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Storia di una famiglia

In una città del Medio oriente, verso sera tutti i lavoratori tornano nelle proprie case.
Solo un uomo non fa ritorno.
La moglie lo aspetta: non sono nel loro paese, l'uomo è artigiano, insieme si spostano da un luogo all'altro per lavoro. Lei è gravida e nonostante la fatica di tirare avanti, sono una coppia unita.
È un nuovo giorno e in paese arriva un pastore con molte pecore. Era da tempo che non si vedevano greggi tra le case. Tre cani meticci neri e scarni, hanno occhi rosso sangue come la più brutta rappresentazione della fame, controllano il gregge insieme al pastore. Accanto a loro sta camminando Lei insieme alla moglie del vicino di casa, un allevatore di vacche.
I cani la vedono, ringhiano. Lei fa un passo indietro, le mani a coprire il ventre, a difendere il figlio che sta per nascere. Il suo sguardo incrocia quello dei cani, la paura aumenta, negli occhi delle bestie sembra nascosto il diavolo in persona. I cani continuano a ringhiare avvicinandosi a Lei. Il pastore fa come nulla fosse e continua a guidare le pecore a testa bassa.
Si sentono gracchiare tre grandi corvi; sono su un carro fermo vicino alla donna e sembra quasi che parlino al pastore. Quest'ultimo emette un suono rivolto ai corvi, non una voce da uomo, come un verso animale, simile a quello di una capra; poi copre il proprio viso con un ampio cappello, richiama i cani e prosegue il viaggio. La donna non si accorge di quest'ultimo avvertimento ma scossa dallo sguardo dei cani decide di tornare a casa in tutta fretta.
È sera e la donna avverte dei forti dolori al ventre, è sola, il marito tornerà tardi dal lavoro questa sera e lei ha bisogno di aiuto. La casa più vicina è a un km di distanza e così decide di incamminarsi. A metà strada perde i sensi, sulle sue spalle una vita di stenti. Sviene.
È notte inoltrata, la donna riapre gli occhi. Ora è nel piccolo fienile dei vicini di casa, in parte a lei suo marito le asciuga la fronte bagnata. Sta per partorire.
Si sentono ringhia, tre grandi cani neri, allontanatisi dal gregge di pecore che sosta in paese quella notte, si stanno avvicinando rabbiosi verso quel fienile. La donna li sente, ha paura per il figlio che sta per nascere, vorrebbe allontanarsi ma gli mancano le forze, le contrazioni aumentano, il marito con la mano destra stringe la sua e con la sinistra tiene in mano un forcone. Hanno paura, i cani sono sempre più vicini. Un rumore contro il portone, ringhi diabolici. Sono i tre cani neri che tentano di aprire il portone del fienile, sono forti e determinati, picchiano il loro muso contro le assi marce del portone, il sangue vivo cola sui loro musi ma non cedono.
Urla laceranti.
Lei sta partorendo.
Sentendo le urla i cani aumentano la proprio ferocia. Un'asse viene spezzata dalla ferocia dei cani. Ora hanno un varco.
Sono dentro, hanno le teste ricoperte di sangue, gli occhi sono accesi da un odio profondo mentre fissano il bambino che la donna tiene a sé.
Il neonato apre le braccia e un fascio di luce verticale arriva fino al cielo, abbaglia i cani facendoli scappare, abbatte le porte del fienile ed illumina la zona circostante per diversi secondi.
Da quel momento molte persone, accortasi di quel fascio di luce, hanno fatto visita alla famiglia e molti sono i regali ai piedi del neonato. Tra questi, oro, incenso e mirra.

 

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