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Racconti sulla tristezza

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DANZA NEL DOLORE

Accendo la luce.
D'un tratto, tutto si fa splendore. La porta socchiusa, come in attesa del ritorno di qualcuno, singhiozza note stridule. Mi volto appena come aspettando l'arrivo di una voce o il respiro di qualcuno alle spalle. La stanza mi pare un deserto senza oasi. È un rifugio da cui più volte rifuggirei, se fossi capace di abbandonare l'unica cosa sicura che ho. Lo specchio mi guarda con circospezione, in attesa di un giudizio. Ma non hanno parole le labbra prosciugate di pianto, non speranza. Il silenzio incombe sulla tomba del mio cuore, mentre una finestra più in là sbatte in continuazione per colpa del vento. Devo chiuderla? Fa differenza?
Sento il freddo raggelarmi l'anima, anastetizzare quel sentimento profondo, e vuoto, che è amore... amore che è bugia. Amore che è persino odio, affilatissimo.
Sento ogni scheggia del tuo essere in un non-esserci, intenso e fragile. Sento il dolore come lapidazione del mio sogno. Tu hai sotterrato non un sogno soltanto, ma un cuore che palpitava di un'ebrezza chiamata speranza.
Penso che - da un momento all'altro - ritornerai su quei passi che hai camminato, combattuto per non aver capito, deluso di non aver trovato la forza di proseguire lungo quella via piena di ostacoli che è la vita. Lo penso ancora, dopo anni ormai, dopo anni in cui il ricordo non si vuol spegnere e il passato non vuol smettere di essere vissuto. Lo penso, perchè sento tanto freddo dentro, adesso che non ci sei tu per chiudere quella porta che è la mia ingenuità e quella finestra che è la mia disperazione. Non ho forze per proseguire il cammino, nè più lacrime da piangere... e la speranza è una briciola buttata via.
Nulla è più mio di quanto non è già stato tuo ; perfino io lo sono stata, un tempo. Sento la mancanza come un'assenza di qualcosa che non è mai stato.
Un respiro ancora, e la vita continua... passo dopo passo...
Vivo di te che non ci sei, di te che non mi hai dato, di te che non mi hai creduto, ma purtro

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   14 commenti     di: Argeta Brozi


La clessidra

La vita è come una clessidra, tanti granelli che scivolano via
uno dopo l'altro, inesorabilmente
C'è ancora tempo! ti ripeti e vorresti fermare quella lenta caduta
vorresti che qualche granello s'incastrasse, creasse un ingorgo.
Perché a volte sei felice, perché vorresti afferrare quella felicità anche coi denti
per trattenerla eternamente.
Vorresti attaccarti a quella felicità con la pancia, come un antico cordone ombelicale
che ti da vita e speranza.
Ma alla fine, maledirai quel dio impietoso o indifferente, perché non hai più tempo
o aspetterai quell'ultimo granello, che come una pioggia nel deserto ti tolga la sofferenza
quale unica compagna di vita.
Purtroppo quando l'ultimo chicco di vita si sarà depositato, nessuna mano
pietosa rovescerà la clessidra per te.

   6 commenti     di: Marco Uberti


Driade

Passi pesanti udiva.
Fitta e nera, era la foresta.

E in realtà era sul suo letto, accovacciata. Le pesava il tronco, la testa.. L'anima.
Non riusciva ad alzarsi.
La luce era spenta.
Così chiuse gli occhi per immaginarsi in un luogo migliore.
E fu solo peggio.

Vide un uomo.
Camminava svelto nella foresta.
Animo delicato, quasi vellutato. Leggero.
Fuori sembrava tenebra.
Correva da lei. Dalla Sua..(la mente della ragazza si rifiutò di vedere..)
D'un tratto inciampò contro un tronco d'albero.
Aveva sbattuto la testa. Perdeva sangue.
Poi alzò gl'occhi al cielo.
E lo vide.
Bellissimo. Verde.
All'interno. La Driade dei Boschi.
Riusciva a intravederla. Creatura stupenda. Inimmaginabile.
Uscì dall'albero che sembrava una regina.
E gli passo una mano, la sinistra, sul volto esangue. E sparì tutto.
Anche il dolore.
Poi la guardò attentamente nel volto. Ma qualcosa lo bloccò (?) troppo dolore.
Si voltò e andò via.

Piangeva.

La voleva. Sua. Ma non poteva.
Qualcosa gli impedì di restare.
L'altra Sua Cosa..(che la mente della ragazza non riusciva - )

La Driade era entrata in una sorta di incantesimo. Si accorse dopo dell'uomo.
Era stato il primo a fermarsi davanti a lei e a osservare lei. Non l'albero.
Gl'altri non eran stati nulla.
Ma lui..
Già in lontananza, prima che arrivasse.
Sentiva.
Immaginava.
Viveva.
Per aspettare chi?

Poi arrivò.
Il cuore esplose di gioia.
E subito dopo l'abbondonò.
D'improvviso.

Ma era già andato via.
Lontano. Migliaia e migliaia.

Eppure si sentivano così vicini.

Strano.
Qualcosa impediva qualcosa.

Così passò il tempo.
E mentre si dimenticò di lei, la Driade moriva poco a poco.
Morì l'anima.

Gl'occhi si spensero.


Cenere.




E lui continuò la sua strada non sapendo cos'era stato per lei:
Vita.









.

   2 commenti     di: Federica.


Pecora Nera (1a parte)

Non vedeva l'ora di uscire da quella dannata macchina. Sua madre parlava velocemente e lui nemmeno la stava ad ascoltare. Roteava le bacchette di legno in mano, spazientito, triste e desideroso di andar via il più presto possibile.
Fuori faceva freddo! Un freddo cane, troppo anche per i suoi sottili guanti di lana, eppure non resisteva più. I suoi pensieri erano ovunque, tranne che in quella macchina.
Robert era cambiato. Da piccolo era un bambino modello, bravo a scuola, intelligentissimo, lasciava esterreffatto chiunque, con il suo parlare fin troppo arguto per un bambino della sua età. Eppure adesso era cambiato. Era svogliato, triste, prendeva brutti voti a scuola, e non trovava soddisfazione in nessuna cosa. Ultimamente arrivava anche a considerarsi la pecora nera della famiglia. Era il primo ad essere stato rimandato in matematica di tutta la sua famiglia, e non riusciva più a sopportare le occhiete che i suoi parenti gli lanciavano. All'ultima cena di Natale, come al solito sua madre aveva iniziato a parlare del professore di recupero che seguiva Robert, e sua nonna meravigliata aveva esclamato: "Ma come?!? È sempre stato così bravo. Mi ha pienamente deluso!"
Robert si era alzato di scatto, imbronciato, quasi sul punto di piangere, ed era corso nella stanza da letto a leggere uno dei suoi libri preferiti:Furia Omicida!
Gli piaceva leggere di tutte quelle persone squartate, impiccate, mangiate vive da tutti quegli squilibrati. Sognava che un giorno avrebbe trovato il coraggio di farlo anche lui. Ma purtroppo quel giorno era ancora lontano. La routine continuava come tutti i giorni da quindici anni a questa parte.
Senza rendersene conto si era ritrovato di colpo seduto sullo sgabellino della batteria a eseguire tutti quei movimenti che ormai gli risultavano meccanici. Era l'unica cosa che lo rilassava. Guardare quei muri tappezzati di confezioni per le uova, parlare con il professore e dare colpi fortissimi sul crash. Era l'unica cosa che desi

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   0 commenti     di: Alberto Amedeo


Pensieri nella notte

Pensieri nella notte, dove tutto tace e la mente corre veloce in questo folle tormento che mi scoppia dentro, che impazza in me come una furia incontrollabile!
Silenzio ovattato dove le uniche note di questo notturno pentagramma, suonano solo per te, che vivi nel mio mondo che ti desidera e ti cerca.
Accarezzarti l'anima, solleticarti il cuore per farti innamorare,
per sentirti solo mio e donarmi in questa dolce ossessione, mentre questo tempo ingrato e crudele mi stritola in una feroce morsa!
Come una spada nella roccia, tu mio dolce sogno, vivi ed accompagni il lento e solitario scorrere di questo cammino terreno, che spero, mi condurrà all'Eternità!
Nel frattempo combatto questa spietata ed impari battaglia che, giorno per giorno, mi trova in prima linea, perennemente in 'trincea'.
'Destino crudele'!, direbbe qualcuno, sicuramente difficile da gestire, in cui niente scivola via, ma anzi, rimane con tutto il peso e l'amarezza che mi sembrano proprio cuciti addosso.
Pensieri nella notte..., che affollano la mente, mentre un micio insonne miagola disperato chissà poi perché, ed io sono sola con questo fardello di dolore ed amarezza, ma con la speranza del tuo amore e con questa vita vissuta combattendo!
Mi giro e mi rigiro, ma non riesco ad addormentarmi: la vita mi scorre davanti, portandomi ricordi e sensazioni vissuti altrove,
tanto tempo fa...



Per Mika Ahola

28 gennaio festa di compleanno. La faccio da sempre assieme a mia sorella, nata il 27 dello stesso mese, due anni dopo. Cinquantacinque, non pochi, in un periodo non bello. Pochi regali, perché ormai non si sa nemmeno più cosa regalare, qualche capo di vestiario che va sempre bene ma non resta nella mente e due che invece sono più mirati, uno dai miei figli piccoli che ormai piccoli non sono più e uno di mia figlia grande che grande non sarà mai, come statura almeno. Però mi conoscono, o forse sono stati consigliati bene.
Un libretto di Maria Luisa Spaziani, la Volpe, in cui parla dei suoi ricordi con Montale, il Montale minore dice lei, cioè quello privato, e un compact disc dedicato alla mia ultima, in ordine di tempo, grande passione: "A scuola di enduro".
È inverno, quindi pausa per l'enduro, e attacco così prima il libro. Faccio fatica, sono spesso depresso per motivi di lavoro e dunque ne leggo poche pagine al giorno perché faccio fatica a concentrarmi. Poi non è un vero libro, ma un collage di piccoli ricordi abbastanza freddi e distaccati dai quali non esce un grande trasporto per Montale, visto anzi sempre come un gigante anche nel piccolo privato. In più c'è una fila infinita di grandi nomi che mi dà l'orticaria. Poi a me piace Montale ma non mi fa morire. Troppo ricercato, elitario, distaccato. Così esce anche dal libro.
Finito quello passo al compact disc. Una vero e proprio corso di tecnica, parificabile a un master universitario, tenuto da Tullio Pellegrinelli con la partecipazione di Mika Ahola, campione del mondo in carica. La caratteristica inflessione bergamasca del non ricordo più quante volte campione d'Italia e del mondo Tullio Pellegrinelli, mi prende subito e mi trasporta in mezz'ora di passione pura. Non ci fosse un freddo cane e io non fossi in malattia, prenderei la moto e andrei subito a sperimentare ciò che nel video, fatto da lui, sembra così semplice e spontaneo. Non lo è, lo so bene io che, quel che ho im

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   7 commenti     di: mauri huis


La bimba nascosta

Ricordo quando ero piccola, quando giravo per strada a manina con la mia mamma, e le persone si fermavano per dirmi che ero carina, che ero una bella bimba, poi mi giravo e li vedevo allontanarsi fino a scomparire.
Gli occhi di quella bambina che vedevano tutto a colori, non vedeva l'immensa cattiveria delle persone.
Ho provato a cercare quella bambina dentro di me, quella bambina che pensava al paradiso come se fosse tra le nuvole e ci fossero mille angioletti, le colombe e tutte le cose belle.
Quella bambina se ne andata, e scomparsa lasciando il posto a un'adolescente che non sa cosa vuole nella vita, che vive i sogni di altri, che non e brava in niente, che non si reputa bella, ne attraente, che non riesce a conquistare un ragazzo, in nessuna maniera.
Al suo esterno e presente solo una maschera, una maschera con il sorriso; All'interno una persona fragile, che piange ininterrottamente notte e giorno, piange perchè non sa se a veri amici, piange perchè non trova il ragazzo, piange perchè a preso un brutto voto, piange sempre.
Magari prima o poi questa persona smettera di piangere, e trovera la via giusta da seguire.

   1 commenti     di: stella nera



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