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I filo del gas

        Oggi l'economia viaggia sul filo del gas. Con l'unico obiettivo di mantenere inalterati i privilegi dei ceti più ricchi. Di tutti gli altri - ceti medi e cenciosi - a chi ha tanti soldi non gliene può fregare di meno. Anzi. Che restituiscano un po' di quello che hanno guadagnato dal boom economico ad oggi, questi mangiapane a tradimento! Anche i cenciosi? Ma sì, pure loro. Magari con una tassa sulle elemosine.
        Una volta, quando non c'era il computer di bordo, si diceva: se vuoi risparmiare viaggia sul "filo del gas". Questo garantiva le migliori prestazioni possibili col minimo consumo di carburante. Naturalmente bisognava essere animati da spirito sobrista, avere un grande orecchio, il piede leggero, e soprattutto - se si era giovani - non farsi prendere la mano dagli ormoni, che andavano pazzi per la velocità. Insomma il "filo del gas" era un piccolo segreto che  faceva parte del corredo dell'automobilista scafato. Insieme alla "doppietta". Manovra un po' azzardata che, al contrario, faceva consumare più benzina. D'altronde non si può avere tutto nella vita.
        Come al solito qualcuno dirà: cosa c'entra tutto questo con l'andamento dell'economia? Frenate l'impazienza e lo capirete. Perché non ci vuole un master alla London Business School of Economics per cogliere certe cose. Quella che sto per esporre non pretende di essere un'analisi dell'economia "alla Piketty". Mi piacerebbe tanto, ma non ho studiato abbastanza.  Quello che sto per descrivere è solo un punto di vista. La modesta riflessione di uno che osserva le cose che accadono. Ma soprattutto quelle che non accadono. Una visione che sicuramente farà sorridere di sufficienza gli economisti. Quelli organici, intendo. O meglio, quelli allevati dal sistema per essere organici. I grandi sacerdoti dei templi dell'economia,   col compito di diffondere e difendere le tesi e teorie dell'anarco liberismo. E lautamente pagati per dire poche verità e tante bugie. Gente che blatera spesso cose senza basi scientifiche, solo per creare confusione. Il tutto con la sicumera di chi, nel tentativo di dimostrare di possedere il verbo,   intreccia parole comuni  e termini gergali in una  sequenza assolutamente priva di significato. Una sorta  di grammelot che l'uomo della strada stenta a comprendere. Una cosa però è chiara a tutti: che un tale parlare  è studiato ad arte per fottere i tanti a vantaggio dei soliti pochi.  
        Nel secolo scorso, fino al premio Nobel Modigliani compreso, quasi sempre gli economisti hanno sparato previsioni a braccio. A volte  incoraggianti, a volte catastrofiche. Ci avessero azzeccato una volta! Un po' perché  si basavano  su ciò che avevano studiato sui libri, e osservato di striscio ( invece di ricavarle da dati statistici). Un po' (tanto) perché prezzolati. Nella storia del novecento gli economisti che hanno mantenuto una dignitosa autonomia di giudizio si contano sulle dita di una mano. E sono, guarda caso, tendenzialmente di scuola keynesiana. In sintesi: intervento pubblico accanto a quello privato, specie nei momenti di crisi. Proprio il contrario di quello che accade oggi. Specie da noi.

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1 recensioni:

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  • vincent corbo il 07/11/2017 08:26
    Quest'elucubrazione mi rimanda al bonus degli 80 euro... in fondo 80 euro son meglio che niente! e poi... chi si accontenta gode.

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