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<title>Ultime opere di Carlo Araviadis su PoesieRacconti.it</title>
<description>Le ultime opere di Carlo Araviadis pubblicate nel sito</description>
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<lastBuildDate>Tue, 25 Oct 2011 19:07:46 +0100</lastBuildDate>
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<item><title>racconto - Non c'è due senza tre [parte 1]</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/Carlo81">Carlo Araviadis</a></strong></p><p>Joe e Robert sono seduti al tavolino nel giardino del "Jolly's cafè". Hanno scelto di proposito quella postazione adiacente all'alta siepe che delimita i confini della proprietà del Jolly per stare lontani da orecchie indiscrete. Confabulano fittamente, tanto che la cameriera Sandy ha timore di avvicinarsi per prendere l'ordinazione. <br />Quei due tipi sono proprio strani, pensa impietrita di fronte alla porta trasparente sotto gli occhi della sua titolare. Tiene nella tasca del grembiulino la penna e il block-notes ancora immacolato, ancora non si è presentato nessuno prima di quei due. Del resto sono solo le cinque del pomeriggio e hanno aperto da pochi minuti. A Sandy sembra impossibile pensare che dopo appena mezz'ora ci sarebbe stata talmente tanta gente che avrebbe reso un'impresa divincolarsi fra sedie e tavolini, ma l'esperienza le ha insegnato che le persone, finito il lavoro, si muovono a sciami ed entrano come vagonate d'acqua filtrate da un imbuto. <br /><<Bhè? Ti sei persa nel paese dei balocchi? Su Sandy, muoviti!>> <br />Quell'antipatica della signora Ross non ha mai avuto modi gentili con Sandy, ma da quando ha notato che il marito apprezza la giovane cameriera, in particolar modo il suo fondoschiena, è diventata impossibile.<br /><br /><br /><<Allora è deciso Joe!>> <br />Robert è ingobbito sul tavolino oppresso dalla sua grossa mole, parla a bassa voce con la faccia sudata a pochi centimetri da quella del compare. La luce dei deboli raggi di sole risplende sulla sua testa rasata, gli occhi chiari e taglienti sono determinati e sprizzano il bagliore tipico di chi la sta per combinare grossa.<br />Joe, al contrario di Robert, è un uomo mingherlino e curato nell'aspetto. Non esce di casa senza ricoprire i capelli con un consistente strato di gel e spruzzarsi dosi massicce di profumo. Ha notato Sandy e gli piace molto, perchè sennò dar corda a quel rimbambito di Robert?<br /><<Fai quello che vuoi Robert, a me basta la ragazza>><br /><br /><br />Puttanella da quattro soldi, pensa Isabelle Ross osservando con occhi cagneschi la propria dipendente.<br />Sempre con quelle minigonne spudorate, solo così riesce a farsi notare. Quando ero giovane io gli uomini mi cadevano ai piedi senza che mostrassi una caviglia!<br />La signora Ross sta preparando panini e stuzzichini per la serata. Il venerdì è sempre critico, prevede tanta confusione, tanto lavoro e soprattutto tanto incasso. E' l'unico giorno in cui permette a quel bavoso di suo marito di venire ad aiutare, con la condizione imprescindibile che alla prima occhiata sul culetto sodo di Sandy l'avrebbe rispedito a casa senza troppi complimenti e con la testa fracassata.<br />Isabelle nota che la ragazza è ferma di fronte alla porta che si affaccia sul giardino. <br />Adesso cosa fa? Non lavora la signorina?<br /><<Bhè? Ti sei persa nel paese dei balocchi? Su Sandy, muoviti!>>  <br /><br /><br />Sandy sente il rimprovero della signora Ross e si muove esitante verso i due individui. Cammina, ma sente ogni centimetro del suo corpo intorpidito e i reconditi meccanismi del cervello improvvisamente incastrati. <br />Primo passo: l'uomo più grosso guarda serio quello più magro.<br />Secondo passo: Sandy si accorge di non riuscire a respirare regolarmente, più ci pensa più i battiti del cuore sono veloci e la gola si chiude. Ora conosce il significato del termine "iperventilazione", e avrebbe preferito non scoprirlo mai.<br />Terzo passo: a Sandy sembra di sentire qualcosa come "a me basta la ragazza".<br />Possibile che stia parlando di me? Mio Dio, sto diventando paranoica.<br />Sandy raggiunge il tavolo, infila la mano nella tasca del grembiule e sfila penna e taccuino.<br /><<Cosa desiderano i signori?>> esordisce celando i propri timori il meglio possibile con un tiratissimo sorriso.<br />Sandy cerca di non fissare nessuno dei due, ma non può fare a meno di sentire il forte profumo che emana l'uomo magro frammisto alla puzza di sudore che avvolge l'uomo grosso.<br />La ragazza non desidera altro che allontanarsi il prima possibile, ma i due ancora non parlano nè la guardano. Appoggia la punta della penna a sfera sul foglietto a quadretti e aspetta. Sta cominciando a innervosirsi<br />Chi sono questi due da potermi fare questo? Ordinate e fatemi andare via (scappare).<br />Sandy lancia un fugace sguardo in direzione della signora Ross, ma ne vede solo la bionda chioma riccia in parte nascosta dal bancone del bar. <br />Il silenzio viene rotto da un vero e proprio fendente: <<la signorina!>><br />Sandy cerca di arretrare di un passo ma la mano che si è insinuata sotto la gonna le stringe la coscia appena sotto le natiche e le impedisce il movimento. <br />Robert è già in piedi col corpo perfettamente aderente al suo, le lega le mani dietro la schiena con la forte presa delle sue che sembrano una morsa d'acciaio. Sandy riesce a sentire l'erezione dell'uomo e aggiunge la nausea alla paura. <br /><<Ora, signorina, mentre il mio amico va dentro a chiacchierare con la vecchia, noi due ci divertiamo!>><br />Sandy tiene gli occhi sbarrati mentre si dimena e tiene la testa lontana da quella di Robert. I denti gialli dell'uomo fanno da cornice a una voragine dalla quale esce odore di marcio, in pieno contrasto al profumo che indossa. <br />La ragazza prova ad urlare. Una sensazione calda le avvolge il viso quando l'uomo le colpisce il naso con la fronte. Si sente svenire alla vista della fronte di Robert imbrattata del proprio sangue. L'uomo sembra divertirsi di gusto.<br /><br /><br />La signora Ross è accovacciata e sta frugando nella dispensa incassata nel bancone per prendere una scorta di tovaglioli per la serata. E' nervosa perchè quello stupido di suo marito si è scordato di ordinarne uno stock. Le mani artritiche le rendono il tutto ancora più difficile, sente le dita irrigidirsi  tanto da essere inutilizzabili. Non sente Sandy rientrare e pensa che quella stupida stia facendo l'oca come ogni volta che i clienti sono uomini.<br />La donna conquista dolorosamente la posizione eretta premendo con la mano sulla schiena. Sente il sangue intasarsi nel collo tanto da farle gonfiare il volto. I suoi occhi vengono invasi da luminosi puntini che si muovono come mosche impazzite. <br />In pensione, devo vendere questa baracca e andare in pensione! . Pensa. <br />Sente la porta alle sue spalle che si apre, la corrente d'aria fresca che le raggiunge il collo la indispettisce:<br /><<Allora Sandy, finito di divertirti?>><br />Sente due passi pesanti, si volta e vede il cliente che le viene incontro con uno smagliante sorriso stampato in faccia.<br /><<Mi scusi signore, pensavo fosse la cameriera. Posso esserle utile?>><br />La signora Ross cerca di lanciare un'occhiata in direzione del giardino per capire cosa stia facendo Sandy, ma la stazza dell'uomo di fronte a lei le rende impossibile raggiungere lo scopo.<br />La donna comincia a spazientirsi, quell'energumeno non le risponde. La osserva con quello sguardo  ebete e vuoto, ma non apre bocca.<br /><<Qualcosa che non va signore? Sto lavorando e..>><br />Qualcosa la interrompe, un particolare la destabilizza e le fa capire che la serata prenderà una piega imprevista.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-8052"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-8052</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-8052</guid><category>racconto</category><pubDate>mer, 24 nov 2010 13:10:45 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Mickey</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/Carlo81">Carlo Araviadis</a></strong></p><p><<Dovrebbe essere proprio qui!>> esclama irritato Mickey mentre solleva cataste di vecchi volumi e infinite cianfrusaglie depositate sul tavolo di tre metri per uno in puro legno di rovere.<br />I capelli lunghi e ricci sono in linea con la confusione del suo studio e fastidiosamente incollati alla fronte sudata. Fa un caldo d'inferno, è ottobre ma sembra che l'estate proprio non voglia lasciare il posto all'autunno. <br />Rosa è comodamente seduta sulla poltrona lombarda di fine ottocento con le lunghe gambe nude accavallate e gli occhi nocciola rivolti al suo compagno, stravolto dall'agitazione. La ragazza tiene fra le dita una winston blue e lascia cadere a terra la cenere senza remore, sporcizia più sporcizia meno fa poca differenza. Si sta chiedendo se Mickey sia tutto a posto con la testa, sempre ritirato in quella topaia a esaminare antiche scritture e oggetti senza valore. E ora cosa sta facendo? Cosa sta cercando? Sospira rumorosamente, nel suo inconscio vuole esprimere il proprio disappunto a Mickey. E' sabato, mica vorrà sprecarlo in quel modo! Ma Mickey sembra non sappia nemmeno se la sua fidanzata sia ancora lì. Non si volta mai a guardarla, non le rivolge mai la parola, parla solo con se stesso e si maledice per il proprio disordine.<br /><<Mickey cosa stai cercando?>> gli chiede Rosa, <<magari in due si cerca meglio>><br />Nessuna risposta. <br />Tutti i libri ora sono a terra, il binocolo vittoriano in ottone buttato in un angolo, il mappamondo col piedistallo spezzato fra i piedi di Mickey, antiche pergamene stracciate come fossero vecchi giornali buoni solo ad avvolgere il pesce fresco.<br />La camicia marroncina del ragazzo fuori dai blue-jeans è madida di sudore, le maniche arrotolate fino ai bicipiti, il collo per metà alzato e per metà schiacciato. <br /><<Mi stai ascoltando Mickey? Guarda che mi sto stufando! Non ne posso più!>><br />Ora Mickey sta ansiosamente svuotando la cassettiera antica in radica e non si dà pena di rispondere a Rosa, ormai in parte supplicante e in parte stizzita.<br />La ragazza si scompone, getta a terra il filtro della sigaretta finita e se ne accende un'altra con avidità. Il fumo azzurrognolo invade nuovamente la stanza rendendola nebbiosa come la più tipica delle brughiere scozzesi. <br /><<Mickey!>> implora con voce stridula e vibrante.<br />Le dita con le unghie smaltate di un rosso peperone sono come tenaglie e stanno letteralmente stritolando la sigaretta. <br /><<Smettila di fare così! Guardami!>><br />Ancora nessuna risposta.<br />Mickey appoggia le mani sui fianchi spigolosi e si ferma a rimirare lo scompiglio. Respira affannosamente e a ritmo irregolare. <br />Rosa si alza e si avvicina. Allunga una mano per poterla appoggiare sulla spalla del fidanzato, ma  manca il bersaglio perchè Mickey scatta verso l'armadio e ne apre contemporaneamente entrambe le ante con tutta la forza di cui è capace, tanto che Rosa sente lo spostamento d'aria ed emette un sussulto. <br /><<Guarda che se continui così me ne vado! Al diavolo le promesse! Al diavolo la casa nuova! Al diavolo i progetti! Al diavolo tutto!>> <br />Rosa ha la vista offuscata da lacrime di rabbia. E' la prima volta che non ha alcun potere su Mickey, e questo la sconvolge, la destabilizza. <br /><<Non andare, ti prego>> dice a sorpresa Mickey senza però interrompere la ricerca. Un barlume di speranza si insinua nella disperazione di Rosa.<br />Adesso il ragazzo sta frugando nell'armadio in punta di piedi per poter guardare nei ripiani alti. Butta a terra dei vecchi maglioni di lana e un paio di stivali. <br /><<Non la trovo, assurdo! L'avevo vista proprio ieri!>> <br />Mickey è nascosto da una nuvola di polvere, tossisce ma non si arrende. Si piega sulle ginocchia e guarda nei ripiani più bassi. Si getta dietro la schiena vecchie riviste scientifiche, svariati articoli da ufficio, persino un osso di gomma del suo cane morto anni prima. <br />Rosa tiene le braccia conserte appena sotto il seno, non sa a cosa pensare, sa solo di voler uscire da quel buco, ma sta cominciando a diventare curiosa. Si ripromette di chiedere a Mickey per l'ultima volta cosa stia succedendo, cosa stia cercando. Se non avesse avuto le dovute spiegazioni se ne sarebbe andata, e non l'avrebbe mai più voluto rivedere, cascasse il mondo.<br />Lo guarda quando lui si rialza con un piccolo cestino dell'immondizia pieno di cartacce nella mano.<br />Si sta dando dello stupido per essersi dimenticato di averla messa lì, nascosta.. ma cosa?<br />Rosa raccoglie la forza d'animo per l'ultimo tentativo di avere una risposta, quando lui esclama: <br /><< Eccola!>>.<br />Mickey si volta di scatto, inchioda Rosa con gli occhi neri e decisi, estrae la mano dal cestino, impugna un'antica pistola francese. <br />L'odore di polvere da sparo si spande in tutta la stanza come gas velenoso.<br />Rosa continua a guardare Mickey con aria sbigottita. Qualcosa la spinge a guardare verso il basso. Nota che il vestito nuovo comprato il giorno prima è macchiato di una densa sostanza rossastra e fa tempo a indispettirsi. Si siede nuovamente sulla poltrona con estrema fatica appoggiando di peso le mani ai braccioli. Non riesce ad impedire alla testa di cadere in avanti. I capelli lisci e biondi le cadono a coprire gli occhi come la terra copre una bara. <br /><<Trovata finalmente!>> esulta Mickey trionfante. Depone l'arma ancora fumante sul tavolo ora vuoto e la contempla per qualche secondo. "Un gioiellino, secolo diciassettesimo" pensa, infilando le mani in tasca. Si volta nuovamente, si dirige lentamente verso la poltrona che ospita il cadavere di Rosa, la supera e raggiunge il frigorifero. Lo apre, stremato, e cerca una lattina di birra ma scopre che non ce n'è più nonostante ne abbia comprato due casse poche ore prima.<br />Mickey pensa che forse è il caso di smettere di bere mentre conquista il letto e si addormenta profondamente.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-7971"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-7971</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-7971</guid><category>racconto</category><pubDate>lun, 08 nov 2010 23:46:24 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - La medicina</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/Carlo81">Carlo Araviadis</a></strong></p><p>L'albergo "Albero verde" era in realtà una piccola locanda di poche stanze. Kevin vi soggiornava da quasi una settimana e aveva fatto in tempo a dimenticare qualsiasi cosa, perchè si trovava lì, come vi era arrivato, quando sarebbe dovuto andare via. Sapeva solamente di non avere documenti, di essere l'unico ospite e che lì stava d'incanto, nella quiete più assoluta.<br />Il locandiere non si era mai fatto vedere. Lo aveva sempre udito in lontananza mentre lo avvisava che il pasto era pronto in tavola. Colazione alle otto, pranzo a mezzogiorno, cena alle sei. Televisione fino alle undici per regolamento e poi a letto nella piccola e ordinata camera con servizi.<br />Una mattina fredda e piovosa si mise ad osservarsi allo specchio della sua camera. Si reputava un bell'uomo, nonostante i capelli quasi completamente bianchi e la barba ispida e incolta. Si chiamava Kevin, e non ne era nemmeno troppo sicuro. <br />Dopo dieci minuti buoni di contemplazione allo specchio, si infilò un pesante maglione blu scuro, jeans neri puliti e le inseparabili scarpe da ginnastica bianche e usurate.<br />Uscì dalla stanza e scese la rampa di scale per la colazione. Quando fece il primo gradino potè sentire distintamente il solito richiamo:<br /><<La colazione è servita!>><br />Una tazza di tè caldo con limone, biscotti secchi, biscotti al cioccolato, brioches ripiene di marmellata. Il tutto in una grande sala vuota. Kevin non poteva desiderare di meglio. Si sedette e cominciò a sfamarsi.<br />Quando terminò il pasto allontanò da sè piattini e tazze, come era solito fare, per poi rimanere lì seduto senza fare nulla.<br />Con grande sorpresa trovò sotto la tazza da tè una piccola busta con stampato sul dorso il suo nome, "Kevin" e quello che pensò fosse il suo cognome "Kolten". Aprì con forza la busta, le mani tremanti gli crearono non poco impaccio. Estrasse la piccola cartolina contenuta nella busta e la tenne all'altezza del viso con le mani ormai sudate. Il tè bevuto, il maglione, l'emozione gli avevano portato il corpo in una condizione di forte e nauseante surriscaldamento.<br />Non capì. <br />Non c'era scritto nulla, solo bianco, sia sul fronte che sul retro.<br /><<Che significa?>> gli sfuggì dai denti.<br /><<Kevin>> una voce dietro di lui lo stava chiamando con voce suadente.<br />Un ometto paffuto vestito da cuoco lo stava fissando con occhi azzurri e buoni.<br />Kevin riconobbe quella voce, era la stessa che quei giorni in locanda lo avvisava che la tavola era pronta.<br /><<Quella cartolina è il mio regalo per te>>.<br /><<Ma cosa vuol dire?>> chiese Kevin perplesso e con una punta di viscerale dolore allo stomaco.<br /><<Tu non lo sai. Tu non sai chi sei. Credi di chiamarti Kevin. Da poco credi di chiamarti Kevin Kolten. Questo è solamente il tuo nuovo nome. Ti sei riposato qui all'Albero verde, e ora sei pronto per iniziare una nuova vita. Fino adesso hai passato le pene dell'inferno, ti meriti di poter ricominciare>>.<br />Il locandiere gli si era fatto vicino e gli aveva appoggiato una mano sulla spalla mentre continuava a parlare.<br />Kevin lo ascoltava a fatica, era stanco e non era sicuro di quanto stesse capendo.<br /><<Sei qui da cinque giorni. Ti ho curato. Ti ho permesso prima di dimenticare il tuo nome, poi il tuo passato ed ora il tuo presente. Ho messo la mia speciale medicina nel cibo ed ora sta maturando il suo effetto finale. Quel foglietto bianco è il tuo futuro. Scrivilo ripartendo da zero>>.<br />Kevin sentì la testa che si stava facendo pesante, i sudori freddi avevano completamente invaso il suo corpo, le sue braccia penzolavano senza vita, gli occhi gli si chiusero irrimediabilmente. non pensò a nulla. Esalò l'ultimo respiro senza nemmeno accorgersene.<br />Il locandiere prese dalla cucina una carriola da giardinaggio e vi depositò sopra il corpo esanime di Gary Steel, uno dei più potenti uomini d'affari del ventesimo secolo che aveva deciso di ritirarsi a vita privata, e lo trasportò fino in cantina chiudendola a chiave con doppia mandata.<br />Il locandiere si spostò nel suo ufficio privato, si sedette sulla soffice poltrona e prese il giornale fresco di giornata.<br />Ritagliò soddisfatto l'articolo che parlava di lui, anche se a lui non si faceva alcun riferimento. Era così intitolato: "Ennesima scomparsa nella Valle degli alberi". Poco sotto la foto di Gary Steel accostata a piccoli ritratti messi in fila di altri sette uomini. Tutti confinati nella sua spaziosa cantina!<br />Ancora non lo avevano scoperto, e avrebbe quindi continuato la sua opera. Nessun uomo che arrivi in una piccola locanda sperduta tutto solo poteva essere realmente felice, e lui doveva rimediare. Lo aveva imparato dalla televisione, solo chi ha tanti amici e chi sta in mezzo alla gente vive veramente.<br />Lui stesso stava pazientemente attendendo il momento giusto per prendere la sua medicina e rifarsi una vita.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-7962"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-7962</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-7962</guid><category>racconto</category><pubDate>dom, 07 nov 2010 00:10:24 +0100</pubDate></item>
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