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Nelle quattro mura dell'ospedale

il nulla.
era forse solo questo
che mi terrorizzava.
non provare niente
e non essere niente.
osservare il mondo
fuori dalla finestra appannata
come l'ultima delle impossibilità.
morire lentamente,
come l'effetto dei medicinali
che ti si ficcava nella testa,
cancellando tutto,
annebbiandoti, piano,
uccidendo la tua attenzione
un secondo per volta,
minuto dopo minuto,
ora dopo ora.
loro volevano il mio culo,
volevano vedermi assoggettato
ai loro principii stantii
che propinavano come civiltà,
ero solo uno strumento inerte
della logica tutt'umana
per cui"il cavallo nervoso va reso
docile e mansueto".
questa era la nostra società,
una società dove i pazzi
curavano i pazzi,
dove l'omicidio era autorizzato
e la paranoia coercibile,
e io me ne tiravo fuori,
seguitavo a credere nella libertà
e a non cedere al compromesso.
ero solo un ingenuo
e gli ingenui, si sa,
sono una categoria a rischio.

 

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