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Come amiche

Conobbi la morte quando avevo otto anni. A quel tempo per spiegarmi cosa mi stava succedendo usarono parole strane, discorsi illogici basati sulla magia e sulla religione. È strano come gli adulti parlino dell'argomento con i bambini; hanno la strana convinzione che non siano in grado di capire e quindi inventano strani modi che gli confondono soltanto le idee. Io, da parte mia, sapevo già tutto.
Il mio gatto Muffin era morto qualche mese prima cadendo dalla finestra del nostro appartamento. I miei genitori non avevano voluto dirmi la verità. Era giugno, uno degli ultimi giorni di scuola, e, come sempre, mia madre era venuta a prendermi a scuola. Quando ero salita in macchina mi aveva accolta con un forte abbraccio, più lungo del normale.
"Vedi Giulia è successa una cosa brutta." aveva esordito "Muffin è scappato di casa" .
"No, mamma." le avevo detto io, quasi per calmarla "Muffin non farebbe mai una cosa del genere. È troppo vecchio" avevo concluso fiera del mio ragionamento.
"Mi dispiace tesoro." Mia madre aveva scosso la testa e schioccato un bacio sulla mia guancia. "Ti va un gelato?" aveva poi proposto.
"Prima di pranzo?"
"Un piccolo strappo alla regola"
Avevo annuito entusiasta. Non ero preoccupata per Muffin. Non era scappato di casa, era troppo vecchio. Probabilmente era in qualche angoletto della casa che solo io e lui conoscevamo. Mamma e papà non lo avevano cercato bene. Ma tornata a casa neanche io lo trovai. Mi arrampicai sui mobili, spostai i divani, cercai ovunque. Solo pochi giorni più tardi sentii mio padre parlare al telefono con un suo amico che gestiva un piccolo negozio di animali di quanto fosse normale che, alla sua età, il nostro gatto avesse perso l 'equilibrio e fosse caduto.
Piansi. Piansi a lungo e piansi di vero dolore.
Una cosa mi rimase impressa nella memoria: Muffin, paradossalmente, valeva un gelato.
La morte la capivo, si. Quello che non capivo era da cosa dipendesse la mia eventuale morte. Per i miei genitori da una "brutta malattia" , per i medici dalla "leucemia" mentre per nonni, zii e prozii dal fatto che "non guarda proprio in faccia a nessuno".
Una volta, mentre i miei mi mettevano a letto, da quando ero malata mi riempivano di attenzioni, gli avevo chiesto come faceva la morte a guardare in faccia le persone e se lei aveva una faccia. Mia madre era scoppiata in lacrime ed era corsa in bagno dove trascorreva gran parte delle sue giornate a singhiozzare, certa che io non la sentissi, mentre mio padre mi aveva detto di non pensare a queste cose e di dormire.
Quel primo periodo della mia malattia lo associo al bianco. Il bianco dei camici dei dottori, il bianco delle pareti dell'ospedale, il bianco dei macchinari per "farmi tornare ad essere una bambina felice" , il bianco del mio viso e di quello dei miei genitori. Anche al bianco di tutte quelle lacrime versate. Si, perché per me le lacrime sono sempre state bianche. Di solito l ' acqua si dipinge con l ' azzurro, ma a me piaceva troppo l 'azzurro per associarlo al pianto, oppure si dice che è trasparente, ma come si può conciliare il dolore, la sofferenza con la purezza?

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3 commenti:

  • amel il 25/12/2013 12:59
    grazie per averci concesso un'opera così stupenda; devo dire che mi ha fatto pensare e che sei riuscita a creare un personaggio reale e che rimarrà nel mio cuore.
    Complimenti, davvero.
  • Anonimo il 18/09/2011 12:26
    non capisco è il 3 commento che scrivo sperando che almeno queso ti arrivi :
    grazie flavia per averci partecipato questa tua esperienza di vita... purtroppo siamo poco attenti a chi soffre... mi hai fatto tornare indietro nel tempo a quando ho perso una persna della mia stessa carne... un grande dolore che vivrà sempre con me... ho rivisssuto le stesse ansie, le stesse attese, lo stesso dolore... e l'incapacità ed il sentirmi inutile per non poter far niente... se non stargli vivino con il corpo e con la mente... il tuo racconto mi è entrato nel cuore!!! ben scritto, ben stilato scorrevole nonostante le tante pagine che sono volate sotto i miei occhi... complimenti brava ti auguro ogni bene ti abbraccio e ti bacio con affetto... a presto rileggerti carla
  • Anonimo il 11/09/2011 22:08
    Una interessante e drammatica esperienza di vita, almeno all'inizio. Ti confesso di non averlo letto tutto per la sua lunghezza. Continuerò a leggerlo un po' per volta. Perché non proporlo a puntate? Comunque scritto molto bene e in maniera coinvolgente.

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