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Sulla televisione

ho sentito parlare alla televisione
di Pablo Picasso.
è una striscia (credo) quotidiana
che fanno sui grandi pittori
sul canale 23.
dei mini-documentari
che dovrebbero illuminarci
circa la vita, lo stile, le opere
dei suddetti.
trattano Picasso come
una bestia da circo,
lo incellophano dietro epiteti
smielati e "rivelatori",
parlano del suo attivismo politico,
di quanto la sua Arte sia
innovativa, moderna, senza tempo,
dicono che Guernica
sia stato la fine del suo slancio creativo,
che da giovane era nient'altro
che un convenzionale bohémien,
ma che poi è cresciuto, è maturato,
che la sua opera è diventata
sempre più impegnata eticamente.
chiudere il genio in una gabbia
di espressioni politicamente corrette,
che non siano fomentate dal peso
dell'originalità o del rischio,
senza per questo sviscerare
verità nuove e criticamente stimolanti,
questo è il compito
della nostra televisione.
ora, a una tv che ci propina l'Arte
come uno spettacolo
commestibile e consolatorio,
che può essere compreso da tutti
nella sua più invisibile sacralità,
io preferisco un triviale show del sabato sera.
la nostra tv pullula di contenitori
del nulla culturale,
si strumentalizzano i grandi della storia,
si trattano argomenti dal peso focale
con sfrontata superficialità
e pedante qualunquismo
(penso ad esempio a Masterpiece,
il talent sulla scrittura).
e se non è questo saranno
i programmi del sensazionalismo becero,
le storie shock dell'orrore quotidiano,
le lacrime dei personaggi famosi,
(oh quant'è interessante vedere
un vip che piange).
c'è un mondo là fuori
che aspetta di essere raccontato,
un mondo bello
fatto di gente raggiante,
di predatori dell'esistenza,
al di là del banale e della falsa retorica,
oltre le mura della forzata indignazione,
tutto questo esiste, chiede voce,
c'è bisogno di musica nuova,
musica che sappia far ballare
le ossa dello spettatore che guarda.

 

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • vincent corbo il 20/10/2016 15:09
    Le lacrime al gf vip hanno un peso specifico maggiore dell'arte descritta col compasso

1 commenti:

  • Gianni Spadavecchia il 21/10/2016 10:48
    Io ritengo che noi ormai siamo ciò che vediamo. Quei programmi demenziali rivelano parte di noi.
    Per quanto riguarda i documentari, se fossero fatti meglio sarebbe perfetto.

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