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Amaro calice

Fiocchi bianchi cadono
sul dolore rosso di sangue
e di lacrime cocenti
di chi non ha più niente.

Trema la terra amara
scossa da brividi di freddo
e seppellisce speranze
di gente ormai allo stremo.

Bambini in altri posti giocan con la neve,
là dove uomini e donne imbacuccati
scivolano su fiocchi dolci
come latte appena munto.

Case sparse in campagne
un tempo verdeggianti
dove giocavan bimbi nei cortili
sono adesso musei di cera
fragili come ali di farfalle
e tremano di paura e freddo
coloro che aspettano soccorso.

Belano le pecore negli ovili
e si sentono i muggiti
delle mucche che piangono
i loro figli morti tra la neve.
Cani randagi cercano riparo
nel cavo di alberi rinsecchiti
mentre uccelli infreddoliti
volano di ramo in ramo
alla ricerca di qualche seme
seppellito nella coltre bianca.

Siamo tutti figli della stessa madre,
tutti cuori palpitanti che battono
alla ricerca di una vita meno amara,
e adesso che le forze della natura
si scatenan senza tregua
sui volti, sulle braccia, sulle gambe,
adesso ci vogliono cuori e braccia
per soccorrere ed alleviare
le sofferenze di chi beve l'amaro calice
della maledizione e dell'indifferenza.

 

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2 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 20/01/2017 08:57
    Un profondo quanto riflessivo verseggio.
    Serena giornata, Vincenzo.
    *****
  • silvia leuzzi il 19/01/2017 20:59
    Hai ben detto Vincenzo:Siamo tutti figli della stessa madre,- eppure spesso lo dimentichiamo, chiusi nella nostra superbia di uomini, che abbiamo creduto di poter asservire la natura ai nostri sporchi e loschi affari. La natura è nostra madre, la madre libera di essere sempre se stessa.
    Mala tempora currunt amico mio!
    Piaciuta perché fa pensare

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