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Perso
nella felice sofferenza
che ama il suo dono più grande
piangere.

Echi
nell'insolente giorno
dove l'aria è
senza suoni e senza voce.

Gli occhi non vedono
la tristezza
là dove inizia
un sogno.

Di quell'antico
solo una scia di pensieri
in fondo al dolore là dove c'è
qualcosa di magico.

 

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 25/05/2012 19:15
    L'eco dei giorni felici vorrebbe tramutarsi in voce chiara, netta fino al punto da produrre magie nei ricordi che premono. Il tutto mentre l'oggi non si predispone al connubio ideale col passato. La tristezza che questo testo è capace di infonder enel lettore si colora alloquando, in un indovinato epilogo, il dolore si quieta nel ripristino di una stato interiore capace di viaggiare alla ricerca dei doni solo teporaneamente smarriti.
    Stesura efficace che acquista morbidezza del verso mentre il cuore dell'autore detta i tempi della solitudine.
    Ciao
    Aurelio

3 commenti:

  • Maria Teresa il 30/10/2010 20:55
    I tuoi ossimori mi danno sempre un gran piacere della lettura e mi regalano belle emozioni.
  • karen tognini il 30/10/2010 11:59
    Di quell'antico
    solo una scia di pensieri
    in fondo al dolore là dove c'è
    qualcosa di magico.


    bellissima...

    k
  • Elia Paglia il 30/10/2010 10:05
    questa poesia così stupenda... bravo non ci sono altre parole per commentarla almeno io non ne trovo... bravissimo

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