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Alla mia città

O mia città di vento
in cui vissi contento
i giorni della gioia
i giorni della noia
O mia città di mare
di vele e di lampare
un tempo fu l'amore
un tempo fu il dolore
O mia città di sabbia
di sconforto e di rabbia
di sogni mai sognati
di sogni disperati
O mia città di gente
passata eppur presente
di gente come tanti
di giusti e di furfanti
O mia città di morte
dischiudi a me le porte
di vuota eternità
del nulla che verrà.

 

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7 commenti:

  • Donato Delfin8 il 07/02/2010 15:24
    Bella dedica.
  • fabio martini il 07/02/2010 15:14
    vedi amico del '40... tu mischi la faccenda... tu la vuoi buttare in questione personale quando per me non lo e'... tu per me puoi essere il piu o meno simpatico del mondo, il più o meno savonese del mondo o genovese o armeno o ameno... poco mi cala... ma preoccupa uno come me legger che tu piccheresti di scolaro cresciuto a classici ottocenteschi al punto di ridurre tutto quello che avresti studiato ad una rima baciata da stornello romano (anzi.. lo stornello per certi versi e' molto superiore a quella tiritera che altro non si puo' definire) ma tu hai mai letto, e qui ti prego di mostrare dati alla mano, una simil cosa scritta dal leopardi o dal carducci o dal foscolo ecc ecc... neppure il giusti che si "gabellava per anti tedesco mettendo birbe alla berlina" poteva scrivere in modo cosi' semplice... direi che a quel tempo invece di leggere il foscolo e company ti divertivi di più a leggere il corriere dei piccoli con il signor bonaventura... e a scuola dovevi essere veramente scarsino almeno in poesia italiana... riguardo a quei terribili scrittori di poesie descrittive che tu quasi tenti di insolentire semplicemente dicendogli che scrivono prosa... parola terribile a quanto pare per i poeti... bene, ti sovvengo che se tu avessi studiato un po' di più i poeti del novecento invece di nasconderti dietro le sottane della maestra con il corrierino dei piccoli, avresti scoperto un mare di poeti che a te sono ovviamente sconosciuti perche' forse dovevano telefonarti per dirti che esistevano, che hanno scritto un mare di poesie descrittive che hanno fatto risonanza per molti di loro primo in assoluto pavese a me particolarmente caro ma montale a me vicino per terra natia ecc ecc... eppoi che dirti... fai di tutto per migliorarti perpiacere, veramente applicati, metti via il signor bonaventura e una volta tanto concentrati e prova a scrivere una poesia... una volta tanto...
  • gian paolo toschi il 07/02/2010 15:00
    Grazie o maestro per la forma dubitativa. Forse che si, forse che no... Andiamo! Ognuno se lo mena come vuole.
  • fabio martini il 07/02/2010 14:55
    ... si forse si... fm
  • gian paolo toschi il 07/02/2010 14:48
    Dont worry. Non è Genova. Non amo Genova, oltretutto i genovesi mi stanno sulle balle. Comunque penso non piaccia granchè neppure a loro, basta vedere le orde di zeneizi che d'estate invadono le spiagge savonesi. Quanto alla tiritera, se mi hai letto altre volte ti sarai accorto che mi piacciono le rime baciate, perchè ritengo diano un certo ritmo a ciò che si esprime. Padronissimo di chiamarle tiritere: a ognuno il suo! Sono cresciuto con Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli, ai miei tempi scolastici il Novecento non veniva neppure sfiorato. Nessuno è perfetto. Tuttavia, legggendo certi lavori che altro non sono che prose sconclusionate, scollate e pretenziose, in cui si usano termini altisonanti e criptici solo per l'effetto, mi chiedo cosa sia meglio. Forse sono io fuori dal mondo.
  • fabio martini il 07/02/2010 11:00
    spero che non sia genova perche' una tale tiritera non se la merita proprio dai... fm
  • Antonietta Mennitti il 06/02/2010 17:59
    Una dedica e una ode alla tua citta' natia. Complimenti bravo!

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