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Racconti sulla tristezza

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La clessidra

La vita è come una clessidra, tanti granelli che scivolano via
uno dopo l'altro, inesorabilmente
C'è ancora tempo! ti ripeti e vorresti fermare quella lenta caduta
vorresti che qualche granello s'incastrasse, creasse un ingorgo.
Perché a volte sei felice, perché vorresti afferrare quella felicità anche coi denti
per trattenerla eternamente.
Vorresti attaccarti a quella felicità con la pancia, come un antico cordone ombelicale
che ti da vita e speranza.
Ma alla fine, maledirai quel dio impietoso o indifferente, perché non hai più tempo
o aspetterai quell'ultimo granello, che come una pioggia nel deserto ti tolga la sofferenza
quale unica compagna di vita.
Purtroppo quando l'ultimo chicco di vita si sarà depositato, nessuna mano
pietosa rovescerà la clessidra per te.

   6 commenti     di: Marco Uberti


La sofferenza di Roberta

Roberta 40 anni, sposata con Enrico, due figli Riccardo di 14 e Paola di 6, Roberta purtroppo malata di tumore al seno.
Tutto incominciò con una ciste che lei scoprì facendosi il bagno, quindi andò dal suo medico che gli fece fare mammografia ed esami di controllo e routine: " e le disse sicuramente non sarà niente di grave".
Ma gli esami e la mammografia purtroppo non dissero quello, così incominciò a lottare, venne sostenuta e accudita dal marito e dai figli, fino al giorno dell'operazione, le venne asportata una parte del seno.
Quando si vide allo specchio e vide il segno della cicatrice, si sentiva mancare qualcosa, una parte di donna che se ne era andata.
Poi incominciò la chemioterapia e gli caddero i capelli, che lei adorava erano biondi e lunghi, che lei copriva con una parrucca o un fular.
Sul suo viso gli leggevi la sofferenza e il dolore che provava, e per chi gli stava accanto la rabbia di non poter far nulla, per toglierne un po'.
Entrare in ospedale per fare la chemioterapia passando in quel corridoio e vedendo la faccia della gente, che viveva la sua stessa malattia ti faceva venire un nodo alla gola e una fitta al cuore, ma chi la accompagnava doveva essere coraggioso e forte.
Lei entrava in quella stanza apparentemente tranquilla perché ormai c'era abituata, ma quando usciva vedevi la stanchezza e la sofferenza che provava.
In quel reparto vedevi anche persone che si facevano coraggio l'un l'altra, Roberta probabilmente è stata una delle fortunate perché il suo tumore era piccolo ed preso in tempo, ora va ogni tanto a fare i controlli, e i medici che la seguono le dicono che tutto procede bene.

   2 commenti     di: daniela


Va tutto bene?

Va tutto bene? Ascolti la stessa canzone da ore. Le parole però scivolano, non le ricordi. Muovi le labbra alle note del piano e le dita si muovano. Lasci che i pensieri si aggroviglino alla zanzariera della stanza, lui ti fa compagnia da un monitor... Lo ami. Va tutto bene? Giri intorno ad un fiocchetto di polvere, i Rem accompagnano i tuoi passi. Hai pianto ad una canzone che cantava un gruppo sconosciuto, davanti ad estranei mentre i sassolini s'insinuavano nelle consunte Converse nere. Eppure...
Va tutto bene?



Riflessioni 01

È un giorno terribile, di quelli in cui il sole ti devasta il volto da quanto è bello e tu non ne sai apprezzare la luce. Sei un angolino di buio nel cosmo. Eppure nel buio si celano i fiori più belli, fianco a fianco ai peggiori mostri.

Questa era una mattina così, in cui ti svegli e vuoi solo uscire nella luce, confonderti nel brusio di un'aula universitaria. C'è un posto per me, da qualche parte.
È quasi confortante questo chiasso. Vorrei rimanere qui nascosta per una eternità.
Chissà se mai mi rivedrò.

Ma dentro di me c'è questo silenzio assordante. Ho fatto il tuffo e toccato il fondo viscido del mare. Ma io ho paura dell'acqua buia che si staglia sotto di me. Sono al largo e la riva è già lontana e non posso fare altro che nuotare, nuotare, nuotare...

   0 commenti     di: Vinter_


Lettera di mastro Geppetto al suo Pinocchio

Caro figliolo,

Ti chiedo scusa per il cuore che ti ho negato, ma sotto consiglio della barba bianca che ha nascosto in questi anni migliaia delle mie lacrime dolenti, ho dovuto farlo. Forse non mi capirai mai;per te sono avaro ed egocentrico, una ladro delle tue emozioni. Geloso ed egoista, per molti fuori di testa, scagliato lontano dalla verità come i tuoi giochi rotti dalla voglia di crescere, del cuore ti ho privato:ho privato te che sei la mia creatura, il mio burattino- bugiardo prediletto, né per amore né per odio;l'ho fatto per difesa, prima della mia persona e poi della tua.
Non avrei sopportato di vederti soffrire, perché il cuore è fatto solo per quello. Lascia stare che ti fa compagnia sentirlo battere forte nel buio della notte infestata dai tuoni di un temporale lontano:ha un prezzo la sua presenza;l'amore e la gioia e l'affetto e la commozione che ti fa provare è una mollica rispetto al pane amaro ed ammuffito( il dolore) che ogni giorno dovrai ingoiare, pena morir di fame.
Poi sai il mondo è diffidente;cerca le prove dei tuoi sentimenti. Ti provoca per scoprire se il cuore lo hai anche tu. Ti punge in modo subdolo e quasi non te ne accorgi;la gente si finge tua amica ed intanto dà inizio al tuo stillicidio. A lui basta una goccia per firmare la tua condanna. La gente ci prova gusto poi a prendere di mira il tuo cuore con l'arco del rancore e del vittimismo. Saresti entrato in un circolo vizioso di sentimenti funesti e crudeli a tua insaputa.
Ed io ho prevenuto questa iscrizione.
E ti ho fatto bugiardo;di un legno finto e gelido, perché fingere è l'unica soluzione. Mentire, fare finta di stare bene e che tutto è fantastico come nella nostra favola, è un atto di intelligenza. Ti ho regalato sopravvivenza;vita no, ma a cosa sarebbe servito se poi la vita l'avresti rifiutata?. Fingendo amore, gioia, e amicizia, affetto e comprensione almeno ti ho permesso di annusare nell'aria un profumo che non esiste, ma che ti spinge alla sua ricerc

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Il solitar pensiero

Tarda... tarda... Il beccaccino a ritirarsi al suo nido. È triste e questo suo malumore, purtroppo, non cesserà mai più, poiché la sua vita è stata troncata, in una calda giornata di primavera. Venuta l'alba, l'arrivo di due cacciatori caricati di fucile, portano morte al loro passaggio. Due beccaccini adulti, si riversano gementi in terra, caricati dal peso della sofferenza ad abbandonare il lor figliolo. Si libravano leggiadri e spensierati, nell'aria; intenti a volteggi, disegnando cerchi attorno ai rami degli alberi. Il beccaccino ancor pulcino, incapace di prendere il volo, li osserva dabbasso e nel farlo un pensiero dolce sfiora la sua mente. Immagina i sui genitori trasformarsi in due candide barchette, navigando nel lungo mare, per poi disperdersi tra le onde e affondare. Come la caduta dei suoi genitori sul selciato. In quell'inesorabile discesa senza fine, il beccaccino ripensa alla sua vita, assieme a loro. Riflette, a tutti i bei momenti che condivisero. Il caldo abbraccio della madre, e la stretta rassicurante del padre. Per l'ultima volta. Mai più ... mai più, sentirà il loro tocco sulle timide piume. Tarda... tarda... Il beccaccino a ritirarsi al suo nido... Perché, sa, che mai più nessuno, lo attenderà.



Dedicato a mia Madre

A volte mi sembra tutto un sogno... e mi dico "ora apro gli occhi e tutto tornerà come prima", prima di quella notte, quando lo squillo del telefono interruppe, violentemente, il mio sonno.
Odio Ottobre perchè mi ha tolto Te mamma.
Non ti accorgi quanto bene volevi fino a quando quel bene non ce l'hai più.
Mi dicono "forza.. devi reagire.. ora non serve piangere.." devi, devi... ma che cosa DEVO??!!
Il mio cuore si è spento quella notte, la mia mente si ribella.
Perchè è così difficicle il distacco da te mamma?
Dicono che hai fatto una "bella morte".. cos'è bella??!!
Tu amavi vivere, amavi i tuoi momenti trascorsi con i tuoi nipoti, con me ultimamente ti confidavi anche su argomenti che prima ritenevi... non opportuno farmi sapere.
Entrare nella Tua casa, sentire il tuo profumo dappertutto: negli armadi, nei cassetti... che nostalgia
Spesso rimanevo con gli occhi chiusi ad annusare i tuoi vestiti e... mi apparivi davanti mentre li indossavi.
Oh mamma... com'è doloroso tutto questo.
Venire a trovarti "quì nella tua... nuova casa, fredda e buia" è triste.
Le mie mani accarezzano questo marmo rallegrato dai colori dei fiori.
A te piacevano tanto i fiori.
Il mio sguarda va oltre quel marmo e ti vedo, si ti vedo, chiusa lì dentro sen'aria, senza luce e vorrei.. urlare chiamarti MAMMA perchè è così difficile il distacco da te.

   5 commenti     di: ESTER zaniboni



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