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Lessico familiare. Ma non troppo

Una mattina mi sono svegliato e, o bella, la radio irradiava queste parole:
"la velocità raggiunta dal cambiamento è la dimostrazione che Moore aveva ragione. La sua legge era giusta. Anzi ha perfino superato le aspettative, forse un po' conservative, dell'autore. Sorprendendo tutti. Perfino la signora Maria. E Giuseppe. Le nanotecnologie hanno impartito alle innovazioni un ritmo più che esponenziale, tanto che si sta creando un gap sempre più deep tra innovazione e capacità di assorbimento da parte di noi soggetti, destinati a trasformarci, se non ci adegueremo in fretta, sempre più in complementi oggetto. Il rivoluzionario avvento della Cloud, unito a data sempre più big, ha impresso alla nostra società globalizzata, al 90% interconnessa, ma non informaticamente mitridatizzata, la più grande accelerazione dei flussi della storia: siamo ormai da dieci anni passati dall'Olocene all'Antropocene. Ci troviamo in piena Smart Era. Pronti ad avventurarci oltre la nuova frontiera e dominare il cyberspazio. Dove, impegni e tempo permettendo, incontreremo Dio. E, in caso contrario, ci accontenteremo di conversare con Watson, il supercevellone o, più precisamente, il superlativo, fantasmagorico, cognitive system dell'IBM. Eh, sì, cari radioascoltatori, tenetevi saldi, allacciate le cinture, il futuro si presenta ricco di inaspettate opportunità, ma per riuscire a tornare a casa per l'ora di cena come dice Allen, occorre creare un'ecosistema davvero resiliente. A tal fine servono algoritmi sempre più intelligenti. Un training costante, un upgrading continuo, e un adeguamento permanente dei piani di studio scolastici e della politica. Nuove smartapp, startup never give-up. Assistenti intelligenti e piattaforme che preparino al lavoro le nuove generazioni, in modo che queste riescano a sviluppare una stabilità psicologica dinamica che consenta loro di tenere il passo - meglio se il galoppo - e affrontare adeguatamente le nuove sfide che ci attendono."
Dopo aver esclamato: minchia! mica peanuts! e pensato: come ho fatto a non accorgermene fino ad oggi! mi sono girato dall'altra parte e, rinfrancato dalle nuove prospettive, ho deciso di non alzarmi.

 

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1 recensioni:

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  • Antonio il 13/11/2017 13:51
    Molto bello questo racconto quasi onirico dove si evice un animo originale e sensibile.

1 commenti:

  • vincent corbo il 10/11/2017 06:24
    La parola Antropocene mi fa pensare all'uomo delle caverne che, a causa di un attacco di nervi, si mette a divorare le pietre.

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