Non ci si rende mai conto di quanto siamo fragili, finchè non ci si guarda allo specchio. E non è il viso stanco a far la differenza o le occhiaie di cui neanche ci preoccupiamo di coprire o quei capelli che, appena svegli, paiono tanti cactus impazziti. È il sorriso la goccia che fa trabbocare il vaso. È il sorriso che mente, che è fuori posto su quel viso sciupato, vicino a quegli occhi ingenui, inespressivi e lontani. Persi.
Hai fatto più volte la prova davanti allo specchio : ti sei detta < rilassati >, hai fatto un sospiro di incoraggiamento, poi hai cominciato a mentire a te stessa, dicendoti < va tutto bene > e via a sorridere. Il primo esce sempre una smorfia, sempre meglio il secondo che viene spontaneo dopo aver guardato la faccia nel fare il primo. Il terzo è quasi sempre quello più originale, perfetto, a prova di urto di persone, direi. Le lacrime le hai ingoiate a forza, gli occhi lucidi vanno sempre di moda - pensi - perchè cambiano il colore della tua iride e ti rendono irresistibile. Per il rossore, invece, non c'è nulla da fare, tocca tenertelo, puoi sempre dare la colpa all'allergia, ce n'è sempre una in ogni stagione, la scusa è sempre valida.
Okay. Sei pronta per il mondo. Puoi uscire allo scoperto.
La porta del bagno si apre e tu esci come nuova, come una modella che esce dal suo camerino pronta per essere fotografata da sguardi indiscreti.
< Ehi, Ashley, va tutto bene? > Prima occhiata strana, primo sorriso di battuta.
< Sì, certo > Man mano che lo ripeti ti senti più convincente e la recita va avanti senza intoppi. Puoi procedere così per tutta la giornata, i crampi allo stomaco del cuore per la fatica di trattenere le emozioni, denti stretti, pungi in mano, puoi sempre farcela, basta crederci.
Intanto ti consoli pensando a sera : all'esplosione che potrai finalmente avere, alla libertà che ti sarà concessa, lontano dagli sguardi indiscreti, a essere quella che sei, fragile. Persino un po' bambina. E ti sforzi perc
La cerimonia è fissata per le dieci e trenta. È ancora presto - mi alzo, tanto non ho chiuso occhio tutta la notte, come ormai da tante notti. Preparo un caffè forte.
In casa c'è silenzio, Federico e Margherita stanno ancora dormendo. Mi pare di sentire ancora la voce di Manuela, mi pare di vedere il suo sorriso. Mia moglie era bella. Non perché fosse mia moglie, ma lo era davvero. Una bellezza naturale, non folgorante, bisognava guardarla con attenzione per carpire la bellezza così delicata che era in lei. Me la ricordo quando nella sua stanza faceva decoupage, la sua grande passione dopo quella del restauro. Riusciva a ritagliare sempre qualche momento da dedicare a questo suo amore. Era bellissima col grembiule bianco, chinata sul tavolo, mentre le sue mani creavano. Qualche volta mi chiedeva con garbo se potevo prepararle un caffè e poi lo gustavamo insieme. Io guardavo i suoi lavori, li commentavo, davo qualche consiglio che lei non seguiva, e poi la lasciavo lavorare.
Manuela se n'è andata - una settimana fa. Ha lottato fino alla fine contro il male che l'ha distrutta.
Ho lottato fino alla fine per non perderla. Più forte era la speranza e il desiderio di farcela, più i risultati erano deludenti. La malattia ha proseguito da se, senza ascoltare nessuno, ignorando farmaci e terapie. A una settimana di distanza mi trovo solo, sgomento, svuotato, con la voglia di battere la testa e i pugni sul muro e con la consapevolezza di non poterlo fare. Non ora perlomeno.
Perché tra tre ore Federico passa la prima comunione.
Sembra una storia montata su misura, una beffa del destino, un film sadico - invece è solo la realtà. Ancora non me ne rendo conto, eppure è così. Devo farmi forza, Manuela avrebbe voluto così. Ha fatto solo in tempo a preparare il cestino con le bomboniere da lei confezionate. È bellissimo, non poteva essere altrimenti.
Fatto con amore e per amore. Ha lavorato gli animaletti in ceramica, li ha colorati e sistemati nel c
“Ciao” Qualcuno mi saluta. Chi è? Non so, non ho voglia di saperlo. Continuo a fissare quella tovaglia rossa, con piccoli filamenti di color oro, intrecciati tra loro a formare strani e bizzarri fiori, la mia mano torna al bicchiere, il terzo, e alzando la testa di colpo ingoio il liquido, la gola sembra infiammarsi, il calore mi sale lungo il petto, pochi istanti…poi più nulla. Lo sguardo torna a guardare in basso. Gli occhi stanchi e pesanti fissano la tovaglia di quel bar da ormai un’ora, che ci faccio qui? È la domanda che mi faccio ormai da 60 minuti. La risposta? La risposta è in un altro bicchiere di alcool, quell’alcool che almeno un po’ mi tira su, ma in fondo anche io so che non è vero. La testa si alza faticosamente e gli occhi vanno a scrutare l’orologio al polso, sono le undici, i miei genitori mi staranno aspettando. Chissene frega. Saranno in pensiero. Non è vero. Altro bicchiere. La testa comincia a girare, come al solito, la gente mi guarda. Che avete da fissarmi? Mai vista un’adolescente seduta a un bar? Patetica. Ecco cosa sono, la malinconia in persona. Chi dice che quando sei giovane ti senti forte? È una bugia, perché io sono giovane, e in questo momento ho voglia di uccidermi, di finirla con questa vita penosa e senza alcun senso. Quando sei adulto hai un lavoro. Noi? Noi cosa facciamo? La scuola è uno schifo, ci obbligano a sederci su degli stupidi banchi e ad ascoltare cose che la maggior parte delle volte non ci interessano, di cui non vogliamo sapere niente. Altro bicchiere. Quando sei adulto hai una famiglia, una moglie o un marito su cui contare, dei figli da amare. Noi? Noi abbiamo un ragazzo ogni tanto, che se ci va bene ci tradisce quando non guardiamo, perché la volta che lo vedi ti senti morire, morire dentro, poi pensi che forse non era quello giusto, e la storia ricomincia con qualcun altro. Il timore di essere lasciato, abbandonato al primo sbaglio, il dubbio di amarlo o meno, l’incertezza che lui ami
[continua a leggere...]Sono arrivata ad una conclusione. Non sono in grado di fare la stronza. Non sono capace di non pensarlo, di non cercarlo, di farlo aspettare. Fare aspettare le persone, fare la preziosa non è nel mio carattere. Io sono più libera, senza frontiere. La faccio facile. E infatti mi vedono facile. Ma è quello che sono. Non credo di essere in grado di cambiarmi. Ci soffro, molto. Perché dopo vengo data sottointesa. Sempre, e da tutti. Data per scontata, mah sì, la Emma, chi se ne frega, posso non cercarla per giorni e tanto appena la vedo mi salta al collo e dopo dieci minuti scopiamo. Uno che mi dà il buongiorno alle 14. 00. Cosa devo dirgli? Mi manchi tanto Emma. E poi non hai neanche le palle di scrivermi ad un orario decente. Ci sto male. Tanto. Alterno momenti di depressione a momenti di felicità. Passo da attacchi di malinconia a sorrisi sinceri.
Ieri in partita ne ho ammoniti tre, espulso uno, e allontanato il mister, non ho paura di tagliarti fuori dalla mia vita. Tanto so che se ti risponderò 'Giorno ❤' dopo non avrò tue notizie fino alla sera, per la buona notte. Perché in realtà non gliene frega niente di me, nulla. Ma nulla dura. Ma non volevo fosse questa la fine. Scusa, non volevo andasse così. Ti voglio bene. Ti voglio bene con tutta me stessa, ma non riesco ad andare avanti. Mi piaci, forse ti amo, ma era meglio prima. Era meglio prima.
Ho il caos in testa. Mi mancavi. Eri il pezzo mancante. Eri quello che aspettavo. Eri quello che volevo. Sei quello per cui ora sto male, sei quello per cui la mattina non ho la forza di alzarmi, di fare ogni minimo gesto. Sei quello che ora odio. Ma dove prima c'era amore è normale che ora ci sia odio. Il punto è che non bisogna mai innamorarsi, bisogna sempre dare un'idea di distanza dalla persona. Ma io non ci riesco, non posso farlo, non sono così. Non sono preziosa, ma devo essere curata. Forse ti mancherò, ma troverai un'altra, tu starai bene. Ma non so come starò io. Non so quello che potrò far
Ci sono giorni in cui ti senti solo,
solo con i tuoi mille pensieri.
E non riesci a far nulla per uscirne fuori
Per liberarti di quelle piccole vocine che ti rimbombano continuamente nella mente.
Accendi la tele, ma non riesci a seguirla per più di due minuti di fila;
accendi lo stereo ma è solo peggio, ogni canzone accende in te piccoli indelebile ricordi.
Prendi in mano il telefono pensando a chi chiamare e ti ritrovi a parlare con tua madre che non fa altro che accentuare ulteriormente il tuo malumore con le sue opinioni dirette.
Allora presa dal panico,
ti vesti con gli stessi abiti usati il giorno prima che trovi ancora lì, appoggiati sul divano perché non hai trovato la voglia di sistemarli,
ed esci.
Vaghi per le strade senza una meta;
non pensi a dove vai, la tua mente è intasata da tutt'altri pensieri.
Ti senti invisibile o meglio gli altri lo sono,
niente sembra esistere attorno a te,
non ti accorgi di nulla
nemmeno degli sguardi dei passanti;
e non ti accorgi nemmeno delle lacrime che piano piano nascono dai tuoi occhi per poi morire a bordo della sciarpa.
Poche lacrime
ma che sembrano pesare molto.
Non ti preoccupi del trucco che sporca il tuo viso,
non ti spaventa il pericolo di essere osservata,
non ti importa nemmeno di non essere consolata
perché ci sei tu, solo tu
e solo tu conosci il segreto che nascondono i tuoi pensieri.
Rumore di motori e il mio cervello si risveglia.
Mi ero quasi dimenticato del luogo dove mi trovavo, mi ero assopito incurante di ogni dimensione temporale o spaziale. Di fronte ai miei occhi il portellone del veicolo nel quale ero stato rinchiuso per un qualcosa del quale non mi sentivo minimamente responsabile: non provavo alcun rimorso, forse la mia giovane età mi rendeva più spavaldo di quel che ero. Sapevo benissimo quali sarebbero state le conseguenze della mia azione; mi avrebbero atteso tanti anni di reclusione, abbandonato a me stesso. Se solo avessi pensato... Il veicolo si fermò, e dopo un lasso di tempo nel quale dovevano essere sbrigate le pratiche di accettazione, mi fu assegnata la mia cella fredda e tetra. Era isolata da ogni lato, nell'ala più esterna dell'edificio; come la mia ve ne saranno state cinque o sei, ed erano tutte collegate da un lungo corridoio che era diretto al centro dello stabile. La prima volta che misi piede in quella stanza era buio, e da quella grata, che tutti erano tutti soliti chiamare finestra sembrava che stesse per iniziare un forte temporale ma non mi ci soffermai più del dovuto. Nelle ultime due settimane prima di arrivare qui avevo davvero toccato il fondo, per fame e stanchezza; avvertivo forti crampi allo stomaco e il sonno perso era davvero troppo per essere recuperato, gli occhi gonfi e le occhiaie profonde e marcate. Essendo pomeriggio inoltrato, attendevo con ansia il pasto serale seduto sulla mia branda, e incominciai a percepire un rumore sempre più forte dall'esterno. Allora mi alzai di scatto e mi voltai verso la grata per vedere se effettivamente vi era qualcosa. Notai che infatti aveva cominciato a piovere e nello scroscio mi sembrò di sentir echeggiare una melodia conosciuta e mentre fuori pioveva, lacrime cominciarono a cadere dal mio volto colpito dal vuoto di questi giorni; più osservavo la fredda pioggia invernale infrangersi sul terreno, più le mie lacrime scivolavano verso il basso co
Ho scalato tutto il giorno per arrivare in cima.
Non so perchè fra tutte le montagne ho scelto questa, forse perchè è abbastanza alta per porre fine a tutto. Fine alla mia vita.
Oggi non sbaglierò tornando indietro, questa è la volta buona.
Oggi sono consapevole di quello che sto facendo, e mi sento bene come non mai.
Eccomi in cima alla montagna, stanco, distrutto ma contento.
Giusto il tempo di una sigaretta, l'ultima, e poi... si aprono le danze.
Ho sempre amato le montagne, non chiedetemi il perchè.
Solo che qui vedo il mondo in un altro verso, da qui il mondo è un libro aperto.
La città è padrona di noi e della natura stessa. Padrona.
Il traffico, le luci, la musica, la gente, il frastuono da emicrania.
Odio tutto questo.
" Ascolta queste parole.
La pace si ottiene con la morte."
La pubblicità è padrona della mente, che ti porta a pensare ciò che pensano gli altri che ti porta ad avere dubbi che ti portano all'inganno di tutto questo.
La televisione è padrona del nostro tempo. Quattro stronzi in bianco e nero che ci mostrano la loro vita rinchiusi in una scatola contenente il mondo.
La fede è padrona della vita. L'uomo ha creato Dio per darsi una risposta e non dare di matto.
La guerra, la fame, la religione, la scienza, la tecnologia, le razze. Il progresso di questa merda
Odio tutto questo.
" Pensa a chi eri quando sei nato e all'uomo che sei diventato.
Cerca di respirare, cerca di uscire da questo fumo tossico."
Gente di basso livello, criminali, sono schiavi di questa città.
Sui loro volti vedi la disgrazia, la sfortuna, l'ignoranza perpetua.
Il governo, la politica. Solo soldi, soldi e soldi, e delle promesse neanche l'ombra.
Il cinema è arte, l'arte è fantasia, la fantasia è l'immaginazione, l'immaginazione è bla bla bla.
Odio tutto questo, anche i bla bla bla.
" Guarda il mondo come va e chiediti se sei veramente felice.
Quel soffio freddo d'inverno ci ha portati via con sè."
Ades
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