Racconti sulla tristezza, racconto triste - Pagina 4
PoesieRacconti utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare gli annunci. Per informazioni o negare il consenso clicca qui.     Chiudi

Racconti sulla tristezza

Pagine: 1234... ultimatutte

Per Mika Ahola

28 gennaio festa di compleanno. La faccio da sempre assieme a mia sorella, nata il 27 dello stesso mese, due anni dopo. Cinquantacinque, non pochi, in un periodo non bello. Pochi regali, perché ormai non si sa nemmeno più cosa regalare, qualche capo di vestiario che va sempre bene ma non resta nella mente e due che invece sono più mirati, uno dai miei figli piccoli che ormai piccoli non sono più e uno di mia figlia grande che grande non sarà mai, come statura almeno. Però mi conoscono, o forse sono stati consigliati bene.
Un libretto di Maria Luisa Spaziani, la Volpe, in cui parla dei suoi ricordi con Montale, il Montale minore dice lei, cioè quello privato, e un compact disc dedicato alla mia ultima, in ordine di tempo, grande passione: "A scuola di enduro".
È inverno, quindi pausa per l'enduro, e attacco così prima il libro. Faccio fatica, sono spesso depresso per motivi di lavoro e dunque ne leggo poche pagine al giorno perché faccio fatica a concentrarmi. Poi non è un vero libro, ma un collage di piccoli ricordi abbastanza freddi e distaccati dai quali non esce un grande trasporto per Montale, visto anzi sempre come un gigante anche nel piccolo privato. In più c'è una fila infinita di grandi nomi che mi dà l'orticaria. Poi a me piace Montale ma non mi fa morire. Troppo ricercato, elitario, distaccato. Così esce anche dal libro.
Finito quello passo al compact disc. Una vero e proprio corso di tecnica, parificabile a un master universitario, tenuto da Tullio Pellegrinelli con la partecipazione di Mika Ahola, campione del mondo in carica. La caratteristica inflessione bergamasca del non ricordo più quante volte campione d'Italia e del mondo Tullio Pellegrinelli, mi prende subito e mi trasporta in mezz'ora di passione pura. Non ci fosse un freddo cane e io non fossi in malattia, prenderei la moto e andrei subito a sperimentare ciò che nel video, fatto da lui, sembra così semplice e spontaneo. Non lo è, lo so bene io che, quel che ho im

[continua a leggere...]

   7 commenti     di: mauri huis


Il cinismo

Non é vero, non ascoltare i giudizi della gente, maligna perché, conoscendomi, é stata vinta da una forza più letale dell'invidia, più coraggiosa del vano perseverare: il cinismo. Guardami con i tuoi occhi, giudicami... io aspetto, ferma qui al mio posto; condannami, stimami. Ho detto più volte che la vita é più il tempo della rassegnazione che del riscatto dal destino e che la morte sia la presa di coscienza di una inevitabile necessità, non di un fine, ma di un accidente che si presenta a noi come un tiranno anarchico: ci libera dalle catene della vita, pur affidandoci le sue, ma, in seguito, ci fa dono di una magia così fragile, che io esito sempre qualche secondo prima di scriverla, quanto sfuggevole: la consapevolezza. È questo il motivo in più per continuare a vivere: aspettare la ragione, con la sua bellezza, le sue miserie e i suoi troppi silenzi. La morte é la spiegazione di tutto. Il nulla, il vuoto queste sono le sostanze e le forme con cui noi continuamente abbiamo a che fare. Sarebbe bello trasformarli in pieni. Molte volte mi hai chiesto perché mai io mi sia posta contro tutto e tutti, diventando orfana, esiliata, lebbrosa, negra, gialla e tutti i colori del buio. Vivo clandestinamente nel disperato tentativo di sabotare i doveri. Io voglio! Io sono! Io. Non tu, non loro, ma straordinariamente e irrimediabilmente io. Ed é vero, per emergere, ho avuto una vita difficile, che ha reso fragile e tormentata la mia natura... non sai quante lacrime ho consumato nell'ombra dell'altrui cattiveria, dietro l'implacabile muro della maschera, nell'abbondanza di idee sempre più strane, pazze, surreali, quanta amarezza, delusione, ma sappi che mai ho provato quella malinconica nostalgia, traducibile solo in rimpianto, perché nella nostalgia c'é il voler riavere ciò che si é avuto, é il sentimento della vita che reclama ancora più vita in presenza della non vita, la non vita che é nel passare, nel finire stesso della vita. È rimpianto, é egois

[continua a leggere...]

   1 commenti     di: Luana D'Onghia


Depressione

La strada è buia e silenziosa e, questo, può sembrare un inizio scontato, ma non lo è.
Il primo ed unico personaggio sta camminando. Le sue scarpe nere si mimetizzano con lo sfondo, ad eccezione della linea bianca della suola.
I passi contrastano il suono dei grilli. A parte questo tutto tace.
Ogni tanto qualche soffio di vento scuote i rami degli alberi producendo quel fruscio già troppe
volte sentito.
La luna è coperta da un manto di nuvole scure, ogni tanto qualche lampo illumina il cielo mentre le poche stelle che riescono, con tutte le loro forze, a fare capolino dalla matassa grigia sono spente, poco luminose. Devono essere stelle tristi.
Siamo in estate. A dire il vero è agosto inoltrato ed il tempo non è più quel caldo afoso che ti permette di dormire con le finestre spalancate. Le zanzare però ci sono ancora, quelle non muoiono mai. Il nostro camminatore solitario indossa dei pantaloncini neri un po' sbiaditi e una maglietta grigia, a maniche corte, con un disegno davanti.
I suoi occhi sono assenti, persi altrove. I lineamenti della sua faccia, le sue guance spelacchiate, la sua bocca corrucciata e i suoi zigomi abbassati lo fanno sembrare triste.
Sta pensando alla vita, ai rapporti con le persone, ai suoi amici e al perché è da così tanto tempo che non ha una ragazza.
È stato un sabato sera noioso e nel tornare a casa a piedi non può che lasciarsi andare a pensieri pesanti e malinconici, anche se non è successo niente di nuovo nell'ultimo periodo. Però il nostro ragazzo sa che ha bisogno di qualcosa per tirarsi su, per sorridere veramente come faceva fino a poco tempo fa. Perché possa di nuovo andarsene in giro con la sua biciclettina con la musica nelle orecchie e un bel sorriso senza senso stampato sulla faccia; perché anche una coccinella rossa che cammina sui petali di un girasole possa farlo sentire in pace con se stesso. Il problema più grosso è che non sa di che cosa ha bisogno: forse affetto, forse amicizia, forse amo

[continua a leggere...]



L'angelo in più

La cerimonia è fissata per le dieci e trenta. È ancora presto - mi alzo, tanto non ho chiuso occhio tutta la notte, come ormai da tante notti. Preparo un caffè forte.
In casa c'è silenzio, Federico e Margherita stanno ancora dormendo. Mi pare di sentire ancora la voce di Manuela, mi pare di vedere il suo sorriso. Mia moglie era bella. Non perché fosse mia moglie, ma lo era davvero. Una bellezza naturale, non folgorante, bisognava guardarla con attenzione per carpire la bellezza così delicata che era in lei. Me la ricordo quando nella sua stanza faceva decoupage, la sua grande passione dopo quella del restauro. Riusciva a ritagliare sempre qualche momento da dedicare a questo suo amore. Era bellissima col grembiule bianco, chinata sul tavolo, mentre le sue mani creavano. Qualche volta mi chiedeva con garbo se potevo prepararle un caffè e poi lo gustavamo insieme. Io guardavo i suoi lavori, li commentavo, davo qualche consiglio che lei non seguiva, e poi la lasciavo lavorare.
Manuela se n'è andata - una settimana fa. Ha lottato fino alla fine contro il male che l'ha distrutta.
Ho lottato fino alla fine per non perderla. Più forte era la speranza e il desiderio di farcela, più i risultati erano deludenti. La malattia ha proseguito da se, senza ascoltare nessuno, ignorando farmaci e terapie. A una settimana di distanza mi trovo solo, sgomento, svuotato, con la voglia di battere la testa e i pugni sul muro e con la consapevolezza di non poterlo fare. Non ora perlomeno.
Perché tra tre ore Federico passa la prima comunione.
Sembra una storia montata su misura, una beffa del destino, un film sadico - invece è solo la realtà. Ancora non me ne rendo conto, eppure è così. Devo farmi forza, Manuela avrebbe voluto così. Ha fatto solo in tempo a preparare il cestino con le bomboniere da lei confezionate. È bellissimo, non poteva essere altrimenti.
Fatto con amore e per amore. Ha lavorato gli animaletti in ceramica, li ha colorati e sistemati nel c

[continua a leggere...]

   5 commenti     di: Ely xx


La Triste Storia di Andrè ed Elleeyn

Sopra la collina color smeraldo il vento pascolava allegramente; un turbine di uccelli e vespe danzava nell'aria fresca di una giornata di fine estate.
C'era un vecchio salice proprio nel punto più alto della collina.
Ed ecco che un aquilone svolazza e si impiglia nei rami dell'albero secolare; una bambina di circa dieci anni si mise a sbuffare: “Uffa... Me lo hanno regalato da un giorno e già è finito il divertimento”.
La bambina indossava un vestito unico bianco coperto da una serie di fiorellini rosa e arancioni; i lunghi capelli scuri risaltavano rispetto al corpicino.
“Se vuoi posso darti una mano io” disse una voce proveniente dall'oscuro fogliame dell'albero.
La bambina si chiuse in un silenzio impaurito e balbettò: “V-vuoi aiutarmi tu alberello? ”.
Un'ombra scese velocemente lungo il tronco: un ragazzino, forse un po' più grande di lei, afferrò il filo dell'aquilone e lo tirò verso se stesso.
L'aquilone cadde a terra lentamente come una piuma dorata dal sole.
La bambina, con piccoli passi, andò a prendere il suo regalo ritrovato.
“Grazie per aver ripreso il mio aquilone... Sei stato gentile... ” disse la bambina al ragazzino.
Di tutta risposta il ragazzino arrossì leggermente e strinse le spalle: “Non è nulla... Si può dire che è stata una sciocchezza”.
Il ragazzino mise le mani dietro alle sottili bretelle marroni che reggevano un paio di jeans malconci.
“Come ti chiami? ” disse senza pietà la bambina.
Lo sguardo del ragazzo ritrovò l'imbarazzo precedente: “I-io mi chiamo Andrè... E tu? ”.
La bambina sorrise e disse:“Io mi chiamo Elleyn, molto piacere” e si chinò prostrando la gonna.
“Beh” disse il ragazzo:“Credo che ora devo tornare a casa... Ciao E-elleyn... ” e con uno scatto macchinoso si girò, tentando di nascondere le sue guance infuocate.
“Se vuoi ti posso accompagnare a casa io Andrè... ” e si attaccò al braccio del ragazzino.
“Ehi ehi! Staccati Elleyn! Sono un maschio

[continua a leggere...]

   6 commenti     di: Andrea Vitali


solo con la mia solitudine

E così ogni sera esco da quel portoncino attento ad attraversare perchè già una volta ci hanno provato a farmi fuori, riprovateci sarete più fortunati. Il mio sguardo incrocia quello di una commessa che ormai pur non conoscendomi mi conosce bene, uno sguardo che ogni volta mi fa pensare che stia guardando un fantasma o qualcosa di simile sembra cotta hey sveglia sono solo un uomo. Saluto i ragazzi del bar i miei pusher preferiti mi state ammazzando con il vostro caffè. Ed eccomi qui la mia fermata è li la vedo potrei fare una linea retta invece devo circumnavigare una piazza per arrivarci per un motivo che tra un po' vi spiegherò quanti maledetti bus ho perso per sta storia. Finalmente il mio viaggio è finito e come Colombo bacio la terra e mi ritrovo in piedi, al freddo, stanco con lo stomaco che brontola pretende anche lui e i miei occhi che a stento restano aperti sono fissi su uno spettacolo che quella piazza mi offre e come un bimbo che guarda palloncini perdersi mi incanto...
Bande di ragazzi su motorini che fanno la gara a chi lo impenna di più e stanno li ore ed ore padroni della piazza senza un cappello, una sciarpa e a volte senza neanche un giubbino ma vestiti del loro sorriso stupido da imbecilli e io invece sono solo con la mia solitudine al gelo, con sciarpa cappello e giubbino con il freddo che mi ha gelato anche la barba e l'ultima cosa a cui penserei è a sorridere. Vorrei solo essere trascinato dal vento come una foglia morta via da qua. Poi il déjà vu continua ed ecco spuntare dal nulla gruppetti di ragazze dove la volgarità è il loro pregio migliore sfilano con vestiti sgargianti con le te*te al vento e con pantaloni stretti giusto per attirare l'attenzione. A volte hanno in mano un telefonino e mettono a tutto volume una canzone dell'ultimo cantante neomelodico, la storia è sempre la stessa lui che piange per padre in prigione, lui che piange per lei che lo ha lasciato, lui che è felice perchè ha trovato la donna perfetta a q

[continua a leggere...]



Lo Sconosciuto allo specchio

L'orologio sul comodino segnava le 04. 30. Non era un giorno come gli altri. Eric scese dal letto, andò davanti allo specchio e fissò l'immagine riflessa. Si lavò la faccia con acqua fredda, come per scrollarsi di dosso la sera prima. Rialzò lo sguardo sullo specchio e vide dietro di se un uomo mascherato che gli puntava una pistola alla testa.
"Cazzo!" Urlò Eric in preda al panico.
Lo sconosciuto spinse più forte la pistola sulla sua testa.
"Non urlare, o la tua testa salterà in aria." Disse. Parlava piano, in modo quasi educato, un modo che contrastava con quel che stava succedendo.
"Chi sei?" Disse Eric, e un leggero tremolio partì dalla mano destra per diffondersi in tutto il corpo.
"Qua le domande le faccio io."
Eric annuì silenzioso.
Cosa voleva quello sconosciuto da lui? Ma poi come aveva fatto ad entrare in casa sua? Non aveva idea di chi potesse essere, eppure, quella voce così calma... Gli ricordava qualcosa. Qualcosa che non riusciva a classificare. Qualcosa che non riusciva a ricordare.
"Rossana." Disse piano l'uomo.
Lentamente qualcosa si riaccese nella mente di Eric. Qualcosa tornò a galla nella marea di pensieri nella testa del ragazzo.
"Cosa sai della sua morte?" Domandò l'uomo trattenendo quasi le lacrime, ma senza scomporsi troppo.
"Niente..." Disse Eric cominciando a piangere.
"Balle!" Urlò. "Io lo so. Sei stato tu!"
Eric fece no con la testa mentre le lacrime scendevano abbondanti sulle sue guance.
"Quella mattina al lago. Eravate insieme, solo tu e lei. Ma lei non è più tornata. L'hai affogata, lo sappiamo entrambi!"
A quel punto i ricordi invasero completamente la mente di Eric.
Una mattina di sole, una gita al lago, lui addormentato sulla riva del lago, e Rossana, bella come sempre, l'unica donna che Eric avesse mai amato. Lei nel suo costume rosa che decise di fare il bagno nel lago.
"Io dormivo." Disse il ragazzo tra le lacrime.
"Non continuare a mentirmi." Disse calmo l'uomo. Poi perse la pazienz

[continua a leggere...]

   0 commenti     di: F S



Pagine: 1234... ultimatutte



Cerca tra le opere

La pagina riporta i titoli delle opere presenti nella categoria Tristezza.