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Al lento vacillare stanco

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Al lento vacillare stanco
di un'altra fiamma perduta,
al lento disfarsi e svanire
del mio amore ormai lontano,
che pure mi diede tant'ala
a levarmi sul mondo
e tante cose dolci e segrete
mi cantò nell'orecchio,
o, più profondo, nel cuore vivo,
cose trepide di dolcezza,
che nessuno saprà mai,
che mai saprò ridire,
al dileguarsi inesorabile di tutti i mie i sogni
al morire di un'altra illusione:
mi ritorna nell'anima il monotono ritmo del tempo,
la vita orrenda, sempre uguale,
e il martellare dei pensieri inutili,
l'interminabile struggermi grigio
in mezzo allo spettacolo del mondo
sempre uguale,
ma tanto misterioso e terribile
di gioie e dolori,
che fa chiudere gli occhi e raccogliersi in sé,
quasi un rombo improvviso
che rintroni il cervello.
Ma nella vita così fatua e triste,
dileguato lontano il bel sogno sereno,
mi riafferrano a tratti,
ferocemente improvvisi,
struggimenti di desiderio,
soffocamenti folli,
lancinanti come ferite
che si riaprono d'improvviso
ad un urto violento,
ali tronche e rabbiose
d'un grande sogno che vivo
senza comprendere certo
che cosa sia mai.
Desiderio per tutte le donne che passano in strada,
per un viso, un bel corpo,
una febbre sensuale che mi rugge nel sangue.
Io le seguo con l'occhio perduto le donne che passano
E ogni volta mi par di lasciare
sul loro cammino,
ch'è così tiepido e profumato,
della carne strappata e del sangue, una brama viva.
E tutte mi sfiorano e poi:
dileguate per sempre.
Invidia dei meravigliosi suicidi d'amore,
quando l'ultima stretta folle s'inonda di sangue,

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