username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Canto della mia nudità

Guardami: sono nuda. Dall'inquieto
Languore della mia capigliatura
Alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
Palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
È la curva dei fianchi, ma i ginocchi
E le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m'inarco nuda, nel nitore
Del bagno bianco e m'inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

 


5 commenti:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • Verbena il 10/09/2014 08:21
    Il sereno sguardo sulla propria immagine svela l'essenza pura dello sguardo poetico, con il distacco eppure appassionato come chi osserva altro da sé e se ne compiace, già prevedendo l'usura del tempo e il disfacimento. Stupenda disquisizione sul proprio corpo ed ogni verso è invito alla contemplazione di quell'umano che prescinde dalla volontà.
  • Donato Delfin8 il 24/08/2011 21:08
    eppur nuda... eppur sola
  • ELISA DURANTE il 12/08/2011 17:57
    Un inno alla carne, alla propria carne giovane che avrà breve vita...
  • il 08/10/2010 19:20
    Nudi davanti a sé... ma mai agli altri... non siamo che maschere... bella
  • il 03/12/2009 08:23
    Consapevolezza del proprio corpo giovanile... una poesia quasi verista. Bella