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Racconti sulla tristezza

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Non c'è un senso

Lei.. stava seduta sulla sedia, davanti aveva il pc.. Nemmeno sapeva perchè a quell'ora tarda era ancora li, nel suo inconscio sperava di vederlo entrare, di vedere il nome di lui spuntare all'angolo come sempre.. di vedergli scrivere "Ciao piccolina.."e di immaginare la sua voce che lo diceva.. e la sua espressione dolce.. ma lui non poteva entrare, non adesso, non potevano parlare, ridere, ascoltare le loro canzoni.. Lui era lontano, in troppi sensi, per troppi motivi.. Lei era inquieta, agitata.. avrebbe voluto dormire, sognare di lui.. sognare tutte le cose belle che avevano sognato insieme, che si erano raccontati con dovizia di dettagli.. tante volte.. avrebbe voluto trovarlo ancora in sogno che le stringeva le mani.. che la stringeva forte a sè, quasi a volerla portare tutta nel suo cuore.. sulla loro spiaggia privata, quella che nessuno avrebbe mai potuto trovare.. quella che nessuno avrebbe mai potuto capire.. Un sms.."ci vorrà molto tempo.." Poche parole e il mondo le crolla di nuovo addosso.. quanta paura.."sono un egoista, lo rivoglio, rivoglio il mio piccolino, lo rivoglio subito" non si può, bisogna aspettare, sperare, non perdere la fede.. ma è difficile, i giorni sembrano eterni senza lui, la sua risata, la sua voce.. Lei piange.. patetica, inutile.. sente solo sensazioni che le piagano il cuore.. Vorrebbe solo andare da lui, potergli parlare, cercare di leggere negli occhi di lui il loro amore.. ma non può. Può solo aspettare, sopportare quel dolore immenso e pregare qualcuno o qualcosa che possa riportarglielo. Solo il pensiero di loro insieme può farle sopportare tutto, può accompagnarla nel cammino verso la ricerca del loro amore.

   4 commenti     di: Giada..


Io.. e la morte

Fino a pochi mesi fa pensavo che l'argomento MORTE non mi potesse toccare neppure minimamente, invece ho dovuto scoprire una realtà che non pensavo potesse essere così dura e dolorosa.
Quando inizi a capire che cosa si prova a perdere una persona veramente cara, che se non fosse esistita, neppure tu saresti al mondo, solo allora l'importanza della vita prende forma.
Non scorderò mai il momento in cui, mia sorella, con un solo ed unico sguardo quella sera mi fece capire che papà ci aveva lasciati, e sono rimasta impietrita, per qualche secondo tutto quello che era attorno a me si è fermato, fino al momento in cui, è esploso qualcosa dentro me, come un vulcano in azione; è arrivato dal profondo un senso di dolore, di rabbia, di amore: un misto di sentimenti talmente differenti da sembrare impossibile.
Quella domenica sera, tutto sembrava senza senso, odiavo Dio per quello che aveva fatto, portarmi via mio padre era la cosa peggiore che potesse fare.
Ero sconvolta, mia madre era imbottita di calmanti, mia sorella e mio fratello non se ne capacitavano, e l'altro mio fratello, al telefono, urlava e non ci voleva credere.
Da quel giorno la mia vita è cambiata, una parte di me se n'è andata, ed ora più che mai, dopo appena un mese dall'accaduto, sento una sensazione di vuoto che mi invade il cuore, ed allo stesso tempo mi sento chiusa in una morsa che mi toglie il fiato.
Poi mi fermo a pensare, penso a mio padre, a come reagiva lui, anche davanti al dolore non si era mai fermato, non aveva mai guardato indietro, e questo l'ha insegnato anche a me, devo guardare avanti, guardare al mio futuro, realizzarmi, ma non devo farlo solamente per me stessa, devo farlo anche per mio padre, per dimostrargli il bene che gli voglio.
Non penso che la morte sia proprio una fine, perchè effettivamente, nel mio cuore rimarrà sempre.
Una persona, anche se morta, continuerà a vivere se qualcuno lo vuole, ed io voglio che mio padre viva, anche se solo spiritualmente,

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   7 commenti     di: Lorena Crema


pensieri di una notte d'estate

A volte ti capita di sederti a pensare, e capisci che in quel silenzio che ti sta attorno milioni di pensieri volano da una parte all’altra della stanza, idee non tue, concetti che non ti appartengono, emozioni che non fanno parte di te, ma che ti sfiorano riducendo la tua mente e il tuo corpo in terra arida. Ti senti confuso, triste, ti chiedi il perché di tutto quello, perché tutto succede a te, le mani ti vanno ai capelli, prendi il cuscino, guardi fuori dalla finestra e contempli le luccicanti stelle di una calda notte d’estate, e una lacrima cade dai tuoi occhi. Ti rendi poi conto che forse c’è qualcuno, da qualche parte, che sta peggio di te, e l’idea di egoismo ti circonda entrandoti dentro, filtrando nelle serrature che avevi chiuso accuratamente e che si sono spalancate come per magia. Allora ti senti partecipe di una favola, l’incredibile protagonista di una storia di amore, di emozioni, di sentimenti eterni e infiniti, e speri con tutto te stesso che sia come le fiabe che la mamma ti leggeva quando eri piccolo, e che presto arriverà la tanto attesa e agognata frase: “E vissero tutti felici e contenti”. Ti rendi conto di voler tornare bambina, perché in fondo le ginocchia sbucciate fanno davvero meno male dei cuori infranti.
Scuoti la testa, prendi lo stereo e accendi la musica, ne hai abbastanza di quel silenzio, perché tu sei una personalità allegra e dinamica, ami il divertimento e la felicità, ma ogni canzone, ogni testo, ogni brano ti ricorda qualcosa, qualcosa che vuoi dimenticare, ma che sai impossibile. E allora ti arrendi, ti arrendi a quella tristezza che in quella notte ti fa compagnia, distesa con te nel letto, e i pensieri tornano sovrani a comandare la tua fragile mente. Ti chiedi come sia possibile, un momento prima ti senti la regina del mondo, potresti fare qualunque cosa, poi vedi gli altri andare avanti, prendere le persone che tu stessa hai portato nella loro vita, e perderle entrambe in una volta sola. Cerchi al

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   6 commenti     di: Anna Bona


Il 18 BL

Il caporalmaggiore Paolo Libertelli, vestito in abiti borghesi, varcò la soglia della biglietteria della Calabro-Lucana di Matera martedì 11 novembre del 1940 alle ore 17, 02 minuti. La sala d'attesa era pressocché deserta e quindi si diresse direttamente allo sportello della biglietteria, anch'esso deserto. Bussando a più riprese sul vetro attrasse l'attenzione di un addetto a cui chiese a che ora partiva il primo treno per Bari.
"Non ci sono treni, l'ultimo è partito mezz'ora fa" informò questi un po' sgarbatamente.
"Non ci sono treni?" ripetè chiedendo Libertelli.
"Esatto, forse domani mattina"
"E come devo fare? Devo essere a Bari per questa sera" chese sgomento il caporale.
"Non posso farci niente, ci dovete andare domani"
"Ma dovrei essere lì stasera. Mi hanno richiamato!"
"Ah, siete stato richiamato?" chiese ora con più apprensione il bigliettaio.
"Sì, adesso come faccio?"
"Secondo me dovete andare in Prefettura e spiegare lì come stanno le cose"
"Ed è lontana la Prefettura?"
"No, è qui a due passi. Ecco, uscite dalla stazione e attraversate la piazza, di fronte c'è una strada in discesa che porta proprio alla Prefettura. Ci arrivate in cinque minuti"

"Chi cercate?" chiese con manifesta autorità il piantone della Prefettura.
"Non so di preciso, sono stato richiamato e dovrei raggiungere Bari. Non so come fare"
"Avete un foglio? Fatemi vedere" Il piantone dispiegò il foglio che gli venne subito consegnato e lesse con attenzione quanto riportava.
"Ma qui c'è scritto che dovreste essere a Bari già questa sera"
"Lo so, solo che la corriera ha avuto un guasto e siamo stati fermi più di tre ore fin quando non l'hanno riparato. Ecco, io non vorrei passare dei guai, perciò sono qui"
"Ma questa non è la stazione!"
"Dalla stazione mi hanno suggerito di presentarmi qui. Hanno detto che non ci sono treni fino a domani. Mi pare strano.."
"Caporalmaggiore, a che ora sei partito questa m

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   9 commenti     di: Michele Rotunno


Depressione

La strada è buia e silenziosa e, questo, può sembrare un inizio scontato, ma non lo è.
Il primo ed unico personaggio sta camminando. Le sue scarpe nere si mimetizzano con lo sfondo, ad eccezione della linea bianca della suola.
I passi contrastano il suono dei grilli. A parte questo tutto tace.
Ogni tanto qualche soffio di vento scuote i rami degli alberi producendo quel fruscio già troppe
volte sentito.
La luna è coperta da un manto di nuvole scure, ogni tanto qualche lampo illumina il cielo mentre le poche stelle che riescono, con tutte le loro forze, a fare capolino dalla matassa grigia sono spente, poco luminose. Devono essere stelle tristi.
Siamo in estate. A dire il vero è agosto inoltrato ed il tempo non è più quel caldo afoso che ti permette di dormire con le finestre spalancate. Le zanzare però ci sono ancora, quelle non muoiono mai. Il nostro camminatore solitario indossa dei pantaloncini neri un po' sbiaditi e una maglietta grigia, a maniche corte, con un disegno davanti.
I suoi occhi sono assenti, persi altrove. I lineamenti della sua faccia, le sue guance spelacchiate, la sua bocca corrucciata e i suoi zigomi abbassati lo fanno sembrare triste.
Sta pensando alla vita, ai rapporti con le persone, ai suoi amici e al perché è da così tanto tempo che non ha una ragazza.
È stato un sabato sera noioso e nel tornare a casa a piedi non può che lasciarsi andare a pensieri pesanti e malinconici, anche se non è successo niente di nuovo nell'ultimo periodo. Però il nostro ragazzo sa che ha bisogno di qualcosa per tirarsi su, per sorridere veramente come faceva fino a poco tempo fa. Perché possa di nuovo andarsene in giro con la sua biciclettina con la musica nelle orecchie e un bel sorriso senza senso stampato sulla faccia; perché anche una coccinella rossa che cammina sui petali di un girasole possa farlo sentire in pace con se stesso. Il problema più grosso è che non sa di che cosa ha bisogno: forse affetto, forse amicizia, forse amo

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Senza sogni

Prese la parola, alzandosi, con la stessa facilità con cui nel locale un avventore avrebbe ordinato una birra. La cosa strana, perché di stranezza si tratta, è che stemmo tutti ad ascoltarlo. Non so cosa ci colpì tutti, colpì non solo me ma tutti gli altri. Forse era la dignità che dimostrava, o meglio, che aveva dimostrato fino a poco tempo fa, come un aroma distante e lontano che arriva al naso. Quello che è sicuro, ci colpì la storia, che di avventuroso non aveva nulla, ma proprio nulla. Io vedo ancora le sue labbra che si muovono, ma non sento alcuna sua parola.
Ma rimane la sensazione, il gusto amaro di quelle parole di una lingua sconosciuta e lontana, esotica e disperata. Non era una storia, era un avventura umana quella che ho ascoltato, un viaggio attraverso una vita che ti toglie tutto, o almeno, così fu per lui. Non tolse soldi, non tolse famiglia, non tolse affetti, ma tolse sogni. E tutto crollò con essi. La sua tragedia non si era consumata così come potrebbe immaginare il lettore; tutti noi, e io non sono da meno, crediamo nei sogni. Se non crediamo nei sogni, o almeno così pensiamo, non è vero: noi smettiamo di credere di lottare per i sogni, di dibatterci nelle difficoltà, nella routine o nella semplicità della vita quotidiana. Noi smettiamo di credere nella lotta, non nei sogni. Ci abbandoniamo cadendo all’indietro a quello che c’è, smettiamo di correre e dibatterci per quello che non c’è. Ma, sapete tutti, non è un abbandono. La voglia di lottare torna, torna spesso, torna cattiva, torna implacabile, specie per chi è giovane e ha vita e speranze davanti a se. Se non torna, se continua a dormire e non c’è modo di svegliarla, se perciò pensiamo di aver abbandonato i nostri sogni, cominciamo a credere nei miracoli, nella scorciatoia, nella vita facile.
E così passano gli anni, i lunghi anni della nostra vita, e quei sogni rimangono vivi e sorridenti, ma sotto terra. Noi abbiamo scavato la buca quando abbiamo lottato,

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   1 commenti     di: Fabio Morpurgo


Amore perduto

Non riesco a dimenticare il vuoto che mi hai lasciato, quando mi hai detto addio...
Senza ragione e senza un perché... e adesso per amore sto morendo...
Ê stato un'amore breve, ma il dolore é immenso. Così come si dice l'amore é spesso amaro. Tu eri per me la stella della sera e quella del mattino, eri la mia gioia, quando stavo con te mi sentivo vivo, amato, ma il tuo ricordo non é necessario, non basta per farti ritornare da me...
È difficile guarire di colpo da un'amore così... non esiste medicina... non esiste rimedio, se non amare di più!
Muoio al pensiero di saperti con un'altro...
E vivere senza di te, é vivere senza felicità!
Vorrei essere per te il più grande amore mai provato, con la consapevolezza che non potrà mai ripetersi!! Ma quando il tuo amore non é ricambiato, é solo sventura...
E scrivere é inutile...
Ma ho capito che in amore il solo fallimento consiste nel non tentare più... perché Tu solo sei la mia Felicità!!




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