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Al nero delle giornate si contrappone l'azione

la Sinfonia Drammatica di Ottorino Respighi
attraversa il mio cervello
e attraverso le sue sinapsi cloroformizzate
chiede asilo dentro me,
oggi sono a terra
come una vecchia gomma bucata,
ma la faccia a 7 anni
nella bella foto di mia sorella
e quest'antico sole pallido
m'invitano al distacco, alla estraneazione;
è bene fare un passo indietro, riconsiderare.
siamo tutti messi in questo grande oceano
di sozza depravazione, fermi tra
il nulla e il nulla, tra il sorriso e una strana pazzia;
i geroglifici del nostro DNA ci spingono
a una lotta per la sopravvivenza,
costretti a odiare e amare tutto ciò che ci attraversa,
sopraffatti da quieto dolore,
invisi dalle circostanze,
vuol dire forse questo essere Uomini?
sopravvivere per saziare delle stupide pulsioni?
morire una morte insignificante?
come una pietra che si sgretola?
come un albero abbattuto dal vento?
ma questa luce mitigata e quel sorriso
nel riquadro azzurro
camuffano il vuoto di rosee aspettative,
è anche utile, alle volte,
soggiacere a qualche sporadica illusione,
creare un paradiso artificiale fatto
di cose semplici, forse di quisquilie.
questo è il mondo
e questi siamo noi,
c'è da imparare dall'animale:
egli non rimugina,
egli vive,
mostrando alla nostra intelligenza
l'arte dell'adattamento.

 

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1 commenti:

  • bruno guidotti il 25/10/2016 18:11
    Sinceramente preso da questa poesia al di là delle righe, ti faccio i miei più sentiti complimenti, e per la lirica e la critica esposta.

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