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Odori

Cos' è questo odore? Questo inconfondibile sapore dell'aria che si presenta alla soglia della mia anima ogni volta che mi accingo a partire? Si, perchè questo è il sublime mistero: che ogni partenza ha un odore, così come ogni arrivo, ogni giornata persa, ogni vittoria non conquistata... ogni cosa ha un odore, un odore che non viene colto dagli organi dell'olfatto ma da quelli dello spirito, quelli del dolce sentire le cose, quei sapori di cui il poeta ne è lo chef e il lettore ne è il degustatore prediletto...
Ecco, dicevamo, l'odore di una partenza, si, perchè questo è quello che assaporo in questo istante, mentre lancio un ultimo sguardo alla camera deserta per controllare di non aver dimenticato nulla, ricacciando nella valigia gli ultimi calzini sporchi. Le partenze sono fatte di confini: confini tra le persone che dobbiamo lasciare e quelle che presto incontreremo, confini tra i luoghi che abbiamo visitato e quelli che ci attendono. Confini che varchiamo, in quel rapido ed inebriante frangente di tempo concesso dal sole nell'arco di un alba. Mi accingo, dicevo, ad uscire dalla stanza. Si lo so, sono ancora qui, qui a chiudere la valigia, a ricontrollare ossessivamente di non aver lasciato qualcosa sotto il letto, sotto il comodino, sotto le lenzuola che ho già sbattuto e risbattuto quattro o cinque, o forse sei volte. Perchè si sa, temiamo forse qualcosa al mondo più dell'abbandono di qualcosa di insignificante? Ma noi siamo fatti così, ci perdiamo nelle piccole cose, perchè sono le più grandi, ci addentriamo in una virgola messa al posto sbagliato della vita perchè è quella che cambia tutto il senso della frase, e giù a farci domande su perchè quel dannato autore l'abbia messa proprio in quel punto. Va bene, ci sono, non mi devo perdere in chiacchere, i treni non aspettano il tempo delle nostre elucubrazioni. Prendo la valigia, la giacca sulla spalla, saluto la stanza vuota come si saluta una compagna di notti felici. Esco, chiudo la stanza a chiave, mi accingo alle scale tentando con tutti i miei sforzi di convincermi che non ho dimenticato nulla, e scendo, scendo le scale fino alla reception vuota. Abbandono le chiavi sul tavolo come prestabilito, mi avvio all'uscio. Adieu, porto di mare, a la prochaine.
Scendo in strada, mentre i primi raggi riscaldano la fresca aria mattutina, un anziano signore, che la vita gli ha chiesto di pretendere meno, sta ancora russando beatamente sulla panchina del viale coperto da una giacca in pelle e qualche giornale. È l'unica anima oltre a me a vedersi nel giro di chilometri. Mi avvio con passo svelto, verso la stazione della mia anima, passando casualmente di fianco a quel pub dove ero poche ore prima a bere con quel gruppo di olandesi sbandati, e i ricordi confusi di un allegra serata da poco trascorsa, mischiati ai rimpianti per tutte le cose non fatte e non viste, si annegano finalmente nell'entusiasmo del poter immaginare la mia prossima destinazione. ​

 

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2 commenti:

  • Stanislao Mounlisky il 29/04/2015 19:28
    Dato il titolo, avrei inserito più odori, l'unico che si percepisce è quello dei calzini sporchi...
    P. S. anche tu lasci l'accento del sì sulla tastiera... ma allora è un vizio...
  • Chira il 29/04/2015 17:50
    Scrivi in modo piacevolissimo e originale, tutto tuo. Si, l'odore è un elemento determinante per ogni cosa, anche per i sentimenti. Si parte e già si sente nell'aria la prossima destinazione... Ben arrivato in PR!
    Chiara

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