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Questo mondo

insano serpente che si morde la coda,
questo mondo è una canzone popolare ripetuta all'infinito -
avventura negligente, slancio verso spazi di luce spezzettata -
ora il mio dolore suggerisce cose insane al mio cervello,
cose come amore, suicidio, poesia,
e io cammino dentro la pioggia scura e acida
senza provare niente e senza essere niente,
il mio impermeabile è una corteccia che trattiene il dolore
come un succo delizioso,
dentro c'è Sonia e le sue problematiche idee sul sesso,
sta dentro e a volte salta fuori,
posso vedere il suo collo setoso di ragazza,
non un una verruca, non un solo neo,
la bianca pelle rapisce la mia vista
come una guerra scoppiata per motivi banali,
è come il bianco amore, l'amore studentesco,
che fruga nella sacca della mia pazzia, che mi riporta a Palermo,
dove il primo dell'anno la città era deserta
e noi mangiammo scampi e polipo in un ristorante di secondo ordine,
quando l'inverno era ancora voluttuoso di bellezza,
con i fiocchi rosei di neve e le piogge chiare,
ma questo è un mondo incomprensibile,
pazzo come la più pazza delle pazzie,
e si mangia la sua coda di dolore
e mi stritola e mi sconvolge perché, adesso, io ho visto.
dall'altra parte di me ci sono cose ordinarie,
oltre i miei occhi ci sono cani che si leccano il culo
e io vedo tutto, alle volte mi inserisco, ma non sono mai parte di tutto,
strappo via l'impermeabile e passeggio, nudo, sotto la pioggia violenta,
la mia pazzia è la mia pazzia, non è la vostra,
voi vivete esistenze tranquille dove il sole sorge sempre alle sei,
io chiudo me in una scatola di oggetti insensati,
il sogno di cotone è stato bucato nel mezzo,
il lardo del mio cervello sparge il suo grasso olio dentro tutta la stanza,
c'è bisogno d'amore, altro amore, ancora amore, sempre amore,
ma questa è la punizione:
vivere per quattro euro l'ora come un panino con pancetta e salsa barbecue,
camminare dentro strade deserte, deserti nel cuore,
con gli strascichi della gioventù attaccati sui talloni,
diventare adulti, poi vecchi,
e morire morire morire.
solo la morte sopravvive
e il mondo, come una vecchia canzone popolare,
suona all'infinito, ancora, ancora.
ecco, lo senti il loop?

 

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