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Racconti sulla tristezza

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Driade

Passi pesanti udiva.
Fitta e nera, era la foresta.

E in realtà era sul suo letto, accovacciata. Le pesava il tronco, la testa.. L'anima.
Non riusciva ad alzarsi.
La luce era spenta.
Così chiuse gli occhi per immaginarsi in un luogo migliore.
E fu solo peggio.

Vide un uomo.
Camminava svelto nella foresta.
Animo delicato, quasi vellutato. Leggero.
Fuori sembrava tenebra.
Correva da lei. Dalla Sua..(la mente della ragazza si rifiutò di vedere..)
D'un tratto inciampò contro un tronco d'albero.
Aveva sbattuto la testa. Perdeva sangue.
Poi alzò gl'occhi al cielo.
E lo vide.
Bellissimo. Verde.
All'interno. La Driade dei Boschi.
Riusciva a intravederla. Creatura stupenda. Inimmaginabile.
Uscì dall'albero che sembrava una regina.
E gli passo una mano, la sinistra, sul volto esangue. E sparì tutto.
Anche il dolore.
Poi la guardò attentamente nel volto. Ma qualcosa lo bloccò (?) troppo dolore.
Si voltò e andò via.

Piangeva.

La voleva. Sua. Ma non poteva.
Qualcosa gli impedì di restare.
L'altra Sua Cosa..(che la mente della ragazza non riusciva - )

La Driade era entrata in una sorta di incantesimo. Si accorse dopo dell'uomo.
Era stato il primo a fermarsi davanti a lei e a osservare lei. Non l'albero.
Gl'altri non eran stati nulla.
Ma lui..
Già in lontananza, prima che arrivasse.
Sentiva.
Immaginava.
Viveva.
Per aspettare chi?

Poi arrivò.
Il cuore esplose di gioia.
E subito dopo l'abbondonò.
D'improvviso.

Ma era già andato via.
Lontano. Migliaia e migliaia.

Eppure si sentivano così vicini.

Strano.
Qualcosa impediva qualcosa.

Così passò il tempo.
E mentre si dimenticò di lei, la Driade moriva poco a poco.
Morì l'anima.

Gl'occhi si spensero.


Cenere.




E lui continuò la sua strada non sapendo cos'era stato per lei:
Vita.









.

   2 commenti     di: Federica.


Sola.. oggi no!!!

…ci risiamo! A sei mesi dalla visita di controllo sono di nuovo qui e sto aspettando che mi chiamino per la mammografia e poi per la visita. Sono qui in sala d’attesa…in quante donne rivedo il volto di mia madre, si possono scorgere le loro preoccupazioni, le paure sono sul loro viso, come com’erano su quello di mamma, ed ora sono anche sul mio. Già, perché quando ti dicono “c’è il rischio di familiarità” ti decidi a fare i controlli, ma non è facile, non è facile stare qui ad aspettare che ti dicano “sei ammalata”.. oppure no.. Il mio futuro è nelle mani e nelle parole del medico e dell’infermiera che eseguirà la mammografia. Come capisco, ora ancora di più, lo stato d’animo della mamma ad ogni controllo, ad ogni attesa d’esito degli esami…di routine li chiamano loro, della prova di una condanna li definirei io..
La cosa che mi pesa di più è essere qui da sola, una cosa è stipulare il contratto di acquisto della macchina, una cosa è prendere l’aereo da sola…per andare in ferie da sola…e fare i primi giorni di ferie senza parlare con qualcuno…un’altra cosa è essere qui in questa sala d’attesa dove tutte sono accompagnate, chi dalla figlia, chi dal marito, chi se un po’ più giovane dalla mamma…io non ce l’ho più…e non ho un figlio…e non ho un marito…e le amiche sono in ferie…e poi che voglia di passare mezza giornata in ospedale…. Non mi capita spesso di sentirmi sola, ma in questo periodo un po’ sì, sono stata troppo tempo con me stessa e ho avuto troppo tempo per pensare…e poi ci ho messo in mezzo anche questa visita, che mi toglie serenità da quando la prenoto…
“finalmente” mi chiamano.. si fa per dire, questa mammografia fa un male assurdo, dura pochissimo per fortuna, ma è dolorosa. Quante volte l’ha fatta mia madre e forse per lei questo è stato il male minore.. Molto carina l’infermiera, quello che ci vuole un eccesso di cortesia per una cosa che mi mette tanta, tanta paura,

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   6 commenti     di: Paola Bonc


Autobus

Sono sull'autobus che scende lungo Via Assarotti.
Seduta contromano, oltre la porta centrale.
Una donna di colore giovane, bella, capelli neri, occhi segnati, tiene in braccio una bambina di tre anni, direi. Capelli afro, però decolorati (con l'acqua ossigenata?), un occhio strabico. Verso l'interno. Non bella. Sarà sua madre la donna?
La donna mastica gomma, nervosamente, con occhio vacuo gira il capo verso il finestrino e poi verso l'interno. Quando la bambina si gira verso di lei, più di una volta lo fa, lei stira le labbra in un sorriso innaturale.
Ho provato dolore.



Affranta

Sono triste...
tristissima
con l'amarezza in gola
e la lacrima che scende,
perchè è così,
come ho saputo sempre...
che il tuo d'Amore
non ha niente,
è solo voglia d'eccitazione,
come a sentirti Vivo,
ma
dentro il cuore mente
e
Canta appena può
un'altra perversione,
dentro ad un'altra mente
che
stupida acconsente.
E a me
Ferisci e Tagli
così
serenamente,
come per te è normale
giocare a corteggiare,
dentro poesie d'amore...
giocare ad ingannare,
giocare a farmi Male!

   4 commenti     di: Anna Eustacchi


Gli occhi di chi ha visto un fucile puntato contro

Durante la guerra'' mia nonna disse: ''Avevo solo dieci anni, non c'era niente per nutrirsi. Quando un giorno ci fu un bombardamento e mitragliarono la strada, uccisero tante vite umane, di cui una cosa mi è rimasta nella mente e la ricorderò per sempre... Scesero dalle caserme abbattute dalle bombe, tutti questi tedeschi con il viso ricoperto di sangue, di polvere. In quel momento non vidi il mio nemico ma bensì fratelli ed esseri umani''
Mi disse.
''Sono arrivati gli Americani, ci hanno portato con loro. Quando arrivammo a casa, avevo appena scoperto di aver un fratello in meno. Il dolore mi sorpassò... È come se una parte di me, se ne andasse via col vento... Lasciando solo un eterno ricordo. Lasciando solo lacrime... Quelle lacrime che ti divorano l'anima, quelle lacrime che non riuscivi a trattenere. Di colpo è come se ti sei ritrovata da sola, ero al punto di urlare, ma non avevo neanche l'energia, la forza di far uscire quel male che ancora mi era rimasto in corpo, suggellato. Come quando dentro ad uno scrigno ci metti qualcosa.
Lì dentro a quello scrigno avevo messo la speranza che svanì di colpo dopo quella giornata intera, che sembrava non passar mai...
Che le tenebre, le cose oscure, avevano preso vita e avevano attaccato la felicità, che se ne stava lì in attesa, guardando tutto il male venire su di noi...
Vedendo tutte quelle lacrime scendere, è come se si fosse aperto il petto... Il bene che provavo per mio fratello non si poteva sostituire con niente al mondo... Dalla finestra, affacciata, guardavo i volti delle persone, senza più un sorriso, senza più quella gioia, quella voglia di vivere che circolava nell'anima. Era una pugnalata al cuore. È come se un fiore appassisce... È come se un colpo di vento viene, e la porta sbatte fortemente... Il rumore della porta, nel momento in cui si sente, ti fa paura e inizia a battere il cuore... Ed a ogni battito era una paura in più. E questo, anche per le bombe, appena ne tiravano una giù

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   3 commenti     di: Martina Di Toro


Diario personale

“Devo uscirne, devo andare via, non voglio ascoltare, voglio sparire solo per un po’, non esistere per un oretta e poi ritornare”
Era l’unica cosa a cui riuscivo a pensare, troppo avevo passato per sopportare, troppo avevo passato per continuare a fingere che nulla fosse mai successo. I miei mostri tornavano sempre, i miei mostri non mi abbandonavano e non mi abbandoneranno mai, loro mi sfidano, mi chiedono sempre di fare ciò che non voglio e avvolte ci sono quasi riusciti.
Dalla sera in cui ho incontrato il primo, fino all’ultimo, nessuno di loro si è fatto più debole, anzi sono diventati più forti, e questo l’ho permesso io …
Si siamo noi che permettiamo ai nostri mostri di fare di noi ciò che vogliono, io per un lungo periodo e avvolte anche adesso, gli permetto, di tagliarmi ancora e di vedermi perdere il sangue e soffrire lentamente, no so dirmi il perché lo faccio ma lo faccio.
Comunque ero stanca di sopporta e anche se brutto dirlo ero stanca della vita, volevo vivere i momenti più belli della mia età come tutti i miei coetanei, ma non mi è stato concesso, quei mostri me lo hanno impedito, e io per non ascoltarli avevo una sola scelta.
Camminavo sola, non ho mai detto a nessuno dove andavo, non mi piace che qualcuno mi venga a vedere proprio quando sto male e mentre camminavo continuavo a pensare.
“E giusto, solo così sparisco, è giusto”
Ma probabilmente non è giusto.
Lo vedo da lontano, metto le mani in tasca e stringo forte quei soldi che avevo raccolto a casa prima di uscire via urlando, si avvicina, mi sorride. Lui mi offre sempre l’opportunità di sparire, dalla vita reale e il più delle volte dai miei mostri.
Mi sento meglio, mi sento sollevata e me ne vado, basta tirare un po’ e poi sparisci, nessuno ti cerca e anche se ti cerca tu non ci sei, sei forte e puoi sparire.
Quella volta ero ancora più forte così forte che avevo pensato altro
“E se sparissi per sempre? Lo faccio adesso ce la faccio io”

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   4 commenti     di: Marika Rig


La giornata di un pensionato vecchio, vedovo e solo

Il risveglio avviene a qualsiasi ora della notte o del mattino, apri gli occhi e accanto a te, nel lettone non c'è nessuno, ti dai il "buongiorno", vai a lavarti i denti e nel bicchiere "c'è un solo spazzolino" il tuo. Prendi il caffè e non hai nessuno che ti porge lo zucchero. Ti vesti e regolarmente, indossi i calzini spaiati e non t'accorgi, metti la camicia ma ha una macchia sul davanti, nessuno ti dice cambiala.. Esci a prendere il giornale e le persone che incontri e che conosci ti dicono "Salve, come va", "bene", rispondi, poi se ne vanno di fretta come se tu avessi una malattia contagiosa. Rientri, leggi il giornale, commenti a voce alta le notizie da solo. Metti in lavatrice i panni, neri, bianchi, rossi, tutto assieme; fatto il ciclo a 90° gradi! quando li stendi, te li ritrovi con tonalità di colore che vanno dal grigio topo al giallo foglia morta. Cucini in un padellino quattro rigatoni, che quando bollono sembra ti guardino con tristezza. Mangi e davanti a te c'è una sedia vuota..., il boccone per un attimo ti si ferma in gola. Finisci il pranzo, e metti a lessare le patate per la cena, ti appisoli, e ti svegli dopo due ore con un odore di patate bruciate; nel tegamino non c'è una goccia d'acqua solamente tre masse informi carbonizzate. Vai dal medico; gli anziani, di solito quelli che vivono soli, vanno spesso dal medico più che altro per scambiare qualche pettegolezzo con gli altri pazienti in sala d'aspetto. Torni a casa, ma ti fermi per un bicchiere di vino al solito bar dove c'è la banconiera giovane e carina che ti fa un sorriso e scambia con te un paio di battute spiritose; unico momento lieto della giornata. Rientri a casa prepari la cena, più che preparare consiste nell'aprire una busta con dell'insalata e scoperchiare una scatoletta di carne, così la cena è servita!
Ti metti davanti alla TV e regolarmente ti addormenti per un po' sul sofà, ti svegli e vai a letto, chiaramente non riesci a prendere sonno, ti alzi giri per la casa

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   2 commenti     di: lucio



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