di-spero... e ne uscirai... à la lumière d'une chance perdu... bravo Marcel...
il 31/03/2013 08:15
Disperarsi serve solo ad aggiungere la pena massima a quelle che già abbiamo. Superarne la tentazione è il test più certo relativo alla fede che ci siamo costruita. È però saggio, quando non se ne possa più del proprio patire, trovare il modo personale più appropriato per far defluire positivamente l'eccesso di tensione interiore.
Il disperare non è un ragionamento, viene da "dentro", dal sentimento, quando un uomo o una donna si dispera è come una preghiera e sempre alla disperazione troviamo risposta, cento risposte, mille, . . .
il 25/05/2012 17:43
Immagino che per l'uomo, inteso come l'umanità nel suo complesso, non esista un vero e proprio tempo definito da un suo simile o dai suoi simili. Partendo da questa premessa, la vita si riduce fino a diventare un solo respiro. Ciò mi suggerisce l'idea che il disperare, qui mezionato da Proust, non faccia altro che ridurre ancora di più l'essenza dell'esistere fino a farlo divenire un solo battito. Ne "La recherche", opera straordinaria per il mio percorso lettarrio, il costante viaggio verso un senso compiuto del vivere si ottimizza con il sentire addosso le speranze di raggiungere la meta. Altri errori naturalmente commettiamo (l'indifferenza, l'insensibilità, la non partecipazione, l'appiattimento morale ecc. ecc.) ma quello richiamato da Proust è tra i più gravi giacchè quel rifiuto alla speranza trascina il cuore in un abisso, inesplorabile.