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I Figli di Dio distruggono Babilonia

Poi arrivò la sera e la mia ombra si perse nella oscurità del buio della solitudine.
Il bel tramonto m'aveva parlato di forza e nobiltà.
Al piegarsi del sole dietro l'orizzonte, sentivo come un angelo custode a pregarmi dietro le spalle il coraggio e la nobiltà dell'azione giusta.
I miei occhi si perdevano tra quelle sfumature e c'era il rosa, l'oro sacro della fine del giorno, il tiepido azzurro celeste
e i miei occhi scuri a legarsi a quell'immagine divina.
Quella mattina avevo letto un passo delle Sacre leggi, le avevo lette e con passione per me e per tutti i figli di Dio.
Avevo letto di come il profeta Geremia descriveva la fine di Babilonia.
perchè alla fine Babilonia sarà distrutta e avverrà l'Eterno Giudizio.
Sarà la fine di tutte le empietà. Il virtuoso s'innalzerà sopra i malfattori, i giusti sugli ingiusti trionferanno, sarà come l'annunciazione dell'Apocalisse.
I figli di Dio sono ribelli all'odio e men che meno s'odiono l'un contro l'altro.
Non disprezzano l'origine della loro stirpe e ne riconoscono fieremente le radici.
Non mescolano, discernono.
Ed è solo quando si conoscono le proprie radici che si possono intrecciare i propri rami con altri alberi.
Le divine parole mi riempivano gli occhi e la mente tutta, avvolta come un fascio di luce, erano ancora lì scritte per sempre come incise sulla pietra, come spade dirette al nemico serpente, infuocate del carro incandescente del profeta Elia, ecco, so che tornerà Dio e verrà a dividere il bene dal male, i giusti dagli ingiusti, i benefattori dai traditori, i puri di cuore dagli impuri, i saggi dagli stolti,
e ci illuminerà, tutti.
Ma poi venne il buio e quattro, forse cinque ombre, non ne riuscivo a dar loro identita precise e contorni ben definiti, mi vennero incontro e cominciarono ad analizzarmi, frammentarmi ed a roompere la saldatura della mia integrità, pezzo per pezzo.
A farmi crollare giù siccome loro non sono riusciti a ergersi come lo splendore di bei castelli.
Dicevano come le loro parole, spinose come cacti, amare come sciroppi per la gola, fossero costruttive perle di saggezza per me e per quanti come me, per chi come me crede in un possibile mondo altro.
Impassibili di critiche, si rivelavano perfetti nelle loro rimostranze, difensori e fedelissimi del massimo federalista governo mondiale, mi parlavano a dismisura, di come fosse tanto grande, di come fosse tanto giusta, l'assenza del confine e di come verrà l'alba di una nuova alleanza sulla base di una moneta senza storia e contro la natura degli uomini e dei popoli tutti.
Avevo una certa paura delle loro lingue, sputavano odio contro il loro paese che li aveva fatti crescere, rinnegando ogni pensiero sublime che non si lasciava comprendere iddentro le parentesi quadre del mercato più omogeneo.

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