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Angelo della Morte

Una città del duemila. Una grande metropoli con un paio di migliaia di abitanti. In una stanza come tante c’é lei, é bianca, pallida, due grandi occhiaie le bruciano gli occhi verdi ogni giorno, il silenzio le ha ormai incenerito il cuore e della sua anima non é rimasto molto. Ma questo non é importante, quello che conta é che i suoi uomini escano soddisfatti dalle lenzuola macchiate di peccato e di speranze ormai strappate.
Ogni volta ne arriva uno nuovo, eppure le sembrano tutti uguali, ha dimenticato il suo nome, nessuno glielo ricorda più da troppo tempo, c’é solo indifferenza in quelle mani che la toccano, desiderio senza passione nei corpi che la stringono a sé e orgoglio nel tentativo vano di incontrare le sue labbra ancora vergini. I graffi e le cicatrici sulle braccia non le toglievano la bellezza mozzafiato che aveva come adolescente, nessuno avrebbe potuto desiderare di meglio da lei, sotto i leggeri e quasi trasparenti indumenti intimi si scorgevano le sue forme delicate, che ancora dovevano crescere. Il suo corpo sembrava in ritardo rispetto alla sua mente, come se si rifiutasse di accettare una realtà troppo palese e affermata da poter cambiare. Che differenza c’era tra lei e un qualsiasi oggetto? Nessuna, eppure lei continuava a sperare. Non sapeva il motivo, ma se avesse abbandonato anche quell’ultimo briciolo di sogno che possedeva non le sarebbe rimasto più nulla di umano. Ogni tanto si era chiesta la sua età, ogni tanto uno di quegli uomini le chiedeva quanti anni aveva, forse per puro interesse, forse per poter godere di più, ma lei non ricordava più nulla. Le avevano cancellato ogni cosa, ogni notte c’era qualcosa che svaniva nei suoi ricordi, e al suo posto entrava la rabbia per i profumi, le cravatte, le giacche e quelle stupide fedi che continuavano a incorniciare le loro mani. Un giorno avrebbero capito che non valeva niente? Che non serviva promettere e avere simboli di un amore che era solo poesia? Era stanca... aveva bisogno di trovare un momento silenzioso per poter respirare. Era da tanto che non prendeva una boccata d’aria. Ma adesso ce l’avrebbe fatta, sentiva che si avvicinava il suo momento, il suo sesto senso non l’aveva mai tradita.
Ne arrivò un altro. Il numero x di una giornata come tante. La guardò con desiderio, si tolse la giacca del completo gessato e dalla tasca cadde un foglio rettangolare. La fotografia di una ragazza della sua stessa età. Lei la guardò per un istante, un solo attimo di invidia per l’innocenza che era ritratta negli occhi neri di quella adolescente insieme al suo gattino. Lui iniziò a sbottonarsi la camicia, avvicinandosi lentamente al letto. Lei lo squadrò, aveva soldi, aveva voglia, aveva poco tempo.
Lui continuò a spogliarsi. Lei aveva solo una possibilità di farla franca. Almeno per una volta. Le bastava un’ora di riposo, non chiedeva molto.
-Sei sposato...- non gli fece una domanda, sperava solo di risvegliare un vecchio amore impolverato. ?"Si piccola, sono sposato. Altrimenti a quest’ora non ero qui-. Le fece un sorriso accattivante, con quella biancheria intima nera era uno schianto.
-Dovresti dormire accanto a tua moglie...- la speranza si stava affievolendo, abbassò lo sguardo sfiorandosi con un dito sottile uno dei lividi viola sul polpaccio sinistro. ?" certo piccola, tranquilla che dopo che ho finito di fare una cosetta con te, andrò a dormire con mia moglie-. E la spinse sul materasso, il suo corpo caldo contro quello gelido di lei erano un contrasto troppo forte per quella camera di amori spezzati.

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3 commenti:

  • luigi castiello il 06/04/2012 14:51
    che bella... complimenti
  • Simone Suzzi il 12/10/2009 01:45
    triste, come la realtà spesso è. e bello.
  • Anonimo il 11/10/2009 22:53
    È molto bello il tuo stile. Bel racconto, toccante. Grazie