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<title>Ultime opere di myatyc myatyc su PoesieRacconti.it</title>
<description>Le ultime opere di myatyc myatyc pubblicate nel sito</description>
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<lastBuildDate>Sun, 23 Oct 2011 17:42:17 +0100</lastBuildDate>
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<item><title>aforisma - Per chiunque</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>Trovami, trovami un cuore. E quando l'avrai trovato, magnanimo, piantamelo in petto.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-3281"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-3281</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-3281</guid><category>aforisma</category><pubDate>dom, 23 mag 2010 00:54:43 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Piccola, donna</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>Piccoli, piccoli occhi di piccola donna.<br />Ha due labbra di pantera, il nasino da geisha, e non lo sa.<br />Non sa quanto le si fanno belli gli occhi piccoli con le ciglia lunghe di malizia;  non sa quanto seduttrici si schiudono quelle valve ammalianti di sorriso.<br />Piccola, piccola donna.<br />Hai vent'anni e sconfini nel profumo del tuo primo maschio.<br />E credi che sia amore, e invano ti struggi e ti crogioli in una perdita che piangi con un sorriso.<br />Piccola donna, hai vent'anni e non sai cos'è la voluttà.<br />Ti dibatti nella tua gabbia d'oro con la chiave appesa al collo.<br />E singhiozzi delle guerre, sai arrossire agli sguardi di scherno.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6859"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6859</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6859</guid><category>racconto</category><pubDate>ven, 21 mag 2010 22:51:49 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Krestos III</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>TERZA LUNA.<br />Si dice che nell'attimo prima di abbandonare questo mondo, la vita intera sfili dinnanzi ai tuoi occhi. Rivedi le menzogne da attore consumato, le comparse nelle esistenze di chi ti sta accanto. Le manie di protagonismo, gli applausi, le espressioni di scherno o biasimo.<br /> E miliardi di istanti compressi e dilatati sulla soglia dell'assurdo. "E' impossibile che tu stia morendo davvero", sembra sussurrare basita la tua mente. Poi, eccolo, quell'insistente senso di vuoto che ti attanaglia il petto ti dilania sino a perderti nell'aria. <br />Quanto tutto ciò fosse vero, il pretuncolo lo imparò quella notte. Nel momento stesso in cui fissò i suoi occhi in quelle iridi ardenti nel buio, capì che il suo soggiorno sulla terra era giunto al termine.<br />"Dio, perdona i miei peccati..."<br />La morsa sulla gola si fece meno opprimente. Solo allora il prelato si accorse che qualcosa bloccava le sue labbra tremanti. E che, tuttavia, respirava ancora. <br />- Zitto.<br />Parlò una voce nuda e gelida come il duro terreno d'inverno. Un brivido gli si irradiò fino al capo.<br /> Se Dio c'era, se Dio lo amava, che almeno finisse subito. Che non lo lasciasse, lì, a tremare come un agnello senza religione. O che mandasse qualcuno dei suoi arcangeli a liberarlo, a bruciare col fuoco della santità quell'aborto di natura.<br />E i suoi desideri furono esauditi. <br />Improvvisamente, una fiammella guizzò nell'oscurità.  Ballando, descrisse un ampio raggio di luce, sole nella notte pregna di morte. Rivelò le pareti blande e i mobili spartani, lo scrittoio vuoto e il rosario.<br />Si posò sull'aborto di natura, sui suoi lunghissimi capelli corvini, sul volto del biancore della neve.<br />Doveva esserci senz'altro qualcosa di sbagliato. Quello non era un aborto di natura. Era il viso di una giovane donna, di una giovane donna dagli occhi stranamente cangianti.<br />- Zitto. - ripeté. Gli sollevò una mano dalla bocca, l'altra dalla gola.<br />Il pretuncolo si tirò su massaggiandosi la gola. <br />- Chi... - cominciò, osservando la ragazza che gettava uno sguardo fuori dalla finestra.<br />- Sono? - finì, torchiandolo con lo sguardo rubino.- Io sono l'inferno.<br />- L'in... ferno?<br />Annuì, ridendo. Le labbra perfette si curvarono mostrando la dentatura abbagliante. E due canini spaventosamente affilati.  <br />- C... Cosa vuoi?<br />- Nulla. Io non voglio mai nulla.<br />- Sei.. stata... tu?<br />- No - ribatté secca. - E' stato lui.<br />Sul letto del prelato atterrò rimbalzando. Una testa. Le stesse iridi rosse, gli stessi denti acuminati pietrificati.<br />Al pretuncolo mancò il respiro. <br />- Come hai fatto?<br />- E' affar mio. Ora, tirati su da quel letto, scampana a festa e di' alle tue pecorelle che il lupo è morto. <br />- E.. e.. dove vai?- chiese, la paura ormai sciolta dalla luce rosata che alleggeriva la semioscurità.<br />- Dovunque. Dove vogliono che sia.<br />Il prete si alzò.  - Chi sei, davvero?<br />- Il mio nome è Krestos. <br />Vibrò nell'ultimo istante di oscurità, quella parola, poi svanì, andandosene incontro all'alba.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6191"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6191</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6191</guid><category>racconto</category><pubDate>sab, 23 gen 2010 18:39:17 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Krestos II</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>SECONDA LUNA.<br />Nell'anno domini 1543, altri tre cadaveri furono trovati a Greys. <br />Dalla morte di Marie, la paura aveva ammorbato le case e le strade, trasformando il paese in una ragnatela spoglia di casupole dalle imposte sbarrate e sinistri ornamenti d'aglio; in chiesa i fedeli s'erano centuplicati e le diserzioni alle messe praticamente ridotte a zero, e non si perdeva occasione per riempire la fiaschetta d'acqua santa obbligatoriamente da aspergere tre volte al giorno sulla fronte e davanti all'uscio.<br />Il pretuncolo era subissato di peccatori da confessare, ma egualmente riservava consigli e benedizioni ai fedeli tremanti, una mano a segnare l'ultimo purificato, l'altra a stringere il crocifisso di legno al collo. <br />- Non temete nulla. Se pregheremo, Dio è con noi, ci aiuterà.<br /> E Dio li aiutò. Per quattro giorni non vi fu più nulla, nemmeno il fruscio del vento. Anche quello sembrava essersi acquietato nel brulicare di pater noster, ma  quella sinistra entità doveva essere troppo affamata per disdegnare il sangue purificato delle pecorelle spaurite. Così l'ultima mattina  lo trovarono che giaceva,  esattamente come Marie, riverso al suolo, i due fori rossi roventi sul collo marmoreo. Il falegname.   <br />Il cerusico scrollò il capo, incredulo.<br />Le altre due vittime si susseguirono nello stesso lasso di tempo: il figlioletto del calzolaio, la pel di carota moglie del fabbro. E dinnanzi a quella cespugliosa massa di capelli rossi, gli abitanti di Greys si convinsero definitivamente di essere perduti.  <br />La moglie del calzolaio ancora piangeva, che gennaio finì. E in una di quelle mattine immobili, quando il chiarore dell'alba è ancora opaco e pregno di buio, un'ombra si defilò nel paesello addormentato. <br />Era domenica, il giorno del Signore. Il pretuncolo ancora russava fra le lenzuola, beandosi di qualche ora di sonno in più prima della solita funzione. <br /> La chiesa era deserta, il  Cristo nella navata osservava le pozze di nero ancora tese fra le panche vuote,  l'espressione di sofferenza sul volto marcata dalla sinistra luce delle candele a lato dell'altare. Il portone di quercia era socchiuso, il silenzio sordo.<br />Il pretuncolo sognava. Sognava di un campo assolato, di sovrastare  mille e mille persone da un'altura, e da lì condurle alla terra promessa di latte e miele; e sorrideva, e portava la mano al collo col crocifisso di legno, quello che il frate gli aveva dato. E sorrideva ancora, guardando il sole. Il sole splendeva, brillava cocente, bruciava rovente con i suoi occhi rossi, sì, rossi,  rossi come l'inferno; e l'annegavano le fiamme e lui annegava nel cuore della terra, nel cuore della terra gelato come la morte che l'attanagliava con una morsa alla gola. In un balzo fu sveglio, e trovò a fissarlo due occhi rossi come il fuoco. Come l'inferno.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6181"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6181</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6181</guid><category>racconto</category><pubDate>gio, 21 gen 2010 09:07:01 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Krestos I</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>PRIMA LUNA.<br />Il mio nome è  Krestos. <br />Nell'ombra sono cresciuta e nell'ombra  vivo. <br />Mai nacqui, perché chi mi mise al mondo mi uccise. <br />Io sono morte. E come la morte non ho ricordi. Né preferenze. <br />Delle mille piccole persone che brulicano in questo piccolo mondo, io conosco il tumultuare del piccolo cuore. <br />Lo spengo. E osservo i lineamenti di quei volti pietrificarsi. <br /><br />Nell'Anno Domini 1543, in una tetra mattinata di gennaio, nella via principale del paesino di Greys, il trambusto s'arrestò.<br />- Pentitevi!! - urlò una voce sovrastando il frastuono. E quell'appello sembrava celare un non so che di così terribile e apocalittico, che le massaie rimasero con le gonnelle a mezz'aria e l'espressione affaccendata stampata in volto, i mocciosetti con gli occhioni spalancati e le palle di fango a sciogliersi fra le mani.<br />- Pentiiiteviiiiii!!- tuonò ancora. <br />I bottegai si affacciarono sorpresi dalla imposte.<br />- Pentiitevi, perché presto sarà troppo tardii!!<br />Gli abitanti di Greys ci misero qualche secondo a realizzare che era alquanto impossibile che l'anatema fosse scaturito dal nulla. <br />- Presto accadranno cose terribiliiii!!<br />Basiti, guardarono un vecchio avvolto in un saio bisunto e incrostato della melma fresca arrancare nella piazza, prendere posizione al suo centro e, volti gli occhi al cielo, ricominciare il vaticinio.<br />- Presto, molto presto!!<br />Agli strilloni del genere, avevano fatto il callo. Centinaia di frati d'ogni risma, col cordone degli inquisitori o la spada dei monaci guerrieri, li visitavano portando l'annuncio dell'imminente fine dei tempi e,  Di conseguenza, l'importanza di giungere mondi alle porte del Signore. Attraverso il logorante digiuno o lo straziante cilicio, messe e oboli indistintamente. <br />Quando quegli uomini si presentavano a Greys, con i loro sguardi demoniaci rivolti alla pel di carota moglie del fabbro, e i sinistri borbottii mentre in disparte osservavano i fedeli alla funzione, per giorni la vita lì sembrava affievolirsi. Il cigolare delle ruote dei carri si smorzava, quasi inchinandosi ai potenti sermoni degli uomini di Dio; le donne cingevano il capo di fazzoletti ed evitavano accuratamente di inorgoglire il petto camminando per strada. Persino i mocciosetti, proprio come ora per quel frate, si facevano silenziosi e ubbidienti.<br />- E voi, voi! Voi, miseri uomini, se volete avere salvezza...- additò i presenti - Avete un solo modo per ottenerla... - e innalzò al cielo la croce di legno che portava al collo. - Questa è la vostra salvezza, O mortali!! Questa!!-<br />Proiettò il simbolo sacro dinnanzi ai volti atterriti. In quell'istante, nel cielo tappezzato di nubi nerastre si aprì una crepa e un raggio di luce piovve sulle mani del monaco. Un brivido mistico attraversò la folla.<br />- Pentiiiiteviii!  <br />Immediatamente una donna si staccò dal gruppo e si inchinò ai piedi del frate, baciandogli l'orlo della veste. <br />- Padre... - urlò in lacrime - perdonamiiii, perché ho peccato!<br />Dietro di lei tutti gli astanti si mossero come una sola persona.<br /><br />Nell'anno domini 1543, in una tetra notte di gennaio, nella via principale del paesino di Greys, improvvisamente si levò un gran trambusto.<br />La folla si accalcava nella piazza principale, perforando il buio pastoso con le torce e lo scintillio del loro riverbero sui forconi. Il brusio si levava attorno al centro dello spazio, dove un uomo in abiti semplici ma di buona fattura, presumibilmente il cerusico, stava in piedi accanto a un corpo riverso sul terreno.<br />Era una donna. I capelli color del miele e il viso non più giovanissimo, ma ancora fresco e di bell'aspetto, la identificavano come Marie, ben nota nel villaggio e nelle vicinanze. Soprattutto ai signori, presumibilmente unici a guardarla con autentica pietà.<br />Marie sarebbe apparsa una piacente ubriaca addormentata sul suolo, se non fosse stato per la posa innaturale e sgraziata del suo bel corpo. Il viso era cereo e delicato, insozzato di fango sulle guance. Sotto di esso, una pozza nera. <br />Una ragazza a qualche passo di distanza tremava da capo a piedi. Emise uno strillo, si coprì il volto e scoppiò in un pianto isterico.<br />- L-L'aveva detto!!... L-L'aveva detto!!<br />Il cerusico scrollò il capo. - Come hai fatto a trovarla?<br />La giovane si voltò verso di lui, l'orrore negli occhi.<br />- L'... L'ho s-s-s - tirò il fiato -l'ho sentita gri.. gridare. E,.. e poi sono andata alla finestra... C... C'era un'ombra, su di lei! - la folla arretrò di un passo. - E.. e... tempo di correre alla porta, era già sparita!  <br />La folla rabbrividì.<br />- Andiamo - fece il cerusico con piglio sicuro - Certo, questo è un evento terribile... ma nulla ha a che vedere con le assurdità che andava dicendo quel frate...<br />- Tacete, tacete! - fece la ragazza ripiombando nei singhiozzi. <br />- Questa è opera di uomini! Un brutale, sporco assassino!<br />Si inginocchiò accanto al cadavere e intinse le dita nel liquido nero vicino al capo.<br />- Vedete! - lo mostrò alla folla. Sicuramente è dovuto a una ferita...<br />- Mastro... - il falegname si era avvicinato anche lui al corpo, e ora annusava le dita sporche. Ne leccò una. <br />La folla ammutolì.<br />- Questo è vino... misto a fango.<br />Il cerusico corrucciò la fronte, verificò lui stesso. Annuì.<br />- Ma allora...? - fece il falegname, spaventato.<br />Il cerusico, con delicatezza, voltò il cadavere su un fianco. E nel farlo, la testa ciondolò di lato. <br />I bei capelli color del miele si scostarono. C'erano due segni ben visibili sul collo, rossi. Fori rotondi e perfetti.<br />- Che Dio ci aiuti! - mormorò il cerusico.<br />La folla si segnò tre volte con la croce.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6164"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6164</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6164</guid><category>racconto</category><pubDate>dom, 17 gen 2010 10:42:01 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Passatempo</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>- Al diavolo. Al diavolo tutto, cazzo!<br />Inspira. Col naso. - A.. L diavolo!<br />E preda della convulsa autodistruzione, apre il frigo.<br />"Soffocamento  per ingozzamento di mozzarelle?" le suggeriva la vocina nella testa. Ma poi immaginava i giornali con i titoloni enooormi. "Tragico incidente, ragazza muore ingurgitando otto mozzarelle contemporaneamente.". <br />Noah, incidente un cazzo! Cos'è, una menomata lei che non conta le mozzarelle da mettere in bocca?? Tutti devono saperlo, tutti, che è stata lei a volerlo! Lei, e non Dio!<br />- Io eh...! - singhiozza levando gli occhi roventi di Martini Bianco al soffitto, quasi aspettandosi di vederlo lì, il Creatore, a contemplare disdegnato il suo barcollio dall'alto dei cieli.<br />Haha, se la sente. Gli rode, al caro Dio. Gli puzza la sua decisione. Perché Gli porta via il secondo primato, lei. Lui dà una volta, una volta sempre e solo lui toglie. E invece lei Gli toglie il potere di togliere. Ecco.<br />- Ecco!...- zigzaga fra il tavolo e il frigo. Punta il mobile, lo spalanca e rimane accecata dal baldo luccichio delle pentole. Non prende i coltelli, lei. Noah, troppo semplice. Tutti si suicidano con i coltelli al giorno d'oggi.  Una beella botta in testa, ecco. Una bella auto padellata solo andata. <br />- Suiè...- annuisce. Focalizza il bersaglio, un bel manico nero luuccicoso. Ci Avvinghia le dita attorno e tira. E non viene fuori niente. <br />" Non ti arrenderai mica?" predica la vocina. "Tu lo vuoi veramente, non è vero?"<br />Domanda retorica del cazzo. Ma ceeeerto, ceeerto, che lo vuole. E tira, tira, tira. E tira che viene giù un fracasso d'uno sconcerto, guarda.  <br />- Shhhhht!! - fa lei col dito. Guarda, mortificata, il mucchio di pentole ai suoi piedi. Ha perso il padellone!<br />- Cazzo...- Bisogna trovare un'altra soluzione. Eh, questa vocina è saggia, eh. Da ammettere.<br />A dritta e a manca scrolla il capo. Ma diavolo, ci vede peggio adesso!<br />E smarrita e abbandonata dalla musa falcidiatrice, si volta verso il lavandino. E là eretto, imponente, gagliardo nel suo verde smeraldino sta  il detersivo per i piatti, appostato dal Fato.<br />Al par d'una furia lo cinge, l'innalza, lo rimira nella sua insostituibile forma e lo pigia beandosi della fragranza che fra poco improfumerà le sue umane membra.  <br />Ma nel mentre si accinge ad accostarlo alle rosee labbra, lei, la consigliera, la saggia vocina, ritorna. <br />"E le bolle?".<br />Già, Come la mettiamo con le bolle?? Tante ne fa! Basta un po' d'acqua ed eccole gonfiarsi, moltiplicarsi, brulicare come insetti trasparenti multiformi. E se poi non le riesce a contenere?<br />E s'immagina un'esplosione di proporzioni immani, e loro che crescono e crescono esponenzialmente, e lei sbrindellata in pezzettini da raccogliere col cesto. Noah, le bolle non le piacciono.<br />Ma all'improvviso, dal profondo del suo io più remoto, una lievissima contrazione.  Un movimentino, impercettibile, che si fa netto e palese. Il sentore di qualcosa che sorge, che insorge, che furibondo imperversa fino agli strati più in alto, che burrascoso guizza nello stomaco e feroce raspa l'esofago.<br />- Cazzo!<br />E corre, fulmine, saetta, fenomeno, per il corridoio, spalanca il battente, si fionda nel buio.<br />La vocina la raggiunge qualche secondo dopo, quando la prima orda di Martini è stata debellata.<br />La guarda, in silenzio, come una madre accondiscentente che osserva il figlioletto carezzarsi le dita scottate.<br />"Gesù, non lo faccio più!" ulula stralunata, gli occhi gonfi, la bocca marcita, abbracciata alla tazza del gabinetto.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6157"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6157</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6157</guid><category>racconto</category><pubDate>dom, 17 gen 2010 09:38:59 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Un consiglio</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>A te che leggi queste parole,  io do un consiglio.<br />Scrivi. Scrivi sempre. <br />Che tu abiti in questo tempo o quando gli anni avranno sciolto i monumenti, non lasciare che la tua vita passi in un soffio di brezza. <br />Scrivi. <br />Sputaci il rancore e l'odio sulla carta. Maledici il mondo quando ti maledirà, gettacelo quando ti cadrà addosso. <br />Componici odi alla gioia e all'amore.  Imprimici il profumo dei tuoi amanti, le note fragranti dei loro sospiri, il trillo delle risa nel sole.<br />Perché un giorno, quando ti ritroverai improvvisamente vecchio e stanco, sarà di questo che vivrai.<br />Scrivi, scrivi sempre.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6145"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6145</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6145</guid><category>racconto</category><pubDate>gio, 14 gen 2010 08:32:48 +0100</pubDate></item>
<item><title>poesia - Generale</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>Srotola, srotola,<br />il tuo filo spinato, generale.<br />Un impero non per sempre può durare.<br />Rimanici dentro<br />cingiti il capo d'alloro<br />e fatti porgere lo scettro.<br />Finché la fortuna t'arride<br />giocaci pure insieme<br />arrogati l'illusione d'essere grande<br />distribuisci carezze e frustate.<br />Perché quando il tempo giunge,<br />è la tua schiena a doversi piegare.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-48199"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-48199</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/poesie/opera-48199</guid><category>poesia</category><pubDate>gio, 14 gen 2010 08:31:22 +0100</pubDate></item>
<item><title>aforisma - Scrivere</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>Scrivere è giocare a fare Dio, in fin dei conti.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-2535"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-2535</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-2535</guid><category>aforisma</category><pubDate>gio, 14 gen 2010 08:22:14 +0100</pubDate></item>
<item><title>aforisma - Quello che di buono la vita mi ha insegnato</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>I veri amici sono le persone che ti fanno ringraziare Dio.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-2534"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-2534</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/aforismi/opera-2534</guid><category>aforisma</category><pubDate>mer, 13 gen 2010 18:00:22 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Una storia</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>Quando il buio scende sulla strada di casa e la cancella dalla vista, nessuna luce di nessun nuovo giorno può aprirti il cuore.<br />E' solo vuoto dentro e un paesaggio pieno davanti ai tuoi occhi.<br />Tante navi c'erano quel giorno, nel porto, e tanti uomini che correvano a comando portando casse enormi con dentro chissà cosa. Io li guardavo, con uno sgradevole peso a opprimermi il petto.<br />Come potevano non guardarsi indietro, come potevano nell'affettazione per un ordine ricevuto da qualcuno che nemmeno conoscevano, essere dimentichi di ciò che avevano lasciato qualche miglio o migliaia dietro di loro?<br />Io ci provavo, ma inevitabilmente ogni urlo dell'ufficiale in amido e tela verde era una schioppettata nell'anima che finiva per sanguinare di nostalgia e paura.<br />Solo qualche ora e già il castello di cristallo crollava. L'immagine di galloni e gloria, di nemici che cadevano senza colpo ferire, di loro burattini atterrati, così, dalle nostre nobili fucilate, di noi militoni elevati al rango di eroi, del cielo che ci arrideva irrorandoci di raggi di sole... di tutto quanto speravamo e immaginavamo, non c'erano che le ceneri di una fantasia devastata.<br />E devastato era anche il nostro io più profondo, quando capivamo che alla beffa si aggiungeva la vera guerra.<br /><br />L'autunno arrivò e passò come un'ombra che si spenga nel crepuscolo. E poi fu l'inverno.<br />A Castella, in quella che ormai mi pareva un'eternità prima, d'inverno la campagna si faceva dura e silenziosa. Il terreno si ricopriva di cristalli di ghiaccio, e alla mattina presto se uscivi e ti addentravi in qualche macchia per cogliere le castagne, ecco che potevi diventare spettatore di qualche spettacolo di brina.<br />Al mezzodì non si mangiava tanto, ma i carboni scaldavano le membra intirizzite e la compagnia il cuore intristito. E non c'era una radio che gracchiava e si faceva pregare per sputare qualche parola, e nemmeno l'urlo disumano delle bombe che speravi finissero lì accanto senza farti nulla.<br />Ma soprattutto non c'erano le mani a brandelli che ti piombavano sulla testa ed erano di chissà chi. <br /><br />Non era di certo il rancio che ti teneva su, quando le montagne dell'Albania si velavano di nebbia.<br />Non era nemmeno la pallida imitazione di normalità che ci ostinavamo a mandare avanti come un film su un cinematografo rotto, nemmeno l'adrenalina che esplodeva con una mitragliata improvvisa nel cuore della notte.<br />Cosa era, invece?<br />La semplice disperazione di vivere. Vivere a tutti i costi. Quasi aggrappandosi alla vita come un'abitudine logorata dall'uso degli anni e troppo cara per abbandonarla.<br />Lo capii nel giro di qualche decina di mesi, quando le sferragliate si fecero ritmo di martello nelle mie orecchie. <br />Quando il tempo iniziò ad aprirsi, mi capitava di ritrovarmi abbracciato al fucile a ripescare i ricordi di Castella. La primavera si sarebbe fatta sentire di lì a poco, ma faceva sempre qualche comparsa improvvisa in una dolce giornata di sole.<br />Erano giorni in cui si andava cercare asparagi e a fare all'amore nei boschi.<br />Stringevo Vittoria fra le braccia in mezzo ai fiori e rimanevamo lì fino alla sera, col profumo dell'erba che le ornava i capelli bellissimi. <br />Ricordavo lei, e stringevo le braccia, e trovavo solo la punta dell'arnese a guardarmi arcigna.<br />Nessun sorriso.<br />A parte quando un tipo strano, il Foggi, inciampò sugli stivali del capitano che stava là seduto e fece una caduta da foto. Allora sì che ci fu da ridere, e per la prima volta la trincea rimbombò di qualcosa che non era d'armi.<br />Spesso tremava nelle urla di qualcuno preso da un proiettile, di tanto in tanto gemeva per i compagni che uscivano a senso unico. E chi tornava, se quando e come tornava, ti dava l'impressione di essere un fortunato, un eletto.<br /><br />Toccò a me, al fine.<br />Dovevano essere gli inizi di marzo. Ricordo comunque che era un'alba gelida, che la trincea sembrava un'offesa alla piattezza della landa. <br />Il capitano mi chiamò. Messaggio urgente, campo a sud, camionetta, pericolo. Guadando come si muovevano i baffi neri, mi attanagliava la voglia di chiedergli "Posso rifiutare, secondo lei?".<br />E così ci andammo. Eravamo io e Mario, uno che conoscevo da poco.<br />Mi chiese se volessi guidare, ma risposi che di quelle cose io non ero pratico. Cominciammo a parlare di casa, a raccontarci aneddoti e a commiserarci un po'. In fondo, sono le cose di cui noi soldati preferiamo parlare. Forse le uniche di cui siamo capaci di parlare.<br />Il caso fa cadere i frutti dagli alberi. Il caso salva gli uomini.<br />Il caso quel giorno scelse di far conficcare il proiettile sparato da chissà dove nella giugulare del Mario, ma di evitare la mia. La freccia mi trapassò la pelle all'altezza delle narici e fuoriuscì, dal caso sempre deviata, al di sotto dell'orecchio.<br />Ricordo sangue, il volante viscido di sangue, e nel sangue la promessa lanciata all'Altissimo di non nominarlo più invano.<br /><br />Quando il buio è sceso sulla strada di casa e l'ha cancellata dalla vista, nel momento in cui riapri le palpebre dopo un lungo sonno, l'unica cosa che ti apre il cuore è la speranza che la luce sia quella del sole del paese tuo.<br />Convinto, mi sollevai di scatto nelle lenzuola grigie. Ma la delusione che mi mandò di nuovo disteso bruciava più della ferita sotto la fasciatura. <br />Capii subito che non potevo essere morto, perché dopo quella promessa Dio non poteva restare insensibile. E poi, metà del volto era un pezzo di dolore rovente. A meno di non essere sceso all'inferno, arrostito un po' e di li strappato per opera di qualche angelo, non potevo essere morto.<br />Alzai una mano per valutare la gravità dei danni e tastai la cosa che mi ingombrava. Era molto morbida, non poteva essere la mia pelle.<br />- Non la tocchi.<br />All'inizio non distinsi bene la sua figura. Poi si spostò, e andò ad armeggiare vicino la finestra, così la luminosità mi rese possibile capire chi fosse.<br />Le infermiere non sembrano angeli ai soldati che si svegliano da un lungo sonno. Sembrano semplicemente macchie di neve parlanti, poi donne che nei giorni finiscono per assomigliare alla tua Vittoria. Donne come non ne vedevi da mesi. <br />Chiuso tra metri di terra e maschi, mi sembrava di aver dimenticato quanto una pelle possa profumare, quanto il respiro affannarsi per qualcosa che non sia il correre al riparo da un'esplosione. Quanto le labbra dissetarsi da qualcosa che non era acqua sporca. <br />E d'improvviso capii che non era mera abitudine alla vita ciò che mi aveva fatto tirare avanti nella polvere e nel gelo. Era desiderio di tornare alla vita, passare la guerra e la morte e i feriti e i gemiti e risorgere dal bozzolo che ero diventato. <br />Ma Mario pure, lo voleva, eppure era stato lui a cadere.<br />Forse lui l'aveva capito, e il caso aveva scelto di farlo capire a me lasciandomi in quel letto piuttosto che sul sedile di quella camionetta.<br /> <br />Commentate senza alcuna pietà... critiche e consigli sono graditissimi... grazie mille!!</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6135"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6135</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6135</guid><category>racconto</category><pubDate>dom, 10 gen 2010 17:58:30 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - [Senza titolo]</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/myatyc">myatyc myatyc</a></strong></p><p>Penzolava per il collo. Da due ore. E così lo trovarono, con una delle corde del garage a chiudergli la gola. Una di quelle robuste, ben fatte. Adatte all'uso.<br />Quella sera si levò la tramontana, e insieme alle foglie ingiallite da Novembre spazzò i foulard delle belle signore immerse nel cicaleccio di ipotesi e rumours, per dirla con eleganza.<br />Supponevano indebitamento incolmabile e poco limpido. In  cui, certo, la mogliettina con le sue cartelle Vuitton autenticate non aveva giocato un ruolo troppo secondario.<br />Gli incartapecoriti  pensionati del barrettino in piazza tossivano di cose grosse, investimenti azzardati. Qualcuno di cerchie più alte - e qui la strizzata d'occhio alla "capiscimi a me" - che si era visto pestare i piedi e aveva agito di conseguenza. <br />Gli incravattati signori che in quel barettino prendevano il caffè prima di precipitarsi negli uffici comunali lì di fronte biascicavano di una piccola "deviazione professionale", simile a quelle che parecchi, anzi quasi tutti, - precisavano fra un morso di cornetto e l'altro - qui in Italia si concedono, anche solo per una volta. <br />Le severe  insegnanti della figlia liceale postulavano davanti ai registri nella sala professori di problemi sicuramente di natura coniugale - sospiravano con aria afflitta - in atto da chissà quanto tempo e purtroppo divenuti insostenibili.<br />I bimbi della scuola materna si chiedevano se il loro compagno fosse stato tanto cattivo da far volare in cielo suo padre prima del previsto. E un certo acume in questa risposta bisogna riconoscerlo.<br /> Avevano ragione tutti, aveva ragione nessuno. Senz'altro qualcuno, nella ridda, aveva puntato il cavallo vincente. E si attendevano i latori della prossima rettifica alla storia ufficiale. Ne circolavano tredici, senza contare le ramificazioni secondarie e gli scissionisti che quotidianamente apportavano il loro contributo al brulichio di caffè e foulard e registri.<br />Si attendeva come sospesi, si orecchiavano i vicini al balcone setacciando la discussione per nuovi particolari; ci si appostava allo scaffale più vicino al bancone del salumiere, a caccia di quelle versioni alternative che si collezionavano come le figurine. Ovvio, scegliendo la preferita.<br />Così Novembre sfumò in un gelido Dicembre, e la tramontana se ne andò,  per poi  farsi desiderare e tornare a passeggiare per le vie più impietosa di prima. <br />Si cambiarono i foulard con gli sciarponi di lana, i caffè si fecero bollenti e l'aria più fredda e dimentica dell'accaduto.  Ma nel mentre il castello di ipotesi  e l'interesse generale si dissolvevano nel freddo, la stoccata arrivò: il suicida aveva lasciato una lettera. <br />Niente loschi debiti, niente boss incappucciati. Niente usura, nessuna bella amante che avrebbe conferito un po' di pepe e senso alla storia.<br />Semplicemente, nella maniera più terribilmente semplice, un uomo stanco della vita. Affranto nell'animo, distrutto nella parte invisibile del suo essere da un incessante logorio di non meglio precisati ingranaggi. Un uomo solo.  Fra le mille persone che lo circondavano e che gli volevano bene, ma per qualche misterioso motivo, comunque solo. <br />Allora la tramontana si lasciò passare, e del castello si dissolsero anche le ceneri.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6125"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6125</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-6125</guid><category>racconto</category><pubDate>ven, 08 gen 2010 21:47:35 +0100</pubDate></item>
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