dell'ascensore si aprirono.
"Quanti anni hai?" La voce era acida come la mia bocca, un sapore acre quasi insopportabile.
"Diciotto."
"Da quanto tempo fai questa vita?"

Ma che cazzo te ne frega, chi sei suo padre? Domani riparti, non la vedrai mai più, di che ti impicci?

"Dal giorno del mio compleanno. Tre mesi."

Ti sei fatta un bel regalo.

Chiedere perché, sarebbe stato grottesco. Anche se era difficile pensare di potermi sentire più ridicolo di quanto già mi sentissi. L'avevo notata al campo profughi, troppo bella per passare inosservata, stringeva un bambino, lo teneva in braccio quasi fosse un giocattolo, Non l'aveva mai lasciato. Seguiva il cerimoniale un po' in disparte, non sembrava infastidita ma nemmeno interessata. Mi era sembrata l'unica persona normale di tutto il campo, noi compresi.

Aveva lo stesso atteggiamento, anche davanti alla vetrina dove l'avevo rivista. Al posto del bambino la borsetta, guardava la gente che affollava la piazzetta senza sottrarsi ma senza mostrare particolare interesse. Capelli biondi, quasi rossi, luminosi nonostante i troppi lavaggi e il pessimo shampoo. Era bella, molto bella, senza un filo di trucco, vestita in modo dimesso, pulita, niente che lasciasse trasparire il mestiere.

Non mi sarei accorto di niente se non avessi visto il soldato allungare la banconota e prenderla s

[continua a leggere...]

   23 commenti     di: Ivan Bui



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Tristezza.