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Sull'amore

è come una lacerazione,
la parete delle cose stabili
che scivola giù,
l'imene la prima volta
o la prima sega.

è come quando Dioniso si fa Βάκκχος,
come il sapore dei primi vini
che ti rende turgide le labbra,
persino meglio di quel sapore,
forse, meglio di qualunque cosa
l'esperienza possa sperimentare.

lei conosce le mie inquietudini,
dovrebbe virare verso le cose resistenti
e invece resta,
verso quelle cose robuste che durano
e invece mi telefona 4 o 5 volte al giorno,
chiede del cuore e delle potature,
s'interessa della mia anima.

ho sempre una grande incredulità
quando le rose non diventano crisantemi,
quando la pupa è pronta per lo sfarfallamento
e i colori mutano, la pigmentazione si fa accesa
e il miracolo del compimento
come venir svezzati a ventisette anni
sorge.

e potrei chiamare l'amore col suo nome usuale
ma l'amore non ha sempre 15 anni
e dunque lo chiamerò cura e penetrazione intellettuale e svelamento.

e quel suo levitare sopra le cose banali
quando si china sopra di me
quando mi dice:
"vedo la quiete dove tu hai seminato tempesta".

 

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3 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 17/01/2017 04:20
    DALLA CHIUSA... L'AVALLO PIU' CHIARO PER UN ESAUSTIVO VERSEGGIO.
    *****
  • roberto caterina il 16/01/2017 15:14
    mi è piaciuta nella descrizione e nel finale...
  • Gianni Spadavecchia il 15/01/2017 16:05
    Chiusa che rende la poesia stupefacente. Ho immaginato ogni scena descritta. Bravo, bravo, bravo!

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