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Ode all'odore della legna

Tardi, con le stelle
spalancate nel freddo
aprii la porta. Il mare
galoppava nella notte.
Come una mano
dalla casa oscura
uscì il profumo,
intenso,
della legna custodita.
L'aroma era visibile
come se l'albero
fosse vivo. Come
se ancora palpitasse.
Visibile,
come una veste,
visibile, come un ramo spezzato.
Girai
dentro la casa
circondato da quella balsamica
oscurità.
Fuori
le punte del cielo scintillavano
come pietre magnetiche
e l'odore della legna
mi toccava
il cuore
con dita
come di gelsomino,
come di alcuni ricordi.
Non era l'odore acuto
dei pini, no,
non era
la scalfittura nella pelle
dell'eucalipto,
non erano
-neppure- i profumi verdi
della vigna, ma
qualcosa di più segreto
perché quella fragranza
una sola
una sola volta esisteva,
e lì, di tutto ciò che vidi nel mondo
nella mia stessa casa
di notte, presso il mare d'inverno,
lì stava attendendomi
l'odore
della rosa più profonda,
il cuore reciso della terra,
qualcosa
che m'invase come un'onda
staccata
dal tempo
e si perse in me stesso,
quando aprii la porta
della notte.

 


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