Verso l'Everest,
conobbi sentieri imbronciati da smorfie di rovi,
che districai con rami sorridenti vestiti di fiori;
incontrai fiere selvagge, che debellai con torce infuocate
di entusiasmo e di passione;
caddi in fitte trame come ragnatele di fulmini,
e ne uscii con vittoriosi bagliori di arcobaleni.
Verso l'Everest,
mi assalirono stormi di dubbi con ali di avvoltoi,
che dissipai con i voli acrobatici della determinazione;
sprofondai in tranelli di sabbie mobili,
e mi salvarono le funi di zucchero di un cavaliere donato dal cielo,
come una dolce pioggia di petali di rosa;
incontrai dirupi con un fondo di nulla,
che superai con testardi ponti intrecciati di volontà e di coraggio.
Verso l'Everest,
mi imbattei in un mago senza stelle,
che pretese di giocare con la trama della mia vita,
ma lo allontanai mostrandogli il romanzo del mio destino;
mi assalirono mercenari armati di lance incolore della ragione,
che costrinsi alla resa con le stoccate ribelli del mio cuore.
Giunsi infine, con corpo stremato ma cuore gioioso,
al tanto sognato Everest, morbida carezza per i miei occhi
e nettare raro per il mio cuore giramondo.
D'improvviso, una sinfonia trillante, in combutta con un profumo
risveglia-sensi...
Magia di questo luogo idilliaco?
Beffardi folletti, sveglia e caffè, in meschina alleanza, spavaldi
sbandierano lenzuola di bandiere a scacchi, a far le veci di partenza
verso il mio Everest quotidiano.
Allora era un sogno...
Al mio fianco, tenero Principe color fiordaliso, ci sei Tu.