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Due variazioni su tema
Ridevano; ed era come se tutto intorno nulla fosse, o fosse talmente poco da non disturbare, scivolando leggero, come una brezza d'estate, sulla pelle, senza far male e senza graffiare. Ridevano e i loro cuori insieme, amici, battevano una vita fatta dagli stessi rintocchi. Nella mente di lui non c'era spazio per molti pensieri in quel momento: non era abituato a quella sensazione, ma gli piaceva. Il fatto di sentirsi semplicemente bene nel sentirla, nel guardarla, nell'essere guardato da lei. Non si chiedeva nemmeno cosa potesse significare; farlo avrebbe rovinato tutto, smaliziando quella innocente accettazione.
Era così abbandonato a quella condizione che, quando lei parlò, quasi non fece in tempo a capirla, e andò a sbattere con la mente contro le sue parole. Non era riuscito a frenare in tempo quando lei:
-Domani parto- bam! - l'aveva detto.
In fondo, lui lo sapeva già. Gliel'aveva raccontato già da tempo. Sarebbe rimasta via tre mesi, lui si era anche congratulato. Ma perchè adesso si sentiva come se avesse urtato contro un palo, come se qualcuno gli avesse improvvisamente tolto via il sangue e l'avesse sostituito con dell'acqua ghiacciata?
Chi era, lei, per lui?
Non ebbe la forza di chiederlo a se stesso in quel momento. Nè avrebbe mai avuto la forza di chiederlo a lei.
- Adesso devo andare. Un bacio, a presto.
Se ne andò.
Di lei, non gli rimase che una strana domanda, mai fatta, quasi quasi mai pensata.
D'improvviso la realtà tutt'intorno riprese ad essere: ma questa volta era come il vento in inverno. Tagliava la faccia, tanto era freddo.
Uno, due, tre
mesi; una, due,
tre volte
trenta
lunghi
giorni.
Una, una,
una vita intera;
senza lei, lontano da
lei.
Rod stava fermo, all'incrocio, continuando a fissare Eveline che andava via, allontanandosi lungo il vialetto costeggiato dagli alberi. Ogni passo, in quel momento, era un chilometro, e tanti erano quei passi, come tanti i chilometri che li avrebbero separati quando fosse partita. E andata via da lui. Lontana. Per uno, due, tre mesi. Avvertiva una morsa al petto e uno strano brivido, nonostante il caldo terribile di quella giornata. Distolse gli occhi da quella vista dolorosa. Avrebbe voluto guardarsi in faccia, per chiedersi cosa cavolo gli stesse succedendo. Eveline stava partendo, sapeva che era questo il nodo della questione. Solo che non riusciva a spiegarsi perchè mai la cosa avrebbe dovuto sconvolgerlo così tanto. D'accordo che era triste, anche lei lo era, nel momento in cui l'aveva salutato.
Occhi dolci, dolce mestizia;
un bacio, una guancia.
Dov'era il problema? Non la conosceva che da qualche mese, un'amica, anzi, nemmeno. Una... una... Cosa?
Perchè non trovava le parole per Eveline? Lo chiese a una foglia rinsecchita ai suoi piedi. Lo chiese ai suoi piedi, lì a calpestare la foglia, invece di decidersi a camminare. Rialzando lo sguardo, notò che la figura di lei stava per scomparire, nascosta dal lieve declinare della strada. Un attimo ancora e anche i suoi occhi l'avrebbero persa.
Fu allora che iniziò a correre. E lo fece con tutta la forza che aveva in corpo. Aveva capito la risposta alle sue domande, e adesso doveva fare quella cosa, prima che fosse troppo tardi. Quando arrivò a una decina di metri da lei, la chiamò a voce alta: "Eveline!"
Si girò, lei, in un misto di stupore, di gioia, forse di curiosità. Rod le si avvicinò, e nel farlo quasi cadde a terra, tramortito dalle sue stesse emozioni.
"Io, ecco... Ecco, devo dirti una cosa..."
"Dimmi..."
"Ecco... ecco... Mi manderesti una cartolina, da lì? Sai, io le colleziono. Ti dispiace?"
"Dammi l'indirizzo"
Rod glielo dettò, lei prese appunti su un foglio dove erano scritti molti altri indirizzi. E lui tra loro, uno dei tanti a cui, forse, mandare una cartolina.
Si risalutarono, questa volta con meno entusiasmo.
Rod girò su se stesso, e cominciò ad allontanarsi, rimandando tutto a quando avesse avuto il coraggio dei suoi sentimenti.
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