<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
<channel>
<title>Ultime opere di Oliviero De Angelis su PoesieRacconti.it</title>
<description>Le ultime opere di Oliviero De Angelis pubblicate nel sito</description>
<link>http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon</link>
<lastBuildDate>Tue, 25 Oct 2011 17:14:26 +0100</lastBuildDate>
<language>it-it</language>
<copyright>PoesieRacconti.it</copyright>
<atom:link href="http://www.poesieracconti.it/rss/blackdemon.xml" rel="self" type="application/rss+xml" />
<item><title>racconto - Un cielo diverso</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon">Oliviero De Angelis</a></strong></p><p>Giorno1. <br />Fortunatamente ho trovato questo quaderno nella baita in cui ci siamo rifugiati, almeno potrò raccontare l'incubo che si è abbattuto sul mondo.<br />Cominciamo dall'inizio, sono Daniele, architetto, anche se non so quanto conti la mia professione ora che scrivo e quando qualcuno leggerà questo "diario".<br />Quando la "fine" è iniziata ero con Luca e Carlo nella jeep sulla strada sterrata, volevamo fare una settimana in montagna a cacciare... allora eravamo insieme e felici.<br />La mattina era iniziata normalmente, ci eravamo riuniti sotto casa di Carlo, avremmo fatto il viaggio con la sua jeep, l'unica adatta per arrivare a destinazione. Caricammo armi, birre e qualche panino, le scorte per la settimana le avremmo prese allo spaccio del paese vicino alla baita.<br />Il viaggio fu divertente e tranquillo per tutta la sua durata non successe nulla e arrivammo in orario al paese.<br />Scendemmo e ci dirigemmo allo spaccio, li prendemmo viveri e qualche rivista per trascorrere il tempo, in quel momento tutto stava accadendo... <br />Lo spaccio era provvisto di un televisore sopra la cassa dove scorrevano le notizie del momento e molte persone si erano fermate ad osservarlo rapite da qualche servizio sconvolgente, incuriositi prestammo attenzione al notiziario: il mezzo busto del giornalista riempiva lo schermo mentre affermava che il cielo stava diventando rosso e questa tonalità si propagava a macchia d'olio e successivamente al cambiamento i segnali elettrici si interrompevano tagliando fuori dal mondo le zone coperte dallo strano fenomeno.<br />Luca, il più pragmatico dei tre, disse ad alta voce che sicuramente era il trailer di qualche film, che per attirare l'attenzione lo passavano per una notizia vera, le persone erano comunque spaventate ma lui sorridendo pagò il conto e uscì mentre io ero rapito da queste notizie alquanto inquietanti a cui avrei dovuto dare attenzione...<br />Caricammo la spesa sulla macchina e ripartimmo, Luca e Carlo sul sedile anteriore e io dietro di loro.<br />Dopo nemmeno cinque minuti dalla nostra uscita dal paese, iniziò l'incubo. <br />In lontananza il cielo era rosso, il colore si diffondeva sempre più fino a raggiungerci e superarci, la macchina si fermò all'istante e nonostante i tentativi di Carlo non riuscivamo a farla ripartire.<br />Se le notizie erano vere allora la batteria doveva essere morta e così erano anche i cellulari, la frase "isolati dal mondo" mi ritornò in mente allora come adesso. Non ci rimaneva che tornare in paese e cercare un modo per tornare a casa.<br />Scesi dalla macchina sentimmo il terremoto. <br />Degli alberi crollarono nella zona vicino alla strada e  rumore di esplosioni provenne dal villaggio, corremmo per capire cosa fosse successo mentre il terreno diminuiva il tremore ma le esplosioni non cessarono seguite da urla di terrore.<br />Quando il paese fu in vista ci bloccammo, non capivamo cosa fosse successo ma dal terreno sembravano uscire degli spuntoni rocciosi rossi che come un artiglio dilaniavano il paese, fuochi si levavano dal terreno e gli abitanti fuggivano da quel caos ma delle forme contorte dal calore li assalivano... l'istinto ci diceva di fuggire e cosi facemmo.<br />Con le urla nelle orecchie corremmo nella direzione opposta rispetto al paese senza sapere dove andare.<br />Il cielo divenne da rosso acceso a rosso scuro ricordando il colore del sangue.<br />Eravamo stanchi affamanti e senza l'idea di cosa stesse succedendo.<br />Guardandomi attorno mi accorsi che ci eravamo avvicinati alla baita e con cinque minuti di marcia saremmo arrivati.<br />Arrivati entrammo e iniziammo a ragionare su cosa fosse successo: Carlo affermò che l'apocalisse era arrivata e saremmo tutti morti, mentre Luca affermò che la risposta doveva essere più razionale e realistica anche se al momento non comprensibile.<br />Io non presi parte alla discussione, ero impegnato a ricordare ciò che avevo visto per poter capire meglio la situazione e il da farsi. Mi resi conto che nella fuga ci eravamo dimenticati di prendere le provviste e nel rifugio non c'era nulla di commestibile.<br />Si decise che qualcuno doveva rischiare e andare a prenderle in auto ma nessuno di noi ne aveva il coraggio, non rimase che far scegliere al caso. Toccò a Luca. Dopo qualche rimostranza uscì, quel cielo anche se era notte rischiarava leggermente il bosco permettendo di vedere il cammino.<br />Nell'attesa trovai questo diario e iniziai a scrivere.<br />Sono già trascorse tre ore e Luca non è ancora riapparso.<br />Giorno 2. <br />Luca è tornato questa mattina con le provviste e le armi ma è rimasto silenzioso per tutto il giorno, ci fissa mentre cerchiamo di sistemare la baita e decidiamo il da farsi.<br />La temperatura è aumentata in maniera impressionante, sembra di essere in estate ma siamo a novembre. All'esterno si sentono urla e ruggiti ma nessuno di noi si arrischiamo ad uscire.<br />Carlo ha provato ad interrogare Luca su ciò che ha visto mentre si dirigeva alla macchina ma l'unica risposta ricevuta è stato uno sguardo di puro terrore.<br />Domani uscirò io per vedere la situazione attorno alla baita.<br />Spero di scrivere ancora domani sera.<br />Giorno 3. <br />Questa mattina ho fatto un giro nei boschi attorno al rifugio e ciò che ho visto non so se definirla un'invasione aliena o la venuta dell'inferno in terra.<br />Gli alberi stanno morendo avvolti da uno strano rampicante vermiglio sulle cui foglie le venature ricordano volti tormentati e i fusti sembrano di carne pulsante.<br />Sul terreno ci sono ammassi di sostanza viscosa nera che brucia l'erba e il terreno, quando ho provato a toccarla con un bastone questo ha iniziato a sciogliersi.<br />Sugli alberi morenti strani insetti e animali si aggirano nel sottobosco, piccole creature con ali nere e occhi enormi che si arrampicano sui tronchi, esseri pelosi grandi quanto un gatto dalle molte zanne e a sei zampe che cacciano dei piccoli topi viola con la testa d'insetto.<br />Verso mezzogiorno ho sentito un ruggito e un ombra mi ha sorvolato, quando ho alzato lo sguardo non ho visto nulla ma giuro che era enorme e il battere d'ali è continuato per vari secondi.<br />Il peggio arrivò dopo qualche ora quando ho trovato la testa di uno scoiattolo morto a terra, qualche metro più avanti ho trovato la zampa di un cervo e più in la un orecchio di coniglio.<br />Per varie centinaia di metri erano sparse parti di animali boschivi e il terreno era pieno del loro sangue oramai secco che ricordava il cielo. Vicino ad un albero ho notato un movimento e ciò ch ho visto mi ha stupito: uno dei rampicanti aveva proteso un ramo verso l'occhio di qualche grosso animale e l'aveva avvolto con una delle foglie, ho sentito come un risucchio e il ramo tornò sulla pianta a cui era avvinghiato con la foglia a forma di bozzolo.<br />Con la nausea m'incamminai verso la baita per riferire cosa avevo visto.<br />Durante il tragitto vi fu di nuovo un ruggito ma questa volta nessuna ombra ma un rumore di foglie smosse alle mie spalle, girai leggermente la testa e con la coda dell'occhio vidi una grossa figura nera. Senza soffermarmi troppo fuggii verso la baita sentendo l'essere che mi inseguiva, non mi voltai per vederlo perché ciò avrebbe segnato la mia fine, quando vidi la baita gridai più volte di aprirmi. <br />Carlo aprì la porta e quando mi vide sul suo volto si dipinse l'orrore che lo paralizzò, entrai e chiusi la porta  bloccandola con il mio corpo mentre dall'altro lato venivano dei colpi molto potenti, fortunatamente la porta resse, quando i colpi finirono fissai Carlo, era rimasto bloccato come a fissare oltre la porta, ha visto la "cosa" che mi inseguiva. Quando gli ho chiesto cosa fosse lui spaventato mi disse che era simile ad un lupo grosso quanto un bue avvolto dalle fiamme e con grosse ali membranose blu. Credo che sia lo shock  a fargli vedere queste cose ma per sicurezza ho bloccato le porte e chiuso le scuri alle finestre e tengo il fucile con me anche ora mentre scrivo.<br />Luca fissa la finestra oscurata e ogni tanto dice <<vengono di notte per mangiare, vengono di giorno per cacciare>><br />Non so quanto dureremo.<br />Giorno 5.<br />Sono rimasto solo.<br />In due giorni sono successe tante cose e non mi spiego molte di esse.<br />Il giorno dopo la mia esplorazione Luca era sparito lasciando la porta aperta, era fuggito di notte e non sapevamo dove cercarlo.<br />Intanto Carlo era ancora sdraiato ma sembrava più tranquillo, l'ho lasciato dormire e sono uscito per cercare Luca sperando fosse nelle vicinanze ma dopo mezz'ora di ricerca avevo perso le speranze e non potevo stare fuori per troppo tempo.<br />Rientrato sono andato da Carlo a vedere come stesse, ma ciò che vidi fu orribile, un mostro grande quanto una scimmia con la testa di falco e il corpo squamoso era su di lui e gli divorava il volto.<br />Chiusi di colpo la porta e la serrai con una sedia.<br />Quel mostro doveva essere entrato prima che mi svegliassi e aveva aspettato che Carlo fosse solo per assalirlo.<br />Disperato e solo mi misi a pensare sul da farsi.<br />Dall'esterno non provenivano più ne' urla ne' ruggiti e ho pensato che la situazione fosse più sicura e che non ci fossero mostri, mi sbagliavo.<br />Ho preso coraggio e  ho messo in uno zaino le provviste rimanenti, il diario e un fucile con tutte le munizioni disponibili e sono uscito alla ricerca di qualcuno ancora vivo e chissà, magari, di un rifugio più sicuro.<br />La baita era vicino alla cima della montagna, scendendo sarei tornato al paese  e risalendo avrei potuto raggiungere il versante opposto ma non c'erano altri centri abitati in quella direzione. Decisi di rischiare con il paese puntando alla maggiore probabilità di trovare qualche sopravvissuto.<br />In un giorno la vegetazione era cambiata molto, l'erba era morta e le pozze nere erano cresciute rilasciando un odore dolciastro di decomposizione, gli alberi completamente avvolti dai rampicanti sembravano grosse colonne di carne e arterie pulsanti. Nell'aria si sentiva un suono acuto e persistente che dava fastidio ma non insopportabile, dopo un ora di cammino neanche me ne accorgevo più.<br />Il viaggio fu veloce essendo in discesa anche se per evitare le pozze ho dovuto allungare il tragitto, non trovato nessuno strano essere tranne i piccoli animali visti il giorno prima.<br />Quando finalmente ho visto il paese ho desiderato di non essere mai uscito dal rifugio.<br />Gli spuntoni erano cresciuti e ora somigliavano a dita scheletriche che artigliavano le rovine delle abitazioni consumate dal fuoco, il terreno era rosso scuro e sembrava muoversi ed in cielo forme alate troppo grosse per essere semplici uccelli giravano sopra quell'orrore.<br />Non c'era vita in quel posto, non mi rimaneva altro che andarmene, è stato in quel momento che l'ho visto: un ragazzo fra gli alberi che mi fissava sorridendo.<br />Un essere umano finalmente, non ero più solo, qualcuno che poteva aiutarmi. Il ragazzo ha allungato un braccio per dire di avvicinarmi, ma il movimento del suo braccio era strano come se il resto del corpo fosse statico mentre l'arto si muoveva, questo sospetto mi salvò la vita.<br />Quando imbracciai il fucile allarmato il corpo del ragazzo crollò mostrando dietro di lui una coda blu che saliva sopra un albero dove c'era un essere che non so cosa fosse ma potrei definire un demone, denti lunghi e occhi di un nero profondo, quattro braccia artigliate e gli arti inferiori simili a zampe d'insetto, mi fissava sbavando in un lugubre ghigno. Gli ho sparato ma non è sembrato risentirne, spaventato ho iniziato a correre nella boscaglia senza sapere dove fossi diretto, non mi sono voltato e ho continuato a correre per non so quanto tempo.<br />Quando mi sono fermato, per la fatica, mi sono accorto niente mi stava inseguendo ma avevo perso completamente l'orientamento ed ero in una zona dove gli alberi erano completamente avvolti dal rampicante e le chiome rosse non permettevano di osservare il cielo per orientarsi.<br />Ero perso.<br />Decisi di riposarmi per un po' mentre cercavo di ripensare alla strada ma per il terrore non avevo osservato il percorso fatto, non mi rimaneva che provare a scegliere una direzione sperando di arrivare su un altura e trovare qualche riferimento geografico.<br />Quando calò la sera vennero per me.<br />Il sole era sparito lasciando quella luce rosso sangue a illuminare il cammino, quando sentii i primi ruggiti, erano vicini ma non capivo da quale direzione provenissero, allora corsi fino a quando le gambe me lo permisero, fortunatamente trovai una fossa che doveva servire per la caccia e mi ci nascosi dentro comprendomi con foglie morte e terra, e rimasi lì fino al mattino pregando per non essere scoperto.<br />Quando il sole è sorto sono uscito lentamente dalla fossa controllando che non ci fosse niente in attesa fuori da qual rifugio, uscito ho visto intorno a me un ampia radura da cui si può scorgere la montagna, avevo raggiunto il versante opposto al paese nella mia continua fuga.<br />Mentre decido dove dirigermi sto scrivendo cosa è successo fino ad ora, stasera scriverò gli aggiornamenti del giorno ma so che devo trovare un posto sicuro prima di notte o non sarò più così fortunato.<br />Ho trovato una grotta in una piccola collina sul lato opposto della valle dove mi trovavo questa mattina; sembra un posto sicuro e tranquillo per ora, non accenderò un fuoco e dormirò un po', sono stanco e gli occhi mi si chiudono mentre scrivo ma devo resistere per raccontare quello che ho visto oggi.<br />Mentre camminavo nella valle ho sentito uno sparo in lontananza, deve esserci ancora qualcuno vivo e devo trovarlo, domani salirò sulla collina e sparerò un colpo, l'ultimo proiettile che ho.<br />Spero che mi trovino prima che siano quegli esseri a farlo.<br /><br />Era una mattina afosa quando uno sparo ruppe il surreale silenzio di quel paesaggio alieno.<br />Un rumore che fu seguito da un ruggito e un urlo.<br />Sulla collina una pozza nera scioglieva uno zaino allargandosi sul terreno fino a raggiungere e bruciare un piccolo diario.<br />Poi tornò il silenzio nella valle.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10402"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10402</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10402</guid><category>racconto</category><pubDate>gio, 22 set 2011 00:47:30 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - La stanza bianca</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon">Oliviero De Angelis</a></strong></p><p>La notte oscurava la strada, la luce dei lampioni creava dei coni di luce non abbastanza intensi da illuminare l'oscurità rendendola invece più fitta alla vista.<br />Daniele camminava in silenzio ripensando alla serata, sapere che Luca e Alissa si volevano sposare l'aveva reso allegro, erano insieme da otto anni e tutti sapevano che erano anime gemelle, quei due.<br />Proprio mentre sorrideva a quel pensiero scorse una figura sotto un lampione, era distante e non si poteva distinguerne i tratti del viso, indossava una giacca lunga marrone e un cappello a tesa larga.<br />Daniele era innervosito da quella presenza non perché fosse minacciosa, ma per il fatto che in quella strada difficilmente passava qualcuno oltre a lui, essa portava direttamente a casa sua nel mezzo del niente.<br />La figura si mosse uscendo dalla luce del lampione e diventando invisibile nella notte.<br />Il ragazzo continuò a camminare ma in maniera rigida a causa della diffidenza, all'improvviso si fermò. L'altra persona non era apparsa sotto la luce del lampione successivo e non se ne sentivano nemmeno i passi.<br />Daniele era solo sotto una luce che non faceva vedere al di fuori del suo raggio di illuminazione e con una persona sconosciuta nella notte vicino a lui. In quel momento gli vennero alla mente le tante sparizioni avvenute in città e del mistero dietro ad esse; la polizia non sapeva chi ne fosse l'artefice e che fine facessero i corpi, semplicemente le persone sparivano nel nulla.<br />Sentì una goccia di sudore percorrergli il collo, temeva di uscire dal cono di luce ma anche di rimanere li immobile sotto lo sguardo dello sconosciuto.<br />Strinse i pugni e decise di correre più velocemente possibile fino a casa.<br />Appena si mosse per fuggire senti un grosso peso dietro la nuca e svenne.<br /><br />Quando Daniele rinvenne si ritrovò a fissare un soffitto a lui sconosciuto.<br />Era legato ad un lettino con dei lacci di cuoio alle mani e ai piedi, la stanza, completamente bianca, era illuminata da luci al neon che creavano un atmosfera fredda e asettica.<br />Vicino al lettino vi era un carrello con un vassoio pieno di bisturi, pinze e altri oggetti chirurgici. La stanza non aveva mobili e le pareti erano vuote se non per l'unica porta bianca.<br /><<Aiuto>> urlò Daniele inutilmente.<br />La porta si aprì e nella stanza entrò un uomo con addosso una maschera che copriva la bocca e degli occhiali da sole per gli occhi, indossava un vestito completamente bianco e in testa aveva una cuffia dello stesso colore.<br /><<Chi sei? Cosa vuoi da me?>> chiese balbettante Daniele mentre cercava di strappare i legacci di cuoio.<br />La figura lo guardò dall'alto al basso in silenzio, prese dei guanti in lattice e inizio ad indossarli lentamente assicurandosi che fossero comodi e sistemati correttamente.<br /><<Ti prego non farmi nulla>> implorò piangendo Daniele.<br />L'uomo estrasse da una tasca una siringa contenente un liquido verde, e fissando negli occhi la vittima, lo iniettò <<non ti perderai neanche un secondo>> subiito dopo iniziò a far scorrere la mano sui vari strumenti posati sul vassoio girandosi ogni tanto per osservare il petto di Daniele.<br /><<Ti prego no>> disse piangendo il ragazzo mentre agitava le gambe nell'inutile tentativo di liberarsi.<br />L'uomo prese un bisturi e si avvicinò a Daniele posando la mano libera sul petto per bloccarlo, aveva una forza incredibile perché il prigioniero non riusciva a muoversi.<br />Avvicinò la lama all'addome e incise un piccolo taglio molto profondo.<br />Daniele gemette per l'intenso dolore e le lacrime gli sgorgarono sempre più dagli occhi e così fece anche il sangue dal taglio.<br />Il carnefice sollevo il bisturi e osservò il volto del ragazzo come per osservare gli effetti del dolore, successivamente riabbassò il bisturi reintroducendolo nel taglio e iniziò ad allargarlo sempre di più fino ad aprire l'addome da un lato all'altro.<br />Il dolore era insopportabile e Daniele urlò, cercava di muoversi ma la pressione della mano dell'uomo era troppo forte e non riusciva a fare nulla.<br />Urlò sempre di più per la paura, il dolore e l'impotenza mentre l'uomo posava il bisturi sul vassoio e prendeva un attrezzo somigliante a delle pinze ma con delle estremità piatte e grandi.<br />Introdusse lo strumento nel taglio e l'allargò, il dolore aumento diventando costante ed intenso.<br />Quel mostro introdusse la mano nella ferita aperta ed inizio a tastare gli organi, Daniele non sentiva il tocco ma la sensazione di rimescolamento e spostamento degli organi unita al dolore.<br />Improvvisamente tirò con forza la mano fuori dal ragazzo, in essa artigliava quello che sembrava un rene.<br />Daniele gridò e svenne dal dolore ormai insostenibile.<br /><br />Il ragazzo si risvegliò in camera sua, alzandosi di colpo per lo spavento, era madido di sudore e respirava affannosamente. Portò una mano alla testa mentre con gli occhi sgranati si guardava attorno riconoscendo le sue cose e l'ambiente familiare.<br />Ributtandosi nel letto iniziò a ridere nervosamente, era tutto un incubo!<br />Rise in maniera sempre più forte per poi piangere scosso dal sogno.<br />Quando non riuscì più a piangere si alzò per andare in cucina a bere un bicchiere d'acqua, sentiva la gola secca, tremante si diresse alla porta della stanza e l'aprì.<br />Si ritrovò nella stanza bianca con il tavolo, su quel ripiano c'era lui e al suo fianco l'uomo vestito di bianco che incideva il petto del ragazzo.<br />Daniele spalancò gli occhi e senti un dolore all'addome e al petto, abbassò lo sguardo e vide sulla maglietta bianca apparire due macchie rosse che si allargavano.<br />Era quello il sogno.<br />Spalancò gli occhi e si ritrovò sul letto mentre il suo carnefice stava introducendo la mano nel petto appena aperto.<br />Daniele provò ad urlare ma aveva perso troppo sangue e non riusciva più a respirare bene, troppo lentamente nel dolore lancinante la sua vista si offuscò e venne l'oscurità con la sua tranquilla e silenziosa insensibilità.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9930"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9930</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9930</guid><category>racconto</category><pubDate>gio, 14 lug 2011 22:02:45 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Rave dannato</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon">Oliviero De Angelis</a></strong></p><p>Era mezzanotte passata e Luca era stanco di guidare in aperta campagna. Malediva Andrea di averlo convinto ad andare quel rave mentre lui voleva solo farsi una birra e poi tornare a casa.<br />La luna era piena e alta nel cielo ed illuminava la strada desolata.<br /><<Andre sei sicura che siamo nel posto giusto?>> chiese Luca alla ragazza sul sedile accanto.<br /><<Vai tranquillo so la strada>> rispose la ragazza.<br />Andrea era una ragazza piccola e bionda con l'abitudine di fare e assumere qualsiasi cosa fosse dannosa per se stessa.<br />Luca sbuffò e continuò a guidare pensando al letto che lo aspettava a casa, dalla campagna passarono al bosco. Era luglio, e anche se non si vedeva il colore nella notte, le chiome degli alberi erano molto fitte rendendo così oscuro il sottobosco.<br /><<ecco ora gira nella stradina laterale>> disse la ragazza ridendo.<br /><<Possibile che tu sia perennemente fatta?>> chiese retoricamente Luca ben sapendo che vedere l'amica lucida era un avvenimento raro negli ultimi mesi.<br />L'auto svoltò per entrare in una stradina sterrata, percorsero qualche centinaio di metri per ritrovarsi in una piccola radura piena di macchine, in lontananza si sentiva della musica.<br />Luca posteggio l'auto e i due ragazzi scesero per poi dirigersi verso quel suono.<br /><<Come hai saputo di questa festa Andre?>> chiese il ragazzo <br /><<Degli amici me ne hanno parlato e ci tenevano che io venissi>> rispose biascicando l'amica.<br />Luca aveva accettato perché non se la sentiva di lasciare sola l'amica soprattutto se ridotta in quello stato, è sempre stato così lui, la proteggeva e lei gli teneva compagnia nei sui momenti di depressione.<br />Camminarono per qualche minuto, il volume della musica era in continuo aumento e si iniziava a sentire delle voci. Quando i due amici uscirono dalla boscaglia videro una grande spiazzo illuminato da bidoni con del fuoco e molte persone che ballavano o bevevano al ritmo di una musica dai ritmi ripetitivi e quasi fastidiosi.<br />Le casse erano disposte in circolo al limite della radura e al centro c'era un grosso masso dalla forma grottesca.<br />Andrea prese la mano dell'amico e iniziò a tirarlo verso le persone per ballare, Luca avrebbe preferito cercare il banco dove servivano da bere ma su insistenza dell'amica iniziò a ballare.<br />La ragazza ballava in maniera scomposta ma allo stesso tempo sensuale e molti ragazzi iniziarono a girarle attorno, Luca osservava la scena per assicurasi che non succedesse nulla pronto ad intervenire.<br />La ragazza accaldata si diresse verso un gruppo di persone assiepate attorno ad un tavolo, servivano una bevanda rosso scuro con un forte odore alcolico.<br />Andrea ne prese due bicchieri e ne diede uno a Luca che sospettoso bevve un piccolo sorso per sentire se fosse bevibile, il sapore era dolce con un leggero retrogusto amaro, non sembrava nemmeno alcolico dal sapore.<br />Luca si guardò attorno per vedere se conosceva qualcuno ma erano tutti estranei e poco definiti dalla luce traballante dei fuochi, molte coppie stavano sdraiate vicino agli alberi mentre la maggior parte delle persone ballava attorno al masso centrale.<br />La musica cambiò e divenne una specie di melodia macabra con toni stridenti, il ballo incominciò a sincronizzarsi e le persone giravano attorno al masso in maniera ritmata, Andrea barcollava vicino a Luca e iniziò ad avvicinarsi alle altre persone.<br />L'amico cercò di fermarla ma un capogiro lo prese improvvisamente e crollo carponi a terra, la vista gli si offuscava e i suoni sembravano lontani, alzando lo sguardo vide che Andrea era in mezzo agli altri e ballava mentre vari ragazzi e ragazze  iniziavano a spogliarsi e a strusciarsi fra loro tutti ammassati.<br />Luca cercò, con fatica, di alzarsi ma ricascò a terra sentendosi le gambe pesantissime, quando riguardò la scena erano tutti nudi e impegnati in vari atti sessuali a formare una ammasso di carne e membra in continuo movimento. Sulla cima del masso salì un uomo nudo con addosso solo una grande maschera rossa senza lineamenti e con due buchi per gli occhi, era seguito da due ragazzi che ne trasportavano un terzo di peso.<br />Appoggiarono il ragazzo sulla cima del masso e l'uomo con la maschera alzò le mani mostrando ciò che non si era notato prima, un grande pugnale completamente nero che calò sul ragazzo disteso.<br />Quando il pugnale penetrò la carne il ragazzo non urlò ma rise molto forte per poi crollare nell'incoscienza, il mascherato mise una mano nella ferita ed estrasse il cuore che successivamente lanciò in un braciere.<br />Dietro all'uomo mascherato salì una ragazza che teneva qualcosa di indefinito tra mani e lo passò all'uomo che lo prese e lo sollevò in aria gridando qualcosa di indefinito.<br />La cosa sembrava un bozzolo, agli occhi di Luca la cui vista iniziava a venir meno. Una scarica di adrenalina gli permise di alzarsi e di scappare dalla scena, ma vicino al sottobosco si ricordò di aver lasciato indietro Andrea, si voltò per cercarla e vide che l'uomo mascherato aveva rimesso la mano nel corpo del ragazzo per poi estrarla vuota, Luca ritrovò Andrea, era proprio vicina alla scena raccapricciate e due ragazzi ne stavano abusando, intanto sul masso il ragazzo accoltellato si rialzò  urlò con le mani alzate al cielo.<br />Luca  voleva raggiungerla ma l'adrenalina finì improvvisamente l'effetto e lui crollò all'indietro finendo fra dei cespugli e svenne.<br /><br />Quando Luca rinvenne il sole era alto e aveva un forte mal di testa, c'era il silenzio attorno a lui, si rialzò lentamente e ciò che vide lo terrorizzò.<br />Nella radura non c'era un movimento o un rumore ma era completamente cosparsa di corpi, corpi smembrati o squartati con le viscere che fuoriuscivano e si ammassavano sull'erba.<br />Luca vomitò varie volte vedendo la scena ma invece di andarsene rimase per cercare se fra le vittime ci fosse la sua amica. <br />Il masso al centro della radura era completamente rosso per il sangue, ora con la luce solare Luca vedeva che il masso sembrava un grande treppiede alla cui base il terreno sprofondava in una buca molto profonda.<br />Non c'era un corpo lasciato intero, tutti con varie mutilazioni o tagli che lasciavano fuoriuscire le interiora, il terreno era colorato di scuro. Ciò che inquietava maggiormente Luca era l'espressione sui volti, non c'era paura o dolore ma tutti sorridevano come se fossero stati felici mentre venivano uccisi.<br />Luca trovò Andrea sdraiata vicina al masso, era intera e senza ferite e dormiva tranquillamente, il ragazzo iniziò a piangere dalla felicità per l'amica sana e salva, si buttò a terra e la scosse per svegliarla.<br />La ragazza aprì gli occhi lentamente <<il caffè è pronto?>><br /><<non dire cazzate e alzati Andre dobbiamo andarcene>> gridò Luca.<br />Andrea infastidita si puntellò con le braccia per alzarsi ma si blocco sgranando gli occhi.<br /><<dai muoviti>> disse Luca mentre si alzava.<br />Lei ricadde e si premette l'addome <<mi fa male Luca mi fa un male cane>> gridò.<br />Il ragazzo le prese le spalle per alzarla ma lei improvvisamente si irrigidì dritta come una asse, iniziò a gridare con le braccia rigide lungo i fianchi e le mani che si aprivano e chiudevano.<br />Luca non sapeva cosa fare e rimase inorridito quando vide che il ventre dell'amica sembrava muoversi stranamente, gli si formavano bozzi per poi sparire, sembrava lievitare. Andrea urlò più forte mentre la pancia cresceva e "qualcosa" sembrava dimenarsi al suo interno, Luca era paralizzato dalla paura mentre l'amica soffriva.<br />Ad un certo punto lei smise di urlare e si rilassò di colpo. Anche il movimento dentro la pancia si fermò, il ragazzo allarmato toccò il volto dell'amica ma lei non reagì, le sentì il polso e non c'era battito, Andrea era morta.<br />Luca ricominciò a piangere tenendo la testa dell'amica, disperato per la perdita e la paura, non dovevano venire in quel posto maledetto. Osservò la pancia gonfia del cadavere, il movimento era cessato ma c'era uno strano rumore come di liquido che si mescola, improvvisamente si formò un grosso bozzo al centro del ventre e si aprì un taglio.<br />Delle piccole unghie fuoriuscirono dal taglio e tirarono per aprirlo sempre più.<br />Luca non seppe cosa ne uscì ma l'ultima cosa che vide furono tanti denti e due occhi grossi e neri poi più niente.<br /><br />Verso sera delle macchine arrivarono vicino alla radura e ne uscirono delle persone mascherate. Si radunarono vicino al masso, molti corpi non c'erano più e i resti rimanenti erano come fatti a brandelli con i denti.<br /><<il Figlio del nostro Signore è nato>> disse un mascherato.<br /><<si ed è andato nella tana dei dannati>> disse un altro indicando il buco sotto il masso.<br /><<buttate i resti nella tana, e portate carne viva. Quando il Figlio si rialzerà per prendere ciò che gli appartiene e dare ciò che è dovuto avrà bisogno di cibo>> disse un uomo mascherato che era salito sul masso <<solo i servi più fedeli del Signore del caos e della morte governeranno i tempi e le dimensioni da lui conquistate>> disse alzando le mani al cielo.<br /><<e noi serviremo>> conclusero in coro gli altri mascherati per poi iniziare la loro macabra opera.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9657"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9657</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9657</guid><category>racconto</category><pubDate>sab, 11 giu 2011 22:20:55 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Ritorno a casa</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon">Oliviero De Angelis</a></strong></p><p>"Proprio un bel film" dichiarò Paolo<br />"Ne ho visti di migliori" commentò di rimando Chiara<br />"Sei sempre polemica" disse, scherzando Paolo<br />"Dovresti saperlo, mi hai sposato!" ribatté Chiara, infilando le chiavi nella serratura della porta di casa.<br />L'abitazione dei coniugi era un prefabbricato di due piani con un giardinetto sul retro pronto ad accogliere un bambino che Paolo e Chiara non avevano mai avuto.<br />"Che freddo!" disse Chiara entrando nell'ingresso di casa "Non hai chiuso tutte le finestre?"<br />"Mi sembrava di averlo fatto" disse sorpreso Paolo "in ogni caso il freddo viene da sopra. Vado a controllare". Mentre si toglieva il cappotto, Paolo salì le scale dirigendosi al piano superiore alla ricerca dell'origine di quell'ondata di freddo che invadeva la casa simile ai corpi dei suoi clienti; il medico legale era pur sempre un lavoro ben retribuito.<br />Il freddo risultò provenire dalla finestra della camera da letto, Paolo doveva aver dimenticato di chiuderla nella fretta di uscire.<br />Chiusa la finestra Paolo si accorse che nella parte inferiore dello stipite si scorgevano dei segni come di graffi che non ricordava, ma non diede loro importanza: doveva essersi "fatto le unghie" il gatto dei vicini.<br /><br /> <br /><br />Chiara, aveva posto il bollitore dell'acqua sul fuoco per preparare una tisana come d'abitudine<br />"Deve essere entrato di nuovo il gatto dei vicini" dichiarò Paolo, scendendo le scale <br />"Lo cercheremo domani" rispose Chiara accendendo il televisore. <br />Alla televisione stavano reclamizzando una ditta di pompe funebri<br />"Avanti il prossimo" e Chiara preferì spegnere l'apparecchio per parlare con Paolo<br />"Non te l'ho chiesto a cena ma... come va il caso dei morti squartati?" chiese Chiara con dolcezza, per quanto se ne possa avere per un argomento del genere.<br />"Sappiamo che l'assassino usa soltanto coltelli lunghi 50 centimetri e che asporta gli organi dopo l'uccisione delle vittime" rispose Paolo con naturalezza <br />"... E avete una pista?" insistette la moglie <br />"No, sono omicidi senza precedenti, abbiamo difficoltà a fare un profilo dell'assassino per l'unicità dei suoi comportamenti. Ora, se non ti dispiace, potremmo cambiare argomento di discussione?" disse, spazientito, Paolo.<br />"Va bene... avrei intenzione di comprarmi una pelliccia di visone..." rispose Chiara, sorridendo.<br />"Meglio riprendere l'argomento omicidi" disse, innervosito, Paolo.<br />All'improvviso si sentì un forte rumore, simile allo scalpiccio di zoccoli, venire dal piano soprastante.<br />Preoccupati, i due coniugi rimasero in ascolto, i rumori persistevano e all'improvviso, il rumore prese le sembianze di catene che stridono al contatto col metallo.<br />Paolo, munendosi di un coltello da cucina, si diresse verso le scale, seguito dalla moglie<br />"Cara, rimani, salgo io" disse Paolo con voce insicura<br />"Va bene" rispose spaurita Chiara.<br />Paolo con circospezione salì le scale fino al corridoio cercando di identificare da quale stanza proveniva il rumore.<br />Uno scalpiccio proveniva dalla camera da letto, Paolo, con mano tremante, aprì la porta, pronto ad usare il coltello, ma non trovò nessuno nella stanza e anche il rumore era cessato.<br />Paolo era in mezzo alla stanza e non vedeva nessuna minaccia.<br />Guardò sotto il letto e non vide nulla, ma, rialzandosi, gli parve di scorgere un'ombra furtiva passare alle sue spalle.<br />Pronto a tutto, con il coltello alzato, e un'aggressività insolita dentro di sé si girò su se stesso per cogliere l'intruso, ma non fece a tempo a vedere il suo aggressore perché la sensazione di essere trapassato da miriadi di lame prevalse su ogni altro vedere o sentire.<br />Cadde a bocconi sul letto, mentre il sangue fuoriusciva dal suo corpo portando con sè la vita di Paolo.<br /><br /> <br /><br />Chiara, non sentendo più provenire alcun rumore dal primo piano, preoccupata per il marito, lasciò trascorrere cinque minuti e salì le scale.<br />Nei corridoi c'era silenzio, e l'unica porta aperta era quella della loro camera da letto.<br />Chiara, rompendo ogni indugio, entrò...<br />Paolo tranquillo stava guardando fuori dalla finestra.<br />"Che cos'era?" chiese ansiosamente Chiara<br />"Nulla, era accesa la televisione" rispose Paolo abbracciando la moglie.<br />"Ma..." sussurrò Chiara mentre un coltello con la lama lunga 50 centimetri, le squarciava la schiena...<br /><br /> 		<br />Nella casa era tornato il silenzio rotto soltanto dal fischio del bollitore in cucina, un fischio che nessuno avrebbe più ascoltato.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9533"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9533</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9533</guid><category>racconto</category><pubDate>dom, 29 mag 2011 16:40:57 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Notte di luna piena</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon">Oliviero De Angelis</a></strong></p><p>"Ciao" disse mentendo "non ti porterò rancore per ciò che mi hai fatto..." <br />Sul viso del ragazzo si leggeva la tristezza, la sua ragazza alla proposta di matrimonio aveva risposto "io ti lascio".<br />Daniele un ragazzo di quasi trent' anni, alto di carnagione chiara e capelli e occhi scuri, unica imperfezione sul suo viso erano tre cicatrici di graffi che si era procurato da piccolo durante l'attacco di un cane rabbioso.<br />Maria, la ragazza di Daniele, dopo aver risolto definitivamente il suo rapporto sentimentale, si era avviata verso casa, a piedi. La casa distava pochi metri di strade buie, ma illuminate dalla luce della luna piena. Camminando, Maria, sentì in lontananza un arrancare faticoso di passi pesanti come se un grosso cane corresse; non temeva i cani per cui proseguì tranquilla per le strade isolate e deserte della periferia dove abitava. Il rumore si faceva sempre più vicino e ad un tratto si fece silenzio. Maria era giunta davanti alla porta di casa e, sentendosi osservata, si voltò trovandosi davanti  un grosso lupo dal pelo nero che, orrendamente in piedi, mostrava due mani pelose al posto delle zampe anteriori. L'insolito animale la scrutava con i suoi occhi gialli, digrignando i denti e facendo fremere le orecchie, all'improvviso fece un balzo verso Maria per aggredirla ma la ragazza urlando si mise a correre per salvarsi la vita.<br />Maria correva e correva, nulla era più importante né la stanchezza, né il dolore alle gambe, tutto il suo essere era fatto di orrore e di desiderio di sopravvivere.<br />I passi del lupo erano sempre più distinguibili li accompagnava il pensiero dell'essere inquietante ed anomalo che Maria aveva scorto. L'animale era troppo veloce per Maria e presto la raggiunse buttandola a terra e rigirandola verso di sé per guardarla negli occhi e per mostrarsi a lei, per soggiogarla con il suo sguardo giallo e vitreo, sentire il profumo della sua paura e l'odore del suo sangue con la voluttà di un rapporto sessuale.<br />Maria non reagiva più, sentiva le sensazioni contrastanti dell'orrore e del piacere, sembrava che tutto fosse il compimento di un "disegno" che lei stessa aveva contribuito a creare.<br />Si lasciò andare nella certezza che "così doveva essere...", l'ultima cosa che vide prima di chiudere definitivamente gli occhi furono tre segni sul muso del lupo, tre graffi che assomigliavano a quelli fatti da un cane...<br />"Daniele" sussurrò flebilmente prima di lasciare che il lupo sferrasse con violenza l'ultimo attacco alla vulnerabile gola di lei.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9277"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9277</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9277</guid><category>racconto</category><pubDate>sab, 07 mag 2011 14:59:57 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Nell'oscurità</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/blackdemon">Oliviero De Angelis</a></strong></p><p>La mosca ronzava nel piccolo studio dell'avvocato Gorgi, un uomo corpulento e ormai senza capelli; con un fazzoletto si tergeva il capo sbuffando per l'afa opprimente di quell'estate. Gorgi non si distingueva per le sue vittorie nel Foro, come i suoi colleghi, ma per essere l'esecutore testamentario delle persone più abbienti della società, e quel pomeriggio lo aspettava questo lavoro.<br />Sentì bussare alla porta dello studio <<avanti>> disse l'avvocato con la sua voce rauca.<br /><<Salve, mi ha convocato per la morte di mio zio?>> chiese l'uomo attraversando la porta: aveva un aspetto alquanto eccentrico, un vestito formale di Armani e dei mocassini ben lustrati in contrasto con i capelli lunghi raccolti in una coda e una barba poco rasata. <br /><<Entri pure signor Deveni>> disse l'avvocato alzandosi il meno goffamente possibile per la sua mole.<br /><<Mi chiami pure Marco>> disse il nuovo venuto allungando la mano.<br /><<È un piacere>> rispose Gorgi <<se si accomoda iniziamo subito>> continuò indicando la sedia davanti alla scrivania. Questi, accomodandosi, incrociò la mani in attesa.<br />L'avvocato iniziò <<Come lei saprà sono l'esecutore testamentario di suo zio, il deceduto signor Enzio Deveni. Secondo le sue ultime volontà, essendo lei l'unico parente ancora in vita, sarà beneficiario di tutto il patrimonio finanziario e di tutte le proprietà.>><br />L'avvocato prese una busta voluminosa dalla scrivania e la porse a Marco <<Qui ci sono gli atti di proprietà e le istruzioni riguardo il personale.  Inoltre troverà tutti i dati bancari. Un ultimo desiderio di suo zio era che lei ricevesse personalmente questo>> disse mentre apriva un cassetto estraendo una busta da lettera e un piccolo disco in vinile <<disse che lei sarebbe riuscito a realizzare il suo desiderio>><br />Marco prese la busta e il vinile sconcertato per poi fissare l'avvocato <<Nient'altro? Non ha dato istruzioni più chiare?>><br />L'avvocato facendo spallucce rispose <<Suo zio era un tipo eccentrico e silenzioso>><br /><<Già>> disse seccato Marco fissando il vinile <<Grazie mille signor Gorgi, il giorno che farò testamento mi affiderò al suo studio>>. Marco salutò alzandosi e allungando la mano verso l'avvocato con un gran sorriso nonostante fosse molto seccato.<br /><<Speriamo non sia troppo presto>> rispose Gorgi stringendo la mano.<br /><br /><br />Marco ritornò al suo appartamento molto stanco,  era sveglio dalla mattina presto per controllare gli ultimi preparativi per il funerale e per recarsi nel pomeriggio dall'avvocato. Prima di coricarsi esaminò gli atti di proprietà per visionare niente che già non sapesse, ora era proprietario della villa, dell'ospedale, della ditta di trasporti e delle varie attività minori che suo zio aveva avviato in vita.<br />Successivamente prese dalla borsa il vinile e la piccola busta, il primo era inutilizzavile nell'epoca del MP3 quindi lo appoggio sul tavolo senza considerarlo. Aprì la busta ed estrasse una lettera, scritta in maniera tremante ma fortunatamente leggibile.<br /><br />Caro Marco, nipote mio,<br />ti scrivo questa lettera allo scopo di chiederti di distruggere il disco che ora è in tuo possesso e di fare altrettanto con l'attrezzatura che si trova nel laboratorio della villa. Ciò che ho risvegliato non deve più tornare, quindi distruggi tutto.<br />Addio mio caro, <br />tuo zio <br />spero tu abbia una vita lunga e prosperosa.<br /><br />Marco dopo aver letto lo scritto fissò il disco chiedendosi che senso avesse tale consegna dovendo distruggerlo, poichè suo zio poteva farlo da solo.<br />Decise che il giorno dopo si sarebbe recato alla villa e avrebbe assolto i desideri di suo zio.<br /><br /><br />Il giorno successivo si alzò tardi, fece colazione, si vestì ed uscì per dirigersi alla villa di famiglia ad adempiere al suo dovere.<br />La villa era in stile vittoriano, con un parco molto grande e un boschetto sul retro, alta tre piani possedeva un piano sotterraneo adibito a laboratorio.<br />Davanti alla porta d'entrata c'era il maggiordomo di famiglia che Marco considerava ormai come un vecchio nonno, sul volto del maggiordomo era dipinta un'espressione di grande dolore a causa della perdita del suo padrone che aveva servito per quarant'anni.<br /><<Salve signore>> disse il maggiordomo inchinandosi<br /><<Alzati Giovanni sai che non sopporto le formalità mi conosci fin da quando ero un bambino, quindi non c'è bisogno che ti inchini o che mi chiami signore>> disse Marco sorridendo.<br /> <<Quanti dipendenti sono rimasti nella villa?>> chiese il nuovo padrone<br /><<Solo io, suo zio aveva licenziato tutti gli altri dipendenti già da un mese senza dare molte spiegazioni>> rispose << e io venivo alla villa solo una volta a settimana per occuparmi della spesa perché il signore non voleva nessuno nella villa>><br /><<Rimaneva sempre solo?>> chiese il nipote<br /><<Quando venivo qui lo era>> affermò <br /><< Forse è meglio che mi racconti tutto dall'inizio>> dichiarò Marco accigliato <br /><<Come desidera>> iniziò il maggiordomo <<circa due mesi fa suo zio iniziò a trascorrere le giornate chiuso in laboratorio,  usciva solo per i pasti, consegnandomi ogni tanto una lista di oggetti elettronici da comprare, alle mie domande rispondeva sempre " niente che la tua mente semplice possa capire nell'immediato presente".<br /><<se non l'avessi conosciuto da anni mi sarei offeso ma suo zio era veramente un genio in tutti i campi e se diceva questo era molto probabile che fosse così.<br /><<Comunque un mese fa uscì sconvolto dal laboratorio e riunì tutti i dipendenti nel salone e con un breve discorso di commiato li licenziò, promettendogli la paga di tutto l'anno anche senza prestare i loro servigi, a me chiese di presentarmi una volta a settimana per sistemare le cose dicendomi che potevo risiedere nella dependance vicino alla villa a patto che non entrassi mai nel laboratorio e nella villa di notte. Per poi ritornare subitamente nel laboratorio>> concluse Giovanni.<br /><<Hai trovato tu il cadavere vero?>> chiese Marco<br /><<si fu orribile, non sembrava più lui, era come svuotato, senza gli occhi e un'espressione di puro terrore che gli aveva bloccato il volto in un urlo silenzioso.<br /><<Non l'avrei mai trovato se non fossi passato per prendere la spesa dal garzone>> disse il maggiordomo fissando il terreno e coprendosi gli occhi dalla paura che gli provocava rivedere mentalmente la scena.<br /><<mi spiace per te, io l'ho visto successivamente a che le pompe funebri se ne erano occupate ma l'immagine era rimasta raccapricciante>> disse il nipote mettendo una mano sulla spalla del maggiordomo.<br />Pensando ai lavori che doveva fare congedò il maggiordomo per una settimana.<br />Marco entrò nella villa, era molto ampia e luminosa, anni fa si tenevano grandi feste e balli ma con il tempo tale consuetudine venne meno e divenne solo un'enorme costruzione in cui abitava un vecchio eccentrico che veniva considerato un genio per la sua abilità in qualsiasi campo.<br />Marco si diresse immediatamente  nel laboratorio al piano sotterraneo, quando era piccolo amava trascorrervi le giornate con suo zio ad osservare le magie della chimica e i disegni dell'anatomia umana, forse per questo divenne medico.<br />Il laboratorio era attrezzato per qualsiasi tipo di ricerca e possedeva tutti i sistemi di sicurezza esistenti, suo zio non voleva correre rischi durante i suoi lavori con sostanza pericolose,<br />la polvere si era accumulata su tutti i mobili e le attrezzature.<br />Osservando l'insieme quella di suo zio non pareva una ricerca di tipo chimico o biologico, si diresse sul fondo della stanza dove era situata la scrivania su cui erano posati solitamente tutti gli appunti e i diari ma non ne vide nessuno. <br />Sembrava che il "professore", come lo chiamavano in famiglia, si fosse recato nel suo rifugio dove solitamente si ritirava per le sue ricerche "più particolari". Fortunatamente il nipote conosceva la sua ubicazione o il lavoro sarebbe stato arduo.<br />Marco si avvicino alla parete dietro la scrivania e diede due calci al battiscopa, ciò attivò un meccanismo che svelò un passaggio per il rifugio del defunto, una piccola biblioteca che al contrario di quella al piano superiore non conteneva i grandi classici della letteratura ma un tipo di conoscenza molto più interessante, gli appunti e i diari dello zio e molti libri sull'esoterismo e sul paranormale.<br />Enzio Deveni era un genio e il possessore di una sete di sapere comparabile a quella di un disperso nel deserto, non c'era campo scientifico, teologico o paranormale che non avesse studiato e anche se veniva considerato pazzo, era fiero di sé e di ciò che la sua mente lo portava a scoprire.<br />In mezzo al rifugio c'era un piccolo grammofono con strane lampadine e scatolette fissate ai suoi lati e dei grossi scatoloni sparsi per il pavimento, sulla "poltrona della scoperta", come la chiamava suo zio, poichè su di essa leggeva e rifletteva intorno alle sue teorie, c'era un piccolo diario in pelle color blu intonso. Marco sentì un brivido percorrergli la schiena, era la sua instancabile curiosità di sapere ereditata dallo zio che lo portava a chiedere e a voler conoscere le motivazione di tutto quello che vedeva e succedeva.<br />Si sedette sulla poltrona prendendo il diario, lo aprì per leggerlo prima di distruggerlo anche se a malincuore tutto quello che c'era nel laboratorio. <br /><br />Giorno 1<br />Oggi inizio le ricerche sul mistero che segue l'uomo dagli albori dell'esistenza: "cosa si nasconde nell'oscurità?". Abbiamo sempre avuto paura del buio ma cosa temiamo in realtà? L'ignoto o qualcosa che vi si annida? Fin da bambini ne abbiamo paura ma con il tempo prendiamo coraggio e questa preoccupazione sparisce... perché i bambini hanno paura? Qualcosa di primordiale nel DNA li fa spaventare?<br /><br />Giorno 6<br />Eseguo registrazioni in caverne e in stanze oscure con qualsiasi strumento all'avanguardia ma non rilevo nulla... che la vecchiaia sia arrivata a ledere i miei nervi e le mie sinapsi? Forse sono solo un vecchio pazzo <br /><br />Giorno 18 <br />Ma certo! "Le cronache di Harmery" parlano di un male antico che esisteva prima dell'uomo ma che è scomparso, non dicono che male fosse ma se lo confronto con il "Demori Rebelli Catart" di Devak potrebbe trattarsi dei Ferisha, i demoni dell'oscurità, secondo il Demori sono demoni di un'altra dimensione che nella preistoria, quando la realtà e gli universi erano ancora in assestamento, erano in grado di raggiungere il nostro mondo quando era buio<br /> <br /><<Era impazzito!!! Mio Dio perché nessuno se ne era accorto prima!!! Queste sono solo le elucubrazioni di un pazzo!!!>> disse ad alta voce Marco chiudendo il libro.<br />Si alzò dalla poltrona per andarsene pensando che suo zio fosse pazzo e che il suo desiderio di distruggere il laboratorio non fosse altro che una idea derivata dalla sua pazzia. Volle però soddisfare la sua curiosità e quindi, dopo aver riposto il diario sulla poltrona, tornò alla macchina per prendere il disco di vinile, dopodiché ritornò nel rifugio per usare lo strano grammofono. Sistemò il disco e la puntina, cercò l'interruttore e lo spinse. Il disco iniziò a girare ma nessun suono ne uscì, aspettò dieci minuti ma senza risultati. Pensando di star solo perdendo del tempo allungò la mano per spegnere il grammofono quando, all'improvviso, notò che una delle scatolette sul fianco dell'apparecchio aveva una spia rossa accesa e una spenta, si avvicinò per osservarlo meglio e vide una piccola leva vicino a queste.<br />Marco mosse la levetta e un forte stridio, come di unghie sulla lavagna, e un urlo di donna fusi insieme gli trafisse le orecchie e il cranio, crollò a terra con il suono che continuava ad uscire a dal grammofono. Era un rumore intenso che gli faceva sentire come se nella sua testa ci fossero dei vermi roventi che scavavano e bruciavano, vomitò dal dolore e rimase a carponi, non riuscendo ad alzarsi per poi svenire.<br />Quando Marco riaprì gli occhi sentì la testa dolorante e un gusto metallico in bocca. Molto lentamente riuscì ad alzarsi per poi sentire le gambe cedere e ritrovarsi nuovamente a terra, il suono era finito avendo la puntina percorso tutto il disco, quindi cercò di sedersi sulla poltrona e di riprendersi. <br />"Cosa diavolo ha fatto quel pazzo?" pensò. <br />Riprese il diario per continuare a leggere sperando in un chiarimento riguardo quel disco.<br /><br />Giorno 25<br /><br />Non sono i Ferisha. Quindi cosa si nasconde nel buio? Qualsiasi tipo di evocazione conosciuta non ha funzionato, forse non sto cercando nel posto giusto, forse penso troppo in piccolo<br /><br />Giorno 26 <br /><br />Stanotte ho avuto un'illuminazione!!! Ho provato con qualsiasi evocazione, con pentacoli e formule ma la paura è originaria di un periodo precedente alla pronuncia della prima parola, non devo usare le solite formule ma qualcosa di più antico e oscuro... solo il sangue può richiamare quel tipo di potere ma non di quello normale, ne richiede uno più potente: quello umano.<br />Ora il mio dubbio è: posso io prendere una vita per una mia idea?<br /><br />Giorno 30<br /><br />Ho deciso: lo farò! Userò il sangue per evocare l'essere ma dovrò stare attento, non so se potrò gestire un'entità primordiale come questa, non ne conosco nemmeno il nome e nessun libro da me posseduto gliene conferisce uno... la definirò "La Divoratrice" fino a quando non troverò un nome più adatto. Devo mandare via i servitori o non potrò effettuare il sacrificio necessario.<br /><br />Giorno 55<br /><br />Tutto pronto: la vittima è una prostituta, l'ho addormentata così non urlerà, purtroppo non potrò vedere La Divoratrice venendo lei dall'oscurità ma ho costruito un piccolo grammofono speciale che ne registrerà i suoni emessi senza il rischio che la sua voce transplaneare lo distrugga, metto un foglio con sopra il rito da me ricostruito tramite varie ricerche tra  libri antichi e tra le cronache delle guerre del sangue e dell'oscurità... finalmente la mia mente troverà pace al dubbio<br /><br />Era l'ultimo appunto. Fra le pagine c'era un foglio con degli appunti e dei disegni per eseguire il rito. Marco prese il pezzo di carta e chiuse il libro per poi fissare il grammofono.<br />"Se è riuscito a mandarmi il disco e la busta l'esperimento deve essere riuscito, allora cosa lo ha ucciso?" si chiese il nipote.<br />Si sentiva molto meglio e si rialzò, si guardò attorno per cercare possibili macchie di sangue, non poteva aver praticato un rito di sangue senza sporcarne il pavimento ma su di esso c'era solo polvere. Aprì il biglietto sul quale era trascritta la procedura e lesse la prima frase: "nel bosco di notte" e allora capì perché non c'era sangue li: il sacrificio era stato consumato all'esterno. Appena risalito al pian terreno si accorse che era buio, doveva essersi fatta notte mentre era incosciente ma uscì ugualmente, oramai non più guidato dalla ragione ma dalla curiosità.<br />Il boschetto della villa si estendeva per qualche ettaro e veniva usato solo per delle brevi passeggiate ma dopo un mese senza cure la natura si era ripresa ciò che le apparteneva e i sentieri stavano sparendo occupati da rovi ed erbacce. <br />Marco sì addentrò nella boscaglia usando la luce del cellulare per illuminare il cammino e si diresse ad una radura, dove si recava suo zio per riflettere o per i suoi esperimenti all'aperto. Arrivato trovò un vecchio falò ormai spento e delle macchie nere sul terreno che la poca luce filtrante tra gli alberi lasciavano scorgere. Trovò anche un piccolo vaso al cui interno c'era una sostanza viscosa e densa, probabilmente il sangue oramai coagulato. Il corpo della prostituta non c'era "deve averla seppellita" pensò. <br />Improvvisamente si ritrovò al buio, la luce del cellulare si spense, Marco trovò la cosa insolita avendolo caricato la notte precedente e nonostante i tentativi per accenderlo non funzionò.<br />La luce della luna e delle stelle era scarsa e non gli permetteva di vedere. In quel momento la curiosità venne sostituita dalla paura: era solo, in un bosco dove era stato effettuato un rito di sangue e, per quanto fosse inrazionale crederci, il volto dello zio defunto deformato non aiutava la ragione nell'eliminare i dubbi sulla veridicità di queste superstizioni.<br />Sentì un sibilo provenire da una direzione ignota ma era troppo forte per essere quello di un serpente, successivamente dalla parte opposta della radura a Marco sembrò che il buio diventasse sempre più oscuro e che si addensasse come se la poca luce che passava venisse assorbita in esso. Il sibilo aumentò di intensità fino a diventare un fischio molto acuto per poi scomparire come era apparso.<br />Marco non si era mosso di un millimetro per la paura, la macchia di oscurità era sempre più impenetrabile al suo occhio e sembrava aver acquisito una forma umana. All'improvviso la macchia si mosse e si avvicinò all'uomo tremante.<br />Il buio si dissolse e la luce ritornò: la figura davanti a lui era quella di una donna nuda, con capelli nero intenso e la pelle pallida sulla quale i pochi raggi della luna sembravano scorrere addosso senza illuminarla veramente, gli occhi erano neri e profondi come se contenessero un abisso senza fine.<br /><<Tu sei il nipote?>> chiese la donna con una voce vellutata ma che al tempo stesso sembrava insinuarsi nell'ascoltatore come del ghiaccio sottopelle.<br /><<C-come?>> biascicò Marco, troppo spaventato per parlare normalmente.<br /><<Tu sei il nipote del vecchio che abitava qui?>> chiese di nuovo questa fissando interessata Marco<br /><<S-si, c-chi è lei?>> parlare gli richiedeva un grande sforzo perché il solo guardarla gli faceva battere forte il cuore e sentiva l'istinto di correre via il più in fretta possibile ma i suoi occhi glielo impedivano come catturati da uno strano incantesimo.<br />La donna sorrise <<Ti aspettavo, il vecchio lo diceva che saresti arrivato>> <br /><<Sono qui>> disse ad alta voce per la tensione<br /><<Vedo>> ribattè la donna sempre sorridendo <<la carne di questa cosa è molto bella e comoda ma voglio gustare qualcosa di nuovo>> disse guardandolo dall'alto in basso.<br />A quelle parole la paura prevalse l'ipnosi dell'essere e Marco inizio a correre alla cieca nel bosco oscuro senza sapere dove andare se non lontano da quella cosa.<br /><<È inutile che tu corra>> disse La Divoratrice con voce sommessa ma nella mente di Marco sembrava glielo avesse urlato direttamente nel cervello.<br />Il corpo della donna si squarciò e da esso ne uscì un'oscurità più nera del buio circostante e questa fluttuò velocemente dietro a Marco che correva a perdifiato. La salvezza del ragazzo fu cadere a causa di un ramo sul terreno poiché la creatura non riuscì a fermarsi in tempo e lo superò. Marco si rialzò e corse a destra sperando di riuscire a salvarsi ma la Cosa era già ritornata e dalla bocca che non aveva usciva una risata agghiacciante che perforava i timpani.<br /><<Sarai mio!!!>> gridò mentre si avvicinava allo sfortunato <br />In quel momento Marco riuscì ad uscire dal bosco e a trovarsi nel prato della villa immerso dalla luce lunare.<br /><<Maledetto!!! Non potrai fuggire per sempre all'oscurità, io sono ovunque, nelle ombre, nei tuoi sogni e ovunque la luce non arrivi>> gridò La Divoratrice con una voce così potente da far cadere Marco in preda al terrore.<br />Quando Marco riuscì di nuovo a parlare disse << Cosa hai fatto a mio zio?>> <br /><<Quello che lui voleva, se mi evochi è per morire. Io ho fame, sono millenni che non mangio carne umana e lui stupidamente mi evoca>> disse l'Oscurità per poi ridere divertita. <br /><<Ma lui mi ha mandato il disco e la lettera! Perché?>>  domandò disperato.<br /><<Era un accordo: un altro al posto suo e lui ha scelto te>> disse divertita <<me ne sono nutrita comunque ma ora ho te!!!>> dichiaro La Divoratrice  ridendo allungando tentacoli di oscurità verso il limite dell'oscurità.<br /><<No io sono qui e tu non puoi avermi bastarda!>> gridò esultante Marco allontanandosi da quell'abominio.<br />La Divoratrice rimase in silenzio per un attimo per poi dire solo una parola: <<Sicuro?>>. Emise un grido lacerante, lo stesso sentito da Marco con il grammofono.<br />Per il dolore il suo corpo si tese mentre si copriva le orecchie, il volto deformato dal dolore rivolto al cielo e alla luna che stava per essere coperta da delle nuvole temporalesche, già ladre di luce stellare. <br />L'urlo cessò e l'oscurità avvolse la villa, niente si salva dall'oscurità perché dove non c'è luce c'è Lei.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9273"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9273</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-9273</guid><category>racconto</category><pubDate>sab, 07 mag 2011 13:55:22 +0100</pubDate></item>
</channel>
</rss>