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Racconti sulla tristezza

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Dimenticare

Come può cominciare la giornata senza un sorriso, una parola, una carezza...
Sono fuggita scappando dal passato, credendo di poter dimenticare la paura... il tunnel senza fine da me non capito all'epoca.
In ogni filo bianco dai miei capelli c'è una piccola grande sofferenza e un solo rimpianto, quello di non esser andata via molto prima..
Come ho potuto credere che il passato si può dimenticare, cancellare tutti suoi brividi, paure e angosce?
Per anni mi sono tormentata e odiata cercando di farmi del male punirmi per la mia esistenza, perché mi sono sempre considerata un sbaglio della natura.
Con un passato oscuro: il padre lascia la famiglia per un' altra donna, la madre che muore di cancro, e io... si io, che non so essere felice, che non credo di poter essere amata.
Pensa, che prima di imparare a camminare ho imparato a non desiderare mai ciò che non ho, ridere nei sogni, nutrirti con la fantasia, accontentarmi delle briciole...



L'angelo in più

La cerimonia è fissata per le dieci e trenta. È ancora presto - mi alzo, tanto non ho chiuso occhio tutta la notte, come ormai da tante notti. Preparo un caffè forte.
In casa c'è silenzio, Federico e Margherita stanno ancora dormendo. Mi pare di sentire ancora la voce di Manuela, mi pare di vedere il suo sorriso. Mia moglie era bella. Non perché fosse mia moglie, ma lo era davvero. Una bellezza naturale, non folgorante, bisognava guardarla con attenzione per carpire la bellezza così delicata che era in lei. Me la ricordo quando nella sua stanza faceva decoupage, la sua grande passione dopo quella del restauro. Riusciva a ritagliare sempre qualche momento da dedicare a questo suo amore. Era bellissima col grembiule bianco, chinata sul tavolo, mentre le sue mani creavano. Qualche volta mi chiedeva con garbo se potevo prepararle un caffè e poi lo gustavamo insieme. Io guardavo i suoi lavori, li commentavo, davo qualche consiglio che lei non seguiva, e poi la lasciavo lavorare.
Manuela se n'è andata - una settimana fa. Ha lottato fino alla fine contro il male che l'ha distrutta.
Ho lottato fino alla fine per non perderla. Più forte era la speranza e il desiderio di farcela, più i risultati erano deludenti. La malattia ha proseguito da se, senza ascoltare nessuno, ignorando farmaci e terapie. A una settimana di distanza mi trovo solo, sgomento, svuotato, con la voglia di battere la testa e i pugni sul muro e con la consapevolezza di non poterlo fare. Non ora perlomeno.
Perché tra tre ore Federico passa la prima comunione.
Sembra una storia montata su misura, una beffa del destino, un film sadico - invece è solo la realtà. Ancora non me ne rendo conto, eppure è così. Devo farmi forza, Manuela avrebbe voluto così. Ha fatto solo in tempo a preparare il cestino con le bomboniere da lei confezionate. È bellissimo, non poteva essere altrimenti.
Fatto con amore e per amore. Ha lavorato gli animaletti in ceramica, li ha colorati e sistemati nel c

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   5 commenti     di: Ely xx


Occhi di ghiaccio

I suoi occhi, non abbastanza brillanti per essere azzurri, non abbastanza sicuri per essere grigi. I suoi occhi, troppo tristi, troppo seri, per essere quelli di una adolescente. Quegli occhi che da anni si allenavano a rimanere impassibili davanti a tutto, ora piangevano. Si cingeva la vita con le lunghe braccia abbronzate, come a proteggersi da un colpo improvviso. Era accovacciata sulla spiaggia, la risacca delle onde faceva da sottofondo ai suoi singhiozzi. Erano le lacrime represse di anni e anni che finalmente trovavano sfogo.
Io la guardavo da lontano, in modo distante, e con la mente pensavo ad altro. Non mi passò per la testa neanche per un secondo di andare a parlare o di avvicinarmi a quella ragazza, la ragazza dagli occhi di ghiaccio.

   6 commenti     di: STEFANO FERRI


Lettera di mastro Geppetto al suo Pinocchio

Caro figliolo,

Ti chiedo scusa per il cuore che ti ho negato, ma sotto consiglio della barba bianca che ha nascosto in questi anni migliaia delle mie lacrime dolenti, ho dovuto farlo. Forse non mi capirai mai;per te sono avaro ed egocentrico, una ladro delle tue emozioni. Geloso ed egoista, per molti fuori di testa, scagliato lontano dalla verità come i tuoi giochi rotti dalla voglia di crescere, del cuore ti ho privato:ho privato te che sei la mia creatura, il mio burattino- bugiardo prediletto, né per amore né per odio;l'ho fatto per difesa, prima della mia persona e poi della tua.
Non avrei sopportato di vederti soffrire, perché il cuore è fatto solo per quello. Lascia stare che ti fa compagnia sentirlo battere forte nel buio della notte infestata dai tuoni di un temporale lontano:ha un prezzo la sua presenza;l'amore e la gioia e l'affetto e la commozione che ti fa provare è una mollica rispetto al pane amaro ed ammuffito( il dolore) che ogni giorno dovrai ingoiare, pena morir di fame.
Poi sai il mondo è diffidente;cerca le prove dei tuoi sentimenti. Ti provoca per scoprire se il cuore lo hai anche tu. Ti punge in modo subdolo e quasi non te ne accorgi;la gente si finge tua amica ed intanto dà inizio al tuo stillicidio. A lui basta una goccia per firmare la tua condanna. La gente ci prova gusto poi a prendere di mira il tuo cuore con l'arco del rancore e del vittimismo. Saresti entrato in un circolo vizioso di sentimenti funesti e crudeli a tua insaputa.
Ed io ho prevenuto questa iscrizione.
E ti ho fatto bugiardo;di un legno finto e gelido, perché fingere è l'unica soluzione. Mentire, fare finta di stare bene e che tutto è fantastico come nella nostra favola, è un atto di intelligenza. Ti ho regalato sopravvivenza;vita no, ma a cosa sarebbe servito se poi la vita l'avresti rifiutata?. Fingendo amore, gioia, e amicizia, affetto e comprensione almeno ti ho permesso di annusare nell'aria un profumo che non esiste, ma che ti spinge alla sua ricerc

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Giovane spleen

Suo padre compare all'entrata della stanza scortato dal collaboratore, quasi infastidito dall'aria di nebbia mattutina e da quella figlia, "donnetta instabile sempre più simile a sua madre", che l'ha chiamato in preda ad uno dei soliti disguidi e finte dimenticanze. Compare col viso contratto in un sorriso forzato a denti stretti, raggomitolato nel suo giaccone invernale da lavoro, troppo vecchio per essere buttato. Tra le guance, dolci e tenere fossette sembrano richiamarlo all'infanzia, come segni indelebili del suo modo di essere nonostante si ostini ad avere 50 anni circa. Con un lieve timore si affaccia alla stanza, nascosto nel giaccone e difeso dalle fossette, e sorride in cerca di qualcuno che possa aiutarlo in quell'assurda situazione. "Sei la solita", sembra dire a sua figlia, "la solita rompiscatole". Suo padre è un bambino cresciuto, un ragazzino spensierato imprigionato nel ruolo di operaio, padre, marito. Poca voglia di competere con sua moglie, quasi trovasse in lei lo stesso vigore della propria madre che, per anni ed anni, prima di quell'incontro, lo aveva nutrito, sgridato e pulito, come quando vostra madre vi puliva col tovagliolo le macchiette di sugo ai lati della bocca.
Suo padre ha paura di risvegliarsi dal suo sogno di giovinezza, non osa avvicinarsi alle faccende futili e ai piccoli litigi tra fratelli; "lasciatemi vivere in pace, non svegliatemi" sembra supplicare da quegli occhi ammorbiditi e furbi.
Ed è tra il sonno del padre che la madre infuriata scatena la sua ira; e tuoni, fulmini e lampi vengono lanciati da quel cielo offuscato ormai dall'abitudine e dalla stanchezza. È un veterano di guerra, sua madre. È l'anziano soldato, sua madre. Infreddolita dal gelido clima di casa, colpevole di aver cresciuto figli e padri, sua madre scalpita nelle sue poche forze in attesa di un obiettivo inesistente. Un veterano contro i mulini a vento, sua madre. Sua madre che specchia la propria figlia in un lago inquinato dal p

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   3 commenti     di: Giulia Andreoli


Ardito, il cane e la serpe

Le poche casette, tutte con i tetti bassi e le tegole rosse, erano sparse ai piedi del piccolo monte.
La primavera si era appena vestita d'estate e gli alberi in frutto e le piante fiorite erano un tripudio di colori. Nella più piccola casetta, un unico piano composto da due stanze ed un bagnetto, viveva Ardito, un anziano pensionato ; piccolo di statura, dai pochi capelli bianchi che ormai non tingeva più da tempo e da un sottilissimo filo argentato sulle labbra, una specie di baffo.
Di temperamento burbero, incattivito dagli eventi accadutogli.
Da giovane era stato all'estero in cerca di fortuna ma, mai ambientatosi, molto presto era ritornato al paese, aveva aperto un piccolo laboratorio artigianale che a stento gli permetteva di vivere. Vicino ai trent'anni s'era sposato con una donna molto bella e che ben presto incominciò a tradirlo, si separarono dopo pochi anni e la venuta al mondo del figlio Vincenzo.
Ardito non seppe mai se lui ne fosse veramente il padre. Avrebbe voluto non esserlo, Vincenzo un tossicodipendente manesco che non faceva altro che spillargli denaro fino al giorno che lo trovarono in una vecchia cinquecento, l'ago conficcato nelle vene e gli occhi sbarrati e rivoltati.
La vita non gli era stata amica ed adesso era quasi contento di essere solo anche se molte volte la solitudine lo portava a pensare, a pensare al passato e a stare male.
La mattina scorreva veloce, il tempo della spesa, la lettura di un quotidiano, il preparare il pranzo.
Il pomeriggio invece era molto monotono specie nelle lunghe giornate estive.
Quel pomeriggio era sull'uscio di casa e vide che dall'altro lato della strada, un grosso cane, un vecchio meticcio, dal pelo bianco e rosso arruffato, lo fissava, in un primo momento pensò di scacciarlo ma rientrò invece in cucina prese degli avanzi uscì e senza avvicinarsi più di tanto li lanciò verso il grosso cane che impaurito in un attimo scomparve.

Pazienza si disse, rientrò. Poco dopo affacciatosi alla

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   0 commenti     di: andrea


Senza esserti accanto (storia di una donna malata)

Caro mio, luce dei miei occhi... sono qua che scrivo sotto la pioggia, ferma alla fermata del bus; Avrei voluto chiederti tante cose.. ma io sono troppo debole e stanca per farlo.
La malattia mi sta consumando piano piano e ormai sono allo strenuo delle mie forze...
Spero che questa pioggia, ti ricordi me.. la tua donna per 2 mesi e poi mi hai scaricato come fossi immondizia, solo per il mio handicap che non mi permetteva di parlare; queste parole, anche se non le posso dire, vengono dal cuore e riporto tutto sulla carta affinchè quello che pensavo su di te ti potesse arrivare nella tua buca delle lettere.
Nonostante fossi malata, tu hai abusato di me.. mi hai lacerato l'anima come fossi una mela... e se anche ti chiedevo di smettere tu continuavi imperterrito a picchiarmi.
Ho passato almeno un mese in ospedale... e ogni volta dovevo dire ai medici che ero caduta dagli scaloni... e tu non sei neanche passato a trovarmi.
Ho capito da poco quello che tu sei... un mostro arrogante che si diverte a distruggere le speranze di ogni persona...
Alla faccia tua, adesso sono fidanzata con un uomo che mi apprezza per quello che sono e che accetta la mia malattia..
Ma... se vivo ancora con il ricordo di te che mi butti sul letto, Alzi le tue mani verso di me e subito dopo che sono buttata a terra con solo una coperta addosso e con un agonia strappata, allora preferisco morire...
Infatti... Guarda sta passando un'autobus proprio in questo momento...
(A questo punto si interrompe la lettera)




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