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<title>Ultime opere di   su PoesieRacconti.it</title>
<description>Le ultime opere di   pubblicate nel sito</description>
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<lastBuildDate>Thu, 01 Dec 2011 13:29:19 +0100</lastBuildDate>
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<item><title>racconto - Il soldato e la maestrina</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/filippotta"> </a></strong></p><p>C'era una volta una chat verdolina...<br />Era lì che si erano incontrati per la prima volta.<br />Lei era una maestrina con l'erre moscia, un po' snob, i capelli biondi e una gran passione per la vita, per i gatti, il nuoto, i suoi alunni e i colleghi, i tacchi a spillo, la pelle e la biancheria intima, aveva viaggiato molto e letto altrettanto amava la poesia e la filosofia ma anche le docce fatte in coppia e l'amore sotto i portoni, sapeva che gli dei danno e gli dei prendono, ma non per questo rinunciava ad amare il mondo e gli uomini con entusiasmo. <br />Lui era un militare di quelli speciali, superaddestrato, in missione in Afghanistan, biondo anche lui, pieno di tatuaggi, con un gran amore per la propria infanzia... per i sogni, l'ignoto e i viaggi e per le fantasticherie erotiche, era sensuale e riservato allo stesso tempo, viveva sempre di corsa ma a volte aveva profonde malinconie, era amante delle cose belle e costose, scarpe, orologi, macchine e donne e bagni di schiuma al cocco, ma adorava molto anche il suo lavoro, il suo gruppo, i guerrieri forti e leali, gli ideali importanti. <br />Insomma era nata una strana storia virtuale tra i due, fatta di belle chiacchierate in chat, a orari impossibili e di lunghissime telefonate, spesso sottovoce, una storia piacevole, molto hot, interessante, non seria e importante,  ma coinvolgente questo sì. Si desideravano moltissimo e forse pensavano anche di incontrarsi in futuro. Si erano scambiati foto, pensieri, emozioni, fantasie, confidenze, risate. C'era uno strano feeling che li univa, certo, molta attrazione di pelle,  ma anche "affinità elettive", passioni e gusti simili.<br />Ogni tanto lui spariva in zone pericolose, per lavoro, e allora non si potevano parlare per giorni e giorni, era una cosa normale; lassù tra i monti dell'Oriente lui guardava il cielo e pensava  alla sua casa lontana... A lei era piaciuto subito, per la sua sincerità e correttezza, per la fiducia che le aveva dato, per la mancanza di pregiudizi e inibizioni, per la sua irresistibile e avvolgente passionalità, per il suo essere maschio forte e aggressivo, ma anche tenero e sensibile, per la sua grande energia fisica e mentale, la sua fantasia e il suo raffinato senso dell'umorismo.<br /><br />A lui piaceva il fisico di lei, la sua dolcezza e femminilità, la sua voce, la sua sensualità e intelligenza, la sua voglia di mettersi in gioco e di lasciarsi andare completamente a emozioni ed esperienze nuove. <br />Dio come si desideravano quei due, era una cosa incredibile, sembrava che avessero bevuto una pozione magica come Tristano e Isotta o forse era solo l'effetto della lontananza e dell'astinenza? Non lo sapremo mai purtroppo. Eh sì, perchè c'e' un però. Infatti a un certo punto la storia tra il soldato in guerra e la maestrina  si era interrotta, improvvisamente, inspiegabilmente. Fatto sta che lui un bel giorno era sparito nel nulla, come quelli che vanno a comprare le sigarette, dicono ciao e poi non tornano più. E' vero che doveva rientrare in Italia facendo un lungo giro, ma aveva sospeso ogni comunicazione, una specie di black out. Può darsi che fosse successo qualcosa di terribile o semplicemente che l'effetto di quella magia fosse cessato o non funzionasse fuori dell'Afghanistan. Nessun messaggio (aveva scordato il suo numero di cell?), nessuna mail (aveva perso o rotto il computer?) Forse era stanco, forse era molto impegnato e indaffarato, forse si era dato alla pazza gioia con amici o donne, notti di sesso sfrenato, (daltronde è comprensibile dopo il lungo periodo di solitudine), ma la dolce Sofia c'era rimasta un po' male.  <br />Sia come sia, la storia non ci dice  niente a proposito. Restavano alla maestrina delle foto, belle e arrapanti, e  la sensazione di aver sognato tutto. Era veramente esistito di là dello schermo bianco un militare lontano... oltre il mare, che un giorno come uno sparviero era arrivato veloce e silenzioso nella chat? Le sembrava persino di avergli parlato, ma non era più tanto sicura, la sua voce svaniva ogni giorno di più nella sua memoria, come il profumo di lui. Non sappiamo come andò a finire la storia dei due personaggi, se si incontrarono oppure no, se fecero l'amore come due tigri indiavolate, oppure non si salutarono nemmeno, ma ci piace immaginare, come nei grandi romanzi d'amore, che lui, in preda a profondo sconforto e depressione stia cercando disperatamente il numero del suo cellulare, e che lei aspetti ancora pazientemente dopo tanti anni quella famosa telefonata, circondata ormai da figli e nipoti e da una nuvola di capelli bianchi.</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10898"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10898</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10898</guid><category>racconto</category><pubDate>gio, 01 dic 2011 13:28:23 +0100</pubDate></item>
<item><title>racconto - Una strana peruviana</title><description><![CDATA[<p>di <strong><a href="http://www.poesieracconti.it/community/utenti/filippotta"> </a></strong></p><p>Mercedes veniva dal Perù.<br />Da dove, esattamente, non lo abbiamo mai capito... un posto sconosciuto delle Ande, ma poi da grande aveva vissuto a Lima. Faceva l'infermiera e i suoi turni di lavoro erano piuttosto complicati. Mia madre l'aveva presa in casa come si fa coi gatti randagi, ma in realtà, Mercedes non aveva nulla del carattere felino, e non era nemmeno sperduta e affamata. Semplicemente, mia madre, da quando era rimasta vedova, voleva una "presenza " in casa, non una badante, ma una che girasse da una stanza all'altra, calpestasse il pavimento e mangiasse con lei  quando gli orari coincidevano. Insomma, Mercedes aveva vitto e alloggio gratis, senza  fare nulla in cambio se non esistere. Era una ragazza silenziosa, pulita, riservata, con la pelle ambrata e i lunghi capelli neri dei sudamericani. Alla sera ci trovavamo spesso per la cena tutte e tre, lei, mia madre e io, e allora Mercedes cominciava a raccontare...<br />Parlava del suo paese, della sua famiglia e specialmente di polli. Suo padre infatti ne allevava molti e il suo piatto preferito era la "supa  de poio" che avrebbe voluto mangiare tutti i giorni.<br />Noi non capivamo perfettamente le descrizioni che faceva del Perù e nemmeno quelle dei suoi numerosissimi parenti, ma sorridevamo per educazione.<br />Infatti, un po' per la lingua, un po' per i suoi strani racconti, Mercedes  ci incantava come un essere meraviglioso.<br />Il Perù e Lima diventavano nelle sue parole luoghi meravigliosi e fantastici, dove tutto era a portata di mano, come un frutto maturo nel Giardino dell'Eden. Peccato che spesso in quello strabiliante paese mancasse la corrente elettrica, non esistessero lavatrici e gli ospedali non potessero pagare i medici  che quindi lavoravano molto saltuariamente.<br />Ma in fondo, a mia madre e a me, piaceva pensare al Perù come alla  terra dei polli liberi e felici, come al mondo ricco e favoloso che doveva essere apparso a Pizarro quando ci aveva messo piede la prima volta. Oltre all'amore per i polli, Mercedes ne aveva altri due: uno per la sua bambina di dieci anni, che manteneva in collegio e uno per suo marito.<br />Bisogna dire che Mercedes, nonostante i suoi 38 anni, era piuttosto ingenua e non aveva avuto molta fortuna con gli uomini. Il primo, padre della piccina, l'aveva abbandonata subito, e il secondo, dopo averla sposata regolarmente dieci giorni prima che lei venisse in Italia, nei successivi tre anni aveva passato il tempo a farsi mantenere. Ma Mercedes, come succedeva per il Perù, lo vedeva come un meraviglioso principe azzurro e le sembrava il miglior uomo sulla Terra, mentre tutte noi amiche lo avremmo voluto vedere impiccato... ma non avevamo il coraggio di disilluderla.<br />Dopo un anno, Mercedes prese la figlia con sé, trovò una camera a pagamento e ci abbandonò.<br />Passato del tempo ci rimase sempre un  dubbio: era veramente esistita una donna venuta da così lontano, e con lo strano nome di una macchina tedesca?</p><p style="text-align:center"><a href="http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10897"><b>Vota e commenta</b></a></p>]]></description><link>http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10897</link><guid isPermaLink="true">http://www.poesieracconti.it/racconti/opera-10897</guid><category>racconto</category><pubDate>gio, 01 dic 2011 13:28:09 +0100</pubDate></item>
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