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Omaggio ad Alda Merini

Hai fatto di te stessa
pane duro da mangiare
immerso nel miele ambrato e dolce
e nell'aspro e vermiglio capsicum
con la carne viva fatta a pezzi.

Hai dato in pasto
a dotti medici e sapienti
il tuo corpo e la tua anima
spogliati dell'effimero
e vestiti solo di normali nudità.

Compagni di sventura
chiamati a torto matti
urlavano al cielo la loro
assenza da un crudele mondo
che non perdona chi è diverso.

Racconta ancora, Alda,
racconta a chi si bea
dell'altrui infelicità
quanto amore si può lasciare
lungo strade accidentate.

La tua forza era quella del dolore,
la tua arte era la tua vita,
e le tue lacrime il pianto
del cielo fatto di tempeste,
squarci di sole ed impetuosi venti.

Non eri fatta per questo mondo
indifferente, crudele e stupido;
nei tuoi occhi c'era il velo
della sofferenza e la luce
di chi vede anche al buio.

Vorrei che tu scrivessi ancora, Alda,
che tu scuotessi con le tue parole
questa umanità che sprofonda
nel grigiore, ma posso solo vedere
la tua foto al pianoforte mentre fumi.

 

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